Recensione di Sword Art Online Lost Song

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PS4
  • Sviluppatore:

     Namco Bandai
  • Data uscita:

     26 marzo 2015 Giappone - 12 novembre 2015 Europa
- Combat system più adrenalinico...
- Mappe più ampie
- Offerta ludica molto consistente
- ...ma che manca di profondità
- Comparto tecnico solo sufficiente
- Narrativa deludente
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A cura di (DottorKillex) del
Lo scorso agosto ho personalmente recensito Sword Art Online RE Hollow Fragment, rimanendo deluso da molte delle scelte di game design ma non bocciandolo completamente, soprattutto per quanti hanno amato la serie originale.
Oggi, dopo molte ore di gioco, sono qui a raccontarvi di Sword Art Online Lost Song, che, paradossalmente, rappresenta, allo stesso tempo, un passo avanti rispetto al titolo di cui sopra ma non il salto di qualità che una licenza talmente appetitosa avrebbe meritato.
Andiamo a vedere insieme, allora, quali sono i cambiamenti apportati a questo nuovo action RPG di Bandai namco.



Espansioni virtuali
In un mondo dei videogiochi che somiglia terribilmente a quello reale, per il gioco di ruolo online Alfheim Online è stata rilasciata un'espansione e Kirito, nonostante sia uscito per miracolo dalla precedente esperienza con il titolo, non trova di meglio da fare che buttarsi a capofitto in questa nuova avventura (ah, i videogiocatori!), che sarà ambientata in luoghi inediti e dotata di un arco narrativo estraneo a quello principale.
La storia, scritta appositamente per il gioco, si rivela, sorprendentemente, uno degli aspetti più deboli della produzione, perché fallisce nel proporre un intreccio appassionante e, soprattutto, nel distaccarsi dalla dicotomia tra l'essere un prodotto indipendente e una continuazione degli avvenimenti noti a tutti i fan della saga.
Gli eventi che prendono piede nell'area di Svart Alfheim, quella dove è ambientata l'espansione, pur staccandosi dalla linea narrativa principale, presuppongono una conoscenza abbastanza approfondita della serie e delle personalità che ruotano attorno a Kirito, risultando così ugualmente ostici per i neofiti, che, come in occasione del precedente Hollow Fragment, potrebbero rimanere tagliati fuori dalla completa comprensione degli eventi.
Inizialmente, quando era stata annunciata una storia inedita creata per l'occasione, avevo intravisto l'opportunità di allargare il bacino di utenza e avvicinare molti videogiocatori ad una proprietà intellettuale brillante e ben scritta, ma la trama che sorregge le scorribande nei dungeon di Svart Alfheim fallisce nel tentativo di offrire uno spaccato del mondo di Sword Art Online, risultando più apprezzabile per i veterani della saga, abituati ad un certo tipo di fan service e che non faticheranno a riconoscere una manciata di volti familiari.
A parziale consolazione, va detto che il fulcro dell'esperienza di gioco, un po' come per il predecessore, è rappresentato dal gameplay piuttosto che dalla parte narrativa, e sotto questo punto di vista, l'ultima fatica Bandai Namco fa registrare dei progressi rispetto al recente passato.

Un po' di più, un po' di meno
Il giudizio finale sulle meccaniche di gioco del titolo dipende fortemente dal punto di vista adottato: se si guarda al precedente capitolo, le modifiche sono sostanziali, e quasi tutte per il meglio.
L'introduzione di un nuovo sistema di combattimento, classicamente ancorato agli stilemi tipici dei giochi di ruolo d'azione, dove regna sovrano il controllo diretto del personaggio, aumenta il coinvolgimento nelle battaglie, pur perdendo in coerenza, visto che il combat system MMO-style di Hollow Fragment si sposava forse meglio con il titolo dal punto di vista logico/narrativo.
Poter riempire di botte i bruti semplicemente abusando del button mashing (soprattutto durante la prima decina di ore di gioco) non è, in assoluto, una pratica videoludica inebriante, ma rappresenta comunque un passo avanti per la serie (videoludica), perché il team di sviluppo, non padroneggiando completamente il precedente sistema di combattimento, che invece Monolith Software ha recentemente portato alla sua massima espressione con Xenoblade Chronicles X, ha fatto bene ad affidarsi ad una soluzione maggiormente immediata e soddisfacente.
Certo, soprattutto in volo, le collisioni lasciano a desiderare, e moltissimi degli scontri comuni si risolvono solamente pigiando come dei pazzi sui tasti adibiti agli attacchi, ma la barriera d'ingresso è nulla e certe inutili minuzie viste nel precedente Hollow Fragment sono solo un lontano ricordo.
A proposito di volo, ecco un'altra innovazione di cui le dinamiche di gioco beneficiano enormemente: la possibilità di librarsi in volo aggiunge spessore all'esplorazione, la velocizza e rende maggiormente godibili le fasi in cui non si è impegnati in combattimenti, anche alla luce di mappe decisamente più ampie che in passato.
Tra missioni principali e una moltitudine di secondarie, il cui problema principale è però il somigliarsi fin troppo l'una con l'altra, il giocatore sarà portato ad esplorare tutte e quattro le aree in cui è suddivisa la regione di gioco, tra grotte piene di mostri, paesaggi brulli (anche tecnicamente, come vedremo) e una manciata di boss fight che propongono un livello di sfida adeguato, laddove, invece, la maggioranza dei mostri opporrà una resistenza alquanto blanda.
Nel complesso, quindi, siamo di fronte ad un gioco di ruolo non troppo ispirato né meritevole di chissà quali lodi, che però rappresenta un buon passo avanti rispetto all'offerta ludica di Hollow Fragment e che potrà intrattenere i fan della saga per un buon quantitativo di ore.



Pochezza
Giocato sul televisore di casa, Sword Art Online Lost Song beneficia dell'aumento della risoluzione e dei sessanta frame al secondo discretamente stabili rispetto alla controparte portatile, ma è evidente che la natura multipiattaforma del progetto, giocabile anche su PlaystationVita, ne ha limitato fortemente le ambizioni dal punto di vista grafico.
Una conta poligonale appena sufficiente, compenetrazioni continue e un set di animazioni talvolta legnoso non rappresentano esattamente un buon biglietto da visita, anche se, a onor del vero, il colpo d'occhio, soprattutto durante le fasi in cui ci si perde negli scenari e si esplora, non è affatto malvagio.
La linea d'orizzonte, in compenso, è solo discreta, e, insomma, su PS4 finora si è visto di molto meglio: in quanto a fedeltà del character design e ad espressività delle talking heads, invece, c'è poco da lamentarsi, visto che l'ultima fatica Bandai Namco si dimostra puntuale ed affidabile.
Bene la possibilità di rigiocare il tutto in New Game Plus, feature che aggiunge diverse ore di gioco ad un pacchetto già generoso sotto questo punto di vista.
Recensione Videogioco SWORD ART ONLINE LOST SONG scritta da DOTTORKILLEX Sword Art Online Lost Song rappresenta una naturale evoluzione rispetto al precedente capitolo, aumentando le dimensioni della mappa di gioco, rimpolpando il sistema di combattimento e consentendo al giocatore di volare, ma, nel complesso, si rivela comunque un action RPG “solo” discreto, che non riesce a stare al passo con molti dei congeneri visti su PS4 nel corso dell'ultimo anno.
Le migliorie apportate, comunque, lasciano ben sperare per il futuro, e, anche così com'è, il prodotto è consigliato a tutti i fan della serie originale, coloro i quali apprezzeranno maggiormente l'universo di gioco, le citazioni e i metariferimenti disseminati lungo la trama principale.
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