Recensione di Pangya Fantasy Golf
PSP

Copertina Videogioco Pangya
  • Genere:

     Sportivo
  • Sviluppatore:

     Ntreev Soft
  • Data uscita:

     9 Aprile 2009 (JAP)
8.3
Voto lettori:
N.P.
- Giocabile come pochi
- Semplice e insieme profondo
- Difficoltà ben bilanciata e numerosi extra da sbloccare

- Rallentamenti ingiustificati
- Totale assenza di doppiaggio
- A quando una versione Pal?
A cura di Gianluca Arena (DottorKillex) del
Prendete uno degli sport più singolari e riflessivi del pianeta, che in Italia non ha mai avuto molto seguito, ma che sta prendendo piede anche da noi e che si è sempre dimostrato adattissimo alla pubblicazione su console: il golf. Mettete un cast di personaggi fuori di testa, che provano senza successo a prendersi sul serio e si sfidano, in un reame incantato, in un torneo commemorativo delle gesta di un eroe umano che ha sconfitto il male con mazza e pallina. Aggiungete un look manga e una palette di colori tra le più vivaci mai viste su PSP e avrete Pangya Fantasy Golf, simulazione golfistica, ultima arrivata in casa Tomy. Creata oltretutto da un gruppo di programmatori coreani (Ntreev Soft) che, esattamente come i collegi della Ironnos, autori del recente Crimson Gem Saga, stanno dando lustro alla scuola coreana, sempre vissuta all’ombra dei cugini giapponesi.
Peraltro, il campo di battaglia scelto non è dei più facili: sull’handheld Sony sono già presenti due titoli affini (il primo e il secondo capitolo di Everybody’s Golf) che hanno polverizzato ogni record di vendite soprattutto in madrepatria, affermandosi come alcuni dei migliori titoli sportivi in catalogo, un gradino sopra il più serioso Tiger Woods.
Eppure anche le battaglie più difficili in partenza, se affrontate con il giusto piglio e con la voglia di fare bene, possono regalare molte soddisfazioni…vediamo se questa sortita nippo-coreana nel mondo del golf è stata un salto nel buio o meno.

Precedenti bene auguranti
Al giorno d’oggi, visti i tempi che corrono, difficilmente ci si può imbarcare in imprese commerciali troppo avventate, ed infatti alla Tomy devono aver calcolato bene i rischi: se è vero che i due capitoli del sopra citato simulatore Sony e l’annuale edizione di Tiger Woods avrebbero potuto saziare gli appassionati di golf, è d’altronde vero che le versioni PC e Wii, da cui questa per PSP discende direttamente, hanno ottenuto un ottimo successo di pubblico, non solo nel paese del Sol Levante.
Peraltro, come vedremo, non ci si è limitati ad un mero lavoro di conversione, ma anzi si è riusciti a migliorare ulteriormente, con un hardware limitato, un prodotto già molto buono di partenza.
Un esempio? Il numero di extra e sbloccabili, che già era esorbitante tanto su piattaforme Windows che su quella Nintendo, è stato portato all’estremo, garantendo oltre milletrecento tra capi di vestiario, accessori e completi diversi con cui personalizzare il proprio alter ego.
Il bilanciato sistema di guadagni e dei prezzi mai troppo proibitivi assicurano la possibilità di sbizzarrirsi tanto nella dressing room del personaggio quanto sul campo da golf vero e proprio, e, a differenza del diretto concorrente Everybody’s Golf (cui va comunque riconosciuto di essere uscito sul mercato con largo anticipo), i costumi non saranno solo esilaranti e coreografici, ma se accoppiati in maniera consona, doneranno abilità speciali al personaggio, come un bonus sulla fortuna o la possibilità di effettuare un colpo potente più spesso degli altri concorrenti.
Capirete quindi le infinite possibilità che offre questo sistema, che oltre ad avvicinare il nostro alter ego ai nostri gusti estetici, ci permette di vincere una buca particolarmente ardua grazie al bonus fortuna donatoci dall’ultimo cappellino disponibile al negozio di Pangya, equiparando a livello di importanza, lo shopping allegro e kitsch del gioco a quello ben più serioso dei giochi di ruolo, dove l’arma giusta può essere la chiave per sconfiggere il tal mostro. Un’aggiunta mica da poco per un titolo che si presenta come “leggero”, ma che nasconde, sotto un velo di spensieratezza e occhioni manga, un’invidiabile profondità.
Altra, graditissima aggiunta alla versione PSP è il multiplayer fino a otto giocatori, gestito in modalità ad hoc, che non fa rimpiangere assolutamente i match online, visto il livello di follia collettiva e di improperi coloriti che si è scatenato alla prova con solo tre giocatori.
La longevità, lo vedremo, è uno dei punti forti della produzione Tomy, ma se avete un amico con cui giocare a Pangya, considerate il voto praticamente pari a infinito, tanto quanto avete fatto, al tempo per Mario Kart o per PES.
L’unica piccola pecca delle sessioni multigiocatore si riscontra nell’accentuazione di uno dei pochi problemi del gioco, e cioè degli inspiegabili quanto fastidiosi rallentamenti, che peraltro si ripetono in punti fissi del gioco, lasciando pensare ad un accesso difficoltoso della cpu al supporto UMD (che comunque avrà vita abbastanza breve).
La trama, invece, riprende in toto quanto visto sulle precedenti console su cui il gioco era uscito, e vede Scout, uno dei due personaggi selezionabili alla prima accensione, figlio dell’eroe che liberò Pangya dal male con la sua mazza da golf, portato di peso dal pianeta Terra per partecipare al contest commemorativo dell’evento, una sorta di “4 luglio” pangyano, torneo durante il quale si confronterà con vari personaggi (che battuti, diventeranno giocabili), ognuno con i suoi buoni motivi per prendere parte alla tenzone.
Intreccio pretestuoso, non c’è che dire, ma non è nella modalità Storia che Fantasy Golf offre il meglio di sé, e d’altronde non ricordiamo di giochi di golf con un comparto narrativo da Oscar.

Giocabilità allo stato puro
Dove, invece, il prodotto sviluppato dalla Ntreev mostra i muscoli è una volta scesi in campo, sin dalle prime battute del tutorial, e cioè, in ciò che più dovrebbe contare per un videogioco: il fattore divertimento.
Tra un simpatico siparietto e l’altro, ci verranno insegnati i rudimenti dello sport nazionale, il Pangya, appunto, che è esattamente come il nostro golf: il tasto X è la chiave di volta, perché è quello da premere in sequenza ( per un totale di tre tocchi) per scagliare la pallina verso la buca; analogamente all’ottimo sistema già visto su PSP con Everybody’s Golf, con la prima pressione avvieremo il cursore della potenza, con la seconda lo fermeremo al picco desiderato e con la terza determineremo la precisione del colpo, a seconda di quanto distante dal centro di un piccolo spettro bianco saremo riusciti a posizionarlo.
Tanto complicato da spiegare, quanto, credeteci, semplice da metabolizzare: allo scoccare della prima ora di gioco, potrete dire di padroneggiare già più che degnamente il sistema, compreso l’uso dei dorsali L e R, che servono rispettivamente per cambiare ferro a scendere e a salire, il tasto triangolo, che ci offre una visuale panoramica che evidenzia meglio eventuali ostacoli sul percorso, e quello cerchio, che attiva un colpo extra forte e, in prossimità della buca, rende il nostro alter ego trasparente, per ottimizzare l’angolo di visuale prima del colpo decisivo.
Davvero tutto qua il sistema di controllo, eppure, dopo svariate ore di test, non abbiamo mai sentito la mancanza di qualcosa, e, ancora meglio, l’interfaccia ci ha facilitato il gioco e ce lo ha reso godibile, anziché rallentarci e frustrarci.
Da qui a dire, poi, che dopo poche ore sarete dei Pangya Master ce ne passa: se le prime buche, e contestualmente le prime licenze da sbloccare per gareggiare sui circuiti amatoriali vi sembreranno una passeggiata di salute, vi assicuriamo che il gioco saprà offrire livelli di sfida intriganti già dallo step successivo, quando, per intenderci, i campionati passeranno ad essere disputati su diciotto buche e non più su nove e gli avversari si faranno davvero agguerriti (e sempre ben equipaggiati).
A proposito di buche, un rapido conteggio (che non comprende, per forza di cose, eventuali bonus al raggiungimento del 100% di completamento del gioco) porta il totale a oltre ottanta circuiti, raggruppati in otto diverse aree tematiche, su cui mettersi alla prova, con in palio dei premi sempre diversi.
La modalità Storia, invece, consta di quattro episodi in totale, pochi, che però necessitano di essere completati con più di un personaggio, allungando considerevolmente il tempo necessario per completarla.
Buca dopo buca, affinando le tecniche e provando colpi sempre più rischiosi, il divertimento aumenterà esponenzialmente, facendovi fare più volte tardi con i vostri amici o facendovi arrivare sino al capolinea degli autobus con la vostra PSP in mano perché avete perso la fermata giusta. E da che mondo è mondo, questo è sinonimo di un’economia di gioco bilanciata, divertente, gratificante ma mai troppo accondiscendente, e che, soprattutto, non consente cali di tensione, dato che all’interno dello stesso campionato, troverete alternate buche oggettivamente semplici, ad altre virtualmente impossibili, almeno fino al prossimo paio di scarpette nuove.
Qualcuno potrebbe obiettare, e a ragione, che in Pangya Fantasy Golf non c’è niente che non si sia già visto, negli anni, su console, ma a questi risponderemmo che questo è un male comune a quasi tutti i giochi sportivi, arcade o simulazioni che siano, e che la qualità dell’esperienza di gioco a volte esula dal fattore novità, che pure non va sottovalutato.
Questo non significa che il gioco non abbia qualche piccola pecca, in particolare per quanto concerne il comparto tecnico, ma ripetute prove, in singolo e in multiplayer, nello Story Mode e nei tornei, non hanno portato a galla problemi a livello di gameplay, che finisce con il farsi preferire anche a quello di un mostro sacro come Tiger Woods, per via di un’impostazione non meno profonda, ma decisamente più user friendly sia nel sistema di controllo che nella scelta degli obiettivi e dei tornei.

Voci strozzate
Come si leggeva sin qui tra le righe, pur non essendo assolutamente disprezzabile, il versante tecnico di Pangya Fantasy Golf è solo in parte all’altezza del resto, soprattutto a causa dei già citati rallentamenti e della mancanza del parlato, che, vista la natura ibrida da gioco di ruolo (non dimentichiamoci le origini della saga di Pangya su PC) avrebbero aiutato notevolmente la caratterizzazione dei personaggi.
Andiamo con ordine: la grafica del gioco è fumettosa, spensierata, piena di colori e di luce, in perfetta sintonia con l’atmosfera del gioco e la colonna sonora.
Le animazioni del vostro alter ego sono convincenti, anche se non particolarmente notevoli, e i modelli poligonali “tengono botta”, uscendo sconfitti dal confronto con le più recenti produzioni PSP, ma non demeritando soprattutto perché il character design, davvero ottimo, riesce a supplire a qualche poligono spigoloso qua e là e alla riproduzione appena sufficiente della vegetazione di contorno a molte delle buche.
La pecca, come anticipato, sta in una serie di insopportabili rallentamenti, difficilmente giustificabili perché siamo alla quarta generazione di giochi su PlaystationPortable e perché rarissimamente il motore che regge il gioco è chiamato a gestire più di un personaggio su schermo; peraltro, in modalità multiplayer, la situazione peggiora ulteriormente, e la scattosità di certi passaggi irrita non poco.
L’unica ancora che possiamo gettare ai ragazzi di Ntreev deriva dal fatto che i rallentamenti si ripetano sempre in determinati punti, e potrebbero essere quindi colpa di un accesso difettoso all’UMD del gioco: anche in questo caso, tuttavia, il problema sarebbe stato risolvibile se nella realizzazione della parte grafica fosse stata riposta la stessa cura del nocciolo del titolo.
Discorso affine anche per l’audio, che se da un lato si fa apprezzare per dei motivetti hawaiani che colgono nel segno, dall’altro, manca di un qualsiasi doppiaggio dei personaggi, anche nelle cut-scenes, lasciando all’utente l’onere (onore?) di immaginare che voce potrebbe avere l’odioso poliziotto che risponde al nome di Zio Bob.
Tornando alla longevità, invece, il titolo non ha nulla da invidiare ai più longevi giochi di ruolo disponibili per la piccola console di casa Sony, dato che, tra la modalità Storia, i tornei, il corposo multiplayer e l’ottenimento di tutti gli sbloccabili, difficilmente rimuoverete il gioco dal vano prima di circa trentacinque ore e ve le sarete godute ad una ad una.
Tirando le somme, Pangya Fantasy Golf si rivela una graditissima sorpresa, perché, pur non essendo un titolo nuovo ma una conversione di un gioco già di per sé non troppo originale, offre un bilanciato mix di semplicità e sfida, e, dal sistema di controllo alla modalità ad otto giocatori ad hoc, dimostra di adattarsi perfettamente alle potenzialità della piccola grande PSP.
Recensione Videogioco PANGYA FANTASY GOLF scritta da DOTTORKILLEX Niente di nuovo sotto il sole, d’accordo, ma nemmeno niente di sbagliato, escluso qualche rallentamento qua e là, in una produzione che saprà divertire non solo gli appassionati di golf, ma anche tutti coloro che da un gioco cercano prima di tutto divertimento, puro e semplice, e un paio d’ore di relax, fisico e mentale.
Ancora più di simulazioni dai nomi altisonanti, dedicate all’utenza hardcore, questo gioco porterà le dinamiche del golf a tante fermate della metro, sotto gli ombrelloni, in un pomeriggio di pioggia.
Consigliamo Pangya Fantasy Golf, l’avrete capito, con riserve minime.
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