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Va(le) Pensiero

Va(le) Pensiero

Lettera aperta a Naughty Dog

Rubrica
A cura di Valentino “BigV” Cinefra del 06/12/2016
NB: Nel testo sono presenti alcuni riferimenti alla trama. Nel caso in cui non abbiate avuto ancora occasione di prendere in mano il titolo e non vogliate spoilerarvi nulla, non vi consigliamo di proseguire oltre nella lettura.
Cara Naughty Dog,

io e te non ci conosciamo da molto, ma dal primo momento che ti ho incontrata ho capito subito quanto fossi speciale. Anni fa, quando giocavo a quel tuo platform un po' legnoso (cerca di capirmi, venivo da Super Mario 64) insieme a un amico che aveva una delle prime PlayStation arrivate nella mia città, mi facevi divertire. Ma ho capito come fossi veramente solo di recente, quando ho provato il tuo The Last of Us.
Voglio dirti subito come la penso, perché ritengo che all’intelligenza vada corrisposta solamente l’onestà: io non penso che il tuo titolo sia un capolavoro come dicono tutti. Non me ne volere, il lavoro che avete fatto è straordinario sotto molti aspetti, però qualcosa non mi è piaciuto troppo. Ho come l'impressione che hai voluto far sparare così tanto Joel ed Ellie (e spesso in modi non molto divertenti) perché sapevi di avere molti fan di Uncharted e, per farli sentire a casa, hai deciso di far volare molti proiettili. Inutile che nei suggerimenti durante i caricamenti mi dici che posso evitare ogni scontro, se poi spesso mi fai proseguire solo abbattendo tutti quanti. Per non parlare dell'intelligenza artificiale, mannaggia a te, quando sento Joel che dice ad Ellie di non farsi vedere, mentre scorrazza nelle aree di gioco senza che nessuno la veda o la senta.
Ma poco importa, The Last of Us è un cardine così importante dell'industria dei videogiochi che, per cosa c'è a fronte di questo fastidio, va bene tutto. Mi riferisco al lavoro straordinario che hai fatto nel tessere una storia potente. Nella narrazione, in particolare, credo che il tuo gioco non abbia assolutamente rivali. Gioca un'altra partita, di un'altro sport, in un campionato diverso. Se Life is Strange (che ho amato oltre ogni limite immaginabile) annulla la parte ludica del videogioco, ponendoci in un'avventura dove siamo più intenti a guardare un racconto emozionante come pochi, tu hai dimostrato ben altro. Con The Last of Us, hai mostrato a tutti come si possa raccontare una storia talmente profonda da sfiorare le migliori controparti cinematografiche, senza mai dimenticarsi di essere alle prese con un videogioco.
Sono tanti i momenti che mi sono piaciuti. Il primo che mi viene in mente è tutta la sequenza dell'inverno dove controlliamo Ellie. Che bella, che gran lavoro che hai fatto. Mi ha ricordato moltissimo la Jennifer Lawrence di Un Gelido Inverno: quella Ellie lì. Feroce, tosta, con il fiatone e il viso sporco di sangue e fango. Sei riuscita a farmi stringere il cuore nel vedere la ragazza battersi come una leonessa, solo per qualche medicinale da dare al suo Joel, questo bellissimo personaggio dalle sfaccettature talmente reali da far male. Quanto vorrei essere Joel, in un'altra vita.
Ah, ce n'è un altro che, guarda caso, è lo strascico di questa bellissima sequenza. La scaletta, quella cavolo di scaletta che Ellie non vuole fare, perché troppo stravolta e demotivata per proseguire il lungo viaggio. E dopo questo momento la toccante sequenza con le giraffe, simbolo della fine dell'umanità e, allo stesso tempo, una speranza per un nuovo ciclo vitale che potrà risorgere.
The Last of Us mi ha dato il feeling del film indipendente, in senso positivo. Quel tipo di produzioni che badano più al contenuto e al messaggio che alla forma. Il montaggio delle cutscene è scarno, senza troppi fronzoli: passa dal filmato al momento di gioco reale senza soluzione di continuità.

E il finale, che molti hanno criticato o non capito, io l’ho trovato stupendo. Parlando del gioco qualcuno mi ha detto: “Eh però, quel finale aperto lì mi ha dato fastidio”. Non l’hanno capito, non è facile analizzarlo a dovere, questo perché sei stata intelligentissima e coerente nel metterlo in atto. La storia è finita, e lo è con un anti-climax da manuale. Magari Ellie crede davvero a Joel. Forse lo fa perché non può fare altrimenti, perché è l’unica persona al mondo che le è rimasta e, nonostante tutto, la solitudine nel mondo post-apocalittico di The Last of Us non vale il dispiego della verità. È come quando, durante una relazione che tu credevi andasse a gonfie vele, la tua compagna ti dice che dovete parlare. Vi vedete e lei ti dice che non sta più bene con te, che si sente costretta, che dovreste non vedervi più. E tu lì, a pensare a quanto sia impossibile che sia colpa tua, perché sei l’uomo ed è la donna a sbagliare, no? Poi, dopo le tue insistenze, ti dice la verità, ovvero che ti lascia perché in tutto questo tempo sei stato uno s*****o con lei. Ecco, il finale di The Last of Us mi ha lasciato la stessa sensazione: ingiusto, duro, ma vero.

E allora mi chiedo, e ti chiedo: perché andare avanti? Hai davvero bisogno di aggiungere altro a tutto questo? Vuoi o devi farlo?

Non fraintendermi ND, non voglio mettere in dubbio le tue oggettive capacità. Chiunque lo faccia, oggi, a prescindere dallo schieramento di cui si ostina a far parte, rischia di essere più demente della stessa console war che porta avanti. Voglio solo darti una chiave di lettura per questa situazione perché ti stimo, e sono solito essere molto sincero (come sopra) con chi dimostra una superiorità oggettiva, come la tua padronanza inarrivabile del medium “videogioco”. Secondo me, sbagli ad aggiungere una “Part II” al tuo racconto. Fidati, va bene già così com’è. Hai dimostrato, in tutti questi anni, come sia possibile creare un fenomeno di culto senza per forza farlo diventare un franchise, con buona pace di assassini, soldati e hacker della domenica.
Questo, per me, è il tuo più grande successo. La grandezza di un’opera sta proprio qui, nel suo retaggio. Un lavoro speciale, straordinario e straordinariamente imperfetto che, a differenza di tanti altri blockbuster videoludici, a distanza di anni fa ancora parlare di sé come solo le opere di culto sanno fare. E tu ci sei riuscita.
So che un sequel sarebbe per te, e per chi ti supporta, una mossa inequivocabilmente saggia a livello commerciale. Sono un sognatore, non un idiota. Però mi piaceva, finora, l’idea che The Last of Us fosse qualcosa di unico. Mi piaceva pensare che, tra qualche anno, avrei guardato la mia copia della remastered per PlayStation 4 pensando a quanto amo questo medium. Finora, il tuo titolo era il mio Alan Wake per console Sony.
Forse è colpa mia. La cecità - vera o artefatta - di Ellie nel finale è la stessa che ho io adesso. Non voglio The Last of Us 2, perché la storia ci insegna che anche i migliori sbagliano e non vorrei che anche tu, visto che sei composta da tante persone creative, geniali eilluminate, ma umane, potresti interrompere la tua serie positiva di successi. Forse ne ho viste tante negli ultimi anni, e la fiducia incondizionata è qualcosa che è sempre più difficile da mettere sul tavolo oggi giorno.
Quindi non mi resta che augurarti buona fortuna, anche se speravo che le cose andassero diversamente tra noi. Alla fine, so che non vedrò l’ora di saperne di più sul gioco e, quando uscirà, di giocarlo pronto a farmi sconvolgere di nuovo da Joel, Ellie e la loro storia. Non deluderci.

Con affetto, Valentino
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