Recensione di Tales of Graces f

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PS3
  • Genere:

     Gioco di ruolo
  • Sviluppatore:

     Namco Tales Studio LTD.
  • Distributore:

     Namco Bandai
  • Giocatori:

     1 - 4
  • Data uscita:

     30 agosto 2012
- Sistema di combattimento complesso e brillante
- Sviluppo dei personaggi profondo e ben strutturato
- Narrativa e protagonisti piacevoli
- Longevità elevata
- Fase iniziale lenta e noiosa
- Tecnicamente mediocre
- Troppo backtracking
- Alcune evidenti debolezze narrative
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A cura di (Pregianza) del
La bianca console nota come Wii è amata principalmente per le esclusive Nintendo, ma Mario, Link, Samus e affini, non sono l’unico motivo per cui è apprezzata dai videogiocatori. La piattaforma ha infatti rappresentato una sorta di rifugio per i Jrpg, genere che conta molti validi esponenti presenti solo sui limpidi lidi della grande N. Con il lento arenarsi della console e del suo parco titoli, tuttavia, molte case hanno deciso di portare le loro opere sulle rivali, per la felicità degli amanti del gdr made in Japan. Namco è stata una delle più rapide da questo punto di vista, e dopo il successo ottenuto con Tales of Graces nella terra del sol levante nel 2009, ha deciso di sviluppare una versione ps3 a poco meno di un anno dall’uscita nei negozi.
Noi europei però, si sa, i Jrpg dobbiamo sudarceli, e per avere Tales of Graces f abbiamo dovuto aspettare ben due anni. Ora vi sveleremo se è valsa la pena di pazientare così a lungo.



Il time skip funziona sempre
In Tales of Graces impersonerete il giovane Asbel, iperattivo e impulsivo rampollo del lord di Lhant. La vostra avventura inizierà durante l’infanzia del protagonista che, in una delle sue scorribande con il timido fratello Hubert, trova una misteriosa ragazza addormentata in un campo di fiori. Visto che la giovane donna non sembra ricordare nulla del suo passato, il nostro eroe decide di prendersene cura e di chiamarla Sophie. Partiranno così una serie di eventi inarrestabili che vedranno i vostri personaggi crescere, maturare, e combattere per il destino del mondo.
Chiariamo subito la situazione: Tales of Graces è una giapponesata, e non in senso positivo. Molti dialoghi sono eccessivamente buonisti, la trama è ricca di momenti da manga shonen di quarta categoria, e le fasi più importanti della narrativa faticano ad avere un reale impatto sul giocatore. Eppure non è tutto da buttare. Superata la lenta e noiosa fase iniziale con i personaggi ancora bambini, la storia diventa nettamente più godibile e inizia a svilupparsi rapidamente. I vari protagonisti del gioco poi risultano simpatici e ben caratterizzati, anche grazie a numerose cutscene a mò di “visual novel” attivabili durante l’esplorazione delle mappe, spesso divertenti e in grado di aggiungere sfaccettature alle varie personalità. Insomma, tolti i colpi di scena un po’ telefonati, la prima parte, e i buoni sentimenti imperanti, la narrativa di Tales of Graces f riesce ad essere piacevole e leggera quanto basta a mantenere elevato l’interesse del giocatore.

L'arte della spada
La stragrande maggioranza dei Jrpg vanta un sistema di gioco estremamente complesso e tattico, che a volte va a discapito dell’azione nei combattimenti. Tales of Graces mantiene questa profondità, ma la unisce a un sistema di combattimento in grado di fondere egregiamente azione e strategia, che secondo molti è la principale ragione del suo successo in Giappone.
Si può combattere al massimo con un team di quattro eroi, guidati da un’intelligenza artificiale settabile tramite un menu piuttosto intuitivo, ma in ogni momento potrete prendere il controllo di uno qualunque dei membri della squadra. Ogni personaggio dispone di due tipologie di attacchi, le Assault Artes e le Burst Artes: le prime sono attacchi in combinazione, la cui tipologia varia a seconda della direzione dell’analogico durante l’attacco, le seconde sono invece magie e tecniche speciali elementali, che richiedono qualche secondo per essere utilizzate il più delle volte. Ognuna di queste azioni necessita il consumo di Chain Points per essere attivata, indicati da un comodo contatore a lato del ritratto dell’eroe. I punti si ricaricano velocemente, ma è comunque necessario far trascorrere qualche istante per poter eseguire combo devastanti senza pause (anche perché le Artes più potenti richiedono quantitativi elevati di Chain Points). Le battaglie infatti non sono a turni, bensì in tempo reale, pertanto richiedono un discreto tempismo nell’uso delle abilità per interrompere gli assalti nemici, e un uso oculato della parata e della schivata, che se usate al momento giusto possono far salire temporaneamente il contatore dei punti e garantire serie di colpi più efficaci.
Il gameplay è molto ben studiato, e rende benone, anche se decolla solo quando si iniziano ad ottenere tecniche avanzate e si riesce a sfruttare lo status noto come Eleth Burst. Una volta attivata questa peculiare condizione non ci si deve più preoccupare dei Chain Points consumati, ed è possibile eseguire delle poderose Mystic Artes, in grado di ribaltare le sorti di uno scontro. Attenzione però, anche gli avversari possono attivarlo, ed è pertanto necessario tenere d’occhio la barra dedicata per vedere quando è il caso di passare sulla difensiva. A tutto questo si aggiunge anche una notevole diversificazione dei protagonisti, tutti dotati di specifici stili di combattimento. Chi ama spulciare i gdr fino al midollo avrà parecchio da lavorare per diventare un vero maestro nell’uso di ogni membro del gruppo.
Persino la difficoltà del gioco è ben calcolata, nonostante qualche picco nel livello di sfida che non sarà facile da superare per un neofita. I blocchi sono ad ogni modo studiati per costringere il giocatore ad assorbire le meccaniche fondamentali in fretta, dunque non risultano insensati e sono sempre sormontabili.


Non dimenticate poi che stiamo parlando di un gioco di ruolo, e che quindi equipaggiamento e fasi esplorative non possono passare in secondo piano. Gli oggetti in Tales of Graces f sono molto importanti, sia perché la difficoltà delle boss fights costringe spesso a farne uso, sia perché fanno parte di un elaborato apparato di potenziamenti e crafting chiamato Dualize. Quasi ogni cosa in Tales of Graces può essere fusa con qualcos’altro: comunemente si ottengono semplici ninnoli da rivendere, ma nel caso di commestibili è possibile cucinare piatti poi inseribili in un comodo mixer, che rigenererà i vostri punti vita e vi donerà dei bonus consumando le vivande automaticamente una volta rispettata una certa condizione (ad esempio lo scendere sotto il 60% dei punti vita o il venire avvelenati). Dualizzare gli oggetti è un processo indispensabile per la crescita del gruppo, perché cibi di alta qualità garantiscono aiuti in grado di salvarvi la pelle nelle situazioni peggiori, e persino i potenziamenti ad armi e armature si ottengono sfruttando l’opzione su delle gemme dedicate.  Si tratta di un sistema accessibile e interessante, ma poteva essere strutturato meglio, se non altro per l’enorme numero di arnesi pressoché inutili ritrovabili per le mappe, che riempiranno il vostro inventario finché non deciderete di liberarvene e potevano venir cavati in toto.
Nulla da eccepire invece per quanto riguarda lo sviluppo a livelli. Ogni personaggio dispone di innumerevoli “titoli” ognuno dei quali livella separatamente. Una volta imparate tutte le abilità legate a un titolo, ciò che è stato appreso rimane, ed è pertanto consigliabile cambiare professione. Le possibilità derivanti da tale sviluppo a classi sono enormi, e arricchiscono la già ottima struttura dell’opera Namco.
Meno elogiabili purtroppo le fasi esplorative. Le mappe di Tales of Graces f non sono particolarmente ispirate, i dungeon hanno la tendenza ad essere inutilmente ricchi di corridoi e vicoli ciechi, e anche quando sono lineari non brillano per originalità. Il titolo poi richiede al giocatore di fare continuamente backtracking per gran parte della campagna, un onere fastidioso che rallenta parecchio il ritmo dell’avventura. Perlomeno le battaglie non avvengono casualmente e possono venir facilmente evitate, poiché i nemici girano goffamente per le locazioni.

Il colore non basta a coprire le rughe
Il principale punto debole di Tales of Graces su Ps3 è, come prevedibile, il comparto tecnico. Parliamo pur sempre di un port da Wii con un paio di anni sulle spalle. Graficamente il gioco è molto colorato, ma non aspettatevi modelli tridimensionali particolarmente dettagliati o locazioni in grado di farvi saltare la mascella. Ottimo al contrario il sonoro, con doppiaggi da serie animata di alto livello, seppur un po’ altalenanti, e musiche piacevoli.
Nulla da temere sul fronte longevità. Trattandosi di un Jrpg, non stupisce che la campagna richieda almeno una trentina di ore per essere completata se si avanza con una certa fretta. Ore in grado di aumentare a dismisura se deciderete di buttarvi a capofitto nel complesso sistema di sviluppo del titolo Namco.
Recensione Videogioco TALES OF GRACES F scritta da PREGIANZA Tales of Graces è un Jrpg che gli amanti del genere apprezzeranno quasi di certo. Presenta un sistema di combattimento divertente e ben strutturato, e uno sviluppo dei personaggi profondo quanto basta a rendere felici i powerplayer senza alienare eccessivamente i neofiti. La sua brillante struttura potrebbe renderlo una vera perla tra i titoli di questo tipo, ma l'eccesso di backtracking, le debolezze narrative, e la lenta fase iniziale gli tarpano le ali, rendendolo solo un buon titolo.
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