Recensione di The Witch and the Hundred Knight

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PS3
  • Genere:

     Gioco di ruolo
  • Data uscita:

     21 marzo 2014 - 25 settembre 2015 Giappone (PS4) - 18 marzo 2016 Europa PS4
- A tratti divertente
- Qualche buona idea nel contesto RPG
- Dialoghi lunghi e tediosi
- Meccaniche di gioco superflue
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A cura di (Valthiel) del
Nippon Ichi sa decisamente come sviluppare i giochi di ruolo strategici. Lo fa ormai da tanti anni con una maestria e una profondità seconda a pochi, riuscendo anche a condire il tutto con un’insana dose di umorismo e nonsense, che hanno sempre giovato a una formula di gioco rimasta nel tempo fresca, di buon impatto e dannatamente divertente. Dopo diversi capitoli dedicati alla loro popolare serie di punta -Disgaea - la casa cambia rotta e prova a cimentarsi con gli action RPG, presentando The Witch and The Hundred Knight, titolo che ha tutta l’intenzione di bissare il successo della saga strategica.


Salto nel vuoto
Nippon Ichi ha saputo dimostrare come la pungente ironia sia diventata ormai un vero e proprio marchio di fabbrica apprezzato dalla folta schiera di fan in continuo aumento; per questo motivo, è facile comprendere i motivi per cui anche The Witch and The Hundred Knight cerchi di calcare la mano su questo aspetto. Se in un GdR tattico ha senso inframmezzare gli scontri con sequenze esilaranti e articolate, la stessa cosa non si può dire per gli action RPG, che hanno un ritmo più frenetico e un approccio decisamente più immediato. Tuttavia, all’interno del titolo vi imbatterete vostro malgrado in sequenze di dialogo esageratamente lunghe, quasi quanto un filmato di Metal Gear Solid, con personaggi che si scambiano battute con una frequenza impressionante, al limite della logorrea più spinta. Se fossero serviti a qualcosa, avremmo potuto anche tollerare l’iniziativa, ma in fin dei conti molti di questi filmati avrebbero potuto essere ridotti a un paio di scambi. Teoricamente, i siparietti messi in scena dai personaggi servono per costruire la loro immagine e per dare una fisionomia ai lati caratteriali di ciascuno, ma il più delle volte vi ritroverete a leggere frasi puerili e insipide, che non riescono a spiccare come in Disgaea. La strega Metallia è ad esempio sboccata come una teenager ribelle, mentre gli altri personaggi sono caratterizzati piuttosto banalmente; il protagonista, invece, è muto ed esegue solo gli ordini, come se fosse un minuscolo burattino usato per la sete di conquista di chi lo ha evocato. Metallia è in piena lotta con la strega Malia e vuole a tutti i costi ampliare i suoi orizzonti, ma già dal primo incontro, si comprenderà tutta la difficoltà di questo improbabile obiettivo. Velleità narrative a parte, il più grande problema di The Witch and The Hundred Knight è la sua disarmante capacità di complicarsi la vita da solo. Le meccaniche di gioco sono infatti inutilmente complesse e ricche di sfaccettature, salvo poi capire che si tratta solo di inutili riempitivi che non aggiungono nulla di fondamentale all’esile struttura di gioco. Già a un primo sguardo, lo schermo è pieno zeppo di indicatori da tenere sott’occhio, cosa che scoraggerà inizialmente i giocatori che amano la semplicità e la leggerezza; nonostante ciò, dopo qualche minuto, vi renderete conto che potrete avanzare senza troppi problemi anche solo osservando la via che state intraprendendo.


Pronti alla battaglia
“Tante schermate per niente” è la frase alla quale vi capiterà di pensare molto spesso. Attraverso i tasti direzionali potrete richiamare il menù dell’equipaggiamento delle armi, l’inventario, la mappa e i cosiddetti bonus. Potrete pescare i vostri oggetti direttamente dalla sacca del vostro stomaco, e selezionare fino a cinque diverse armi che, se combinate adeguatamente, riusciranno ad avere effetti devastanti sul nemico, con catene di combo molto potenti capaci di annichilire con un paio di colpi chiunque si trovi attorno. La caratteristica principale del sistema di combattimento è esattamente questa, ma anche qui, neanche a dirlo, ci troviamo davanti a qualcosa di inutilmente complesso. Basta infatti trovare una combinazione standard sufficientemente efficace, e i colpi inferti andranno a segno alla grande. Anche contro i nemici più coriacei, a ben vedere, non si sente affatto la necessità di cambiare al volo l’ordine di selezione delle armi. La stessa cosa vale anche per il cursore GigaCal, posizionato in alto a sinistra, che è in realtà un limite di tempo entro il quale bisogna spostarsi da un punto all’altro della mappa. Una volta arrivato a zero, vi troverete sostanzialmente senza difese e con qualche grattacapo in più. Ma anche stavolta, si tratta di una forma di sfida completamente facoltativa: basta toccare uno dei pilastri che fungono da checkpoint, teletrasportarsi da un’altra parte, e infine ritornare nello stesso punto e vedere l’indicatore ricaricato al massimo. Una volta scoperta questa magagna, il giocatore subirà solo ulteriori tempi di attesa tra il caricamento di una schermata e l’altra, come se non fossero già sufficienti le stancati scenette che a volte avrete l’impulso di accelerare senza pietà. Non sappiamo se l’inesperienza verso i titoli di questo genere ha giocato un brutto scherzo ai ragazzi di Nippon Ichi, ma l’impressione è che abbiano tentato di strafare dove non ce n’era la necessità. 


Go with the flow
La mappa che consulterete, non vi indicherà sin da subito le strade da seguire, ma si rivelerà progressivamente mentre avanzerete lungo gli scenari. Al loro interno, troverete punti di sbarramento rappresentati per lo più da alcune porte attivabili da semplici meccanismi, come leve o tasti a pressione. Nei casi in cui dovrete superare questi ostacoli, Il backtracking non è eccessivo, anche per via di una struttura delle mappe snella e senza arzigogoli, quasi elementare. Le zone sono poi punteggiate da alcuni minuscoli villaggi in cui potrete acquistare oggetti e irrompere all’interno delle abitazioni effettuando quelli che vengono chiamati Raid. Se le vostre sortite avranno successo, otterrete degli oggetti, altrimenti uscirete a mani vuote esattamente come potrebbe accadere aprendo un forziere. Proprio per questo motivo, anche questa aggiunta appare piuttosto deludente e mal studiata.
The Witch and The Hundred Knight non è in realtà un brutto gioco, e offre anzi qualche spunto gradevole e interessante. Dovrete però fare i conti con parecchie omissioni sulle spiegazioni delle meccaniche basilari e una serie di leggerezze che smorzano molto il ritmo di gioco. C’è tanto stile e una discreta direzione artistica, ma Nippon Ichi questa volta è andata a sbattere contro il muro dell’inesperienza, travasando di peso quanto di buono si era già visto in Disgaea senza considerare che il genere di appartenenza ha tutt’altre esigenze. Probabilmente, senza quello spirito dissacrante che ci saremmo aspettati da una simile produzione, faticherete molto ad arrivare alla fine con la reale voglia di leggere qualche battuta che vi tiri su di morale.
Recensione Videogioco THE WITCH AND THE HUNDRED KNIGHT scritta da VALTHIEL Con personaggi nient’affatto memorabili, deboli meccaniche da RPG, e tutta una serie di aggiunte superflue e incapaci di attecchire nell’ossatura di gioco, The Witch and The Hundred Knight è un titolo appena sufficiente. Ben lontano dalla tipica spigliatezza e distante anni luce dalla quella comicità cinica apprezzata in Disgaea, la nuova opera di Nippon Ichi è un passo indietro rispetto ai precedenti lavori.
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