Recensione di Guilty Gear XX Accent Core Plus

Copertina Videogioco Guilty Gear
  • Piattaforme:

     PSP
  • Genere:

     Picchiaduro
  • Sviluppatore:

     Arc System Works
  • Lingua:

     Completamente in inglese
  • Giocatori:

     1 - 2
  • Data uscita:

     20 maggio 2011 - PS3/Xbox 360 ottobre 2012
- Cast numerosissimo
- Character design da applausi
- Tecnico e veloce
- Nessun miglioramento apprezzabile
- Comparto tecnico un po’ troppo “old school”
- Prezzo pieno per un gioco del 2007
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A cura di (DottorKillex) del
La serie di Guilty Gear, frenetico picchiaduro bidimensionale di vecchia scuola, iniziò, verso la fine dello scorso millennio, e precisamente nel 1998, su una console che ha rivoluzionato il panorama video ludico come Playstation.
Pubblicato nientemeno che dalla Atlus e sviluppato dal Team Neo Blood, il gioco riscosse un enorme successo, non solo in Giappone, dove, visto il taglio anime dei disegni, ci si sarebbe aspettato un buon riscontro, ma anche in Occidente, dove i fan della bidimensionalità applicata ai picchiaduro trovarono pane per i loro denti, grazie ad un cast di lottatori nutrito e splendidamente caratterizzato e ad una velocità di gioco da capogiro, ben superiore a quella di titoli apripista nel genere, come Street Fighter.
Oggi, a oltre undici anni di distanza, cambiano gli sviluppatori (Arc System Works), il publisher (Aksys Games), e, ovviamente la console ospite, la piccola ma strabiliante PlaystationPortable. Andiamo a vedere se questo Guilty Gear XX Accent Core Plus sarà all’altezza del suo nobile predecessore…

Modalità per tutti i gusti
Squadra che vince non si cambia. Partendo da questo assunto lapalissiano, Arc System Works propone all’utenza nordamericana (stiamo ancora aspettando la versione Europea) un gioco che è un potenziamento del precedente episodio quell’Accent Core che raggranellò discreti voti sulle riviste di settore nella seconda metà del 2007.
A parte un Plus nel titolo, cosa differenzia l’ultimo arrivato dal precedente picchiaduro?
Due ritorni eccellenti nel roster di combattenti, un impercettibile ritocco grafico, e un paio di nuove modalità, di certo apprezzabili ma che, probabilmente, non giustificano da sole l’acquisto (peraltro a prezzo pieno) di questa nuova iterazione del brand Guilty Gear.
Le modalità di gioco salgono a cinque, e tutte offrono un buon livello di sfida e coinvolgimento: lo Story Mode ci porta per mano dentro il mondo di Guilty Gear, approfondendo la psicologia dei personaggi (per quanto sia possibile in un picchiaduro ad incontri) e offrendo spunti a chi avesse bisogno di un “motivo” per menare le mani. L’avanzamento della storia avviene tramite schermate fisse, con dialoghi tra personaggi che sono stati mantenuti in lingua originale (giapponese) e sottotitolati in inglese, per la gioia dei veri fan degli anime. Niente di sconvolgente, insomma, ma pur sempre un apprezzabile tentativo di aggiungere profondità al prodotto. Le migliorie più evidenti sono state dedicate al Survival Mode, nel quale affronteremo una serie di sfide che si protrarranno fino allo svuotarsi della nostra barra di energia: la novità è che, stavolta, il nostro personaggio salirà di livello man mano che sopravvivrà agli scontri, favorendo la creazione di un vero e proprio avatar e la valorizzazione di un intero set di mosse del personaggio in questione.
Già visto, ma comunque apprezzato, il Mission Mode, nel quale determinate condizioni dovranno essere incontrate per poter superare uno stage, come finire l’avversario con una mossa speciale, non subire danni, o al contrario vincere quando si è vicinissimi alla sconfitta.
Il gioco prevede ancora una modalità 3 contro 3, in cui si forma un piccolo team per affrontare tre lottatori selezionati dalla CPU e soprattutto una riuscita modalità Ad Hoc, che consente a due sfidanti di darsele di santa ragione in locale senza subire rallentamenti o perdite di definizione: tutto su schermo continua a girare alla solita, vorticosa, velocità, rendendo l’esperienza multigiocatore uno degli elementi più positivi di questa produzione.
Come se non bastasse, Kliff e la bella Justice tornano dopo l’ingiustificata assenza nel penultimo capitolo, arricchendo ulteriormente un cast di personaggi di prim’ordine, dotato di stili di combattimento estremamente variegati tra loro, tanto che anche i novizi non faticheranno a trovare quello che meglio si adatta ai loro gusti.

Button Masher vs Pro Fighter
Quasi tutti i beat’em up presenti sul mercato si dividono fondamentalmente in due categorie: quelli in cui premere i pulsanti a caso, magari con un certo tempismo, e quelli estremamente tecnici, pensati per un pubblico di appassionati, in cui non si arriva da nessuna parte senza un’adeguata preparazione al match.
Guilty Gear si è sempre posto a metà strada tra questi due estremi, e questo Accent Core Plus non fa eccezione: entrambi gli approcci all’ultima fatica di Arc System Works sono consentiti, anche se, ovviamente, sul lungo periodo è un approccio mirato alle mosse di ogni personaggio a garantire i risultati più soddisfacenti.
D’altronde, la mappatura dei comandi (peraltro interamente personalizzabile) è indice di semplicità e praticità: tasto quadrato per il pugno, X per il calcio, triangolo per la carica con l’arma e cerchio per la carica pesante, che infligge maggiori danni ma lascia il lottatore vulnerabile, per qualche secondo, a ogni tipo di attacco. Al riempirsi di una barra denominata Tension, poi, sarà eseguibile una mossa speciale chiamata Dust Attack, richiamabile alla pressione del tasto R e particolarmente potente.
Tutte le altre mosse sono derivate da combinazioni di questi movimenti base, o da mezze lune e archi assortiti, disegnati dal D-Pad di PSP, che svolge egregiamente il suo compito, restituendo una sensazione di completo controllo all’utente.
I punti di forza del gameplay sono quelli che hanno sempre caratterizzato la saga: su tutti, l’estremo dinamismo degli scontri, durante i quali chi si ferma è perduto, che però mai lascia il posto al caos, alla confusione.
La precisione del sistema di controllo e un pò di pratica garantiscono un potere completo su ciò che avviene sul luminoso schermo di PlaystationPortable, rendendo ogni battaglia sì veloce, ma anche figlia di ben precise strategie.
Il sistema di collisione degli splendidi sprite bidimensionali è perfetto, tanto a terra quanto in volo, e la spettacolarità è garantita da una serie di luci ed esplosioni abbaglianti, tipiche della saga.
L’unica, vera, pecca è l’assoluta mancanza di vere innovazioni.
La giocabilità di Guilty Gear è come il vostro paio di scarpe preferite: comoda, confortevole e assolutamente benevola con i vostri riflessi, ma, tanto quanto quel vecchio paio di scarpe che mettete sempre, inizia a stufare dopo poco, proponendo meccaniche sì ben oleate, ma anche già viste, che non aggiungono nulla di nuovo né alla saga né al panorama dei picchiaduro su PSP. Assolutamente innegabile è però il divertimento che il gioco sa offrire, sia all’esperto, alla ricerca dell’ultima frontiera delle sfide bidimensionali, sia ai (pochi) che ancora non abbiano messo le mani su una delle innumerevoli versioni di Guilty Gear uscite negli anni.

L’immortale 2D
Tante, troppe volte nel corso degli anni, sin dal primo avvento dei poligoni, una serie di esperti dell’ultim’ora si è affrettata a decretare la morte della grafica bidimensionale, etichettata come un dinosauro proveniente dalla precedente era video ludica. Guilty Gear è un ennesimo trionfo di sprite in due dimensioni e animazioni fatte a mano, un’orgia di colori, luci abbaglianti ed effetti speciali che fanno molto anni ’90.
Ovviamente, se paragonato a quello di produzioni recenti (Dissidia: Final Fantasy su tutte), l’impatto grafico del gioco risulta più povero e avaro di chicche per gli occhi del giocatore.
Bisogna però tener conto di due fattori: innanzitutto, la scelta di un apparato grafico a due dimensioni è voluta, e non dovuta a limitazioni hardware di PSP e, come tale, può essere criticabile, ma a nostro avviso rimane la migliore per dare vita alle gesta dei combattenti di Guilty Gear.
Secondariamente, questo gioco non è che un “more of the same” di un titolo originariamente uscito nel corso del 2007, e, in ambito videoludico, due anni sulle spalle sono tanti.
I fan della serie non rimarranno delusi dalle piccole finezze disseminate qua e là sia negli sprite sia nei fondali, dalle dimensioni dei lottatori, che occupano da soli buona parte dello schermo (vero, Potemkin?) e dal meraviglioso character design di scuola giapponese, che sa infondere personalità e stile ad ognuno dei lottatori che animeranno i vostri pomeriggi di gioco.
Anche a livello sonoro, lontano dalle pomposità di composizioni sinfoniche delle ultime generazioni di picchiaduro, il gioco si attesta comunque ben oltre la sufficienza, regalando tracce molto adrenaliniche, in cui abbondano i riff di chitarra e le atmosfere rock punk, che ben si addicono alla frenesia e alla violenza dei duelli.
Come per molti suoi colleghi, Guilty Gear ha una longevità che può variare, e anche di molto, a seconda dei gusti del giocatore: l’alto numero di modalità inserite, il roster di combattenti nutritissimo e la discreta quantità di sbloccabili sono più che sufficienti per giustificare l’acquisto, ma è pur vero che solo i veri appassionati del genere spenderanno un monte ore degno di nota nell’arrivare fino in fondo a tutte le strade percorribili nel single player.
Tirando le somme, siamo di fronte ad un prodotto ben realizzato e confezionato, anche se colpevolmente assente dal mercato europeo, che però non sa rinnovarsi, continuando a proporre stilemi collaudati, ma che, nel contempo, iniziano a mostrarsi consumati e un po’ logori.
Recensione Videogioco GUILTY GEAR XX ACCENT CORE PLUS scritta da DOTTORKILLEX Guilty Gear XX Accent Core Plus si configura chiaramente come un prodotto per appassionati: non ci riferiamo solo a quelli dei picchiaduro 2D ma anche, e soprattutto, agli appassionati di questa particolare serie, che potranno così godere di meccaniche di gioco ampiamente collaudate e di un cast di combattenti che rasenta il fan service, appunto.
In assoluto, la totale mancanza di elementi nuovi, e una sensazione generale di “già visto” aleggiano su questo titolo, allontanandolo dalle vette di eccellenza cui una delle migliori serie di beat’em up dell’ultimo decennio merita di aspirare.
Per chi invece non avesse avuto la fortuna di mettere alla prova i suoi polpastrelli con nessuno dei precedenti Guilty Gear, questo è sicuramente il migliore dei possibili punti di partenza, una sorta di summa portatile di quello che il brand ha saputo offrire nel suo ciclo vitale.
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