Recensione di Alone in the dark inferno

Copertina Videogioco AloneinthedarkI
  • Piattaforme:

     PS3
  • Genere:

     Azione
  • Sviluppatore:

     Eden Games
  • Distributore:

     Atari
- Atmosfere Coinvolgenti
- Gameplay Migliorato
- Visuale a 360°
- Basso Indice di Rigiocabilità
- Grafica non eccelsa
- IA Nemici non Ottimale
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A cura di (Tuono Blu) del
Le vicissitudini di Edward Carnby hanno sempre rappresentato un solido punto di riferimento per le piattaforme che via via hanno fatto ingresso e relativa uscita dall’industria video ludica. Per questo motivo, possiamo affermare che la saga di “Alone in the Dark” ha costellato le varie ere dell’home entertainment in un tumultuoso percorso ventennale iniziato nei primi anni novanta e protrattosi con successo sino al recente avvento delle console next gen.
Così, grazie al lancio del nuovo episodio del franchise made in Atari verificatosi qualche mese addietro (per Xbox 360, Pc, Ps2 e Wii), i fan del mitico investigatore avevano rincominciato ad avere dei fastidiosi incubi notturni alquanto raccapriccianti poiché l’amato Edward era stato ritrovato, nella nuova avventura, in condizioni psichiche chiaramente instabili, prigioniero di una banda di malviventi all’interno di un edificio che si reggeva alle soglie del famigerato parco newyorkese di Central Park ed in balia di un’oscura forza demoniaca assetata di sangue. In quella sede, purtroppo, la lotta al male del nostro beniamino non si rivelò il survival-horror che ogni appassionato avrebbe voluto vivere poiché il prodotto edito da Atari vantava un discreto numero di difetti, sia a livello di gameplay sia a livello tecnico, che ne preclusero la godibilità complessiva.
Oggi, con il Natale oramai alle porte, siamo qui per recensire la versione Playstation 3 di questo franchise sviluppato da Eden Studios: Alone in the Dark Inferno. Quali saranno le sorti di Edward in quest’occasione?

L’Incubo della Notte
Dobbiamo riscontrare che le critiche mosse alla precedente versione di questo titolo sono state ben accette negli studi di Atari poiché in Alone in the Dark Inferno si possono riscontrare degli interessanti miglioramenti che vanno a ritoccare l’esperienza video ludica finale. Innanzitutto, la novità principale è data dall’implementazione di una visuale libera a 360°. Quest’importante modifica ci garantisce la possibilità di perlustrare l’ambiente circostante con una certa meticolosità non lasciando scampo ai fastidiosi angoli bui degli edifici o a quel mostruoso ritornante che si aggira indisturbato alle nostre spalle. Il senso di frustrazione, quindi, è stato limato notevolmente ed a ciò ha contribuito, ovviamente, anche la rivisitazione del sistema di comandi in-game. Difatti, l’azione si dimostra più frenetica e maggiormente intellegibile anche dal player meno esperto; la possibilità di far correre il protagonista tra le distese desolate del parco, l’opzione istantanea per passare dalla prima alla terza persona o la consultazione rapida dell’inventario grazie all’utilizzo dei tasti spalla del dualshock 3 sono degli accorgimenti che, oltre ad essere ben congeniati, rendono il comparto d’azione a nostra disposizione un attività divertente ed intuitiva da portare avanti con un certo grado di folklore.
Inoltre, la funzione dell’inventario, l’interazione con alcune strutture circostanti come sedie, tavoli ma anche cadaveri e le interessanti modalità di combinazione effettuabili mischiando gli oggetti sparsi dappertutto sono dei surplus apprezzabili che dotano il gameplay di un’eterogeneità davvero spumeggiante. Poter incendiare un liquido infiammabile per allontanare i nemici, bucare il serbatoio di una macchina per creare una scia di fuoco in pochi secondi o trascinare i corpi esamini dei ritornanti per attirare le creature feroci sono solo alcune delle alternative a disposizione del player per destreggiarsi nell’inferno di questa New York City sull’orlo dell’apocalisse.
Tuttavia, bisogna ammettere che gli scontri con gli zombie non si dimostrano così eccitanti come vorremmo poiché la cpu non è all’altezza dell’intelligenza artificiale osservabile in altri prodotti che campeggiano attualmente sugli scaffali del nostro negozio di fiducia. Inoltre, seppur il modello della trama ad episodi rimanga un elemento fortemente innovativo per un prodotto video ludico, bisogna sottolineare che, dopo qualche ora di gioco, la ripetitività del plot inizierà a farsi sentire. Se aggiungiamo il fatto che l’indice di rigiocabilità del titolo si stabilizza ad un livello piuttosto basso e che i contenuti extra sbloccabili si comprovano esigui, anche con l’inserimento dei Trophy. arriviamo presto alla conclusione che la versione sviluppata da Eden per il monolite nero Sony risente comunque di alcune pecche che incideranno notevolmente sul giudizio finale del titolo.

Realizzazione Tecnica dell’Oscuro
Il comparto grafico del titolo, anche in questa rivisitazione, si conferma altalenante poiché, se in alcuni frangenti di gioco è possibile ammirare una realizzazione dettagliata delle ambientazioni, nelle sessioni interne agli edifici o nelle zone più oscure del parco si può osservare una produzione spoglia se non addirittura minimalista. Inoltre, non bisogna dimenticare la presenza di alcuni bug grafici e di un frame rate sporadicamente instabile che comunque vanno a diminuire l’impatto visivo complessivo di questo inferno cittadino. La performance sonora, invece, è stata ben curata, soprattutto per ciò che concerne le agghiaccianti melodie che accompagneranno ogni singolo passo di Edward nelle tenebre. La suspence creata dal sottofondo musicale, quindi, farà sbocciare nel giocatore uno stato emotivo di angoscia repentina capace di rendere felice ogni amante del genere horror.

Recensione Videogioco ALONE IN THE DARK INFERNO  scritta da TUONO BLU I riguardi mostrati dagli sviluppatori di Eden Studios per la controparte Ps3 del titolo non bastano a cancellare i difetti strutturali di questo gioco. Alone in the Dark Inferno è sicuramente un discreto survival-horror con cui confrontarsi, ma le mancanze a livello tecnico sommate a una certa linearità del plot nei vari episodi e la persistente presenza di alcune incertezze nelle sessioni in-game, ne minano l’impatto finale. In definitiva un prodotto che farà gola ai fan sfegatati della serie e più in generale agli appassionati del genere.
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