Recensione di Dissidia Final Fantasy

Copertina Videogioco Dissidia
  • Piattaforme:

     PSP
  • Genere:

     Avventura
  • Sviluppatore:

     Square-Enix
  • Lingua:

     Audio inglese, testo a schermo in italiano
  • Giocatori:

     1 - 2
  • Data uscita:

     4 settembre 2009
8.5
Voto lettori:
9.0
- Il miglior cast di tutti i tempi
- Nuovo punto di riferimento per gli action GDR
- Realizzazione tecnica con i fiocchi
- Reperite la colonna sonora!
- Trama trita e ritrita
- Dispersivo e un po’ lento
- Assenza dell’online
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A cura di Gianluca Arena (DottorKillex) del
Dopo anni di titoli discutibili, in mezzo ai quali sono emersi piccoli capolavori come God of War e Crisis Core, per PlaystationPortable sembra davvero essere scoccata l’ora della riscossa: se Nintendo DS, diretto concorrente nel frangente di mercato, può ancora vantare un parco titoli infinitamente più nutrito, il portatile di casa Sony sembra puntare sulla qualità, ovvero su un numero di uscite ridotte ma di grande richiamo, vuoi per l’effettivo spessore dei titoli, vuoi per il marchio che portano.
Dissidia: Final Fantasy appartiene, probabilmente, ad entrambe le categorie: se dallo stillicidio di foto e video che ne hanno anticipato l’uscita, il gioco sembrava promettere davvero bene, è pur vero che la sola presenza di alcuni tra i personaggi più amati della storia videoludica recente sarebbe bastata da sola a far vendere al prodotto, soprattutto in Giappone, un buon numero di copie.
Nella ricca line-up dell’inverno 2009, il progetto Square Enix è uno dei cavalli di razza su cui Sony punta forte per ridurre il gap con Nintendo, indiscussa dominatrice del mercato, e spingere le vendite dell’imminente PSP GO! oltre le aspettative.
Ma alla Square Enix, dopo anni di successi su tutte le piattaforme, hanno le spalle abbastanza larghe da sopportare una tale responsabilità, tanto da spingersi in un campo, quello dei picchiaduro, che solo in un’altra occasione (il decente Ehrgeiz per PSX) era stato esplorato.
Andiamo allora a vedere se anche stavolta Square è riuscita a far centro con il suo nuovo picchiaduro (che picchiaduro, in fondo, non è…).

Cosmos & Chaos
Per una volta, nell’oltre ventennale curriculum vitae di Square, la trama non è il fulcro attorno a cui ruota l’intero sistema di gioco, ma piuttosto il pretesto per proporre il crossover definitivo per tutti gli appassionati della saga di Final Fantasy.
Essa vede infatti due divinità contrapposte, i cui poteri, una volta perfettamente equilibrati, si stanno spostando verso una fazione, ovviamente quella di Chaos, fiammeggiante dio della discordia: il giocatore sarà chiamato a impersonare i dieci guerrieri che la dea dell’armonia Cosmos ha richiamato a sé prima di essere definitivamente sconfitta dal suo acerrimo nemico, che a sua volta può schierare un esercito di cattivi niente male.
La raccolta dei fatidici cristalli, uno per ogni personaggio, diventa così un mezzo per giustificare battaglie all’ultimo sangue, che vedono protagonisti, rispettivamente, l’eroe principale dei primi dieci episodi della saga e la sua nemesi, l’uno schierato con Cosmos e l’altro con Chaos. Tutto qua.
Se paragonata alle trame intricate e dense di personaggi di grande spessore cui Square ci ha abituato negli anni, quella alla base di Dissidia risulta quasi risibile, ma d’altronde, a memoria, e non solo su PSP, facciamo fatica a ricordare picchiaduro che si siano particolarmente distinti sotto questo aspetto.
Durante lo Story Mode, comunque, tra un livello e l’altro, non mancheranno delle cutscenes dedicate all’eroe che staremo impersonando, e ai suoi problemi, dalla paura di essere controllato come un burattino dell’indimenticato Cloud Strife di FFVII, all’ambiguità insita nel personaggio di Cecil, protagonista del quarto episodio della saga.
Il cast iniziale permette al giocatore di scegliere uno dei dieci eroi, ma, con il progredire dell’avventura, sarà possibile impersonare anche tutti gli antieroi, e altri due personaggi di cui non vi sveleremo l’identità: il numero finale di combattenti selezionabili arriverà a 22, e il set di mosse di ognuno sarà sufficientemente diverso dagli altri, a beneficio della varietà di gioco.
Anche i personaggi meno carismatici, passati sotto il sapiente (anche se controverso) character design di Tetsuya Nomura, prendono nuova vita, come ad esempio il Guerriero della Luce, che da anonimo protagonista del capostipite della serie assurge a “capitano” della squadra reclutata da Cosmos.
La lista completa dei personaggi prevede anche Firion, The Onion Knight (per carità, non chiamatelo Cavalier Cipolla…), il succitato Cecil, Bartz, la magica Terra, Cloud, il cadetto Squall Leonhart, il simpatico Zidane e Tidus, campione di blitz ball proveniente dal decimo capitolo.
L’altra fazione, invece, annovera personaggi se possibile ancora più carismatici, molti dei quali per la prima volta impersonabili dal pubblico: Garland, il vile Imperatore del secondo episodio, Cloud of Darkness, Golbez, fratello di Cecil, Exdeath, il diabolico Kefka da FFVI, l’attesissimo Sephiroth (per l’occasione in versione FF Advent Children), Ultimecia, Kuja e Jecht, padre di Tidus e suo avversario nel capitolo X.
Basterebbe un cast del genere per assicurare a Dissidia un buon successo in termini di vendite, ma dietro questa facciata scintillante, c’è una struttura di gioco solida ed efficace, seppur minata da qualche piccolo problemino.

Gioco di ruolo o picchiaduro?
Se la modalità Arcade non propone nulla che non sia già stato visto, lo Story Mode avvicina il più possibile Dissidia ad un seguito non ufficiale di Crisis Core, di cui conserva la magnificenza grafica e sonora e da cui prende in prestito il sistema di combattimenti in tempo reale: per ognuno dei dieci personaggi selezionabili, questa modalità propone cinque capitoli, che altro non sono che cinque livelli, disposti su una griglia, che il giocatore deve affrontare avendo a disposizione un determinato numero di DP, ovvero Destiny Points, dei veri e propri punti - movimento che permetteranno la navigazione tra le caselle che compongono il livello.
Sulla griglia saranno altresì disposti dei nemici, assimilabili ai classici incontri casuali, e dei bonus, come pozioni e bauli che nasconderanno tesori e armi. Dopo essersi fatto strada fino al termine del livello, con un occhio ai punti vita e ai DP, il giocatore dovrà affrontare un boss, battuto il quale potrà accedere al livello successivo, non prima di un conteggio dei punti movimento rimanenti: terminare un livello avendo ancora a disposizione dei DP, infatti, garantirà al giocatore un consistente premio in denaro, spendibile poi nel negozio del gioco per l’acquisto di armi, armature e accessori. Al contrario, saranno applicate delle penalità a coloro i quali termineranno un livello con il conto dei DP in rosso.
Il grosso del tempo, tuttavia, lo spenderete combattendo, come ci si aspetterebbe da un qualsiasi altro esponente del genere picchiaduro: qui, Dissidia propone una formula ibrida tra le dinamiche classiche dei picchiaduro tridimensionali e l’immancabile elemento ruolistico, marchio di fabbrica.
Le battaglie si vincono prima di tutto nella fase preparatoria dell’incontro, completamente assente in titoli come Tekken o Soul Calibur: il combattente è infatti del tutto personalizzabile a livello di equipaggiamento, e beneficia enormemente dei bonus derivanti da un’arma appena acquistata o da una Summon trovata in una cassa ed evocata.
Eh sì, perché, per la gioia dei fan, le evocazioni sono presenti anche in Dissidia, e, anche se il loro peso specifico è raramente determinante per l’esito delle battaglie, aggiungono varietà allo svolgimento delle stesse.
La fase di preparazione allo scontro si completa con la scelta delle abilità, che sono suddivise essenzialmente in tre tipi: d’attacco, quelle cioè che infliggono danni al nemico, eseguibili con il tasto quadrato, di attacco ai BP, ovvero i Bravery Points, richiamabili con il tasto cerchio, e quelle automatiche, come l’aumento della velocità o la capacità di interrompere una caduta rovinosa.
Il concetto di Bravery Point è fondamentale per uscire vincitori dalle sfide che il gioco propone: oltre alla normale barra di energia, entrambi i combattenti iniziano la battaglia con un determinato numero di BP, anch’esso modificabile con particolari accessori o salendo di livello; questa barra è in comune tra i due lottatori, e quindi all’aumento dei punti di uno dei due, corrisponderà sempre una drastica diminuzione di quelli dell’altro, che causerà una maggiore debolezza agli attacchi. Questo elemento strategico risulta essere una delle trovate più riuscite del gioco, aggiungendo profondità e tatticismo agli scontri, che non si risolvono mai, come succede troppo spesso con altri picchiaduro, con una forsennata pressione di un tasto, ma sempre in seguito ad una strategia vincente, proprio come in un qualsiasi gioco di ruolo a turni.
Ignorare i BP significa perdere sistematicamente ogni duello, perché solo ad un nemico con un livello di BP basso si riescono ad infliggere danni davvero consistenti; inoltre, allo sferrare di un attacco, la barra dei BP decrescerà automaticamente, garantendo all’avversario il suo “turno” di azione: avrete capito che Dissidia è un picchiaduro molto atipico, che probabilmente meglio si addice alla schiera di fan dei giochi di ruolo piuttosto che a quella dei picchiaduro.
Teatro degli scontri saranno alcune tra le location più famose dell’intera saga, rivisitate ed ampliate per l’occasione, in modo da garantire sempre una via di fuga al combattente in difficoltà nonché una grande sensazione di libertà al giocatore: il rovescio della medaglia, in questo caso, è rappresentato dalla sensazione di smarrimento che spesso cattura l'utente, che, nonostante l’efficiente sistema di lock-on del nemico e dei bonus presenti sul campo di battaglia, ha spesso la sensazione di essere troppo distante dal centro dell’azione, rendendo l’esperienza di gioco un po’ dispersiva.
A risentirne è anche il ritmo degli scontri, che, salvo nemici particolarmente aggressivi, rischia di diventare sin troppo compassato, a dilatare un combattimento anche per diversi minuti: soprattutto su una console portatile come PSP questa non può che rivelarsi una scelta poco azzeccata. A patto di non adottare una strategia troppo attendista, tuttavia, le battaglie scorrono via in maniera molto piacevole, grazie agli ottimi tempi di risposta ai comandi e all’alto livello di personalizzazione del proprio combattente, che aumenta il gusto per una vittoria arrivata grazie alla giusta scelta di tempi ed equipaggiamenti.
Gli scenari sono discretamente interattivi, e possono essere distrutti per avere accesso a nuove aree, e anzi, regalando bonus nei punti meno raggiungibili dello stage, il gioco invita l’utente ad esplorare il più possibile la sconfinate arene di combattimento, gratificandolo con delle particolari campane che riempiono la barra dell’ EX Mode; durante questa, una sorta di furia, il personaggio vede non solo triplicate le sue statistiche di base, ma ha anche la possibilità di scatenare sul malcapitato avversario la sua Limit, spesso associata a quick time events su schermo: torneranno così la famigerata Supernova di Sephiroth e l’attacco con la Buster Sword di Cloud, mosse che da sole possono capovolgere l’esito di qualunque scontro.
La curva di apprendimento, poi, è perfettamente bilanciata e il sistema di controllo, nonostante i limiti della pulsantiera di PlaystationPortable, non mostra mai la corda, dando al giocatore la sensazione di avere sempre di pieno controllo su quanto sta avvenendo su schermo. Le prime battaglie saranno una passeggiata di salute, ma con l’avanzare dello Story Mode sarà bene non sottovalutare nessun nemico, pena una dipartita secca e ripetuta.

PSP all’ennesima potenza
Una delle componenti che hanno decretato l’enorme successo di questo titolo nel paese del Sol Levante è stata sicuramente quella tecnica.
Infatti dopo pochi minuti di gioco non si fa fatica a comprenderne il perché: raramente abbiamo visto una tale qualità grafica non solo su PSP, ma su nessun’altra console portatile, tanto da far nascere il dubbio di stringere tra le mani un hardware a metà tra quello di PS2 e quello di PS3. Nulla è stato lasciato al caso: i modelli poligonali dei combattenti sono perfetti, come anche gli effetti delle esplosioni e delle evocazioni, la palette di colori è vivida e dona nuova luce a personaggi che abbiamo imparato a conoscere ed amare mentre i filmati sono probabilmente il top nella ludoteca dell’handheld Sony.
Soddisfano meno gli scenari, che a volte si ripetono con eccessiva frequenza e che non sono all’altezza del resto del comparto grafico: l’impressione è che Square li abbia “stiracchiati” troppo, perdendo qualcosa in termini di dettagli, e che, per far girare tutto, costantemente, a quasi 60 frame al secondo, qualcosa dovesse andare necessariamente sacrificato.
Il character design di Tetsuya Nomura fa il resto: sebbene una parte dei fan continui a preferire Yoshitaka Amano, il lavoro svolto sui combattenti di Dissidia Final Fantasy è eccellente, e dona appeal a personaggi (ci riferiamo soprattutto ai protagonisti dei primi tre episodi) oggettivamente meno carismatici rispetto a “mostri sacri” come Sephiroth, Cloud o Squall.
Alla gioia per gli occhi, poi, si aggiunge quella per le orecchie: l’accompagnamento sonoro del gioco propone motivi riarrangiati tra i più famosi dell’intera saga, prima tra tutti la magnifica “One Winged Angel” di Nobuo Uematsu, rinforzando ulteriormente un alone di nostalgia che pervade l’intera produzione.
In effetti, combattere contro Sephiroth (o contro Cloud…) sulle note incalzanti della suddetta canzone non potrà non intrappolare tutti i fan di Final Fantasy in una fitta ragnatela di ricordi.
La longevità, inferiore ad altri titoli del filone principale, ma comunque sopra la media per il genere, è assicurata dalla miriade di extra sbloccabili che i programmatori hanno inserito nel gioco, a partire dai dieci antieroi per arrivare ai costumi alternativi per ognuno dei ventidue combattenti: come per tutti i giochi, in fondo, sta poi al giocatore scegliere di quanto innalzare la propria percentuale di completamento, ma di certo Dissidia offre una più che buona quantità di ore di gioco solo per arrivare in fondo alla modalità principale (e dubitiamo che i fan più accaniti si fermeranno lì).
Manca purtroppo l’opzione per il multiplayer online, che avrebbe fatto di questo gioco una pietra miliare: per colmare, almeno in parte, questa grave lacuna, Square propone però un multiplayer ad hoc molto ricco, che permette di sfidarsi utilizzando i proprio personaggi personalizzati e di scambiarsi particolari artefatti ed accessori, altrimenti difficilmente ottenibili.
Giocare con un amico altrettanto appassionato della saga è veramente un’esperienza memorabile, ma ciò non toglie che se PSP vuole davvero guardare avanti non si può continuare ad escludere da produzioni di questo calibro la possibilità del gioco in rete.
Va ricordata anche l’apprezzata opzione (che si diffonderà notevolmente con l’arrivo di PSP GO!) che permette di installare parte del gioco su memory stick, accorciando sensibilmente dei tempi di caricamento comunque sopportabilissimi.
Tirando le somme, Dissidia Final Fantasy è un prodotto riuscito praticamente in ogni suo aspetto, dalla giocabilità che prende a prestito elementi action e GDR alla ineccepibile realizzazione tecnica, passando per una colonna sonora che venderebbe benissimo anche da sola.
La mancanza del gioco online e un ritmo degli scontri a volte troppo sincopato gli impediscono di raggiungere vette di eccellenza, ma non di diventare il nuovo termine di paragone per tutti i giochi di ruolo di azione e per i crossover futuri.
Recensione Videogioco DISSIDIA FINAL FANTASY scritta da DOTTORKILLEX Lamentarsi di un gioco come Dissidia Final Fantasy significherebbe non apprezzare gli sforzi tanto di Sony quanto di Square di offrire all’utenza PSP, in esclusiva, un prodotto perfetto sotto moltissimi punti di vista, curato, divertente, longevo, appassionante.
La strada per la console portatile di casa Sony è tracciata, adesso basterà seguirla, e migliorare aspetti come il gioco online, per fare della PlaystationPortable una macchina da gioco incredibilmente performante.
Così com’è, Dissidia è una killer application per tutti i fan della ventennale saga, un gioco di ruolo con un cast da brividi mascherato da picchiaduro. Per chi non ama i giochi di ruolo, e soprattutto per chi è cresciuto a pane a Street Fighter, il consiglio è di ponderare bene l’acquisto, perché un must buy per una categoria di giocatori può essere tranquillamente un buon gioco e nulla di più per un’altra.
Vale però per tutti l’assioma che, se questo livello qualitativo sarà mantenuto nei prossimi mesi, ci sarà da divertirsi, e non poco.
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