Recensione di Capcom Classics Collection Remixed

Copertina Videogioco Capcom CCRemixe
  • Piattaforme:

     PSP
  • Genere:

     Arcade
  • Sviluppatore:

     Capcom
- 20 giochi da sala in un UMD
- Perfetta emulazione
- Tanti extra
- Alcuni giochi sono dei capolavori…
- …ma molti titoli sono anonimi
- Non si può salvare la partita di ciascun gioco
- Nessuna opzione Game-Sharing
- Manca Street Fighter 2
A cura di (Makinit) del
Sommersi da collezioni su collezioni, la moda che da un po’ di tempo imperversa sulle console casalinghe non sembra risparmiare nemmeno le console portatili, come conferma questa nuova raccolta di Capcom, che vede raggruppati 20 tra i suoi maggiori classici da sala giochi, alcuni dei quali mai apparsi prima d’ora in una console.

Un “remix” tutto nuovo
Dopo aver premuto START nel pannello principale, accederemo alla lista di giochi: 20 in tutto. Capcom Classics Collection era però già apparso su PlayStation 2 e X-Box, presentando 22 titoli dalla stessa natura arcade, a parte Super Ghouls’n’Ghost, che era esclusiva Super Nintendo. Il primo aspetto da notare della fase di trasposizione da PS2/X-Box a PSP è che la collezione di giochi è cambiata quasi radicalmente. Solo nomi come Final Fight, Section Z, Bionic Commando, Legendary Wings e Forgotten Worlds sono presenti in versione sia casalinga che portatile. Il resto dei giochi sono inediti ed esclusivi (almeno per ora) della versione PSP. Fra i nuovi nomi spiccano per eccellenza il leggendario Strider (decisamente sottovalutato da Capcom) e il superbo Captain Commando. Altri ancora sono “leggendari” per motivi storici ed è il caso di Street Fighter, il capostipite della serie che rivoluzionò il modo di concepire i picchiaduro ad incontri. Three Wonders è a sua volta una compilation di tre titoli, rispettivamente d’avventura, di sparatutto a scorrimento orizzontale e di puzzle. Il resto della raccolta comprende i seguenti titoli: 1941, Magic Sword, Black Tiger, Side Arms, Mega Twins, Avengers, Block Block, Last Duel, Varth, The Speed Rumbler e Quiz & Dragons.

Atto pratico: emulazione riuscita?
Non un rallentamento, non problema sonoro o difetti grafici che possano testimoniare uno scarso lavoro da parte di Capcom in fase di emulazione, che fa di questa collezione il suo punto forte. Inserendo l’UMD nella PSP vi troverete con 20 titoli identici alle loro controparti da sala, dei veri e propri arcade-perfect. I caricamenti pre-gioco durano una decina di secondi e non vi saranno ulteriori schermate d’attesa di cui preoccuparvi. Decisamente apprezzabile anche la possibilità di cambiare la forma dello schermo, seppur non con totale libertà. Potrete infatti scegliere tra tre diverse impostazioni, che variano da quella originale a schermo parziale con bande nere laterali verticali, o a schermo intero che copre l’intera area visiva (la scelta più consigliata). Una chicca per gli appassionati irriducibili degli sparatutto a scorrimento verticale è la possibilità di variare ulteriormente la forma dello schermo in modo tale da poter giocare tenendo la stessa PSP in verticale, permettendo di aumentare notevolmente il campo visivo; i controlli ovviamente varieranno per venire in contro a questa visuale. Di certo si tratta di un modo particolarmente originale di giocare alla console Sony, e in questo frangente Capcom ha piacevolmente stupito.

Il buono e il cattivo tempo del multyplayer
Per tutti e 20 i giochi è disponibile una modalità multigiocatore, sia essa cooperativa, a turni, o a incontri. Decisamente facile da utilizzare, basta semplicemente attivare l’interruttore apposito della PSP prima che uno dei giochi inizi, ma vi verrà comunque segnalato il momento migliore per effettuare l’azione attraverso un pratico e ben visibile messaggio. Se da un lato l’operazione risulta molto rapida e intuitiva, si fa sentire la mancanza di una opzione game-sharing, che avrebbe reso un servizio enorme, permettendo partite in gruppo anche a coloro che non possiedono una copia del gioco. Tale mancanza appare ancora più grave se si considera che anche produzioni ben più complesse sono dotate di una opzione di condivisione e che Capcom Classics Collection Reloaded, il seguito di questa collezione, non lacuna questa possibilità.

Difetti evitabili
Ulteriore mancanza oltre il già citato game-sharing, risulta essere l’impossibilità di salvare una partita nel bel mezzo dell’azione. Se quindi siete quasi alla fine di un gioco così dannatamente difficile e longevo come Strider (e avete sudato sette camicie per arrivarvi), vi accorgete che l’ipotetico viaggio in autobus è arrivato alla fine: non potrete salvare istantaneamente una partita, ma potrete al massimo tenere in sandby la console, sperando che nel frattempo questa non esaurisca la sua carica.
Anche questa è una mancanza decisamente evitabile, la prova ne è il fatto che Capcom Classics Collection Reloaded (ancora lui) permette di salvare istantaneamente lo status di una partita.

Stima e valore dei titoli
Ciascuno dei giochi vanta un proprio menù dei bonus, che si dividono in categorie come History: una breve “lezione” sulla storia del gioco; Tips: una serie di suggerimenti più o meno utili; Art: una collezione di rari disegni e artwork e infine Music: un juke-box contenente le musiche originali e in rari casi anche alcuni remix. All’inizio sarà disponibile solo la History, mentre, per sbloccare tutto il resto, sarà necessario eseguire alcuni compiti ben spiegati dal gioco.
Se questo aggiunge una notevole spinta a voler giocare e rigiocare ogni singolo gioco, va ammesso che non tutti i titoli sono eccelsi. Al contrario, almeno la metà si tratta di banali sparatutto a scorrimento (se si eccettuano titoli come Forgotten World). A parte Strider, Captain Commando, Final Fight, Three Wonders e davvero pochi altri, nessuno dei titoli riuscirà a catturare a lungo un giocatore medio. Nemmeno i nostalgici più accaniti e fedeli possono ritenersi soddisfatti dei titoli presenti. Si avrebbe certamente preferito avere almeno uno degli innumerevoli Street Fighter o Ghouls’n’Ghost, al posto di una massa di cloni di sparatutto e platform semi-identici tra loro.
Recensione Videogioco CAPCOM CLASSICS COLLECTION REMIXED scritta da MAKINIT Capcom svolge bene il suo compitino per casa, ma al momento della valutazione è noto che chi non dà il massimo non merita il massimo. Una collezione che ha il suo punto di forza solo nell’emulazione perfetta e nella qualità di soli tre o quattro titoli. La mancanza del Game-Sharing mina la possibilità di frequenti partite in gruppo. La mancanza di un opzione di salvataggio in-game è semplicemente inaccettabile per un gioco destinato ad una console portatile. Così come è inaccettabile la mancanza di vere glorie, come il sempreverde e mai troppo lodato Street Fighter 2. Ma per avere tutto questo, cari nostalgici (e non), dovremo rivolgerci a Capcom Classics Collection Reloaded.
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