Recensione di Splinter Cell Double Agent

Copertina Videogioco Splinter Cell DA
  • Piattaforme:

     PS3
  • Genere:

     Stealth game
  • Sviluppatore:

     UbiSoft Shangai
  • Distributore:

     UbiSoft
  • Lingua:

     italiano
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     Disponibile/ Marzo 2007 PS3.
- Trama avvincente
- Buona rigiocabilità
- E' pur sempre Sam Fisher!
- Difetti grafici
- IA non eccelsa
- Le novità non abbondano
A cura di (Songoku) del
Arriva finalmente sulla neonata console Sony il più recente capitolo delle avventure di Sam Fisher. Vediamo dunque come Playstation 3 ha accolto il primo titolo next-gen della fortunata saga.

Il lavoro sotto copertura
Come molti di voi ormai sapranno, le più grosse novità il gioco le ha riservate all’orchestrazione della trama. Se infatti il gameplay è rimasto molto simile ai precedenti episodi (ma lo vedremo meglio tra poco), notevoli passi avanti sono stati fatti nell’approfondimento della storia e delle sue articolazioni. Sam rimane un agente dell’NSA, ma se finora si è sempre limitato a penetrare nelle fortezze nemiche per sabotare di nascosto i loro piani, ora accetta una missione molto più rischiosa: decide infatti di infiltrarsi nel gruppo terroristico chiamato JBA, con l’obiettivo di conquistare la fiducia dei suoi membri e poterlo così distruggere dall’interno.
Questa impostazione determina un approccio nuovo e molto più intrigante alle vicende narrate: la necessità per Sam di non insospettire i terroristi lo obbliga a stare al loro gioco, accettando ordini e portando a termine missioni criminali. Il tutto, ovviamente, rimanendo in contatto costante con quelli dell’NSA. Il giocatore deve completare obiettivi che arrivano sia dall’agenzia governativa che dal gruppo terroristico, con la complicazione che questi compiti sono spesso antitetici: nelle prime battute del gioco, gli uomini di JBA chiedono a Fisher di uccidere un ostaggio innocente da loro catturato. Sta a voi decidere se acconsentire a questa richiesta o rifiutarvi (la seconda opzione è ovviamente più gradita all’NSA). Portare a termine i vari obiettivi consente di tenere piene due apposite barre sullo schermo, che rappresentano la fiducia dei due gruppi nei confronti di Sam. Non potrete essere completamente cattivi o completamente buoni, altrimenti una delle due barre si esaurirà e il gioco avrà fine. Gestite perciò con attenzione i vostri comportamenti, e siate pronti a fare scelte spiacevoli qualora fosse necessario sacrificare una vita per salvarne molte.
Le diverse scelte che il giocatore prende hanno influenza decisiva sulla trama, che presenta più di un finale possibile, a tutto vantaggio della rigiocabilità del titolo. Il single player dura infatti una decina di ore, ma la voglia di rigiocare le singole missioni per conseguire tutti gli obiettivi secondari e l’interesse per i finali alternativi possono spingere a non posare subito il pad dopo i titoli di coda.

Le rughe di Sam Fisher
Dal punto di vista visivo ci sono pregi e difetti. In linea generale il comparto tecnico è abbastanza buono. Il livello di dettaglio è alto e trova i migliori risultati nel personaggio di Sam: l’espressività del suo volto sbarbato e rugoso è davvero spettacolare e sfiora il fotorealismo. Anche i vestiti che di volta in volta si trova ad indossare sono curatissimi. Un po’ più altalenante la qualità degli altri personaggi e dell’ambiente circostante: location dettagliate e ispirate lasciano ogni tanto spazio a stanze smorte e un po’ troppo vuote. La varietà degli ambienti è comunque elevata, perché il protagonista si sposta in giro per il mondo per compiere le varie missioni, garantendo così un cambiamento frequente e appagante delle location. In alcuni momenti Sam si muove in luoghi davvero suggestivi, come il grattacielo nella città di Shangai, da cui possiamo vedere lo skyline notturno, intravedendo addirittura le automobili sulle strade, centinaia di metri più in basso. Splendidi gli effetti di luce e ombra (peraltro uno dei marchi di fabbrica della serie), capaci da soli di rendere davvero affascinanti sezioni altrimenti un po’ scialbe.
Purtroppo non è tutto rose e fiori. La versione PS3 di Splinter Cell – Double Agent soffre di alcuni fastidiosi difetti grafici, che se non minano gravemente la bontà globale del titolo saltano inevitabilmente all’occhio. In primo luogo un framerate poco costante, che determina frequenti cali della fluidità. Il problema si verifica in concomitanza delle fasi di gioco più graficamente onerose, quando ci sono molti personaggi sullo schermo, movimenti molto rapidi, e soprattutto quando gli effetti di luce si fanno più complessi. Anche nei caricamenti (peraltro un po' lunghi) assistiamo a rallentamenti vistosi dei filmati di accompagnamento. Questo inconveniente, già di per sè fastidioso per una console potente come ps3, risulta ancora più irritante se si considera che su Xbox 360 le cose andavano molto meglio. Dunque, da questo punto di vista, una conversione un po' raffazzonata.
Si possono poi elencare altri difetti minori, riscontrabili in momenti più precisi del gioco: la resa della neve non è perfetta, perché l’alto numero di fiocchi compensa a fatica il fatto che essi passano un po’ troppo spesso attraverso i muri. Così come le mani di Sam, che mentre cerca di sabotare un qualche apparecchio elettronico vi infila le mani dentro neanche fosse fatto di marmellata.
L’audio è molto buono: gli effetti sonori sono vari e di pregevole fattura, le musiche azzeccate e poco invasive. Anche il doppiaggio è sopra la media, pur considerando che purtroppo, come ormai tutti saprete, Sam non ha più la sua voce "storica", il doppiatore Luca Ward, sostituito da un altro interprete che non se la cava male, ma non ha lo stesso carisma.

Sempre meglio non farsi vedere…
Parlando di gameplay, Double Agent non apporta sostanziali modifiche a quando visto in passato. Si predilige come di consueto un approccio accorto alle missioni: meno ci si fa vedere meglio è. Malgrado Sam sia dotato di un buon numero di armi (letali e non) e sia capace di stendere un avversario a mani nude con un colpo solo, affrontare molti nemici in campo aperto comporterà quasi sempre la sconfitta (per non parlare dello scarso punteggio). Meglio dunque strisciare rasente ai muri, arrampicarsi, nuotare sott'acqua, stare nascosti nell'ombra. In verità il gameplay di Splinter Cell ha sempre funzionato così com’è, quindi la mancanza di grosse novità è da considerarsi sì un difetto, ma solo fino a un certo punto.
Qualcosa di più invece si poteva fare con l’IA dei nemici, che spesso risultano un po’ tonti e lenti. Certo, se sentono un rumore si avvicinano per controllare, e se vi vedono sparano molto in fretta. Ma il loro comportamento rimane pesantemente scriptato e alla lunga facilmente prevedibile. Senza contare le volte in cui sembra davvero ridicolo che non vedano Sam nascosto in un luogo buio che in realtà troppo buio non è.

Ammazza la spia!
Capitolo multiplayer: qui Double Agent offre la possibilità di svolgere missioni cooperative contro nemici gestiti dall’intelligenza artificiale, oppure partite tra “umani”, tutto contro tutti o a squadre. In quest’ultimo caso un gruppo impersonerà le spie, mentre l’altro le forze Upsilon. Le spie, visualizzate in terza persona, non hanno vere e proprie armi, possono portare con sé al massimo strumenti di diversione come le granate fumogene. Compensano però questa mancanza con l’agilità, che gli consente di prendere strade precluse ai nemici, per scappare rapidamente qualora fossero scoperti. Loro compito è scaricare importanti file dai server protetti dai mercenari Upsilon. Questi ultimi, che si muovono con visuale in prima persona, possono usare potenti armi da fuoco, ma non hanno le stesse capacità fisiche delle spie e non possono usare come loro visori termici e notturni: devono arrangiarsi con una torcia e al massimo con un loro particolare visore che gli consente di vedere le spie nel momento in cui stanno utilizzando la loro tecnologia per il trasferimento dei dati. Ovviamente le arene di scontro sono piene di zone d’ombra dove potersi nascondere (c’è anche la possibilità per le spie di sabotare l’impianto elettrico per avere il buio completo, almeno finché i mercenari non provvedono a dare un’aggiustatina).

Novità PS3
La versione Playstation 3 di Splinter Cell: Double Agent propone alcune aggiunte, inedite rispetto alle altre piattaforme. In primo luogo dobbiamo citare l’implementazione del sensore di movimento del SIXAXIS. Le occasioni in cui potrete usare questa funzione sono tutte quelle in cui Sam ha a che fare con apparecchiature elettroniche, serrature e simili: attivando il sensore di movimento e inclinando a destra e a sinistra il pad, potete scassinare porte chiuse, aprire silenziosamente quelle aperte, forzare casseforti, gestire i movimenti del cavo ottico, assemblare mine, decifrare e-mail criptate, disinnescare bombe, muovere la microcamera (quando la sparate su un muro). L’uso del SIXAXIS in queste modalità è sempre intuitivo e abbastanza divertente, anche se non aggiunge moltissimo all’esperienza di gioco. Rimane il cruccio di non poterlo usare allo stesso modo per qualche azione di combattimento, ad esempio per spezzare il collo dei nemici colti di sorpresa.
Oltre alle possibilità del SIXAXIS la versione PS3 offre due nuove mappe per il multiplayer e, sempre per le partite online, un nuovo personaggio femminile (ma i possessori di Xbox 360 potranno scaricare questa spy-girl come contenuto aggiuntivo). Entrambe le novità sono da apprezzare, ma anche qui niente di particolarmente clamoroso.
Recensione Videogioco SPLINTER CELL DOUBLE AGENT scritta da SONGOKU Splinter Cell: Double Agent è certamente un buon gioco. Il gameplay collaudato e gratificante della serie incontra una trama ben congegnata e complessa, che pone al giocatore scelte decisive per lo sviluppo della storia, in un senso o nell’altro. Il comparto tecnico si attesta su buoni livelli, ma presenta purtroppo alcuni difetti importanti (vistosi cali di framerate su tutti), che lo rendono inferiore alla versione 360. Se a questo si aggiunge l’assenza di vere novità di rilievo rispetto agli anni passati (fatti salvi i miglioramenti nella trama), ecco che otteniamo un gioco certamente capace di soddisfare le esigenze dei fan e dei neofiti della serie, ma che non riesce a raggiungere il grado di capolavoro.
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