Recensione di Colin McRae DIRT 2

Copertina Videogioco DIRT 2
  • Piattaforme:

     PSP
  • Genere:

     Guida
  • Sviluppatore:

     Codemasters
  • Data uscita:

     Disponibile PC - 7 settembre 2011 MAC
5.8
Voto lettori:
4.8
- Discreta longevità…
- Buona modalità multiplayer

- …se scenderete a compromessi
- AI risibile
- Modello fisico “oleoso”
- Parco macchine appena sufficiente

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A cura di Gianluca Arena (DottorKillex) del
Nata sulla prima Playstation, la saga di Colin McRae, un tempo famosa per le proprie velleità simulative, si è evoluta (qualcuno direbbe imbarbarita…) negli anni verso una forma decisamente più arcade, meno attenta ai dettagli e alla pulizia dello stile di guida e molto più votata al divertimento puro e semplice, sulla falsariga dei cabinati da sala giochi.
Questo trend, in atto anche sulle console da salotto, risulta particolarmente evidente sui sistemi portatili, dove la partita mordi e fuggi è all’ordine del giorno.
Vediamo se, nel caso di questo DIRT 2 l'alto grado immediatezza del prodotto sia un pregio o un difetto.

Problemi portatili
Ridurre il buon parco macchine, la quantità di circuiti e soprattutto la mole grafica delle controparti casalinghe non dev’essere stata un’operazione delle più semplici, di questo non si può non dare atto a Codemasters che, per quanto possibile, ha cercato di riportare su PSP le modalità principali presenti nella versione next gen: dalla Carriera, in cui le vittorie sbloccheranno i circuiti seguenti, alle varie Sfide, in cui dovranno essere soddisfatte particolari condizioni per essere premiati con l’agognato oro, come ad esempio effettuare un certo numero di salti acrobatici entro un tempo limite o battere il proprio fantasma in una sfida testa a testa.
Sotto questo punto di vista, le aspettative sono state del tutto soddisfatte, offrendo una discreta quantità di materiale, anche sbloccabile, con cui dilettarsi prima di poter togliere definitivamente l’UMD dal vano (o il download dall’hard disk della PSP GO!...).
Criticabile invece la scelta di non rendere la modalità Carriera “consapevole”: il gioco non lascia capire all’utente quante e quali gare dovrà ancora vincere per sbloccare l’evento successivo, o anche solo la prossima automobile, con il risultato che spesso si corre sperando serva a smuovere un po' le acque e invece, alla fine della gara, non sempre gli sforzi del giocatore non saranno adeguatamente ricompensati, anche in caso di vittoria.
Parlando di remunerazione, poi, scordatevi qualsiasi tipo di incentivo monetario, perché nel gioco non c’è un sistema di premi in denaro e non è possibile acquistare nuove vetture o potenziamenti, ma l'unico modo per avere nuove macchine sarà sbloccandole grazie ai risultati conseguiti in pista.
Se la cosa in sé appare limitante, si sposa però perfettamente con lo stile estremamente arcade di tutta la produzione, e con la (presunta?) fruibilità del titolo.

Rally allo sbaraglio
Gli sforzi fatti per rendere il gioco quanto più possibile veloce e divertente, in linea con la natura portatile della console su cui gira, si sono clamorosamente rivoltati contro Codemasters che, convinta di offrire all’utenza un’esperienza di gioco sfrenatamente arcade, finisce invece con il dare vita ad un titolo privo di mordente, la cui lacuna principale risulta essere l’elemento più importante in questo genere di titoli: il modello di guida.
Il gioco catapulta l’utente in pista a pochi secondi dall’accensione della console e si capisce subito il perché: non c’è assolutamente bisogno di un tutorial, visto che basterà premere il tasto X per vedere sfrecciare il nostro mezzo, senza particolari accortezze tecniche, su una pista che restituisce una spiacevole sensazione di “oleosità”, ovvero sulla quale tutti i partecipanti alla gara sembrano scivolare piuttosto che correre.
La cosa, visibile anche durante i replay a livello grafico, è palese sin dalla prima curva, quando, indipendentemente dal mezzo impiegato, si finirà con lo scivolare letteralmente contro i bordi, a meno di non frenare così bruscamente da passare dalla prima all’ultima posizione istantaneamente.
Questo accade perché la fisica di gioco è largamente deficitaria ed il problema è terribilmente accentuato dalla natura rallistica del gioco, visto che la mancanza di guard rail, o di altre protezioni a delimitare il manto stradale, porterà troppo spesso l’incolpevole giocatore ad infrangersi contro un cactus, piuttosto che una roccia o un albero, costringendolo a ricorrere all’aiuto automatico della CPU, o ad una poco realistica retromarcia, per recuperare il giusto senso di marcia.
Di certo non pretendevamo un modello di guida in stile Gran Turismo (che, pur con i suoi difetti, offre comunque una sensazione di guida vicinissima alla realtà), ma almeno qualcosa che si avvicinasse alle corse molto “fisiche” tipiche dei rally. O quantomeno qualcosa che fosse giocabile, in barba a ogni velleità simulativa.
La giocabilità viene invece frustrata da queste lacune e a risentirne è anche il livello di difficoltà globale, ben bilanciato nella sua progressione (molto facile all’inizio e man mano sempre meno indulgente), ma inevitabilmente falsato dalle continue interruzioni cui il giocatore sarà costretto dalla mole di ostacoli difficilmente evitabili presenti a bordo pista.
Presa confidenza coi controlli, la situazione migliora leggermente, ma nessun appassionato di rally e più in generale nessun amante della velocità virtuale, accetterà un compromesso del tipo “affronta la curva a 25-30 km orari se non vuoi schiantarti contro il masso”; francamente inaccettabile su una console che, oltre al già citato GT, ha visto sfrecciare i bolidi di Burnout, giusto per citare un gioco sì arcade, ma realizzato con tutt’altra perizia.
L’intelligenza artificiale degli avversari non risolleva la situazione; se è vero che alla guida discretamente aggressiva condotta dalle altre vetture quando ci affiancano, fa da contraltare una poco credibile tendenza ad “aspettare” il giocatore che, anche dopo uno dei frequenti incidenti, non ci metterà mai più di un paio di curve per ricongiungersi, inaspettatamente ed irrealisticamente, con il resto del gruppo.
Come detto, il livello di sfida complessivo non è da disprezzare, ma dubitiamo che saranno in molti a passare sopra un modello di guida zoppo per sfidare i contendenti sul prossimo tracciato.

Bolidi insabbiati
Confrontata alla realizzazione dei controlli e del sistema di gioco, quella tecnica risulta la meno responsabile del fallimento di questo DIRT 2: a fronte di un framerate che in alcuni frangenti fatica a rimanere attorno ai 60 fps, mandando in malora la sensazione generale di velocità (comunque non apprezzabile se non con la visuale interna). Abbiamo però dei modelli poligonali delle vetture accettabili, dotati di una buona quantità di particolari, anche se lontani anni luce dalla concorrente produzione di Polyphony Digital, e una discreta riproduzione delle ombre e dei giochi di luce dovuti al diverso orario di svolgimento delle gare.
Non si può purtroppo dire altrettanto dei circuiti, tappezzati di texture che non rendono giustizia all’hardware dell’handheld Sony, e che perdono il confronto con quelle di titoli della prima generazione di racing game per PlaystationPortable, come Ridge Racer o OutRun, sia in termini di definizione che di verosimiglianza.
Questo è indice di una conversione "tirata via", fatta senza sfruttare minimamente le peculiarità della console ospite né le sue specifiche tecniche. Ne abbiamo riprova anche nella colonna sonora, infarcita di anonimi pezzi hard rock del tutto estranei a quelli di buona qualità proposti su PS3 e Xbox360, peraltro senza la (gradita) possibilità di sostituirli con la nostra playlist preferita.
Apprezzabile invece la possibilità di giocare fino a quattro giocatori in modalità Ad hoc, quando le numerose magagne del gioco vengono in parte coperte dall’adrenalina generata dal battere il proprio migliore amico e canzonarlo per tutto il resto della serata: DIRT 2 supporta anche il game sharing, il che rende le partite in multiplayer molto più semplici e frequenti.
Se Codemasters avesse dedicato la stessa cura riposta nel pur non eccellente titolo in versione domestica a questa portatile, avremmo potuto essere più magnanimi con quest’ultima incarnazione della sua saga di rally.
Recensione Videogioco COLIN MCRAE DIRT 2 scritta da DOTTORKILLEX La quasi concomitanza nell’uscita europea con il Real Driving Simulator è solo l’ultima delle scelte sbagliate che Codemasters ha preso con questo DIRT 2: proporre una fisica di gioco così lontana non solo dalla realtà delle gare di rally, ma anche da qualsiasi idea di divertimento e proprio nello stesso periodo in cui gli utenti di PSP possono godere di un titolo la cui forza è proprio un eccellente modello di guida sembra proprio un controsenso.
Un impatto grafico da prima generazione di giochi PlaystationPortable, un sonoro anonimo (anche se non brutto) e la totale assenza del tuning si aggiungono ai difetti.
Un fardello troppo pesante da sollevare anche per una modalità multigiocatore ben pensata ma che da sola non basta: DIRT 2 voleva essere veloce e adrenalinico, e risulta invece caotico e scialbo.
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