Recensione di Rainbow Six: Vegas

Copertina Videogioco RSV
  • Piattaforme:

     PSP
  • Genere:

     Sparatutto
  • Sviluppatore:

     Ubisoft Montreal
  • Distributore:

     Ubisoft
  • Data uscita:

     disponibile
- Ben strutturato
- Divertente
- Accessibile a tutti
- Buon comparto tecnico
- Dura due ore (e qualcosa)
- Ambienti poco vari
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A cura di (Darkzibo) del
Lo scorso anno la serie Rainbow Six ha subito un’inversione di tendenza passando da una simulazione strettamente tattica, a qualcosa di più accessibile, energico, più bello e più apprezzabile dal grande pubblico. Adesso Ubisoft si è impegnata di riportare la medesima esperienza, provata a casa, su PSP. Fate ben attenzione perché se il gioco per il portatile Sony riprende il nome e la stessa copertina visti per le console maggiori, in realtà si presenta come un’avventura completamente nuova.

Storie di sottofondo
Questo episodio di Rainbow Six si presenta più che altro come uno spin-off, che ripercorre le gesta di Brian Armstrong e di Shawn Rivers membri di un altro gruppo delle forze speciali Rainbow. Infatti mentre voi starete affrontando le missioni proposte da questo titolo per PSP, Logan Keller e i suoi uomini saranno impegnati nel cuore di Las Vegas, da noi ripercorribili tramite la conversione di Rainbow Six Vegas disponibile per le console maggiori. Ma perché solo due personaggi sono a nostra disposizione ? semplice, gli altri due commilitoni che ci dovrebbero essere al nostro fianco sono stati catturati dai terroristi e sarà vostro compito liberarli. In questo modo si profila la prima grande differenza con la versione delle console maggiori nel senso che impersonerete Brian Armstrong, il fuciliere e Shawn Rivers, il cecchino, in momenti distinti dell’avventura, e quasi mai si troveranno nello stesso luogo e questo non fa di Rainbow Six Vegas un gioco tattico. In alcuni casi, quando la necessità lòo richiederà, i due si incontreranno, facendo vivere al giocatore la missione in due prospettive diverse. Il vostro fuciliere è circondato da nemici e si trova in una situazione di difficile risoluzione ? Il gioco, in questo caso, vi farà indossare i panni del cecchino, in modo da liberare il compagno di ventura e aprirgli un varco tra i nemici.
Nel complesso lo spirito di gioco di Rainbow Six Vegas si dimostra molto accessibile: lo stick analogico funziona bene e la pulsantiera a destra permette di regolare lo sguardo in prima persona del protagonista. Premendo il direzionale a sinistra si effettuerà un bloccaggio automatico del mirino sul nemico che in quel momento diverrà facile preda. Naturalmente questo vantaggio non sarà sfruttato dal cecchino che richiederà una mira maggiore e, soprattutto, un luogo completamente sgombro da nemici dal quale puntare i terroristi. Proprio per questo motivo le sessioni di Shawn Rivers saranno molto più statiche di quelle del commilitone, visto che quest’ultimo avrà a che fare con situazioni molto più concitatamente. A proposito dell’azione, la visuale sarà quasi sempre soggettiva in prima persona a parte quando sarete in copertura, che diverrà in terza. La copertura avverrà automaticamente, avvicinandovi a un muro o a un qualsiasi anfratto che vi permetterà di avere un rifugio e da questo punto di difesa vi sarà comunque concesso di sparare spostandovi leggermente all’esterno. Questo metodo di copertura automatica ha un lato negativo: a volte sarete nei pressi di una parete e il vostro personaggio la sfrutterà come difesa anche se in realtà non sarà da voi richiesto. Un punto negativo che inficia la dinamica di gioco, per una giocabilità finora ben collaudata. Altro difetto è dato dal fatto che lo stesso pulsante di azione, utile per aprire porte e quant’altro, corrisponde, se distanti da un ingresso, a quello per lanciare le granate: in questo caso un errore di valutazione potrebbe essere fatale e farvi lanciare l’ordigno anziché aprire tranquillamente la porta.

Vegas o no ?
I Rainbow dispongono di un materiale tecnologico all’ultimo grido come la macchina fotografica telescopica utile per vedere al di sotto di una porta e preparare un’azione, le lenti per la visione notturna e quant'altro. I nemici non sono caratterizzati da una i.a. di buon livello anche se non raggiunge i minimi storici provati in altri giochi per il portatile Sony. I combattimenti saranno intensi proprio perché Rainbow Six Vegas è soprattutto un gioco di azione pura. Il titolo di Ubisoft sembra però toccare marginalmente la città che compare nel nome: scordate il centro, i casinò e quant’altro può offrire una città come Las Vegas: vi dovrete accontentare di passare per una ricca villa, per un sinistro deposito o un aeroporto. Se questa ambientazione può passare in secondo piano, il giocatore appassionato della serie non potrà lasciar cadere il fatto che la longevità sia molto, troppo scarsa e che non si riesca a entrare nello spirito di gioco appieno. Un vero peccato perché qualche (a dire il vero parecchie) missione in più avrebbe potuto destare maggiormente l’interesse dell’avventore di PSP. Altro punto negativo è il fatto di non poter raccogliere l’armamentario dei nemici, scelta che obbliga a impiegare sempre il proprio arsenale.
Il multiplayer, effettuabile sia Ad-hoc che online, non aiuta più di tanto la durata del gioco, anche se, a dirla tutta, l’online funziona piuttosto bene e le varietà di gioco sono stimolanti e divertenti.

La città dei vizi
Anche se la qualità non è quella dei giochi per le console casalinghe di ultima generazione, Rainbow Six Vegas per PSP ha una sua dignità dal punto di vista grafico: le ambientazioni non sono molto varie e piuttosto povere esteticamente, forse per garantire una velocità di azione che un gioco troppo pomposo avrebbe limitato per l’intasamento di dati mentre, la cose che riescono a ridare dignità al tutto, sono la caratterizzazione e le animazioni dei nemici. Questi, pur non godendo di un numero elevato di poligoni che lo compongono, riescono a dare una buona idea di realismo, e le texture fanno il resto.
Le musiche e gli effetti sonori di qualità, costituiscono il comparto sonoro di Rainbow Six Vegas apprezzabile maggiormente mediante l’utilizzo delle cuffie, che permetteranno al giocatore di immergersi al meglio nel gioco e, non di rado, di girarsi di scatto nel sentire un’esplosione.
Recensione Videogioco RAINBOW SIX: VEGAS scritta da DARKZIBO In questo caso, Ubisoft è riuscita a stupire fino a un certo punto l’utenza con questo Rainbow Six Vegas: la giocabilità è buona, così come il comparto tecnico, ma ha avuto anche il torto di non dedicare maggior attenzione alla longevità che si avvale di sole cinque missioni. Solo questo comparto rovina il buon lavoro portato a termine da Ubisoft, che si dimostra, ancora una volta, capace di introdurre qualcosa di nuovo nei suoi titoli per il portatile Sony e di non limitarsi a riproporre semplici porting. Se il genere “spara a tutto e a tutti senza pensare” non vi piace evitate questo titolo, perché stavolta la tattica che ha reso famosa la saga di Rainbow Six è stata definitivamente abbandonata a favore di qualcosa di più immediato.
In definitiva un gioco apprezzabile, ma che avrebbe potuto dire molto di più.
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