Recensione di Final Fantasy IV The Complete Collection

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PSP
  • Genere:

     Gioco di ruolo
  • Sviluppatore:

     Square-Enix
  • Distributore:

     Halifax
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     22 Aprile 2011
8.3
Voto lettori:
9.1
- Colonna sonora che farà vendere milioni di cuffie
- Un pezzo di storia videoludica su PSP
- Sceneggiatura sopraffina
- Due giochi e mezzo al prezzo di uno
- Vecchio nel concept
- Combattimenti casuali troppo frequenti
- Riproposto con un pizzico di pigrizia
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A cura di Gianluca Arena (DottorKillex) del
Si scrive Final Fantasy ma si pronuncia JRPG. Da un quarto di secolo, nell'immaginario collettivo, il binomio tra l'arcinota saga made in Square Enix e il genere di appartenenza (che pure, contrariamente a quanto molti pensano, preesisteva rispetto alla saga dei cristalli) è stato inscindibile, e ha segnato almeno quattro generazioni, sia a livello di videogiocatori, sia a livello di console, dal Super Nintendo al DS, passando per il Wonderswan Color. PlaystationPortable, che ha già beneficiato del remake dei primi due capitoli, vede aggiungersi oggi questa Complete Collection alla sua line up e la domanda, visto l'andazzo preso dalla casa dei Chocobo negli ultimi anni, nasce spontanea: vergognoso sfruttamento commerciale o capolavoro?

I fantasmi di Cecil
Secondo l'affollatissimo stuolo di appassionati della saga, forum e sondaggi alla mano, Final Fantasy IV è uno dei migliori episodi della saga, probabilmente secondo solamente all'inarrivabile sesto capitolo, a oggi uno dei migliori giochi mai prodotti. Fu in effetti la prima fantasia finale a proporre una sceneggiatura di un certo livello, con personaggi che andassero oltre gli stereotipi del genere ruolistico, primo tra tutti Cecil, tormentato protagonista: braccio destro del re, questo cavaliere nero, dopo aver razziato centinaia di villaggi alla ricerca dei cristalli magici arriva ad un punto di rottura quando il suo regnante gli ordina dei massacri sempre più crudeli su civili innocenti, pur di recuperare questi potenti monili. La coscienza di Cecil si erge subito a vera protagonista delle vicende, portandolo a disertare ed a diventare presto un reietto: qui comincerà il suo viaggio, che nelle prime fasi lo vede fianco a fianco di Kain, dragoon e compagno di mille battaglie, il cui nome ben fotografa le vere attitudini di Rosa, maga bianca che gli darà un figlio, Ceodore, eroe di The After Years, e di Rydia, giovane evocatrice che inizialmente rappresenterà una palla al piede per il party, per poi diventare uno dei personaggi più potenti dell'intero cast. La linearità del gioco è ampiamente controbilanciata dalla bellezza del plot, che si lascia ancora seguire anche a tanti anni dall'uscita, confermando che una grande storia non ha età. Meno forti a livello narrativo sia Interlude, una breve avventura che fa da ponte tra gli avvenimenti del gioco originale e The After Years, sia quest'ultimo, finora inedito su console Sony, se è vero che i soli utenti Wii hanno potuto goderne tramite Virtual Console. In generale, comunque, soprattutto se confrontate alle ultime produzioni Square Enix (da Final Fantasy XIII ai recenti Lord of Arcana e Dissidia Duodecim), le trame sottese ai giochi contenuti in questa compilation risultano più che soddisfacenti, soprattutto per merito del capitolo originale. Ma ciò che decretò il successo del quarto capitolo, sin dai tempi dei 16 bit, non fu solo una storia ben raccontata, ma soprattutto delle meccaniche di gioco eccellentemente strutturate, che contribuirono a fissare i canoni di un genere, quello dei giochi di ruolo di stampo giapponese, che è rimasto pressoché immutato nel tempo.

Il Giappone fa scuola
L'alternanza villaggio – dungeon, le summon, l'Active Time Battle, gli incontri casuali: molti dei cardini della saga, quei marchi distintivi che hanno fatto di Final Fantasy una delle più amate, e riconoscibili, saghe videoludiche di tutti i tempi, possono essere assaporate giocando a questa versione dedicata a PSP.
Il party si comporrà di personaggi in un numero variabile da 1 a 5, le ambientazioni saranno quelle classiche del genere e comprenderanno deserti, grotte sotterranee, montagne innevate e villaggi ricolmi di gente indaffarata. I combattimenti rivestiranno un ruolo di primaria importanza sia per avanzare nella storia, sia per potenziare i propri personaggi, perché, sebbene il livello di difficoltà sia stato tarato ex novo per meglio incontrare l'attuale generazione di videogiocatori, Final Fantasy IV non perdona né la supponenza né la distrazione: affrontare anche solo un semplice incontro casuale sottogamba, soprattutto durante la prima decina di ore di gioco, significa venire letteralmente spazzati via da nemici scaltri e che necessitano di strategie assai diversificate per essere sconfitti. La possibilità di settare il ritmo delle battaglie comodamente dal menu delle opzioni, rappresenta di per sé un elemento discriminante per la difficoltà generale e per il tipo di esperienza che il giocatore vuole vivere: posizionando il cursore sulla voce “wait”, infatti, il titolo prenderà le sembianze del gioco di ruolo a turni puri, dove ad ogni mossa del nostro party ne corrisponderà una dei nostri avversari, in un'alternanza regolare e sincopata, mentre posizionandolo su “active”, si potrà sperimentare quello che all'epoca fu una vera e propria rivoluzione, l'ATB (Active Time Battle). Scegliendo questa opzione, lo scorrere del tempo imprimerà un ritmo vertiginoso agli scontri, favorendo il giocatore rapido nelle scelte e nei riflessi e penalizzando, tramite un gran numero di attacchi subiti, quello eccessivamente riflessivo: ci sentiamo di consigliare quest'ultima opzione a coloro che si avvicinano per la prima volta al mondo di FFIV, mentre i giocatori non più di primo pelo si fionderanno sul primo metodo di combattimento.
Qualunque sia la vostra scelta, combattere sarà un piacere: vuoi per l'eccellente monster design, vuoi per dei menu accessibili e funzionali, vuoi per il gran numero di armi ed armature a disposizione, ogni scontro sarà un test di abilità e un banco di prova per il nostro party, che si rafforzerà visibilmente di ora in ora, ricompensando i giocatori più pazienti e lungimiranti. Va detto, a onor del vero, che la pazienza è una qualità necessaria ma non sufficiente per godere appieno del prodotto Square Enix: il ritmo a cui il nostro party viene costretto al combattimento è spesso snervante, pericolosamente vicino a quello del gioco originale uscito esattamente vent'anni fa, e di fatto castra ogni tipo di velleità esplorativa, perché percorrere una zona inesplorata della mappa in cerca di un brivido è possibile solo al prezzo di essere interrotti ogni quindici – venti secondi. Pur abituati a questa pratica da anni di JRPG su varie console riteniamo che, al pari di altri aspetti del gioco che hanno subito un restyling, la software house giapponese avrebbe potuto ricalibrare anche la frequenza dei combattimenti per evitare di frustrare il giocatore medio odierno, poco avvezzo alle pratiche in uso in ambito ruolistico nel 1991. Linearità e combattimenti casuali a parte, comunque, abbiamo tra le mani un prodotto di innegabile classe, invecchiato più che bene, nonostante abbia perso la carica innovativa che sfoggiava alla sua prima uscita sul mercato.

Rifarsi il trucco vent'anni dopo
Serve uno spiccato spirito critico e una visione d'insieme del prodotto e della sua collocazione nell'attuale mercato videoludico per valutare obiettivamente il lato estetico di Final Fantasy IV The Complete Collection: bisogna considerare, innanzitutto, che stiamo parlando di un remake che gode di innegabili migliorie grafiche (dalla maggiore definizione alla grandezza degli sprite) ma che non ha subito lo stesso trattamento della versione per Nintendo DS, per la quale i ragazzi di Matrix Software riprogettarono da zero il motore grafico.
Va detto che l'utenza PSP, magari infelice della mancanza di un secondo analogico, non abbia nulla da lamentarsi delle capacità grafiche dimostrate dalla console portatile Sony, e si sia ultimamente abituata a titoli di grandissimo spessore tecnico, ben lontani dallo spettacolo fortemente vintage offerto da questo prodotto. Come per la giocabilità, il metro per valutare l'impatto grafico è fatalmente cambiato in due decadi, ma la classe non è acqua, e il character design, le talking head e molti dei boss non faranno rimpiangere l'assenza di poligoni e di ombreggiature. Square Enix ha scelto di riproporre (pigrizia?omaggio ad un grande classico?) la stessa veste grafica del gioco originale, come già fece su Game Boy Advance qualche anno fa, e non ci sentiamo di bocciare il risultato finale, complice forse un pizzico di nostalgia per un'era videoludica che, purtroppo, non tornerà più. Pochi dubbi, invece, su una delle più belle colonne sonore dell'intera serie, nonché del recente passato: la possibilità di scegliere la versione originale o quella riarrangiata non è che un inutile orpello: qualsiasi cosa il giocatore scelga, le sue orecchie saranno raggiunte da melodie mai fuori luogo (munitevi di cuffie!), che sottolineeranno i momenti più alti della vicenda, come anche un adrenalinico boss fight. Promossa anche la longevità: anche il solo Final Fantasy IV sarebbe valso senza ombra di dubbio l'acquisto della compilation, visto che garantisce un'esperienza di gioco sufficientemente lunga, anche se scevra del gran numero di quest opzionali cui l'utenza odierna è spesso abituata, ma la presenza di The After Years e, in maniera minore, di Interlude, allunga di buone 15 ore la durata generale.
Recensione Videogioco FINAL FANTASY IV THE COMPLETE COLLECTION scritta da DOTTORKILLEX Final Fantasy IV The Complete Collection non fa mistero di essere un prodotto per appassionati, che difficilmente farà cambiare idea a quanti hanno sempre avuto una repulsione naturale per combattimenti casuali, classi e dungeon.
Non fa nulla, infatti, per piacere ai neofiti, presentandosi con una veste grafica poco migliore di quella originale, un ritmo forsennato di scontri casuali e la stessa linearità che caratterizzava la produzione del 1991: certo, consente anche all'utenza Sony di godersi The After Years e gli dedica il breve piacere di Interlude, ma siamo sicuri che molti tra i giocatori odierni gli preferiranno prodotti più “moderni”, perdendosi, loro malgrado, uno dei giochi di ruolo più influenti e rifiniti della storia di Square Enix. Irrinunciabile per quanti amano la saga di Final Fantasy, comunque consigliato, ma non imprescindibile per tutti gli altri.
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