Recensione di The Unfinished Swan

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PS3
  • Genere:

     Puzzle game
  • Sviluppatore:

     Giant Sparrow
  • Distributore:

     Sony
  • Data uscita:

     23 ottobre 2012 - 23 ottobre 2014 Giappone (PS4) - 29 ottobre 2014 (PS4-PS Vita)
- Originale
- Unico
- Impatto visivo emozionale
- Cortissimo
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A cura di (Fatum92) del
Si stava meglio quando si stava peggio. Sono molti i giocatori che, alle volte per ostentare una finta aria da saccenti del settore, altre per sincera presa di posizione, possono ritrovarsi in questa famosa frase. La verità, però, è che mai come oggi l’industria del gaming offre una vasta varietà di titoli, riuscendo a soddisfare i gusti di praticamente ogni videogiocatore. Vero, i tempi sono cambiati, molte software house preferiscono andare sul sicuro e alcuni generi o sono quasi del tutto scomparsi o rimangono stagnanti nei loro confini. Tuttavia, idee originali, passione e voglia di proporre qualcosa di nuovo sono caratteristiche che è possibile trovare in molte produzioni moderne, sia quelle più strettamente commerciali sia quelle acquistabili sui canali secondari (ma poi non così tanto) del digital delivery. Non è un caso che in questi ultimi anni numerose opere destinate esclusivamente agli scaffali virtuali abbiano saputo ottenere una folta schiera di fan, in quanto spesso basano il loro successo sulla pura creatività e sulla genuina semplicità, anteponendole a milioni di poligoni o a mondi tanto vasti quanto vuoti. The Unfinished Swan è uno di questi.



Manca qualcosa
Quella di The Unfinished Swan, sviluppato da Giant Sparrow, è la storia di un re e del suo regno, ma è soprattutto la storia di un bambino: Monroe. La sua defunta madre aveva una strana passione: realizzare dei dipinti… senza concluderli. Allo sfortunato ragazzino, rimasto orfano, fu concesso di tenere uno solo dei disegni della madre e Monroe scelse una particolare tela che raffigurava un magnifico cigno con una parte di collo incompiuta. Una notte, il giovane si ritrovò in un mondo onirico, dove come per magia il cigno prese vita. Monroe si mise così sulle sue tracce.
Surreale, originale, geniale, il viaggio da intraprendere trasporta in una fiaba sognante, dove la calma voce della narratrice introduce i quattro capitoli di quello che fondamentalmente è un libro per bambini. Banale? Forse, ma è una banalità più profonda di quanto si possa pensare, in quanto i temi trattati dalla metaforica ricerca del cigno lasciano comunque un segno indelebile e la potenza di alcune semplicissime immagini raggiunge le corde dell’animo, riuscendo a suscitare diverse emozioni e a far riaffiorare la meraviglia fanciullesca intimamente repressa in ciascuno di noi.
The Unfinished Swan è un’esperienza visiva. Non c’è grafica fotorealistica che tenga: l’impatto di alcuni panorami lascia letteralmente incantati. È sufficiente un mondo fatto di bianco e nero, in cui talvolta altri colori decidono di farsi timidamente avanti, per dare vita a uno stile unico e incredibilmente affascinante.

Nero su bianco
Lo schermo è completamente bianco. La disavventura comincia da qui. Joypad o Move in mano non resta che iniziare a premere a casaccio qualche tasto ed ecco che una prima sfera di inchiostro imbratta la purezza del colore acromatico, seguita subito da un’altra e un’altra ancora. È questo il gameplay. Una sorta di FPS dove non si sparano proiettili e l’obiettivo non è uccidere nemici, ma scoprire letteralmente le ambientazioni, colpendo, rendendo visibili, gli oggetti.
Quando il nero si infrange sul bianco ecco che ora appare una parete, ora un muro, ora una staccionata, ora una panchina, ora degli alberi, ora uno stagno nel quale alcuni pesci esuberanti decidono di mettersi in mostra saltellando al pelo dell’acqua.
La sensazione iniziale di solitudine e spaesamento è indescrivibile, ma è anche inspiegabilmente rassicurante. La dolce melodia e i rumori dello scenario ancora indefinito o del tutto invisibile trasmettono una piacevolissima sensazione di pace, tranquillità e serenità, incitando il giocatore a scoprire ogni anfratto di quel mondo, che non disdegnerà nemmeno di proporre una sezione più cupa e decisamente meno rilassante. Si vaga, quindi, non solo facendosi guidare dalle gialle orme del cigno, ma anche e soprattutto per il piacere della scoperta.
Nascosti nelle location, poi, vi sono dei palloncini che attendono solo di essere liberati per spiccare il volo. Collezionandoli si avrà modo di sbloccare dei particolari accessori (in verità piuttosto inutili), alcuni in grado di destare curiosità, tra cui un fucile!



Inizia a prendere forma
I soli bianco e nero non avrebbero certamente potuto sorreggere l’intera esperienza, la quale, altrimenti, si sarebbe presto fatta noiosa e poco stimolante. Non passa perciò molto che all’appello si aggiunge il grigio, le ombre, e l’inchiostro viene sostituito dall’acqua, elemento capace di donare vita all’edera, pronta a ricoprire di uno sgargiante verde le vie e i muri, danzando sinuosamente come fosse un groviglio di innocui e amichevoli serpenti.
Ogni capitolo porta con sé una variazione su tema, mantenendo costante l’interesse e non stancando mai, anzi. La genialità e, al contempo, semplicità di alcune situazioni e paesaggi riesce nell’arduo compito di sorprendere. Voltarsi indietro ed osservare quanto realizzato dopo aver imbrattato di nero l’ambiente è meno bello solo delle spettacolari viste di cui è possibile godere da altezze vertiginose, quando The Unfinished Swan rivela più chiaramente i suoi connotati platform e lascia il giocatore a contemplare in silenzio il suo splendore artistico.
Tra un’ammirazione e l’altra, però, bisogna anche trovare la strada da percorrere. In questo senso, il titolo si dimostra lineare, nonostante scoprire tutti i segreti necessiti una certosina esplorazione delle aree che compongono l’immaginifico regno. I banali puzzle ambientali si risolvono in un lasso di tempo sempre breve, ciò nonostante lasciano comunque soddisfatti e appagati.
Sebbene la giocabilità appaia minimale, in fondo non si fa altro che scoprire il percorso, saltare su piattaforme, arrampicarsi su scale o sull’edera e, ovviamente, sparare palle di diversa natura, nell’insieme il cammino di Monroe cattura, appassiona, evoca sensazioni, sostenendosi con alcune trovate davvero fantasiose. Basta comunque l’originalissima idea di base a stuzzicare l’immaginazione e a immedesimare in questo folle mondo.

Non per tutti
The Unfinished Swan è uno di quelle opere particolari che possono dividere critica e utenza. L’impossibilità di inquadrarne la natura e la visione personale che, inevitabilmente, ognuno si fa lo rende indubbiamente un titolo strano, che richiede una prova diretta per essere compreso. La sua unicità ha saputo coinvolgerci pienamente, divertendoci, emozionandoci e, a tratti, esaltandoci, ma gli amanti dell’azione frenetica o coloro che difficilmente appoggiano questi strambi progetti probabilmente non troveranno nulla di straordinario nel fantastico viaggio di Monroe. Viaggio che possiede comunque dei difetti.
Per quanto inopportuno possa sembrare lamentare mancanze in un esperimento che fa dell’impatto visivo ed emozionale le sue principali caratteristiche, la nostra posizione ci costringe a questa sgradevole condizione. Oltre al fatto che avremmo gradito una libertà di esplorazione maggiore ed enigmi degni di tale nome, l'assenza di qualsiasi penalità rilevante, come può essere la morte, rischia di privare della giusta “tensione” alcuni momenti che sulla carta dovrebbero "intimorire". Detto questo, il gioco punta comunque ad altro, non è questione di vincere o perdere, e francamente agendo in altro modo si sarebbe rischiato di snaturarne l'essenza. L’unica vera delusione va quindi ricercata nella cortissima durata. Ad un primo giro, lasciandoci catturare dalla vena artistica ed esaminando accuratamente le ambientazioni, abbiamo terminato il gioco in due orette e mezza. Rigiocare l’avventura una seconda volta, benché il fattore sorpresa sia venuto meno, è stato ad ogni modo piacevole e ci ha consentito di sbloccare tutti gli extra presenti, tra cui un breve livello bonus. L’inghippo è che, andando decisamente più spediti, la fine è sopraggiunta in meno di un’ora. Considerando che il prezzo dovrebbe aggirarsi attorno ai tredici euro, crediamo che la longevità si assesti su standard decisamente troppo bassi.



Lo stato dell’arte
Nel corso della recensione abbiamo puntualizzato più volte l’incredibile qualità artistica di questa piccola grande perla. Senza timore di essere smentiti possiamo dichiarare che il titolo non sortirebbe il medesimo effetto senza il suo ricercato e ispirato stile grafico. I forti contrasti di bianco e nero, le geometrie matematiche ed elementari si mostrano all’occhio umano con una perfezione assoluta. Difficile trovare altre parole per descrivere l’impronta estetica, se non: perfetta. Diversi panorami, tra cui la veduta mozzafiato del labirinto, ci sono rimasti impressi nella mente come alcune delle cose più belle che abbiamo mai osservato in un videogioco. Le tonalità di grigio, poi, arricchite dagli isolati colori più accesi, si fondono per regalare delle immagini ipnotiche e trascinanti. A spezzare quest'illusione idilliaca è solo un frame-rate in talune occasioni non proprio stabile. Ad ogni modo, la delicata colonna sonora accentua impeccabilmente tutte queste sensazioni, così come i mai invasivi effetti sonori: dalle malinconiche folate di vento ai versi del cigno, il mondo assume personalità e vita intorno a Monroe.

Controller classico VS PlayStation Move
The Unfinished Swan è fruibile sia con il pad che con il PlayStation Move. Durante la nostra prova abbiamo provato entrambi e possiamo affermare che il controller di movimento non aggiunge nulla di realmente significativo, soprattutto nel caso siate sprovvisti del Navigation Controller, visto che a quel punto dovrete utilizzare il classico Dualshock 3 per muovere il personaggio, rendendo l’impugnatura piuttosto scomoda. Indirizzare con le braccia la visuale o scuotere il PS Move per saltare può essere più immersivo, tuttavia, a nostro giudizio, il controller di base è soddisfacente tanto quanto la suddetta periferica.
Recensione Videogioco THE UNFINISHED SWAN scritta da FATUM92 The Unfinished Swan rientra tranquillamente in quel bizzarro termine su cui ancora oggi si discute accesamente: arte. L’opera Giant Sparrow, che almeno sotto l’aspetto puramente visivo mostra sicuramente una vena artistica fuori dal comune, è infatti strana, folle, travolgente. Rimanere letteralmente incantati dinnanzi alla bellezza di alcune situazioni è un’occasione rara, possibile con ben poche altre produzioni videoludiche, tra cui Journey, che The Unfinished Swan si permette di citare fin troppo esplicitamente in un particolare frangente. Sfortunatamente il cammino sognante di Monroe si conclude troppo presto, ma indugiare su aspetti tecnici o analisi fredde riguardo un titolo così originale e unico è decisamente fuori luogo, perché la poetica esperienza vissuta in quel mondo fatto di così pochi colori ci ha stimolato fantasia e immaginazione, imprimendosi nel cuore, suscitandoci stupore e ammirazione esattamente come la sincera e innocente meraviglia di un bambino.
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