Recensione di Skydive Proximity Flight

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PS3
  • Genere:

     Simulazione
  • Sviluppatore:

     Gaijin Entertainment
  • Data uscita:

     TBA
- Unico nel suo genere - Quantità di contenuti risibile
- Costoso
- Una tech demo che non stupisce graficamente
- Abbassate il volume della tv
A cura di (DottorKillex) del
Di tutti gli sport estremi, lo skydiving è di sicuro uno dei più spettacolari e adrenalinici: lanciarsi nel vuoto e roteare nell'aria, a pochi metri da rocce, alberi e montagne dicono restituisca sensazioni indescrivibili.
Nonostante l'innegabile fascino di questa disciplina, le riproduzioni videoludiche di questo sport non vanno per la maggiore, per usare un eufemismo, probabilmente perché parliamo di uno sport decisamente meno seguito di altri come il calcio, o il basket, e anche perché ritenuto inadatto, dagli sviluppatori, ad una riduzione videoludica.
Da tutti gli sviluppatori tranne che dai ragazzi di Gaijin, casa di sviluppo russa con un discreto curriculum alle spalle nonché partner ufficiale di grandi marchi dell'industria come Activision e Microsoft: ecco così giungere su PlaystationNetwork Skydive Proximity Flight, al costo di 19.99 euro.



Come una farfalla
Dare anche ai più pigri (o a quanti soffrono di vertigini) la possibilità di librarsi in volo in scenari favolosi, pur non muovendosi dal proprio divano e dal tepore del proprio salotto, è sulla carta un'idea vincente, e sulle prime anche la realizzazione che le fa da contorno non sembra niente male: i menu sono chiari e di rapida consultazione, e in pochi secondi siamo già in volo su uno degli scenari a disposizione, che spaziano da canyon polverosi a cime innevate, non disdegnando panorami ben noti a noi videogiocatori italiani.
Le acrobazie in volo possono essere effettuate tramite stick analogico, nella configurazione più “basica” e vicina a quella della stragrande maggioranza dei giochi presenti sul mercato console, o sfruttando i sensori di movimento del nostro fido DualShock3: quest'ultimo, al prezzo di una minore precisione, consente, a nostro avviso, una maggiore immedesimazione, ma anche il metodo di controllo alternativo non presenta grosse criticità.
I primi minuti di gioco sono sinceramente inebrianti, perché l'ampiezza visiva delle location è sorprendentemente buona, il comparto tecnico, pur non eccellendo (ci torneremo più avanti) tiene il passo con i ritmi di gioco e il titolo restituisce una sensazione di estrema libertà.
Sulle prime, poi, il gioco si premura di fornire anche ai non appassionati di questo sport i rudimenti più basilari, introducendo man mano le (poche) nozioni necessarie per evitare di schiantarsi al suolo come Wile Coyote nei suoi giorni migliori.
Uno dei più grandi problemi di questa produzione (se non il più grande in assoluto) è che la curva di interesse, che per un prodotto videoludico si aggira in media almeno sulla decina di ore, qui si esaurisce dopo nemmeno due, con risultati deleteri sul medio periodo.



Volare....ooohhhh
Questo succede per la scarsa varietà degli obiettivi proposti, per il numero insufficiente di trick eseguibili alla pressione del tasto X e per il numero relativamente basso di location disponibili, che offre uno spiacevole senso di deja vu già dopo un paio di ore di gioco.
Ma, a nostro avviso, il problema sta a monte, e cioè nella scelta da parte di Gaijin di replicare uno sport di nicchia, adrenalinico quanto vuoi ma fondamentalmente ripetitivo nelle sue meccaniche di base e poco incline a riservare sorprese come molti sport più “convenzionali”. In altre parole, non crediamo sia colpa degli sviluppatori se le cose da fare siano bene o male sempre le stesse già dopo una manciata di partite, perché è la natura intrinseca della disciplina riprodotta che mal si presta ad un gioco ad essa dedicato.
Certo, chi ha lavorato al gioco ci ha messo del suo, limitando il numero di location, proponendo una modalità principale davvero troppo breve e affidandosi, per il resto, alla sola voglia del giocatore di migliorarsi nei tempi e nei punteggi finali, con il risultato di far assumere al prodotto i contorni di una spettacolare rolling demo più che di un titolo finito che, ricordiamo, richiede venti euro per essere scaricato.
Il rapporto qualità prezzo è assolutamente inadeguato, e solo l'ardente passione di quanti tra i nostri lettori non vedevano l'ora di buttarsi nel vuoto può supplire ad una longevità insufficiente.
Noi abbiamo allungato la nostra esperienza rigiocando sfide già completate ma adottando una delle visuali alternative, che, oltre alla prima persona (di grande effetto), consentono di piazzare la telecamera virtuale su una delle gambe del nostro alter ego, restituendo sensazioni forti (e probabili conati di vomito a quanti soffrono il mal d'aria): la spinta a migliorarsi è una delle molle del medium videoludico sin dalla sua nascita, ma non può essere l'unica, soprattutto in un titolo proposto ad una fascia di prezzo superiore a gemme come Journey, solo per fare un nome di un'altra esperienza fuori dai canoni videoludici classici.
Va lodata solo l'assoluta immediatezza, che consente anche a quanti sono completamente a digiuno di questa disciplina di cimentarsi in trick discretamente spettacolari (e qualche sanguinosa caduta) dopo poche partite: se solo non si fosse sacrificata la profondità sull'altare della semplicità d'uso...



Vista d'insieme
Da un titolo che fa degli scenari un elemento primario di gioco ci aspettavamo un impatto grafico di primo piano, pur consci che la natura digital only del progetto non poteva far sperare in un impatto uguale ai titoli tripla A di questa fine generazione: dopo una prima impressione decisamente buona, grazie ad un colpo d'occhio generale pulito e credibile, ad un occhio più attento non possono sfuggire diverse magagne, su tutte delle texture di una certa piattezza, un lieve (ma abbastanza diffuso) effetto di pop up in alcuni scenari e la bruttezza delle animazioni relative allo schianto del nostro malcapitato protagonista, di fatto le uniche incluse nel gioco a parte quelle in volo.
Il diavolo, come dice un vecchio proverbio, sta nei dettagli, e in questo senso Skydive Proximity Flight è un gioco “santo”, perché molte delle piccolezze che fanno spesso la differenza non sono curate a dovere.
Meno diciamo della colonna sonora e meglio è: una serie di tracce rock martellanti eppur poco incisive danno alla produzione un effetto trash che mal si lega con la bellezza di alcuni scorci e che toglie poesia, secondo noi, ad uno sport estremo che in molti vorrebbero avere il coraggio di provare.
Proprio su questa voglia recondita crediamo volessero puntare i ragazzi di Gaijin, ma, dopo una serie di lavori apprezzabili, stavolta il tentativo è andato maluccio.
Recensione Videogioco SKYDIVE PROXIMITY FLIGHT scritta da DOTTORKILLEX Se non siete dei grandi appassionati di skydiving e/o appartenete alla schiera di quanti vorrebbero librarsi in volo ma non riescono per vari motivi, non vediamo motivo di procedere al download di un titolo che offre una quantità di contenuti sinceramente inadeguata e una ripetitività di fondo purtroppo inficiante: a venti euro sullo store Sony potete trovare di gran lunga di meglio, anche se non neghiamo che le primissime partite qualche brivido potrebbero darlo.
Skydive Proximity Flight è più un divertissement da fiera che un titolo completo, a nostro avviso.
Provaci ancora, Gaijin!
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