Recensione di Ghost Recon Advanced Warfighter 2

Copertina Videogioco GRAW 2
  • Piattaforme:

     PSP
  • Genere:

     Sparatutto
  • Sviluppatore:

     Ubisoft
  • Distributore:

     Ubisoft
  • Lingua:

     Italiano
  • Data uscita:

     disponibile
- Il primo Ghost Recon su PSP...
- Aspetto visivo gradevole
- Missioni discretamente varie
- Mitchell è un Highlander!
- Controlli troppo complessi
- Poco longevo
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A cura di (Motobecane) del
I giochi legati all'universo fantapolitico di Tom Clancy godono, a ragione, di un vasto consenso da parte del pubblico videoludico sia per i personaggi molto carismatici, sia per una realizzazione tecnica il più delle volte decisamente buona. Purtroppo quello che finora Ubisoft ha presentato per PSP non è riuscito a convincere ne acquirenti ne critica: Splinter Cell Essentials e Rainbow Six Vegas si sono dimostrati a conti fatti giochi mediocri sotto molti aspetti. Ci dispiace deludere i fan della serie che vede protagonista Scott Mitchell e i suoi fantasmi, ma anche questo Ghost Recon Advanced Warfighter 2 per Psp purtroppo non sfugge a questa tradizione.

Mitchell 1 - Fantasmi 0
Il background narrativo dell'ultima fatica Red Storm è piuttosto piatto, offrendo al giocatore una storia priva di mordente e poco profonda. Per capire la situazione in cui il nostro sventurato capitano si troverà coinvolto, basterà mixare i soliti elementi: trafficanti d'armi, pericolo su scala globale, piccole cellule terroristiche che crescono, America salvatrice, magnati colombiani, e chi più ne ha più ne metta. Gli intrecci che verranno a galla durante il corso del gioco sono inoltre del tutto irrilevanti e la totale assenza di filmati rendono i breafing pre-missione un mero pretesto per leggere l'obbiettivo atto a superare il livello.
Altro fattore negativo è la totale assenza di compari, ormai marchio di fabbrica della serie. Proprio all'inizio del gioco infatti, Mitchell si troverà immerso nella fitta giungla colombiana, completamente solo. Il nostro primo obbiettivo sarà ritrovare i nostri compagni, che però, una volta tratti in salvo, si fionderanno senza indugio su un elicottero medico, lasciandoci tristemente single in mezzo al pericolo terrorista e alle voraci zanzare. Un passo indietro quindi, che limita lo spessore del gioco, e che lascia un retrogusto amaro pensando alle potenzialità che avrebbe potuto esprimere questo shooter.

Advanced (?) Warfighter
Un'altra delle caratteristiche peculiari della serie è sempre stata il futuristico parco armi in dotazione ai nostri eroi, e, per fortuna, anche in questo capitolo portatile la situazione non è cambiata: Mitchell potrà infatti contare su un discreto numero di gingilli esplosivi, mitragliette, lanciarazzi, fucili di precisione e via dicendo, oltre all'ormai classico drone volante in grado di rilevare la presenza nemica e persino di lanciare granate fumogene o a frammentazione. Purtroppo alla fine dei conti ci ritroveremo ad usare il solito fucile multiuso (mitragliatore, pistola, lanciagranate, anticarro, antiuomo, cecchino e puntatore laser per bombardamenti aerei o navali...), snobbando del tutto le armi minori, anche a causa di una complessità nei controlli che andremo ad analizzare più avanti.
Il drone dal canto suo si rivela la maggior parte delle volte addirittura nocivo. Lento nei movimenti, impreciso nel rilevamento delle forze terroristiche e nel lancio delle bombe, è limitato pesantemente anche sotto il profilo della gestione: la distanza a cui è possibile inviarlo è davvero risibile e la maggior parte delle volte il punto di destinazione non viene accettato come valido, anche si se trova a quattro passi dalla nostra posizione. Purtroppo non è finita qui: Mitchell è un vero e proprio Highlander. Niente può scalfirlo: bordate da carroarmato, sventagliate di mitra, granate. Impassibile di fronte a tutto e tutti avanzerà nei livelli come un novello Terminator. Se poi, per sventura o per puro caso, ci troveremo feriti (la maggior parte delle volte sarà a causa delle nostre stesse granate) dopo una manciata di secondi il nostro si sarà rigenerato completamente, in barba alla medicina tradizionale. Tutto ciò rende il gioco di una semplicità disarmante e l'avanzare nei livelli diventa davvero una questione burocratica.
Il fucile-che-fa-tutto è un'arma letale, e Mitchell è precisissimo: basteranno due colpi anche da lunghissima distanza (e senza la modalità di precisione attivata) per fare fuori chiunque e qualsiasi cosa. Le munizioni sono praticamente infinite e raramente ci ritroveremo a corto di esplosivi. I nemici, come se non bastasse, sono dotati di un'intelligenza artificiale decisamente limitata. La loro tattica di evasione più complessa consiste infatti nell'accucciarsi nel preciso punto in cui si trovano, il che li rende bersagli incredibilmente vulnerabili e lenti. La maggior parte delle volte inoltre li sorprenderemo inspiegabilmente voltati faccia al muro, di spalle o persino a girarci attorno senza scopo. A ciò si va ad aggiungere una longevità molto limitata, che si attesta sulle 5 ore di gioco, rendendo l'esperienza troppo breve, anche per i giocatori alle prime armi. Tra gli aspetti positivi segnaliamo le missioni che sono abbastanza varie e il fatto che il raggiungimento del nostro scopo potrà avvenire in maniera non lineare. La giungla inoltre è un'ambientazione suggestiva, fatta di acquitrini e strade infangate, ben caratterizzata anche nei centri abitati.

Gioco sopra
Passiamo ora ad analizzare l'aspetto tecnico del gioco, affrontando subito un tema scottante quando si parla di FPS e PSP: i controlli. Il movimento del protagonista viene come al solito relegato all'unica leva analogica presente, con tutti gli annessi e connessi del caso: un dolore insopportabile al pollice sinistro dopo una manciata di minuti e precisione appena sufficiente. Ai quattro pulsanti viene invece affidata la gestione verticale e orizzontale della visuale, ed in questo caso non ci possiamo lamentare: la mira è abbastanza precisa e i movimenti discretamente fluidi e controllabili. Quello che davvero risulta ostico è la gestione delle azioni eseguibili (davvero tante e parecchio complesse), che non ci è entrata in testa nemmeno dopo aver completato il gioco. Troppi comandi affidati ai tasti rimanenti, e troppi comandi affidati ai singoli tasti. Per fare un esempio banale, alla croce direzionale sinistra è assegnato il reload dell'arma tramite una veloce pressione, mentre ad una pressione più decisa corrisponde la selezione del proiettile o del rateo di fuoco dell'arma in uso, grazie ad un apposito menu a scorrimento controllabile con X e triangolo. Va da sè che nelle situazione più concitate tutto ciò diventa difficile da gestire.
Dal canto suo la grafica non è niente male. La giungla è ricreata discretamente bene e gli effetti di luce ambientale sono buoni. Le animazioni del protagonista, per quanto numericamente esigue, sono ben realizzate e in generale l'aspetto visivo è gradevole. Anche il sonoro fa la sua parte, con effetti molto buoni e tutto sommato realistici, anche se penalizzato dall'assenza pressochè totale di musiche e da un mixaggio a tagli netti che risulta piuttosto grezzo. Il doppiaggio è discreto, mentre la traduzione lascia a desiderare: ad esempio la schermata di game over è stata tradotta in un terrificante "gioco sopra".
Infine è giusto citare la modalità multiplayer, solamente cooperativa, che, seppur divertente, rende un gioco già estremamente facile in singolo, un mero pretesto per passare qualche mezz'ora con gli amici e nulla più. Un vero peccato perchè la struttura intrinseca della serie avrebbe potuto donare ore di divertimento aggiuntive.
Recensione Videogioco GHOST RECON ADVANCED WARFIGHTER 2 scritta da MOTOBECANE Parziale delusione da parte di Ubisoft che manca il bersaglio su PlayStation Portable. Il grande brand di Ghost Recon non basta per sorreggere un prodotto che presenta diversi limiti: gioco facile e corto, controlli scomodi e un'intelligenza artificiale limitata rendono l'esperienza di gioco poco accativante. Nemmeno la fantapolitica di Clancy riesce a coinvolgere, a causa di un plot narrativo semplice e per la totale assenza di scene filmate.
Non mancano comunque degli aspetti positivi, la grafica si fa apprezzare e i rumori della giungla ci calano con efficacia nella situazione, il multiplayer è una gradevole aggiunta e le missioni sono dicretamente varie.
Nulla di tutto ciò riesce purtoppo a elevare Mitchell al di sopra di una risicata sufficienza.
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