Recensione di Crimson Gem Saga

Copertina Videogioco Crimson
  • Piattaforme:

     PSP
  • Genere:

     Gioco di ruolo
  • Data uscita:

     Disponibile (JAP), 21 maggio 09 USA
Solido e curato quanto basta
Battle system completo
Buon sistema di crescita dei personaggi
Gran lavoro di localizzazione
Sfrutta un decimo della potenza di PSP
Nessun elemento innovativo
Dungeon senza mappe
Non disponibile in versione PAL
A cura di (DottorKillex) del
Il panorama dei giochi di ruolo per il mercato portatile vede uno strapotere assoluto del Nintendo DS, eletto a console prediletta dalla produttrice di JRPG per eccellenza, ovvero mamma Square Enix, e terra di conquista per eroi senza macchia, party male assortiti e insospettabili salvatori del pianeta.
Pur basandosi su un hardware di gran lunga superiore alla console Nintendo, Playstation Portable può contare su un catalogo ruolistico abbastanza limitato a livello numerico, seppure di qualità media elevata.
Negli ultimi mesi, però, a parte il remake del secondo capitolo della saga di Star Ocean, gli appassionati di giochi di ruolo sono rimasti a bocca asciutta, avvelenati, peraltro, dalla raffica di giochi del genere in uscita per la maggiore concorrente sul mercato.
Atlus, una delle produttrici più attive su PSP e non solo, ha deciso di rompere il digiuno lanciando, nello scorso ottobre, un JRPG molto classico, per il quale i giapponesi hanno mostrato grande interesse: stiamo parlando di Crimson Gem Saga, da poco tradotto in lingua inglese e al momento non ancora disponibile sul mercato europeo.
Noi di Spaziogames abbiamo testato a lungo la versione NTSC.
Vediamo se il gioco vale la candela, ovvero reperirlo sul mercato d'importazione...

Dalla Corea con furore
Atlus ha concesso in licenza lo sviluppo del titolo ai programmatori di Ironnos, team di sviluppo coreano già responsabile (e non a caso usiamo questo termine…) di Astonishia Story, mediocre JRPG uscito tre anni fa su PSP.
Proprio per i pessimi risultati di vendita di questo antenato del gioco, Atlus ha scelto di svincolare del tutto Crimson Gem Saga dal precedente lavoro di Ironnos, a partire dal nome, che ha mantenuto la nomenclatura originale (con l’aggiunta di un 2) solo per il mercato coreano.
Fortunatamente, il gioco che ci troviamo tra le mani ha ben poco da spartire con l’anonimo JRPG di qualche anno fa, del quale conserva solo gli sfondi disegnati a mano, anche se con ben altra maestria, e il look androgino e algido di gran parte del cast di personaggi.
Crimson Gem Saga è la storia di Killian, cadetto appena uscito dall’accademia con la sindrome del secondo, battuto sul filo di lana dall’odioso Von Guterrian per il titolo di migliore tra le nuove leve.
Nonostante questo, il rettore dell’accademia crede nelle capacità del ragazzo, e gli consegna una lettera di presentazione, con la quale Killian spera di riuscire a entrare in un corpo scelto di milizia, e sbarcare così il lunario.
A questo punto è il destino a metterci lo zampino: il ragazzo fa appena in tempo ad unirsi alla compagnia solo per vederla sterminata nella sua interezza da un mago dalle fattezze elfiche e dal suo mostruoso animale di compagnia, riuscendo a salvarsi per miracolo, e grazie all’aiuto di una giovane (e procace) cacciatrice di tesori che gli deve un favore.
Inizia così, con delle premesse banali e ritrite, uno dei migliori esponenti del genere ruolistico a cui abbiamo avuto l’opportunità di giocare negli ultimi mesi sulla console portatile di casa Sony.
Nel prosieguo, la storia, che pure si lascia seguire, non si discosterà molto da binari prestabiliti e facilmente prevedibili, non offrendo mai spunti particolarmente innovativi né a livello di caratterizzazione dei personaggi né a livello di clamorose svolte narrative, delle quali, soprattutto a tre quarti di gioco, si sente onestamente la mancanza.
Nella sua lunga e gloriosa carriera di produttrice di giochi di ruolo, Atlus ha fatto sicuramente meglio a livello di plot, ma, considerando la penuria di titoli in catalogo negli ultimi 12 mesi, salve le eccezioni di cui abbiamo detto, dubitiamo che l’appassionato di genere e possessore di PSP possa permettersi di fare troppo lo schizzinoso…
In compenso, il lavoro di localizzazione e di doppiaggio svolto è eccellente: avevamo avuto modo di provare anche la versione giapponese, e il doppiaggio americano, per una volta, non paga dazio a quello nipponico, offrendo delle voci sempre vive e espressive, adeguate al contesto e al tono del gioco, che va dall’epico di alcuni momenti chiave all’umoristico delle situazioni più rilassate.
Segnalazione particolare, a riguardo, per i doppiatori di Spinel e Henson, quest’ultimo eletto peraltro a personaggio preferito di chi scrive.

Classico è bello
Come ogni JRPG che si rispetti, il cuore pulsante del gioco è rappresentato dal battle system, che gestirà la grande maggioranza delle ore di gioco e la cui versatilità risulta fondamentale per la buona riuscita di un titolo del genere.
E in questo, pur non offrendo, ancora una volta, nulla che non sia già stato visto, Crimson Gem Saga si dimostra un titolo forte e ben congeniato, che vi istigherà a combattere e non vi ci costringerà, visto che i nemici sono sempre ben visibili su schermo, con un superamento totale, e benedetto, dell’odioso sistema degli incontri casuali.
A onor del vero, difficilmente potrete evitare una battaglia se il nemico in questione vi vede, perché ognuno dei mostri del gioco, rappresentati sulla mappa sempre dallo stesso avatar, è infinitamente più veloce del vostro party, che si troverà spesso a camminare rasente ai muri in pieno stile Solid Snake, per evitare un Game Over prematuro.
Sappiate infatti, e ci torneremo, che, come tutto il resto, in Crimson Gem Saga il livello di difficoltà è old-school, e quindi tarato verso l’alto, il che significa che anche un semplice incontro casuale, se preso sottogamba o affrontato con la tattica errata, può portare allo sterminio del vostro party.
Il sistema di combattimento è a turni classico, con il vostro party schierato sulla destra e i nemici sulla sinistra, e con la turnazione determinata da variabili come la velocità innata del personaggio e la pesantezza dell’equipaggiamento indossato: per non perdere la bussola, e per gestire al meglio lo scontro a livello tattico, in alto a destra viene visualizzata una barra temporale su cui appare l’ordine di azione dei personaggi, alleati e nemici.
Questa, che apparentemente non sembra un’aggiunta di peso, si rivela invece una mossa azzeccatissima: gli scontri prendono una piega tattica, più vicino ad uno strategico in tempo reale che ad un RPG classico, perché sapere con anticipo la sequenza di azione dei personaggi permette di pianificare attacchi multipli (che coinvolgono più membri del party e che infliggono molti più danni) e momenti in cui diviene invece imprescindibile curarsi.
A tal proposito, risulta invece una scelta cervellotica quella di non conferire, se non ad un personaggio che incontreremo dopo diverse ore di gioco, capacità curative, rendendo fondamentali gli oggetti, che, soprattutto nei dungeon più complessi (e ce ne sono), potrebbero venirvi a mancare, determinando una sconfitta certa.
Oltre all’attacco standard e a quelli multipli, previo sbloccaggio di certe abilità su uno Skill Tree molto simile a quanto già visto nel decimo episodio della saga di Final Fantasy, i personaggi potranno impiegare abilità speciali, che consumeranno punti magici, e che vanno dai classici fuoco e fulmine, ad attacchi basati sulle singolarità del gruppo, dalle capacità di ladra di Spinelalle arti marziali di Lahduk.
Il tutto funziona più che bene, facendo scorrere piacevolmente le fasi di combattimento, anche quando, con l’avanzare dell’avventura, queste si protraggono per diversi minuti.
Niente di nuovo, ma nemmeno niente di sbagliato: avrete capito che questo è sicuramente il leit motiv dell’ultimo prodotto Atlus, e non ce la sentiamo di criticare chi percorre la giusta via, per quanto affollata essa sia.
Il livello di personalizzazione del vostro party è discretamente soddisfacente, se è vero che gli skill points sono in comune per tutto il party, e che avrete ampia scelta nel rendere un personaggio un implacabile assalitore o un prezioso supporto per i suoi compagni d’avventura; tuttavia, l’assenza di un job system, e il ristretto numero di personaggi di cui il vostro gruppo si comporrà, limiterà in maniera abbastanza rigida lo scambio di ruoli, per cui difficilmente si farà del monaco Lahduk un guaritore o del mago Henson un combattente di prima linea.
Dopo diverse ore di gioco, pur spinti ad andare avanti, abbiamo notato la necessità di un eccessivo level grinding, termine che indica il potenziarsi combattendo contro nemici più deboli per poi poterne affrontare di più forti, senza però progredire nel gioco: questa pratica noiosa si rende inevitabile soprattutto per upgradare l’equipaggiamento del vostro party, che spesso farà la differenza tra una vittoria schiacciante e una sconfitta fragorosa.
Soprattutto l’ultimo negozio del gioco ha dei prezzi assolutamente esorbitanti, che vi costringeranno a scegliere se affrontare l’ultimo spicchio di gioco con un equipaggiamento inadeguato o passare almeno 4-5 ore a combattere per guadagnare denaro sufficiente per i vostri acquisti.
Sebbene molto in voga 15 anni fa, nel 2009 è inaccettabile una scelta del genere, mirata probabilmente ad aumentare il monte ore del gioco, che in effetti non è altissimo per il genere, come inspiegabile appare la mancanza di una mappatura dei dungeon, dai più complessi dei quali difficilmente uscirete senza l’aiuto di una guida (comunque facilmente reperibile in rete).

Comparto tecnico
Tecnicamente, il titolo Atlus si espone alle stesse critiche valide anche per la giocabilità e la storia, ovvero riesce a non sfigurare affatto (con picchi di qualità molto buona) ma nel complesso finisce con il rivelarsi nulla di eccezionale, lontano dai massimi esponenti del genere su PlaystationPortable.
In una sola frase si può racchiudere un giudizio sufficientemente esaustivo: se escludiamo i tempi di caricamento praticamente impercettibili, questo gioco avrebbe anche potuto girare sul rivale di casa Nintendo, quel DS i cui limiti hardware sono conclamati.
Diciamo questo perché, esattamente come in molti titoli del catalogo Nintendo, i programmatori hanno intrapreso delle scorciatoie a livello grafico, rappresentando il mondo di Crimson Gem Saga in un finto 3D, che i giocatori più smaliziati non esiteranno a riconoscere per quello che è, ovvero un ottimo motore bidimensionale, con i fondali disegnati a mano (e la mente torna ai classici per SNES) ricchi di colore e particolari, e delle animazioni davvero convincenti, come quando, in battaglia, un vostro personaggio muore accasciandosi al suolo, con un realistico suono di metallo prodotto dall’arma che cade a terra.
Il risultato finale è più che positivo, e i colori pastello del gioco vi rimarranno negli occhi molto a lungo, tanto quanto risuonerà nelle vostre orecchie il motivetto delle battaglie, davvero trascinante.
Il dubbio, legittimo, riguarda le reali potenzialità dell’hardware a disposizione e i risultati ottenuti, e viene da pensare che, con qualche scorciatoia in meno e qualche ora in più a costruire modelli in vero 3D, l’impatto grafico del gioco avrebbe lasciato senza fiato.
Nel complesso, comunque, la presentazione del gioco è più che dignitosa, soprattutto considerando che il titolo strizza apertamente l’occhio a un target di giocatori che di JRPG bidimensionali ne deve aver giocati a dozzine.
Detto dell’ottimo lavoro (e non è la prima volta) svolto da Atlus in sede di localizzazione e doppiaggio, le musiche del gioco risultano orecchiabili e azzeccate, ben lontane dalla magnificenza sonora cui maestri come Uematsu ci hanno abituato, ma diverse spanne sopra il balbettante accompagnamento sonoro di Astonishia Story.
Nota di merito al battle theme, meno alla longevità di gioco, che risulta poco più che sufficiente: abbiamo portato a termine il gioco in meno di 30 ore, considerato che le quest opzionali risultano banali e poco impegnative, e che il mondo da esplorare è molto più piccolo di quello che si potrebbe pensare, e se questa è una durata ottima per un titolo portatile, siamo leggermente sotto la media delle produzioni ruolistiche degli ultimi tempi, che si attestano sulla quarantina di ore.
Gradita, e molto, la possibilità di salvare in qualsiasi momento, cardine imprescindibile in materia di titoli per console handheld, che rende possibili sessioni di gioco anche molto brevi, a rischio, però, di perdersi qualche elemento della trama.
A parte delle meccaniche di gioco vecchie di almeno un decennio, in un genere che comunque è storicamente restio a grossi sconvolgimenti, insomma, non c’è niente di particolare che non vada in questo Crimson Gem Saga, del quale non resta che attendere una eventuale (e al momento non comunicata) data di uscita europea, anche se nemmeno il più ottimista dei giocatori di ruolo italiani si aspetta una localizzazione completa del titolo.
Recensione Videogioco CRIMSON GEM SAGA scritta da DOTTORKILLEX Se da un gioco, a qualsiasi genere appartenga, cercate innovazione, una ventata di aria fresca in un panorama che ne offre poca, allora Crimson Gem Saga vi deluderebbe, e non poco, con la sua grafica piacevole ma retrò e il suo plot deboluccio e scontato.
Se siete invece degli hardcore gamer come probabilmente oggi non ne nascono più, e ancora di più degli appassionati di giochi di ruolo di stampo giapponese, allora la trentina di ore passate in compagnia di Killian e soci scivoleranno via piacevoli, con una rassicurante sensazione di deja-vu e una serie di combattimenti gestiti da un battle system solido e gratificante.
Un discreto gioco, in definitiva, che rischia di diventare un acquisto obbligato vista la penuria di JRPG per la piccola di casa Sony.
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