Recensione di Eat Lead: The Return of Matt Hazard

Copertina Videogioco Eat Lead
  • Piattaforme:

     PS3
  • Genere:

     Azione
  • Sviluppatore:

     Vicious Cycle
  • Distributore:

     Halifax
  • Lingua:

     Completamente in italiano
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     Marzo 2009 Pal
Tanto dissacrante quanto irriverente
Comparto audio notevole
Ottima varietà d'ambientazioni
Tecnicamente lontano dagli standard PS3
Gameplay macchinoso
Estremamente ripetitivo
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A cura di (Zlatan) del
Sulla falsariga di produzioni cinematografiche del calibro di Austin Powers o Scary Movie, Eat Lead: The Return of Matt Hazard mira a configurarsi come la parodia per eccellenza di tutta una serie di blockbuster videoludici, provando a fare il verso a titoli del calibro di Halo, Gears of War o Final Fantasy. Decisamente abusata in campo cinematografico, è interessante notare come la parodia venga applicata all’astruso media videogioco, da troppo tempo eccessivamente serio, altezzoso ed orientato al realismo più estremo.

Il ritorno di Hazard
Il titolo dell’opera griffata D3 annuncia quindi il ritorno del’eterno Matt Hazard, un eroe dei videogiochi tanto celebre quanto carismatico, famoso inoltre per aver letteralmente spadroneggiato nel mercato videoludico a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta. Tuttavia, alcune scelte di marketing risultarono fatali alla carriera del buon Matt, che in lasso di tempo relativamente breve fu costretto a prestare il proprio volto a produzioni sempre più mediocri, scivolando inesorabilmente nel barato del fallimento.
L’occasione di redimere l’onta del ritiro viene però concessa agli albori di questa next gen, merito ovviamente della Marathon, software house che da sempre detiene i diritti del franchise Matt Hazard, intenzionata per l’occasione a rilanciare il personaggio in un action game inedito e di stampo prettamente occidentale.
Senza rivelare troppi dettagli sulla trama, possiamo affermare che l’intreccio si dipanerà in maniera alquanto particolare, presentando un mondo di gioco in continuo mutamento: un primo livello atto, come di consueto, alla funzione di tutorial introdurrà sia le meccaniche tipiche del gameplay che gli stravolgimenti a livello narrativo. A missione conclusa, il provvidenziale intervento di QA (una ragazza digitale simile in tutto e per tutto alla Cortana già vista nella trilogia di Halo) svelerà che qualcuno sta cercando di sostituire Matt con un nuovo protagonista, cancellando i salvataggi relativi al nostro eroe e rendendolo quindi vulnerabile alla morte.

Hazard’s Humor
L’intuizione dei ragazzi di Vicious Cycle volta ad ambientare Eat Lead all’interno dello stesso mondo dei videogames risulta geniale e maliziosa, presentando inoltre un personaggio principale che viene addirittura ingaggiato per portare a termine l’avventura analogamente a quanto si può vedere nelle produzioni cinematografiche, in cui gli attori vengono assoldati per recitare nelle varie pellicole.
Quest’ironia preponderante viene però coadiuvata da tutt’una serie di citazioni e chicche sparse all’interno dei livelli, che spaziano quindi dalla presenza di divertenti caricature di alcuni tra i protagonisti videoludici più celebri fino a scenari espressamente dedicati. Andando nello specifico, imbattersi nelle controfigure di gente del calibro di Lara Croft, Super Mario e Master Chief sarà una soddisfazione unica, così come lo sarà combattere contro il potente Altos, un boss di fine livello che, oltre ad esprimersi tramite le classiche vignette tipiche dei giochi di ruolo, sarà caratterizzato da un aspetto del tutto simile ad un qualunque spadaccino della serie Final Fantasy. A livello di design gli scenari proposti risultano decisamente variegati, spaziando da ristoranti gestiti direttamente dalla Yakuza fino a scorci derivanti dal vecchio west o ad istallazioni tipicamente industriali. Tuttavia, sarebbe impossibile non citare un livello chiaramente ispirato a Wolfestein contraddistinto, proprio come l’originale, da un’inedita grafica bidimensionale.

Gears of Hazard
L’ironia intrinseca nel dissacrante mondo di Eat Lead viene coadiuvata da meccaniche ludiche estremamente stantie e macchinose, ricalcate sul modello del maestoso Gears of War. Si tratta semplicemente di sfruttare le molteplici coperture disseminate per l’ambientazione in modo tale da riuscire a sconfiggere tutti i nemici presenti nell’area. Niente di particolarmente innovativo insomma, specialmente considerando che le locations, per quanto decisamente vaste e variegate dal punto di vista visivo, risultano spesso lineari e poco interattive.
Interessante risulta la gestione delle movenze una volta raggiunto un riparo: in queste situazioni sarà possibile sporgersi lateralmente per colpire eventuali bersagli, scaricare raffiche di proiettili con un impreciso blind fire, oppure premere uno dei pulsanti contestuali visualizzati sull'interfaccia di gioco. Solitamente il primo di essi è dedito al raggiungimento di una nuova copertura (poiché esse possono anche disgregarsi) mentre il secondo permette di scavalcare il riparo stesso.
A vivacizzare un gameplay caratterizzato da stilemi classici ci pensano quindi quattro particolari bonus speciali, spazianti dall’acquisizione di una forza sovrumana ed una sorta di pelle d’acciaio (rispettivamente Hazard Spacca e Scudo Master Chef) fino alla possibilità di congelare o incenerire l’avversario sulla falsariga dell’affascinante BioShock. Tra i poteri sopra citati i primi due saranno attivabili solo in determinate zone, mentre i secondi potranno essere utilizzati a piacimento, ovviamente a patto di aver riempito l’indicatore relativo sconfiggendo particolari tipologie di nemici.
A proposito di avversari, essi eseguiranno e si muoveranno secondo pattern d’attacco abbastanza ripetitivi, basati unicamente sul classico “spara e nascondi”. Fortunatamente, malgrado caratterizzati da movenze praticamente similari, l’eccelsa differenziazione tra i vari modelli risulta tangibile e divertente: combattere in successione orde di zombie affamati, pistoleri cowboy, soldati futuristici o nemici bidimensionali è davvero un’esperienza unica e degna d’essere affrontata.

Hazard’s Style
Ineccepibile stilisticamente parlando, Eat Lead soffre purtroppo di tutt’una serie di gravi problematiche a livello tecnico, inaccettabili se si considerano le enormi potenzialità tecniche della PS3. L’universo creato dai ragazzi di Vicious Cycle si muove grazie ad un engine di gioco proprietario, a detta degli stessi sviluppatori, particolarmente versatile. Tuttavia, la resa visiva dell’opera targata D3 risulta decisamente sottotono rispetto alla quasi totalità delle produzioni contemporanee, non riuscendo, almeno a nostro avviso, a raggiungere gli standard qualitativi della sufficienza. Alla pregevole modellazione poligonale dei personaggi principali si accompagno quindi textures poco definite ed effetti particellari rudimentali, un vero peccato considerando l’egregia mole umoristica del titolo.
Il comparto sonoro di cui Eat Lead può fregiarsi si compone invece di un doppiaggio in lingua nostrana abbastanza riuscito (afflitto solo sporadicamente da problemi di sincronizzazione labiale) e da musiche che incalzano l’azione in maniera notevole, differenziandosi ottimamente a seconda dello scenario proposto. Menzione d’onore per l’interpretazione vocale del protagonista, sempre pronto a commentare l’azione di gioco con frasi a cavallo tra il nerd ed il satirico.
Tirando le somme, alle pregevoli idee iniziali non è seguito uno sviluppo altrettanto ben riuscito, lasciando il gioco come un progetto mancante di alcuni degli elementi chiave che lo avrebbero reso decisamente più coinvolgente e duraturo, quali ad esempio una modalità online ed una realizzazione tecnica di ben altro livello. Peccato, l'ennesima occasione sprecata per proporre qualcosa di originale, almeno a livello di contesto.
Recensione Videogioco EAT LEAD: THE RETURN OF MATT HAZARD scritta da ZLATAN A dispetto di una realizzazione tecnica deficitaria, nonché di un gameplay caratterizzato da meccaniche ormai stantie e macchinose, Eat Lead riesce a ritagliarsi un piccolo spazio nel cuore degli appassionati grazie ad una preponderante componente umoristica. Dissacrante quanto irriverente, il titolo griffato D3 non riesce purtroppo a raggiungere l’agognata sufficienza, pur non sfigurando del tutto a confronto con produzioni di budget ben più elevato.
I maggiori difetti di questo titolo vanno ricercati in uno sviluppo a tratti fin troppo superficiale e carente proprio in quegli elementi che lo avrebbero elevato a ben altri risultati in termini qualitativi, rendendolo adatto a tutti senza particolari riserve. Fatta questa premessa ed in virtù dei difetti menzionati in sede di recensione, il gioco è consigliato solo ai veri appassionati o a tutti coloro i quali siano alla ricerca di un action game alternativo.
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