Recensione di One Piece: Pirate Warriors

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PS3
  • Genere:

     Azione
  • Sviluppatore:

     Omega Force
  • Distributore:

     Namco Bandai
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     21 settembre 2012
- Tecnicamente degno
- Fedele al manga originario
- Più vario e ispirato rispetto a molti altri Musou
- Ottime Boss Fight
- Mantiene comunque i pesantissimi difetti del genere a cui appartiene
- Cali di framerate continui
- Un abuso impunito di qte
- Fasi a enigmi e platform mal implementate
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A cura di (Pregianza) del
Ah, il Musou. Questa magnifica accozzaglia tutta nipponica ove si può impersonare un singolo individuo dotato di poteri quasi divini, che sdruma come un toro incacchiato decine di migliaia di sfigatoni manco fosse in una tauromachia al contrario. Sono usciti un’infinità di questi titoloni finora, alcuni anche piuttosto ispirati, ma capolavori? Zero. 
La colpa non è nemmeno degli sviluppatori, poveracci. Si trovano dopotutto di fronte a un sistema di gioco superato, di una ripetitività quasi infamante, da cui è difficilissimo distaccarsi e che risulta ancor più arduo evolvere. 
Eppur questa formula funziona, questa struttura inossidabile vende centinaia di migliaia di copie nella terra del sol levante e tira parecchio persino da noi, specialmente quando viene correlata a un marchio noto o, meglio ancora, a manga giapponesi di spicco. Dopotutto ci vuole poco ad attirare un fan appassionato, basta permettergli di rivivere le scene che hanno segnato la sua infanzia, o impersonare i personaggi che ama per soddisfarlo. Per un gamer dal palato più fino però queste cose non bastano più, e l’arrivo di un Musou non rappresenta un’occasione felice, bensì solo un’altra fievole speranza di veder il genere evolversi una volta per tutte, e di poter tenere per le mani un gioco degno dedicato a un marchio meritevole di tutta la qualità del mondo. In questo cupo mondo ricco di battaglie e tristezza infinita, è finalmente giunto One Piece: Pirate Warriors, enorme successo in patria ed estremamente atteso anche dal pubblico italiano, che vanta non pochi fan di Rufy e ciurma. A distinguerlo dalla massa è la promessa degli Omega Force di aver creato un titolo diverso dal solito Musou, e degno della mastodontica opera di Eiichiro Oda. Noi l’abbiamo provato ed effettivamente di differenze dalla solita zuppa ce ne sono, ma “diverso” in questo caso vorrà dire migliore? Vediamo.


Quasi 700 capitoli in un videogioco? Impossibru
One Piece è un manga titanico. Da anni è pubblicato settimanalmente su Shonen Jump, e i suoi volumi sono rimasti stabilmente al top delle classfiche di vendita fin dal primo numero. Tradurre tutti i capitoli del lavoro di Oda in un videogame sarebbe quasi impossibile, anche per un genere che ben si presta a campagne longeve come quello dei Musou. Gli Omega Force in questo Pirate Warriors hanno optato per la tecnica del “taglio a muzzo”, e deciso di narrare la storia tramite flashback. Da una parte questo ha permesso al team di sviluppo di concentrarsi a fondo su ogni situazione, ma ha portato all’eliminazione di alcuni archi molto importanti come quello di Skypiea ed Eneru, o Thriller Bark. Fortunatamente la storia è molto fedele all’originale, e parte dall’inizio del time skip con i nostri eroi nell’arcipelago Sabaody, per poi riprendere dalla battaglia contro Bagy il Clown e ripercorrere tutta la formazione della ciurma di Rufy. Di più evitiamo di spoilerarvi, anche perché chi non è andato molto avanti nel fumetto ha già i forconi puntati.
Considerata la notevole varietà di ambientazioni e personaggi a loro disposizione, gli sviluppatori hanno avuto modo di sbizzarrirsi nella creazione dei livelli, e si sono dunque decisi a svecchiare un po’ la solita formula inserendo meccaniche aliene per il genere. Nei vari capitoli del diario principale affronterete fasi platform ed enigmi di vario tipo, che spezzeranno le molte battaglie e vi costringeranno a riprendere il fiato. L’idea di fondo è buona, è la sua applicazione a non essere riuscita al 100%: le meccaniche utilizzate per questo genere di attività extra sono infatti estranee a quelle congegnate per i combattimenti, dove non si dispone nemmeno di un tasto per saltare, e si riducono quindi a una serie continua di quick time events, apprezzabile inizialmente ma stancante dopo un po’ di ripetizioni. Si arriva in alcuni livelli a desiderare di tornare ai cari vecchi scontri contro le immancabili decine di nemici amorfi, e non è affatto un buon segno. La situazione viene in parte graziata da un bilanciamento decente nella tipologia delle missioni. Vi sono quadri dedicati a enigmi e piattaforme, e altri più classici, con tipiche battaglie a zone da riconquistare piene zeppe di antagonisti. 


Quando si menano le mani il gameplay di Pirate Warriors brilla senza dubbio di più. Si utilizza un combo system basilare basato su due tasti, ma gli scontri sono ravvivati da un peculiare sistema chiamato “colpo della ciurma” che permette di unirsi a un compagno e di prenderne momentaneamente il controllo per sferrare serie di attacchi devastanti, da tecniche speciali multiple e potenziabili, e da una schivata utilizzabile per spezzare la difesa dei boss. Proprio le tante boss fight sono il fiore all’occhiello della produzione. Estremamente variegate, riescono a essere molto impegnative alla difficoltà massima e a catturare alla grande lo spirito del manga. Addirittura i qte risultano ben utilizzati durante il loro svolgimento. Tutta un’altra cosa rispetto ai lobotomizzati scagnozzi che si incontrano in massa durante le varie missioni (che presentano ad ogni modo qualche peculiarità di rado, come scudi o bazooka). Non è abbastanza per far gridare al miracolo, ma è indubbiamente meglio che superare un quadro sbattendo la faccia sul pad.
Nel gioco sono poi presenti dei limitati elementi gdr. Alla fine di ogni fase e frugando nei forzieri sparsi per le mappe si ottengono monete con cui potenziare il proprio personaggio preferito, inizialmente da usare sul solo Rufy, ma poi selezionabili anche per gli altri membri della ciurma, tutti utilizzabili e potenziabili nel Diario Secondario, ove si possono seguire storyline aggiuntive nelle mappe già affrontate. Ci sono cinque personaggi extra oltre ai nove membri della squadra principale, ma non abbiamo intenzione di svelarvi di chi si tratta. Sappiate solo che alcuni sono gradite sorprese per i fan.  I protagonisti salgono inoltre di livello e imparano di volta in volta nuove combinazioni.


Un pezzo, senza dubbio
Omega Force ha dimostrato una certa reverenza per il manga nella creazione dei personaggi. Ognuno di loro è estremamente dettagliato, e presenta liste mosse uniche e fedeli ai colpi dell’opera cartacea. La presenza di tante scelte aumenta di certo l’attrattiva del videogame, anche se non siamo ai livelli di un Warriors Orochi, con le sue squadre di combattenti e le dozzine di guerrieri da sbloccare.
Tecnicamente tuttavia One Piece: Pirate Warriors supera bellamente la stragrande maggioranza dei Musou in circolazione. Animazioni e conteggio poligonale dei modelli sono di prima categoria, e le ambientazioni, di solito un orrore in titoli di questa tipologia, sono molto meno pessime del previsto, anche in virtù del Cel Shading e dell’ottimo stile cartoonesco utilizzato. C’è solo un problema nel comparto grafico del gioco, il frame rate. Pirate Warriors difatti arranca di continuo nelle situazioni più concitate, un difetto fastidioso e inaspettato, trattandosi di un’esclusiva ps3 che dovrebbe esser pensata appositamente per la console di Sony. Davvero lodevole il sonoro, in virtù del doppiaggio in giapponese dei seiyuu originali dell’anime e a musiche molto orecchiabili, anche se ripetute forse eccessivamente. Nulla da ridire infine sulla longevità, con una campagna più che degna, il diario secondario, un curioso challenge mode (che porta a scontrarsi contro ondate continue di nemici) e la possibilità di giocare online con gli amici nei panni di uno qualunque dei personaggi disponibili. Se amate questi titoli avrete di che divertirvi. 
Recensione Videogioco ONE PIECE: PIRATE WARRIORS scritta da PREGIANZA One Piece: Pirate Warriors è un Musou di sicuro più ispirato e vario della media, ma ancora non basta. Le debolezze del genere ci sono tutte e con il passare del tempo si fanno sempre più pesanti. Non fraintendeteci, il titolo farà comunque la felicità dei fan del manga, vista la sua lodevole fedeltà al materiale originale e la cura nei dettagli. Ma se cercate un action di alto livello, avete sbagliato tipologia di gioco. Mette tristezza pensarci, ma ci vuole ben altro per risollevare i Musou dal pantano in cui si trovano.
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