Recensione di Fairy Fencer F

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PS3
  • Genere:

     Gioco di ruolo
  • Sviluppatore:

     Compile Heart
  • Data uscita:

     Disponibile - 4 agosto 2015 PC
- Sistema di progressione sfaccettato
- Colonna sonora e doppiaggio
- Il lavoro fin qui migliore di Compile Hearts
- Non porta nulla di nuovo sulla piazza
- Tecnicamente indietro
- Eccessivamente facile
- Indiscriminato riciclo di dialoghi e location
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A cura di (DottorKillex) del
Pur senza essersi mai segnalata per aver sfornato capolavori passati alla storia, Compile Hearts è una software house nipponica che si è fatta un discreto nome tra gli appassionati di una determinata corrente di giochi di ruolo giapponesi, quelli ammiccanti e permeati di un umorismo che non sempre sfonda al di fuori del suolo natio.
La serie degli Hyperdimension Neptunia rimane probabilmente quella cui il loro nome è più legato, ma qualcuno ricorderà anche il recente Mugen Souls Z, che, come questo Fairy Fencer F, era un'esclusiva PS3 portata in occidente da NIS America.
Questa nuova IP rappresenterà il punto di svolta per la sussidiaria di Idea Factory?



Mangio e dormo. Dormo e mangio
I due protagonisti di Fairy Fencer F sono Fang, individuo pigro e indolente, quanto mai lontano dai canoni classici dell'eroe da JRPG, ed Eryn, la fatina a lui legata quando quest'ultimo estrae da una roccia una spada magica.
Con buona pace degli avvocati della Disney (i rimandi a “La Spada nella Roccia” sono continui durante la prima oretta di gioco), quest'avvenimento, apparentemente banale, darà la stura ad una sequela di eventi imprevedibili, e ad un'avventura che, pur mancando di spunti veramente interessanti, si lascia seguire per diverse ore.
Al culmine di una battaglia per il destino del mondo, un dio malvagio e una dea benevola sigillano l'un l'altro in un sonno eterno, conficcandosi vicendevolmente decine di armi leggendarie nel corpo: a ognuna di queste armi è associato uno spirito come Eryn, e, millenni dopo quella battaglia, sulla terra sono sparse centinaia di spade leggendarie, residuati di quell'epico scontro.
Gli spiriti contenuti in esse scelgono degli umani particolarmente meritevoli, detti Fencer, e affidano a loro l'arma e i poteri magici di cui sono capaci: così Eryn sceglie Fang, solo per poi ritrovarsi, a pochi minuti dal loro primo incontro, a doverlo tirare fuori di prigione, dov'era stato rinchiuso in seguito ad un furto... di cibo.
Obiettivo ultimo dei Fencer “buoni” è ovviamente quello di risvegliare la dea benevola, mentre quelli meno simpatici finiranno con il parteggiare per il Vile God: oltre al bene ultimo, c'è anche il vantaggio di poter esprimere un desiderio una volta raccolte tutte le armi cadute sulla terra.
Il cast metterà insieme personalità tra le più improbabili viste negli ultimi anni sull'ammiraglia Sony, sebbene non si raggiungano le vette della saga di Neptunia: c'è comunque la maggiorata cui pesano i vestiti addosso, la nobildonna a cui piace essere maltrattata, un gentiluomo tanto bello quanto malaticcio.
Nulla di memorabile, insomma, ma gli scambi di battute divertono in più occasioni e l'umorismo, sebbene di matrice giapponese, permeerà la gran parte degli eventi raccontati.



Bene, ma non benissimo
Il gameplay e il battle system sono delle evoluzioni di quelli visti nella già citata saga di Neptunia, e, come tali, faranno sentire a casa tutti coloro che già si sono cimentati con uno dei lavori recenti della software house: ancora una volta manca una mappa del mondo di gioco organica ed esplorabile, visto che tanto la città quanto i dungeon sono raggiungibili semplicemente selezionandoli all'interno di un menu.
Le fasi giocate, dove il giocatore assume il diretto controllo del proprio party, si consumano in un pugno di locazioni assai poco invitanti: i dungeon sono tremendamente spogli, privi di elementi interattivi di sorta, con solo i nemici visibili a schermo e una conta poligonale degna dei primi anni di vita di PS2, ma almeno, una volta ingaggiato un nemico, la situazione migliora sensibilmente.
Il sistema di combattimento affina quello visto nelle succitate produzioni di Compile Hearts, mescolando dinamiche a turni, con l'ordine scandito da una barra sulla sinistra dello schermo, con un controllo diretto di attacchi fisici e combo personalizzabili che fa il verso, molto alla lontana, a quello degli episodi meno recenti della saga dei Tales of di Namco: nonostante un'antipatica, e inspiegabile, tendenza del nostro party a mancare i bersagli in più occasioni, non si può dire che le battaglie annoino, né che il sistema, che pure non brilla per originalità e spettacolarità, sia carente.
Sbilanciato sì, ma non carente: il livello di difficoltà è tra i più abbordabili anche tra quelli delle precedenti produzioni della software house, che pure non si distinguevano in quanto a complessità.
Questo è dovuto soprattutto ad una barra, di cui ogni personaggio dispone, che si carica tanto infliggendo quanto subendo danni e che, quando piena, consente una trasformazione (Fairize), che, nonostante sia accompagnata da una sigletta degna dei Power Rangers, risulta devastante, aumentando considerevolmente l'output di danni inflitti e la difesa fisica dei nostri personaggi.
Considerate che questa trasformazione è disponibile spesso già dal secondo – terzo turno e che, una volta esauritasi la barra, sarà possibile ritrasformarsi non appena questa si carichi nuovamente, e capirete perché sono arrivato ai titoli di coda senza sudare nemmeno una delle proverbiali sette camicie.
Fairy Fencer F sa però ammaliare il giocatore soprattutto con un sistema di progressione tremendamente profondo e sfaccettato, che lascia totale libertà al giocatore riguardo a come spendere i punti guadagnati sul campo di battaglia: si possono migliorare le armi, la lunghezza delle combo, personalizzare il set di mosse, rinforzare ulteriormente la trasformazione di cui sopra, imbottire il nostro personaggio di abilità passive e molto altro ancora.
Se mi fossi fermato dopo una quindicina di ore, avrei probabilmente regalato mezzo voto in più al titolo, che risulta comunque il miglior lavoro della software house ad oggi, per quanto mi riguarda. Peccato che, a circa metà dell'avventura, per motivi di trama (dietro i quali, però, si nascondono maluccio problemi di budget), gli ambienti visitati, i dialoghi, i personaggi, vengano tutti riciclati, spogliando peraltro il giocatore di tutti i componenti del proprio party.
Una soluzione brillante per non sforare rispetto ad un budget ben lontano da quello delle produzioni di alto profilo del genere, ma che lascia con l'amaro in bocca il giocatore, la cui progressione viene artificiosamente interrotta e cui vengono propinate scene e situazioni già viste.



Ma non c'era Amano?
Un altro, pesante, indizio sul fatto che il budget non fosse astronomico viene dal comparto tecnico, povero come non mai: a fronte di un design artistico opinabile, ma comunque di indiscutibile pregio (il tratto è fortemente nipponico ma a me, ad esempio, non dispiace affatto), la conta poligonale è indecorosa, e il comparto animazioni manca di moltissimi frame di collegamento, così da rendere le fasi giocate le meno godibili per l'occhio del giocatore.
Il concept design di Yoshitaka Amano, se c'è, si vede pochissimo, sommerso dalla mediocrità del motore che muove il titolo, che non si fa mancare nemmeno qualche sporadico rallentamento durante i combattimenti più affollati.
Meglio, molto meglio la colonna sonora, che, nonostante un certo abuso di temi JPOP, sa alzare la testa durante certe sequenze di gioco, forse grazie anche alla supervisione di Nobuo Uematsu, altro mammasantissima dei giochi di ruolo nipponici.
Molto positivo anche il doppiaggio, che sa mantenersi sopra le righe senza sconfinare nell'eccessivo macchiettismo, e che, a dirla tutta, quasi stona con la pochezza delle fasi in-game.
La durata complessiva, come per tutti gli esponenti di questo genere ludico, è fortemente soggettiva, vista anche l'ampia (ma ripetitiva) selezione di sottomissioni disponibili: di certo non si può sperare di vedere le sequenze finali in meno di una trentina di ore, un valore tutto sommato nella media per questo tipo di prodotti.
Recensione Videogioco FAIRY FENCER F scritta da DOTTORKILLEX Sembra un paradosso dire che Fairy Fencer F è uno dei migliori prodotti sfornati da Compile Hearts e poi affibbiargli un voto inferiore al sette, eppure, dopo lunga riflessione, ritengo che una convincente sistema di progressione, un battle system discreto e una colonna sonora di buona fattura non bastino, da soli, a fare di questo JRPG un acquisto obbligato e nemmeno consigliato senza troppe riserve, visto quanto poco aggiunga allo status quo, soprattutto su PS3.
I fan della serie di Neptunia ci si divertiranno sicuramente, e altrettanto potrebbe fare i fedelissimi del gioco di ruolo alla giapponese: gli altri passino pure oltre senza troppe remore.
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