Recensione di Hellboy: The Science of Evil

Copertina Videogioco Hellboy
  • Piattaforme:

     PSP
  • Genere:

     Avventura
  • Sviluppatore:

     Konami
  • Distributore:

     Halifax
  • Data uscita:

     Autunno 2008
- Hellboy è un gran bel personaggio... ... peccato che il gioco non lo sia
- Tecnicamente insufficiente
- Meccanica di gioco estremamente ripetitiva
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A cura di (Dr. Frank N Furter) del
Qual'è la differenza tra un buon tie-in ed uno d’infima fattura? Di solito, nei pochi progetti riusciti positivamente, è stata la collaborazione del regista/autore originario con i programmatori del videogioco. A quanto pare anche quest’ultima ipotesi non si è rivelata del tutto esatta, poiché l’ideatore di Hellboy, Mike Mignola, ha contribuito sì al progetto, ma il prodotto finale è tutto tranne che sufficiente. La maledizione dei tie-in colpisce ancora...

Non ho detto gioia ma noiaaaaaaa...
Il buon vecchio Franco Califano aveva ragione. Hellboy è l’apoteosi della noia. Potremmo partire dalla una storia fiacca e per nulla entusiasmante. Per dovere di cronaca ci teniamo a sottolineare che il gioco e il film condividono lo stesso plot, ma con alcune differenze.
Oltre ad essere scontata e lineare come poche altre, risulta soporifera e, poco dopo, neanche vi soffermerete a leggere quello che i protagonisti dicono saltando a piè pari le scene d’intermezzo.
Quest’ultime sono realizzate seguendo lo stile del fumetto. Peccato che la loro qualità sia davvero scarsa, quasi un’offesa all’opera stessa. A rendere il tutto davvero pesante è la totale mancanza di voice acting. Non c’è un singolo dialogo della storia in cui i personaggi abbiano la parola. Ci sarebbe piaciuto ascoltare la possente voce di Hellboy o, comunque, una maggiore presenza scenica durante i filmati. Un vero peccato.

3 colpi per andare avanti
Hellboy è (o tenta di essere) un action game. Il problema più grande che affligge il gameplay è l’estrema ripetitività dell’azione. Ogni area pullula di nemici, una volta messi K.O. avrete qualche minuto di tranquillità per poi arrivare alla zona successiva e ripetere le medesime azioni. Varietà e profondità di gioco risultano quindi decisamente limitate. Come dei robot, il vostro scopo sarà menar le mani e distruggere tutto quello che vi troverete di fronte. Durante il percorso rinverrete diversi tipi di bombe a mano e munizioni per la pistola di Hellboy chiamata Samaritan. Il protagonista, infatti, può usare la forza bruta o le armi da fuoco. Combattendo a mani nude non avrete problemi nell’abbattere i nemici. Il bilanciamento tra la vostra forza e la loro difesa è evidentemente mal calibrato. In sostanza userete la pistola in rare occasioni e ancor meno le granate. In più, andando avanti nella storia, imparerete nuove abilità aumentando la forza delle vostre combo.
Ancora più avvilenti sono le battaglie contro i boss e i mini boss di fine livello. Per ognuno di loro potrete usare la stessa tattica, ovvero, correre in circolo fino a quando il nemico non colpisce a vuoto e mostra il fianco. Dopo pochi minuti avrete vinto la battaglia senza troppi problemi.
Hellboy può anche scatenare la sua ira accumulando potenza. Arrecando e ricevendo danni riempirete la barra posta sotto l'indicatore d'energia. Presa direttamente in prestito da God of War, questa sorta di modalità “rabbia” vi renderà temporaneamente invincibili e, ovviamente, infliggerete danni letali ai nemici con pochi colpi. Una soluzione interessante e coreografica, ma che non apporta reali variazioni a un gameplay che resta comunque noioso e privo di un particolare appeal.

Eppure qualcosa di buono in questo titolo c’è. Il comparto grafico è sufficiente, ma solo quando non sarete coinvolti in una battaglia. Mentre vi muoverete da un’area all’altra, il gioco viaggia tranquillamente sui 30 fotogrammi al secondo toccando quasi i 60 nei momenti più tranquilli. Il problema sorge, come detto in precedenza, non appena ingaggerete un combattimento contro i nemici. In poche parole è come se guardaste un bel dipinto e ad un certo punto il quadro cominciasse a scolorire e a perdere consistenza. Questo è quello che succede con Hellboy: si parte da un buon lavoro e si arriva ad un rallentamento generale e alla degenerazione grafica dell’ambiente di gioco.
L’interazione con l’area stessa è par limitatazialmente. Potrete certo utilizzare alcuni oggetti sparsi nei livelli (pietre, tombe, picconi, sbarre di legno etc etc...) per sfruttarli come arma ma, purtroppo, non c’è altro da fare: molto fumo poco arrosto.
I programmatori hanno inoltre aggiunto alcune sezioni platform. Anche in questo caso, però, le note negative sono più di quelle positive. Calibrare l’ampiezza del salto non è sempre facile e, in molti casi, cadrete sempre “in quel maledetto” burrone.
Le cose non migliorano neppure sul versante audio. Il comparto sonoro è quasi del tutto inesistente. L’assenza totale del doppiaggio priva in maniera consistente di fascino il protagonista ed i suoi nemici, mentre le musiche sono poco ispirate e prive di mordente.
Recensione Videogioco HELLBOY: THE SCIENCE OF EVIL scritta da DR. FRANK N FURTER Hellboy: The Science of Evil è l’ennesima vittima della maledizione dei tie-in. Nonostante la partecipazione dell’autore, non si è riusciti a creare un prodotto per lo meno accettabile sul piano narrativo. Il comparto tecnico risulta sufficiente solamente a tratti, mentre la colonna sonora è praticamente inesistente e l’assenza totale di voice acting inficia completamente l’esperienza di gioco. Probabilmente solo i fan più accaniti potranno apprezzare il titolo, mentre per tutti gli altri il consiglio è quello di passare oltre.
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