Recensione di Journey: Collector's Edition

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PS3
  • Genere:

     Collezione
  • Sviluppatore:

     Thatgamecompany
  • Distributore:

     Sony
- Contiene alcune delle opere più significative e uniche del gaming tutto
- Presenta qualche extra estetico e una manciata di titoli sviluppati durante il GameJam
- Richiede l'installazione di ogni elemento
A cura di (Pregianza) del
Fino a qualche anno fa le grandi case tendevano a ignorare i videogame sperimentali. Convinte che prodotti completamente al di fuori dei canoni videoludici tipici non potessero risultare successi commerciali, le aziende più potenti del settore non si curavano di questa espressione alternativa del gaming, lasciandola in mano agli studi indipendenti. Questa mentalità piuttosto ottusa si è mantenuta anche quando gli sviluppatori indie sono riusciti a creare un mercato a parte, e a piazzare in alcuni casi un quantitativo di copie paragonabile alle vendite dei migliori blockbuster. 
Sony è stata più lungimirante di molte altre società e ha quasi subito deciso di supportare alcune promettenti software house semisconosciute, affidandogli progetti particolarissimi e unici, capaci di distinguere dalla massa il monolito nero.
La miglior scelta del colosso nipponico in questo campo è stata probabilmente quella di supportare i Thatgamecompany. Contrattati per creare tre giochi downloadabili, i ragazzi guidati da Jenova Chen e Kellee Santiago sono riusciti a sfornare opere davvero inimitabili. Come prevedibile, Sony ha pensato bene di monetizzare ulteriormente le sue creature, quindi le ha racchiuse nella Journey Collector’s Edition, una raccolta contenente Fl0w, Flower e, appunto, Journey, oltre a qualche altro extra. Dopo averla provata e aver raggiunto la pace dello spirito, ora possiamo valutarla insieme a voi.


Flusso
Partiamo da Fl0w, un titolo di una semplicità incredibile, che nell’iniziale lineup di Playstation 3 si era distinto subito (anche in virtù della scarsità di giochi degni a inizio ciclo della console). Qui si controlla un basilare organismo multicellulare in un brodo primordiale, e lo scopo è nutrirlo in modo che si evolva, andando sempre più a fondo man mano che il proprio “vermicello d’acqua” si sviluppa. Non ci si muove usando gli analogici e non ci sono tasti da schiacciare: ci si sposta usando la funzione di tilting del controller ps3, ovvero l’inclinometro interno, e si avanza a suon di musica per via di effetti ambientali che si avvicinano a una melodia ben definita. Durante il gioco si incontrano organismi passivi, ma anche esseri aggressivi che possono attaccare la creatura del giocatore per difendersi e rendono l’esperienza gradualmente più difficile. 
Non è un capolavoro, ma nella sua genuinità funziona alla grande, catturando con la sua grafica ridotta all’osso e la strana atmosfera che riesce a creare. Cellula dopo cellula, battaglia per la sopravvivenza dopo battaglia per la sopravvivenza. Finché non si prende il controllo di un nuovo organismo, e tutto riparte.


Fiore
Molto diverso, in tutti i sensi, Flower. Ancora incentrato attorno alla funzione tilt del Sixaxis, questo secondo lavoro dei Thatgamecompany vi mette nei panni dei petali di alcuni fiori in un appartamento cittadino, che “colorano” varie mappe andando a interagire con la vegetazione presente nella zona, fino a divenire un turbine di petali colorati. Non è un gioco impegnativo e non punta a offrire una sfida al giocatore, cerca semplicemente di stupirlo con una combinazione rilassante di colori e suoni che migliora e si amplia livello dopo livello. In pratica Flower non è diverso da un quadro a cui è il giocatore stesso a dare vita e bellezza, un’opera preimpostata dove il pennello è il petalo fluttuante da cui si parte. 
Questo titolo, come Fl0w prima di lui, ha dimostrato la volontà dei Thatgamecompany di passare oltre, di superare la visione comune del gaming, per dimostrare come sia possibile anche per i videogame scatenare ogni genere di sensazione ed esperienza nel fruitore. Fu apprezzato, ma non da tutti, forse perché composto da elementi ancora troppo limitati. Il culmine sarebbe arrivato dopo...


Viaggio
Su Journey abbiamo sprecato fin troppe parole. E’ un titolo che ha superato tutte le aspettative, proponendo un’esperienza incredibile, un viaggio poetico in lande tanto desolate quanto splendide e in grado di colpire il giocatore al cuore. Questa è l’opera magna di Chen e compagnia bella, un capolavoro di art direction che bombarda l’utente con immagini e musiche di una bellezza inarrivabile, in un mondo che non viene mai rivelato del tutto e presenta innumerevoli meraviglie da scoprire, passo dopo passo. 
C’è un motivo se il titolo centrale di questa raccolta è proprio Journey. E’ il gioco che più di ogni altro ha scatenato discussioni sulla possibilità dei videogiochi di essere arte o meno, quello che forse meglio di tutti ha dimostrato la capacità del media di spezzare le barriere e di offrire esperienze poliedriche e imprevedibili. E’ un lavoro sopraffino, che può commuovere, esaltare, incuriosire o persino irritare, ma riesce a scatenare praticamente in chiunque emozioni forti. 

Insieme
La descrizione a grandi linee dei pezzi da cui questo puzzle è composto l’abbiamo completata, quindi ora è il caso di passare alla collection nel suo insieme. Questa edizione di Journey è venduta a un prezzo superiore a quello del titolo su PSN, ma comunque abbordabilissimo, e arriva con una manciata di giochi creati in un giorno durante una competizione chiamata GameJam. Si tratta di passatempi multigiocatore, troppo limitati per rappresentare una aggiunta significativa nel pacchetto, ma sono accompagnati da alcuni temi per la propria Playstation che non fanno certo del male. L’unico difetto della collection sta nella necessità di installare ogni gioco. Sappiamo che si tratta di un problema da poco, tuttavia è comunque il caso di segnalarlo. Per il resto sembra che ogni titolo sia stato trasferito senza singhiozzi né problemi di sorta nella raccolta.
Recensione Videogioco JOURNEY: COLLECTOR'S EDITION scritta da PREGIANZA Se siete tra i pochi che ancora non possiedono i lavori dei Thatgamecompany, la Journey: Collector's Edition è sicuramente un ottimo modo per recuperarle tutte. Questa raccolta contiene alcune delle opere più singolari e straordinarie spuntate dalle menti di un team di sviluppo, lavori difficili da rinchiudere tra i recinti dei generi, che riescono a mostrare lati del videogioco sconosciuti ai più. Sono esperienze sopraffine, difficilissime da valutare poiché impattano sull'utente in modo quasi totalmente soggettivo. E' per questo motivo che oggi ci limitiamo a valutare la qualità della collection nel suo insieme, e ci fermiamo alla semplice eccellenza. Nell'insieme, è una gran bella collezione. Singolarmente, è qualcosa di più.
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