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Lunar Silver Star Harmony

Lunar Silver Star Harmony

Dal passato con furore

Recensione
A cura di del
Eoni fa, quando la console war si combatteva in bassa definizione e il supporto principale erano le cartucce, Sega sconvolse il mercato lanciando un add-on per il suo Megadrive che permetteva la riproduzione di cd, un formato estremamente più capiente e versatile delle cartucce. Come spesso accaduto nella storia videoludica, le potenzialità del Mega-CD non furono sfruttate, e questo hardware fu un vero e proprio fallimento, in termini di supporto delle terze parti e, soprattutto, di vendite. Tuttavia, i giocatori meno giovani ricorderanno un JRPG particolarmente valido uscito per questa console, Lunar, capace si sfruttare il maggiore spazio su cd offrendo all’utente una grande vastità di ambienti, una colonna sonora indimenticabile e una storia densa e avvolgente.
La saga di Lunar è fortunatamente sopravvissuta al Mega-CD e adesso sbarca su PlaystationPortable.

Una canzone per salvare il mondo
Dopo episodi contraddittori (soprattutto su Gameboy Advance), Sega ha deciso di rilanciare una delle sue saghe più amate, proponendo un remake dell’episodio originario su PSP. Questo significa che il gioco ha goduto di una cosmesi generale e di uno svecchiamento di alcuni aspetti, ma che, fondamentalmente, è lo stesso di quasi diciassette anni fa, con tutto ciò che questo comporta. Diciamo subito che una cosa non è invecchiata, o meglio, lo ha fatto benissimo, come il migliore dei vini d’annata: la storia.
Dopo una sequela di plot stantii o troppo pretenziosi, la storia di Lunar vi appassionerà e, nella sua semplicità, saprà emozionarvi e coinvolgervi come poche altre, nonostante riprenda pedissequamente gli avvenimenti del primo episodio.
Alex, il nostro alter ego, è un ragazzino come tanti, con un sogno (diventare Dragonmaster, cioè paladino del bene e della dea Althena), uno strano compagno di avventure (Nall, un simil-gatto dotato di ali e soprattutto di parola) e una sorellastra (la tenera e affascinante Luna).
Stufo della solita vita nel suo paesino natio, decide di avventurarsi nei dintorni alla generica ricerca di un po’ di azione, e, come da copione, finirà con l’imbarcarsi in un viaggio lungo e straordinario, alla ricerca dei quattro draghi che potranno conferirgli il titolo a cui anela. Non mancheranno i clichè narrativi, dall’intreccio che ci porterà a dover salvare il mondo al rapimento della nostra amata, ma la sceneggiatura è scritta come meglio non si potrebbe e quindi, anche quando accade qualcosa di ampiamente previsto, c’è comunque gusto nel leggere i dialoghi dei personaggi, le loro reazioni, le dinamiche di un gruppo di compagni di viaggio quanto mai variegato e male assortito.
Ognuno dei personaggi ha un proprio carattere ben distinto e, cosa che non ci capitava da tempo, il gioco spinge a parlare anche con una miriade di PNG che, al contrario della maggioranza delle altre produzioni, avranno sempre qualcosa di diverso e di utile da dirci, restituendoci la sensazione di essere davvero immersi in un mondo vivo e sterminato.
L’incipit ci metterà nei panni dei quattro eroi leggendari che vinsero contro il male ben prima della nascita di Alex, e i giocatori più navigati intuiranno pezzi di storia già da questi primi minuti di gioco. Vi assicuriamo, però, che la storia merita di essere vissuta in prima persona se è vero che, in fondo, è ciò che ha contraddistinto, negli anni, questa saga dalle mille altre presenti sul mercato.

Gli anni passano
A differenza del comparto narrativo, purtroppo, non tutto in Lunar è invecchiato bene e il gioco, come molti altri remake proposti sull’handheld di Sony (basti pensare ai due Star Ocean), è ancorato a meccaniche ormai sorpassate e ad un ritmo tutt’altro che esaltante.
Il sistema di combattimento è identico all’originale, a turni e la stessa “disposizione spaziale” dei membri del nostro party, che potranno colpire solo nemici a tiro, a seconda degli spostamenti avvenuti durante la battaglia: nonostante i nemici siano visibili su schermo e quindi in teoria evitabili, in realtà vi troverete costretti a combattere ogni tre per due, perché questi sono estremamente più veloci di voi e sono piazzati in tutti i punti strategici, risultando spesso assolutamente impossibili da “dribblare”. La vecchia dinamica dei turni si ripete sempre uguale a sé stessa e riteniamo che non sarebbe stata un’offesa all’originale se i programmatori di GameArts avessero attualizzato il battle system, rendendolo più snello e, magari, più veloce.
Peraltro, il gioco ha una doppia anima: se da un lato sembra porsi come un titolo di nicchia, dedicato ai giocatori di vecchia data, dall’altro tenta di far presa sul pubblico più giovane con un brusco abbassamento del livello di difficoltà (abbiamo visto la schermata di game over una sola volta e, per esigenze di trama, non perché realmente sconfitti sul campo di battaglia) e una inspiegabile banalizzazione di tutti i dungeon del gioco, abbreviati e rimpiccioliti, tanto che risulterà impossibile perdersi al loro interno.
Il tentativo di conquistare l’audience più ampio possibile fallisce, quindi, miseramente: chi aveva giocato all’originale, farà fatica ad accettare un livello di difficoltà ridicolo e dei dungeon pesantemente menomati e chi si avvicina solo adesso all’universo di Lunar troverà antiquati sia il sistema di combattimento, sia quello che regola la crescita dei membri del nostro party, completamente automatico e privo di ogni possibilità di personalizzazione.
Non che ci siano solo lati negativi: come tutti i classici, il gioco in sé funziona, ma esce indebolito dal confronto con titoli che, pur potendo contare su una caratterizzazione dei personaggi infinitamente più povera, offrono magari un alto grado di customizzazione del party e un battle system più versatile.
Questo remake ha saputo regalare le stesse emozioni del capitolo originale a livello di trama, ma ha lasciato l’amaro in bocca soprattutto per la scelta di semplificare tutto il semplificabile.

Rifacciamoci il trucco
Promozione, ma con riserva anche per quanto concerne il lato tecnico del gioco che, come facilmente intuibile, è il migliore di tutta la serie: i nuovi disegni, i nuovi colori, le animazioni e i fondali realizzati a mano sono quanto di meglio potesse apparire sul luminoso schermo della nostra PSP: Lunar non aveva mai brillato tanto, e agli appassionati scenderà una lacrimuccia nel vedere quanta cura sia stata prestata ai modelli dei protagonisti e, in generale, al mondo che fa da teatro alla vicenda.
Qualcuno potrebbe obiettare che, dopo diciassette anni, era il minimo, ma su PSP abbiamo esempi lampanti di come non basti la pura potenza tecnica per realizzare qualcosa che davvero compiaccia l’occhio.
Insieme alla storia, Lunar eccelle anche in un altro aspetto: quello sonoro. Come per l’originale (la cui colonna sonora rimane una delle migliori ascoltate fino ad oggi), il gioco propone delle tracce ispirate, spesso cantate, e comunque perfettamente in linea con gli avvenimenti. Consigliamo vivamente le cuffie, perché sarà una gioia per le vostre orecchie.
Ma allora la riserva dov’è? Nel fatto che i filmati (peraltro realizzati molto bene in stile anime) abbiano delle inspiegabili bande nere ai lati, quasi come se non fossero state adattate al display 16:9 di PSP e, soprattutto, nei tempi di caricamento.
Per quanto il formato UMD abbia ricevuto diverse critiche negli anni, stentiamo a credere che necessiti di una serie di piccoli (ma continui) caricamenti come fosse l’originale cd a 1X del Mega-CD. Praticamente qualsiasi vostra azione, dal salire una rampa di scale, all’uscire da un negozio, ad accedere alla mappa principale, sarà preceduta da un caricamento di 2-3 secondi, che rallenterà ulteriormente un gioco che non fa certo del ritmo uno dei suoi punti di forza.
Nella media la longevità, che sopperisce all’assurdo abbassamento del livello di difficoltà generale offrendovi una storia principale lunga, che difficilmente porterete a termine prima di una trentina di ore di gioco.
  • + Una storia che merita di essere raccontata
    + Colonna sonora e doppiaggio al top della categoria
    + Un classico che torna a splendere
  • - Personalizzazione del party assente
    - Svecchiato solo in campo grafico
    - Troppo facile
voto
7,8

Lunar: Silver Star Harmony rimane un titolo consigliato, perché, al giorno d’oggi, ha molto da insegnare a chi le trame dei giochi di ruolo le scrive e anche a chi se ne innamora con troppa facilità: se una storia sa di già visto, ma si continua a seguirla e ad emozionarcisi, significa che è scritta maledettamente bene.
Questo, se aggiunto ad un comparto sonoro tra i migliori della line-up PSP a oggi e al fattore nostalgia per i meno giovani, potrebbe bastare per spingere all’acquisto di una copia del gioco dal mercato di importazione americano.
Va fatto però un avviso ai naviganti: se amavate l’originale, il prezzo da pagare per godere di questo remake sarà un livello di difficoltà praticamente nullo e una castrazione consistente della fase di esplorazione; chi, invece, si avvicinasse alla saga solo adesso, tenga sempre a mente, mentre è bloccato nell’ennesimo combattimento che non è riuscito ad evitare, che Lunar è pur sempre un gioco di vecchia generazione. Con il trucco rifatto, certo, ma vecchio dentro, con tutto ciò che questo può comportare.

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