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Il futuro di PlayStation

Il futuro di PlayStation

Abbiamo incontrato Shuhei Yoshida

Intervista
A cura di Lorenzo “LoreSka” Mosna del 15/03/2015
San Francisco. Sono appena uscito da una sala buia dove, per qualche minuto, ho provato Project Morpheus, il visore della realtà virtuale di Sony. Una signorina mi chiede di attendere, e sparisce in una piccola stanza buia. Dopo qualche minuto, la porta si apre ed ecco comparire Shuhei Yoshida, presidente dei Sony Worldwide Studios e uno dei padri fondatori del progetto PlayStation. Vengo presentato in maniera molto formale e, avendo avuto a che fare con molti giapponesi in passato, mi aspettavo i consueti inchini e scambi di biglietti da visita. Dimenticavo che Yoshida ha studiato in California, e al mio ingresso mi accoglie con una stretta di mano, una pacca sulla spalla, qualche battuta sulla GDC e un gentilissimo invito a sedermi di fronte a lui. La PR alla mia sinistra fa partire un cronometro e, in una sorta di gara contro il tempo, inizia il mio quarto d’ora in compagnia di una delle figure più storiche dell’industria videoludica. Il registratore parte e gli porgo la prima domanda:
Sono passati vent’anni dal lancio di PlayStation. Cosa è cambiato nel mondo dei videogiochi in tutto questo tempo?
Shuhei Yoshida: Wow, che domandone! Beh, il videogioco è diventato un prodotto mainstream, e questo era proprio uno degli obiettivi principali del progetto PS1. Di recente Tom Kalinske ha parlato dei vecchi tempi di Sega, ricordando che con il lancio del Genesis negli Stati Uniti il suo obiettivo fu di portare il videogame dai bambini delle elementari a quelli delle scuole superiori. Noi arrivammo una generazione più tardi, e cercammo di intercettare un pubblico ancora più maturo. Ora viviamo in un mondo in cui tutti giocano ai videogiochi grazie agli smarphone e ai tablet, e praticamente ogni persona nel pianeta si può considerare un gamer. Questo è stato un cambiamento di proporzioni gigantesche.

E qual è stato il ruolo di PlayStation in questo elenco di cambiamenti?
In merito a cosa abbia fatto PlayStation per trasformare il mondo in quello che è oggi… sei tu a dovermelo dire, non io! (Ride). Sai, il fatto è che l’intero business di PlayStation si basa sul fare le cose giuste e, finché seguiremo questa strategia, continueremo a contribuire alla crescita dell’industria dei videogiochi.
Questo contributo di cui parla al momento sta passando attraverso PlayStation 4, che si accinge ad entrare nel mondo della realtà virtuale. Cosa ci dobbiamo aspettare da questa console?
PlayStation 4 sta andando molto bene, e siamo felici del successo che stiamo ottenendo fino ad ora. Abbiamo superato quota venti milioni di console vendute, e abbiamo Bloodborne in arrivo che dovrebbe portare ad una crescita ulteriore. Nel futuro di questa console possiamo aspettarci un buon bilanciamento tra titoli first party e di terze parti, perché è questo uno degli obiettivi a cui stiamo puntando. Con l’arrivo della realtà virtuale, questo aspetto diventerà cruciale, perché siamo davvero curiosi di vedere cosa gli sviluppatori di terze parti riusciranno a fare con questa tecnologia, così come siamo curiosi di esplorare noi stessi delle nuove strade e dei nuovi spazi attraverso la realtà virtuale.
Dunque il futuro è nella realtà virtuale?
Non credo che la realtà virtuale sostituirà il modo tradizionale di fruire i videogiochi. Ci sono e ci saranno un sacco di persone, inclusi noi stessi, che continueranno a giocare ai videogiochi così come lo hanno sempre fatto negli ultimi 20 o 30 anni: utilizzare un videogioco per noi è diventata un’azione automatica, come guidare la macchina. Nessuno vorrebbe mai alzarsi una mattina e ritrovarsi a dover imparare da capo come guidare la propria auto, perché la tecnologia è cambiata. Ma, al contempo, credo che la realtà virtuale sia uno strumento che riesca davvero a proiettarti all’interno del videogioco, facendoti provare qualcosa di mai provato prima. Di conseguenza, è un’aggiunta straordinaria, un’esperienza nuova e atipica che, al contempo, darà un maggior numero di opzioni anche agli sviluppatori di videogiochi.
Lo scorso anno, proprio qui a San Francisco, lei affermò che la realtà virtuale è un nuovo medium, un mezzo di comunicazione diverso dal videogioco. Lo pensa ancora?
Se ti fai un giro in fiere non necessariamente dedicate ai videogiochi, scoprirai che la realtà virtuale è presente per mettere in scena esperienze che non hanno nulla a che vedere con il gioco. Ci sono giornalisti di cronaca nera, ad esempio, che hanno lavorato con la realtà virtuale per ricreare delle scene del crimine e mostrarle al pubblico. Quindi sì, parliamo di un vero mezzo di comunicazione che consentirà di veicolare messaggi senza limitarsi al mondo dei videogame.

Un paio di giorni fa sono stato all’evento di Nvidia in cui è stata annunciata la console Shield, che sarà basata sul cloud. Ritiene che il cloud sarà il futuro dell’industria?
In realtà con PlayStation siamo già nel mondo del cloud da qualche tempo, perlomeno negli Stati Uniti dove abbiamo lanciato il servizio PlayStation Now che consente di giocare ai titoli PS3 sulla propria PS4. E alla gente sta piacendo parecchio, perché la libreria di giochi utilizzabili su PS4 si sta virtualmente ingrandendo senza però obbligare il giocatore a corposi download e all’installazione. Quindi sì, il cloud gaming porta certamente dei grandi benefici e rende il gaming più immediato ed accessibile. Al momento ci sono dei grossi limiti: siamo limitati al mercato statunitense, ai contenuti PS3 e ad un numero ristretto di dispositivi compatibili. Ma con l’aumento dell’offerta e le conseguenti economie di scala, potremo ridurre i costi e raggiungere un maggior numero di persone che riusciranno a giocare a vari titoli PlayStation senza possedere una console PlayStation. Siamo davvero ansiosi di vedere un mondo in cui il cloud gaming prenderà piede.
Dunque le console spariranno, come dice Nvidia?
Gli piacerebbe! (Ride) Ognuno è libero di avere le proprie opinioni, ci mancherebbe. Un tempo fummo addirittura partner con la compagnia che hai appena citato e vendemmo un sacco di hardware assieme a loro. Questa storia secondo cui “non abbiamo più bisogno di console” la sentiamo da prima del lancio di PS4, ma quando lanciammo la console smisero di dirlo. Certo, c’è ancora qualcuno che ritiene che PS4 sarà l’ultima PlayStation, ma il nostro compito è dimostrare che si sbagliano.
Dunque mi conferma la PlayStation 5?
Al momento non la stiamo neanche progettando. Dimostreremo che PS4 non sarà l’ultima console, ma al momento non sappiamo come. Siamo davvero troppo impegnati con Project Morpheus e stiamo lavorando duramente per aggiungere nuove feature a PS4, che è ciò che la gente al momento ci sta chiedendo. Ad esempio, ci chiedono di poter utilizzare un particolare supporto audiovisivo con la console, e noi stiamo lavorando per assecondare molte richieste di questo tipo. Questo è l’obiettivo su cui ci stiamo concentrando.
La vita di questa generazione di console sarà più lunga o più breve delle precedenti?
Ogni volta che esce una nuova generazione di console, la sua aspettativa di vita si allunga. Non sarei sorpreso se questa generazione avesse una vita più lunga o lunga tanto quanto la precedente. Ma, al contempo, abbiamo notato che PS4 sta vendendo più rapidamente di PS3. Questo, forse, non significherà necessariamente una vita più breve di PS4 ma più semplicemente un pubblico che si sta allargando. Inoltre, una console con una vita lunga è certamente più conveniente per gli sviluppatori, che non si troveranno costretti nel breve periodo a dover riadattare tutte le proprie conoscenze e i propri tool di sviluppo a una nuova tecnologia ma potranno dedicare un tempo sempre più lungo a migliorare i propri prodotti.


Produrre videogiochi sta diventando costoso. Come fate a mantenere un prezzo accessibile?
Il prezzo dei videogiochi non è cambiato molto dai tempi dell’era 8 bit. Anzi, è addirittura calato se consideriamo l’inflazione. Al contempo, sono aumentati gli investimenti nell’industria. Allo stato attuale, è una piccola percentuale di videogiochi a prendersi la fetta più grossa del mercato. Nel complesso il numero di videogiochi venduti resta costante, ma il numero di copie vendute dei giochi nella top 10 annuale continua a crescere. Questo aspetto riesce a controbilanciare il costo di produzione di questi giochi: costa tanto produrli, è vero, ma riescono ad acquisire la fetta più grossa del mercato, quindi riusciamo a mantenere il prezzo costante. Chi resta nella fetta più piccola, produce giochi che costano molto meno e riesce comunque a trarne del profitto.
La speranza è che questo trend non continui all’infinito, e che in futuro produrre i giochi non diventi così costoso da scombussolare il mercato.
La distribuzione digitale potrebbe salvarvi da questo scenario apocalittico?
La distribuzione digitale è già una parte fondamentale del nostro business e continuerà a crescere.
Quindi i GameStop chiuderanno?
In realtà GameStop è già molto attiva nel mondo della distribuzione digitale e sta già vendendo contenuti digitale nei punti vendita. Il fatto è che i negozi hanno un valore aggiunto rispetto agli store digitali: hanno le persone. Se tu entri in un negozio, puoi chiedere un consiglio a un commesso o farti illustrare le ultime novità con passione. Questo è un aspetto che non potrà mai essere tolto ai negozi tradizionali, e siamo fermamente convinti che vi sia un importante valore nel mantenere una partnership con i negozianti, che fanno da tramite con i nostri clienti. Il retail non sparirà.
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