Recensione di Ghost in the Shell: Standalone Complex

Copertina Videogioco GITS
  • Piattaforme:

     PSP
  • Genere:

     Azione
  • Sviluppatore:

     Cavia
  • Distributore:

     Atari
  • Lingua:

     Italiano
  • Giocatori:

     1-4
- Licenza prestigiosa - Sistema di controllo
- Longevità
- Grafica poco incisiva
A cura di (Okami) del
Quello degli sparatutto in soggettiva è un genere che negli ultimi anni ha preso parecchio piede.

Parecchia strada è stata fatta dagli esordi di Wolfenstein 3D, seguito da Doom, Hexen, Quake ed innumerevoli sequel.

Il risultato di tanta popolarità è che, prima o poi, uno o più giochi del genere sono destinati a comparire su ogni piattaforma videoludica "che si rispetti", e la PSP certo non fa eccezione.

Ghost in the Shell, Standalone Complex è il secondo FPS a comparire sul meraviglioso schermo 16:9 della console portatile Sony.

Le premesse per un giocone ci sono: una licenza prestigiosa (Ghost in the Shell è un notissimo fumetto giapponese di Masamune Shirow) e un genere che "tira"... Riuscirà il gioco a non deludere le aspettative?

Scopo del gioco
Il giocatore si deve calare nei panni di uno dei personaggi della Sezione 9: Motoko Kusanagi, Batou, Ishikawa e Togusa e sgominare una (apparentemente infinita) banda di terroristi. Per fare ciò ha a disposizione un nutrito arsenale, e se non bastasse viene affiancato da un mech (tachikoma, pesantemente armato) che risponde a semplici comandi (risparmia le munizioni, avanza) ma può anche essere guidato direttamente dal giocatore ogniqualvolta rischi di essere sopraffatto dal volume di fuoco degli avversari.
Ecco, va detto che negli FPS solitamente la trama è relegata a mero pretesto per la distruzione indiscriminata di tutto quanto si muove su schermo, GITS non fa eccezione.
Il reale scopo del gioco è ripulire la città quartiere per quartiere.

Giocabilità
Personalmente non sono mai stato un grande fan degli sparatutto in soggettiva: indipendentemente dalla piattaforma il sistema di controllo riesce sempre ad essere controintuitivo. Prima era la tastiera del computer, poi tastiera e mouse, poi i due pad analogici, ora di nuovo un singolo pad. Come sempre nelle prime fasi di gioco ci si trova a cozzare a destra e a manca con qualsiasi oggetto, poi inevitabilmente si prende confidenza con l'interfaccia.

Ecco, il problema della PSP è forse proprio il fatto che esistono metodi migliori per controllare il personaggio, ma non con un solo pad analogico.

Il mech, che inizialmente è una mano santa e salva il giocatore da morte certa in parecchi momenti di imbarazzo, nelle successive fasi di gioco diventa spesso un impedimento, ed è difficile "convincerlo" a fare ciò che si desidera, altre volte invece si occupa di tutto da solo e relega il giocatore a mero spettatore.

Grafica e sonoro
Probabilmente è stato fatto il possibile per sfruttare la RAM video della PSP, di fatto il risultato non è certo ottimale. Il numero di nemici su schermo è sempre molto limitato, ma forse è un bene visto che pochi bersagli distraggono meno. Le texture dei palazzi sono ripetitive e gli scenari sono composti da un numero di poligoni appena adeguato.
Anche il sonoro non è particolarmente curato: gli effetti non fanno gridare al miracolo (migliorano marginalmente utilizzando un paio di cuffie - non gli auricolari della PSP).
Le voci invece fanno la differenza: è notevole la quantità di parlato, e a molti farà piacere riconoscere le voci dei doppiatori della serie. Peccato che il gioco sia rigorosamente in lingua inglese (solo il manuale è in italiano).

Multiplayer
La connettività WiFi permette sfide multigiocatore. Ciascuno utilizza un personaggio umano o un tachikoma e i combattimenti si svolgono nell'ambito dei livelli della modalità adventure. In queste fasi l'abilità del giocatore fa la differenza: non è possibile utilizzare la mira automatica (presente nella modalità adventure) e la scelta delle armi giuste diventa cruciale.
Recensione Videogioco GHOST IN THE SHELL: STANDALONE COMPLEX scritta da OKAMI La storia nebulosa e un sistema di controllo non convincente rendono poco appetibile il gioco. Risulta evidente la realizzazione affrettata (ad esempio per la mancanza di mappe o riepilogo degli obiettivi delle missioni). Come spesso accade, l'investimento nella licenza comporta una minore cura per il gioco. Consigliato solo agli appassionati della serie o a chi ha finito Coded Arms ed è in crisi d'astinenza da FPS.
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