Recensione di Crash Bandicoot

- Crash è sempre simpatico
- E' bello rivivere le esperienze di gioco di tanto tempo fa
- Si può giocare indistintamente sia sulla PS3 che sulla PSP
- Struttura in tutto identica all'originale
A cura di (Spetz) del
Da tempo Sony affermava che sullo Store avrebbero trovato posto i grandi classici del passato, andati in scena sulla mitica Playstation. Finalmente in data 22/6 hanno fatto capolino i primi nomi storici quali Wipeout e, ovviamente, Crash Bandicoot.
Oggi Naughty Dog sta lavorando alacremente ad Uncharted, titolo molto promettente che ricalca le orme dei generi adventure come Indiana Jones e Tomb Raider, ma sappiamo bene che nel passato di questo team i platform hanno costituito il tassello fondamentale.

Quanti anni sono passati
Non sembra possibile ma dal primo episodio del simpatico marsupiale rosso sono già passati undici anni. Era infatti nel lontano 1996 che veniva alla luce il titolo che avrebbe tracciato nuove strade nel mondo dei Platform a tre dimensioni. Periodo in cui, dopo anni di dominio della grafica in 2D, iniziava a prendere piede sempre più seriamente la possibilità di creare mondi a tre dimensioni esattamente come nella realtà. Dopo il successo planetario di Super Mario su Nintendo e Sonic sulle console Sega, Sony puntava decisa ad acquisire il primato per quanto riguardava il genere, anche in funzione di un’aumento delle vendite della sua console d’esordio.
Certo, l’esperienza che quasi faceva gridare al miracolo allora, oggi non può che provocare una certa tenerezza in chi voglia nuovamente provarla. Il mondo di Crash è decisamente old-style, prima di tutto nel passaggio da un livello al successivo, per mezzo di una mappa su cui il personaggio si muove.
La grafica si può definire 3D ma è, per così dire, una resa “falsata” perché non è possibile ruotare la telecamera, particolare ormai dato assolutamente per scontato ma che non lo era affatto all’epoca. Anche i percorsi sono decisamente classici ma è quasi inutile sottolinearlo poiché la versione scaricabile è in tutto e per tutto identica all’originale. Non è consentito uscire dal seminato: sono lontani anni luce le future esperienze di Jak and Daxter e di un mondo visitabile in libertà.
All’inizio del gioco compare il breve filmato introduttivo in cui si vede il malvagio Cortex alle prese con la creazione del suo esercito formato da animali modificati. Tra queste cavie da laboratorio troviamo il nostro saltellante eroe e la sua ragazza Twana. Il malvagio scienziato decide però di scartare il suo esperimento e Crash si ritrova improvvisamente come un naufrago su un’isola. E’ proprio a questo punto che ha inizio la sessione di gioco vera e propria.
I fan della serie sapranno molto bene come si strutturano le fasi di gioco: si devono attraversare i livelli cercando di rompere tutte le casse che si trovano lungo il cammino. In queste casse ci sono delle mele che vanno raccolte fino a quando non si raggiunge quota cento, dopodiché verrà aggiunta una vita al vostro score. Ci sono poi casse speciali che, se toccate, esploderanno. Altre ancora, contengono una magia donata a Crash dal mago Aku Aku: vi proteggeranno dagli attacchi dei nemici allo stato base, invece alla massima potenza, potrete rompere ogni cosa mentre correte (ovviamente avrà un effetto limitato). Al termine di ogni livello se avrete collezionato tutte le casse vi verrà rilasciato un diamante, in caso contrario verrà comunicato quante ve ne mancano.
Oltre alle ambientazioni normali ci sono livelli speciali, attivabili acquisendo tre icone raffiguranti la fidanzata di Crash. Sarà importante portarli a termine poiché solo all’interno di questi ultimi è consentito operare il salvataggio. Ricordiamo che per poter salvare i dati è necessario, prima di avviare il gioco, creare una memory card virtuale per PS1 e assegnarla al primo ingresso.
Un’altra cosa che colpisce è il fatto che non sia supportato lo stick analogico: ad un primo impatto ci si sorprende ma è immediato rammentare che nel 1996 i joypad ne erano ancora privi.
Recensione Videogioco CRASH BANDICOOT scritta da SPETZ Con l’esordio sullo Store di questi titoli, Sony ha deciso di seguire la fortunata scia della Virtual Console di Nintendo. Il prezzo è contenuto e il divertimento è assicurato. Ovvio che ci si debba approcciare in un modo diverso rispetto ai giochi attuali, con l’occhio dell’appassionato nostalgico che desidera rivivere le sensazioni di un tempo.
Interessante è anche la possibilità di trasferire il salvataggio dalla PS3 alla PSP per poter godere dei grandi classici anche mentre si è lontani dal salotto di casa.
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