Recensione di Dynasty Warriors 6 Empires
PS3

Copertina Videogioco Dynasty Warriors 6
  • Genere:

     Azione
  • Sviluppatore:

     Omega Force
  • Distributore:

     Halifax
  • Lingua:

     inglese
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     disponibile
5.5
Voto lettori:
6.5
- Tanti personaggi
- Numerosi scenari
- Nuove feature interessanti
- Tecnicamente povero
- I.A. deficitaria
- Button Smashing continuo
- Completamente in inglese
A cura di Andrea Piaggio (AP) del
Quando si parla della saga di Dynasty Warriors, è difficile trovare qualcuno che non conosca questo picchiaduro di massa targato KOEI. Decisamente più facile trovare invece chi si lamenti della staticità dei prodotti usciti con questo nome, che con l’aumentare dei sequel non sono mai riusciti a portare una concreta evoluzione della serie. Con Dynasty Warriors 6: Empires gli sviluppatori di Omega Force mantengono quanto visto nel sesto e, per ora, ultimo capitolo di questa serie, ma provano a donargli nuova linfa aggiungendo una componente strategica da attuare prima di scendere in battaglia. Sarà riuscita nell’intento di migliorare quanto visto in precedenza?

La guerra dei Tre Regni
Basandosi sulla sesta uscita della saga, il titolo si ispira, come il suo predecessore, alla Guerra dei Tre Regni che colpì la Cina dal 184d.C. e che esplose con l’insurrezione dei Turbanti gialli. Basandosi su un fatto storico realmente accaduto vi ritroverete dunque a combattere in un contesto storico reale e al quale verrà in aiuto l’enciclopedia in game capace di fornire informazioni utili sia sulle guerre che sui suoi protagonisti più importanti. Purtroppo il consistente testo scritto del software non è stato localizzato in italiano, rimanendo in inglese e impedendo la completa fruizione a chi non si destreggia adeguatamente con la lingua d'albione.
In base alla fazione che sceglierete, tra Shu, Wu e Wei, potrete destreggiarvi con dozzine di combattenti che disporranno armi e caratteristiche proprie. Se vorrete inoltre potrete anche creare un vostro personaggio e gettarlo nella mischia attraverso un editor piuttosto semplice, seppur poco vario.
Dopo aver avviato la modalità Empires (unica disponibile), potrete scegliere il vostro guerriero, ricordando di fare attenzione al suo ruolo. Essi potranno essere Ruler o Officer e ciò diventerà particolarmente fondamentale nella nuova gestione delle battaglie pensate apposta per questa versione.
Dopo aver avviato la partita vi troverete infatti davanti ad una mappa della Cina di quei tempi. I vari colori indicheranno le zone dei tre regni e per vincere dovrete riuscire a unificare tutto l’impero sotto alla vostra bandiera. Se impersonerete un “Ruler” comanderete le vostre truppe e tramite un sistema a turni potrete cercare di conquistare e unificare i vari territori, mentre se impersonerete un “Officer” sarete sotto i comandi di un “Ruler” che deciderà come muovere l’esercito e vi affiderà incarichi da portare a termine. Completandoli entrerete sempre più nelle grazie del vostro comandante e potrete aumentare il vostro grado acquisendo la possibilità di suggerire determinate azioni al vostro superiore, evitando di subire passivamente le sue decisioni.
Sulla mappa potrete poi acquistare armi e tecniche speciali, inoltre nel caso di un “Ruler” potrete comprare anche carte da giocare prima del turno e capaci di apportare molteplici effetti sulle vostre azioni. Il tempo che userete per effettuare queste operazioni vi porterà via un mese, finito il quale anche gli altri due regni effettueranno le loro mosse.

Uno contro (più di) cento
Nonostante l'inserimento di un po' di strategia, il leit motiv della serie rimane inalterato e sempre focalizzato sugli scontri su larga scala. Scesi sul campo di battaglia i veterani si troveranno subito a loro agio, ma paradossalmente questo non sembra essere un fattore molto positivo. Tutto infatti è rimasto pressoché inalterato e vi ritroverete a guidare il vostro guerriero su e giù per la zona di scontro opponendovi alla moltitudine di nemici a cui questa serie ci ha abituato. Dalla vostra parte avrete un attacco debole, uno potente ed uno effettuabile solo dopo il riempimento della barra posta sotto a quella indicante le vostre energie e capace di eliminare gli avversari che vi sbarreranno la strada. Completano il quadro un tasto per saltare, uno per parare, uno per effettuare le schivate e un altro che se premuto insieme ai quattro pulsanti frontali, potrà attivare i diversi poteri speciali di ogni combattente. Data l’ampiezza delle mappe in cui vi muoverete potrà tornarvi utile l’utilizzo di un cavallo capace di trasportarvi in fretta e di aiutarvi nei combattimenti infliggendo maggiori danni all’esercito nemico.
Rispetto al passato dovrete prestare maggiore attenzione al numero di truppe rimasto a presidiare determinate zone poiché la loro sconfitta sul campo significherà una zona in più da riconquistare. Oltre a queste piccole novità però il gioco è rimasto praticamente invariato. Inoltre i campi di battaglia sono sempre piuttosto vasti ma drammaticamente vuoti e assolutamente non interattivi. Certo potrete salire sui bastioni di un castello tramite le scale, o utilizzare armi d’assedio o ancora superare a nuoto o sulle barche alcuni fiumi prima invalicabili, ma sostanzialmente non dovrete fare altro che menar fendenti contro orde di avversari dotati di un’intelligenza artificiale che definire scarsa sarebbe davvero riduttivo. A ciò si aggiunge una diversificazione dei guerrieri selezionabili molto blanda: le caratteristiche che potrebbero distinguerli, perdono valore nella baraonda della battaglia e impugnare una spada piuttosto che una colonna (!) non differenzia gli scontri come ci si potrebbe aspettare visto che in fondo non farete altro che premere il tasto Quadrato alternandolo saltuariamente con Triangolo e Cerchio.

Soldati senza volto
Il comparto grafico porta con sé le stesse scarse qualità dell’originale sesto capitolo. Muoversi per i campi di battaglia è spesso desolante. Quest’effetto non è un espediente atto a drammatizzare gli scontri, bensì è dovuto ad una scarsa cura dei dettagli rivolta verso le ambientazioni ed i nemici comuni. Questi appaiono come cloni uno dell’altro in cui si inseriscono sparsi alcuni soldati un po’ più specifici che vanno comunque a perdersi nel marasma che si genera. Migliori i protagonisti, dotati di costumi molto più curati e di textures maggiormente brillanti. Le animazioni appaiono discrete ma in alcuni casi rimangono legnose e sincronizzate in maniera non ottimale, rendendo piuttosto artificioso il movimento durante i tanti duelli presenti.
Le musiche non ricreano assolutamente lo stile dell’epoca e, prese dagli episodi precedenti, sembrano uscire dagli altoparlanti più con l’intenzione di caricare il giocatore piuttosto che immergerlo nell’epoca storica che si vuole rappresentare. Sicuramente una scelta che sembra stonare con la produzione ma che in molti potrebbero preferire rispetto a musicalità orientaleggianti comunque più rispettose alla ricostruzione storica.
Infine longevità e giocabilità vanno di pari passo: a causa di un gameplay che per quasi tutta la sua totalità richiede di eliminare avversari che singolarmente sono praticamente fantocci, ma che circondandovi in cinquanta riescono a mettere a segno un colpo ogni tanto, dovete domandarvi per quanto tempo riuscirete a divertirvi con un o stile di gioco che pone le sue radici in qualcosa di così semplice. Andando avanti si incontrano alcune varianti, ma fondamentalmente il concetto alla base rimane quello. I personaggi giocabili sono tantissimi, le battaglie da affrontare lungo i cinque scenari principali sono anch’esse numerose, quindi se riuscite a sopportare un ritmo di gioco strutturato in questo modo, Dynasty Warriors 6 Empires saprà divertirvi a lungo. In caso contrario fareste bene a risparmiare per qualcosa di maggiormente vario e più nelle vostre corde.
Recensione Videogioco DYNASTY WARRIORS 6 EMPIRES scritta da AP Dynasty Warriors 6 Empire non è un gioco per tutti. Questa evoluzione del sesto capitolo sembra essere dedicata a tutti gli amanti della serie, senza pensare ai neofiti che potrebbero sentirsi spaesati all’interno di un gameplay tanto semplice quanto straniante. A questi capiterà spesso di domandarsi se tutto sta nel semplice premere continuamente un tasto, abbandonando prematuramente un titolo che ha comunque dei lati positivi. I più facilitati nel vederli saranno sicuramente i fans, soprattutto quelli che potrebbero aver perso l’uscita del sesto capitolo e che potrebbero ritrovarsi a giocarlo ora per la prima volta. Per questi il prodotto KOEI potrebbe rivelarsi un piacevole acquisto (a patto di saper già che si sta per acquistare un titolo che è un more of the same dei precedenti), mentre tutti gli altri possono tranquillamente passare oltre.
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