Recensione di F.E.A.R. 2 Project Origin

Copertina Videogioco F.E.A.R. 2
  • Piattaforme:

     PS3
  • Genere:

     Sparatutto
  • Sviluppatore:

     Monolith
  • Distributore:

     DDE
  • Lingua:

     Italiano
  • Data uscita:

     13 Febbraio 2009
- Storia intrigante
- Intelligenza artificiale ottima
- Atmosfera azzeccatissima
- Sezioni sulla Power Armor originali e divertenti
- Eccessivamente lineare
- Comparto multiplayer limitato
- Poche novità
- Tecnicamente migliorabile
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A cura di (AP) del
L’originale F.E.A.R. uscito nel 2005 è stato senz’altro un FPS degno di nota. Aveva combattimenti avvincenti grazie alle ottime routine che gestivano l’intelligenza artificiale, prendeva idee abusate come lo slow motion e lo enfatizzava grazie alla fisica dei corpi e alla spettacolarizzazione delle sparatorie tramite cocci e schegge che volavano per lo schermo. Erano inoltre presenti numerose cut scene a sfondo horror che raccontavano una vicenda appassionante e al tempo stesso capace di tenere in tensione il giocatore per tutta la sua durata. Se siete tra quelli che in passato sono rimasti delusi dalla modesta conversione del titolo Monolith per PS3, sappiate che questa nuova incarnazione non ha nulla da invidiare alle altre versione per PC e Xbox360. Alma è di nuovo tra noi, andiamo a vedere cosa combinerà stavolta.

Benvenuti ad Auburn
Chi ha finito il primo capitolo sa che l’epilogo lasciava moltissime porte aperte per questo sequel. F.E.A.R. 2 Project Origin Vi calerà nei panni di Matthew Beckett, soldato scelto appartenente ad una squadra atta a catturare la direttrice dell’Armacham Technolgy Corporation, tale Genevieve Artistide. La sua società, come i giocatori di vecchia data ricorderanno bene, è la causa degli avvenimenti in cui vi troverete coinvolti. La vostra missione di cattura inizierà circa mezz’ora prima dell’apocalittico evento che segnò la fine dell’originale e che in questo caso segnerà il termine del primo livello di gioco. Questa particolare scelta, si dimostra piuttosto originale e fa da apripista per rivelazioni inattese e colpi di scena notevoli, capaci anche questa volta di accompagnarvi fino alla fine senza mai venire a noia. Sparse per i livelli inoltre troverete circa settanta documenti che, come Resident Evil ci ha insegnato, racconteranno retroscena e scambi di battute utili per capire appieno tutto quello che si cela dietro a questa scia di orrore e morte.
Girare per i livelli porta a galla una meccanica molto semplice e lineare che di questi tempi sembrava essere stata un po’ abbandonata. Stiamo parlando della linearità delle mappe di gioco che in sostanza richiedono sempre di andare da un punto A ad un punto B per passare al livello successivo. Gli ambienti sono articolati solo in apparenza, poiché molte porte risultano bloccate da oggetti pesanti o semplicemente chiuse a chiave, e non c’è mai più di una via di una strada per avanzare nel livello. Questo ha eliminato la presenza di una qualsiasi mappa richiamabile e riesce ad aumentare il piacere della scoperta senza però far perdere il giocatore in ambienti vasti ma troppo aperti. Questa “chiusura” dei livelli, sebbene limiti l’esplorazione (comunque necessaria per trovare oggetti utili e documenti) ha permesso agli sviluppatori di creare intermezzi ed eventi scriptati capaci di inquietare e di trasportare il giocatore in un mondo fatto di follia, violenza e orrore. Queste situazioni avvengono durante il gioco e spesso servono per portarvi da una sparatoria all’altra facendovi quasi preferire queste ultime essendo meno angoscianti di un incontro non gradito con Alma.
Se questa linearità riporta alla mente un tipo di gameplay che potremmo definire di “vecchia scuola”, il sistema di salute del vostro alter ego non fa nulla per smentire questa tesi. Rimanendo fedele al concept dell’originale F.E.A.R., anche questo seguito rinuncia alla rigenerazione tipica di molti FPS moderni, indicando in basso a sinistra la classica barra delle energie. Questa potrà essere preservata raccogliendo in giro giubbotti antiproiettile che forniranno una seconda barra che andrà ad assorbire i colpi fino al suo esaurimento. Fanno quindi capolino i medikit, veri e propri salvavita disponibili in due versioni. La prima sottoforma di iniezioni vi ridarà energia ma andrà utilizzata sul posto, la seconda, più preziosa, apparirà come una valigetta che potrà essere portata con voi e che si potrà usare al volo premendo la freccia in giù del d-pad.

Più intelligenti di prima
La difficoltà potrà essere selezionata attraverso i canonici tre livelli, ma ciò influisce principalmente sui danni subiti e su quelli inflitti. L’intelligenza artificiale invece non subisce variazioni concrete e si riconferma al top delle attuali produzioni. I nemici reagiscono con voi e con l’ambiente lasciando poco spazio a errori e incertezze. Hanno inoltre imparato a usare molti oggetti sparsi per i livelli come coperture, ribaltando tavoli, facendo cadere distributori automatici di bibite e moltissimi altri oggetti apparentemente presenti solo per arricchire le mappe. Nascondersi dietro ad una colonna mentre si viene assaltati da un gruppo di nemici per esempio, può dare luogo ad imboscate piuttosto spiacevoli visto che spesso si viene attaccati da entrambi i lati e i soldati più lontani restano dietro i loro rifugi offrendo comunque un fuoco di copertura. Ciò contribuisce a rendere ogni sparatoria diversa dalle altre e spesso l’unico modo per riuscire a sopravvivere consiste nell’utilizzo dello slow motion (tradotto orribilmente in “movimento lento”…). Questa abilità non disponibile nel primo livello di gioco, svuota una barra che si ricarica dopo l’uso e permette una decina di secondi in cui tutto il mondo si muove a rallentatore. Oltre a vere e proprie prodezze in cui si riescono ad abbattere anche quattro soldati per volta, l’enfasi del combattimento al rallentatore ha sempre un suo fascino e ciò viene riprodotto egregiamente attraverso delle animazioni convincenti e una buona fisica dei colpi.
Per aumentare la varietà dei livelli (critica mossa più volte al capostipite), questa volta sono previsti stage ambientati anche per la citta di Auburn, devastata dai recenti sviluppi. In campo aperto il gameplay differisce notevolmente da quello che potremmo definire “in door”. Se prima alcune armi da mischia risultavano piuttosto utili e distruttive, ora l’uso del fucile di precisione per stanare e colpire i cecchini nascosti sui tetti diventa fondamentale.
Per far fronte ai combattimenti proposti sarà presente un arsenale di tutto rispetto che pesca a piene mani dai ferri del mestiere tipici dei giorni nostri insieme a qualche tecnologia fantascientifica. L’introduzione delle diverse armi avviene gradatamente e se all’inizio si avranno a disposizione solo una classica pistola e un utilissimo fucile mitragliatore, andando avanti nella vostra missione potrete incappare in laser futuristici, fucili psichici e la letale martellatrice. Nel vostro arsenale personale potrete portare solo quattro armi che potranno essere ciclate tramite il tasto destro della croce direzionale, oppure tenendo premuto L1 e agendo sullo stick destro. Da qui potrete anche variare il rateo di fuoco di determinate armi e scegliere i diversi esplosivi da utilizzare passando dalle granate accecanti a quelle a frammentazione, fino a mine di prossimità da sistemare sui muri.
Una menzione d’onore va alla Power Armor, ossia un mech che troverete in punti specifici e che vi permetterà di muovervi per Auburn sotto il fuoco nemico contrattaccando con notevole semplicità. Questa sorta di mezzo robotico è dotato di mitragliatrici, lanciarazzi e una corazza autorigenerante. Grazie a queste caratteristiche peculiari i combattimenti risulteranno ancora una volta vari ed esaltanti, soprattutto quando ci si troverà a combattere contro avversari dotati della stessa mortale tecnologia.

Multiplayer accessorio
La modalità principale ha una durata complessiva di circa una dozzina di ore. Piacevole e utile l’introduzione di un opzione che permette di scegliere il livello che si desidera rigiocare magari per cercare i restanti documenti, per rivedere un particolare evento o per provare a terminarlo ad un livello di difficoltà maggiore.
Oltre alla modalità single player Monolith ha pensato di arricchire il pacchetto con una sezione multiplayer piuttosto classica e senza particolari colpi di genio riguardanti la decina di mappe presenti o le modalità di gioco. La più particolare di queste riguarda l’inserimento delle Power Armor all’interno dell’arena, capaci da sole di creare scompiglio e divertimento per chiunque ne entri in possesso. Per il resto il numero di 16 giocatori è buono, ma dubitiamo che possa portarvi via più di qualche ora, visto che, lo ribadiamo, F.E.A.R. 2 nasce principalmente come gioco per divertire in singolo. Un’ulteriore conferma a questa affermazione la si ha dalla mancata implementazione dello slow motion nelle partite online.
Sarebbe stata gradita la possibilità di giocare una modalità in cui da una parte ci potesse essere una squadra di soldati e dall’altra una schiera di aberrazioni pronte a fermarli. Invece ci troviamo di fronte ai classici deathmatch e a sessioni di conquista di particolari obiettivi.

Aspetti tecnici
Il motore poligonale che muove il mondo di FEAR 2 riesce a svolgere egregiamente il suo lavoro ma senza stupire. L’ambiente di gioco è composto da un buon dettaglio visivo ma da il meglio di se durante le sparatorie in ambienti complessi in cui volano bossoli, si infrangono finestre e si possono ammirare gli effetti particellari, magari in slow motion. Purtroppo la distruttibilità dell’ambiente risulta parecchio limitata e alcune texture in bassa risoluzione non migliorano certo una situazione che poteva essere più curata. Notevoli invece gli effetti di luce, che vedendovi spesso girare con la torci puntata, avranno diverse opportunità di mostrarsi. Anche in questa versione PS3 si possono notare alcuni cali di frame rate, soprattutto nelle aree all’aperto e in situazioni molto concitate, ma ciò non compromette mai il divertimento offerto.
La sezione sonora riesce ad inquietare attraverso musiche cupe e distorte che posso accompagnare grida o, ancor peggio, sussurri e bisbiglii. Il doppiaggio in italiano è senz’altro buono, mentre sul lato dell’effettistica abbiamo rumori ambientali ben ricreati e effetti delle armi quasi sempre convincenti e adeguati.
Recensione Videogioco F.E.A.R. 2 PROJECT ORIGIN scritta da AP Il più grosso difetto di F.E.A.R. 2 Project Origin è il suo attaccamento al passato e la poca voglia di osare nell’introdurre qualche reale novità. Ciò si traduce in un titolo decisamente divertente e interessante che non può mancare nella collezione degli ammiratori del gioco originale, ma che allo stesso tempo non porta la ventata di freschezza che fu del predecessore. Questa versione per PS3 per fortuna risulta molto più curata di quella del primo F.E.A.R., ma potrebbe scontentare chi cerca un gameplay meno pilotato e più libero, o chi pensa di poter trovare in questo prodotto un valido esponente per giocare online. Se però volete giocare in solitaria ad un bel FPS mescolato sapientemente a un survival horror, Alma sarà felice di portarvi nel suo mondo per raccontarvi la sua terribile storia.
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