Anteprima di Atelier Meruru: Apprentice of Arland

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PS3
  • Sviluppatore:

     GUST
  • Distributore:

     Namco Bandai
  • Data uscita:

     Maggio 2012
ASPETTATIVE
- Un JRPG classico
- Visivamente interessante
- Il mondo di gioco dovrebbe essere "modellabile"
A cura di (Fatum92) del
Sebbene non come in passato, ancora oggi sono molte le produzioni, soprattutto orientali, che non vedranno mai la luce nel nostro Paese. Fortunatamente, però, molte altre hanno invece la possibilità di attraversare l’oceano nel tentativo di affascinare l’utenza occidentale. Nonostante il considerevole ritardo, Atelier Meruru: Apprentice of Arland rientra in questa cerchia di titoli. Disponibile dall’estate del 2011 in Giappone, il gioco di ruolo sviluppato da Gust sbarcherà nei negozi europei a maggio in esclusiva per PlayStation 3.

Vita da principessa
Atelier Meruru: Apprentice of Arland, che fa parte di una longeva serie, è un GDR classico in tutto e per tutto, dallo stampo puramente giapponese, contraddistinto da una partenza molto lenta e ricca di dialoghi, necessaria per consentire al giocatore di apprendere con calma i concetti base su cui poggiano le dinamiche di gioco. Difficilmente gli amanti dell’azione più marcata dei moderni RPG occidentali sapranno farsi conquistare dall’avventura della simpatica principessa Meruru. Nei panni della suddetta principessa, infatti, il giocatore esplorerà il fantastico regno di Aris, nonché patria della giovane protagonista. Grazie al potere dell’alchimia, pratica che da sempre l’affascina, cercherà di far sviluppare e prosperare Aris. Durante il suo viaggio incontrerà diverse personaggi e dovrà affrontare numerosi ostacoli per poter raggiungere il suo scopo.
Benché le premesse della trama appaiano fin troppo banali o semplici, non sappiamo come l’intreccio si evolverà e, soprattutto, se si dimostrerà sufficientemente appassionante. Certo, l'incipit non sembra presupporre un plot particolarmente coinvolgente, sia per la caratterizzazione dei personaggi, sia per la vicenda in sé. Tuttavia, rimandiamo i giudizi a quando potremo effettivamente appurare e constatare il lavoro svolto sotto questo importante aspetto.

Il mio regno nelle mie mani
Il gameplay offrirà esattamente quello che è lecito aspettarsi da un titolo del genere: combattimenti a turni, statistiche, pozioni da creare, livelli di esperienza e fasi di esplorazione. Per quanto riguarda il combat system vi è davvero poco da dire, poiché il gioco proporrà le classiche dinamiche a cui siamo stati abituati nel corso di moltissimi anni dedicati ad affrontare i mostri e le creature di innumerevoli JRPG. La strategia sarà quindi un elemento importante e non mancheranno diverse tattiche da sfruttare a proprio vantaggio e al momento opportuno. Gli sviluppatori, però, promettono un sistema di combattimento rinnovato, il quale comprenderà, ad esempio, particolari metodi di difesa e un costo per ogni mossa. Elementi che non appaiono comunque così incisivi da allontanare il forte senso di deja-vu che sicuramente colpirà gli esperti dei giochi di ruolo nipponici.
La caratteristica più curiosa del titolo è la possibilità di modificare il proprio regno, andando conseguentemente ad influire sui territori da visitare e sulla storia stessa. Nonostante la trama, come nei precedenti capitoli, dovrebbe seguire un andamento tutto sommato lineare, sembra che non mancherà una discreta libertà di scelta. A seconda del modo in cui il giocatore deciderà di sviluppare il reame, costruendo nuovi edifici o impianti, quindi, andrà a mutare il mondo di gioco stesso e l’ambiente visitabile, nonché, pare (e sottolineiamo il pare), il finale stesso della storia. In sede di recensione si dovrà accertare quanto concretamente queste possibilità di modifica si ripercuoteranno sulla giocabilità e sull’incedere degli avvenimenti o se risulteranno solamente degli aspetti marginali e poco approfonditi.
Avventurandosi nelle varie zone, poi, si potranno raccogliere oggetti utili per preparare ricette e pozioni, che aggiungeranno un po’ di tattica alle meccaniche di gioco.

Cosa c’è di più bello del cell-shading?
Graficamente Atelier Meruru: Apprentice of Arland sfoggia un colorato cell-shading, non dissimile da quello che abbiamo potuto apprezzare in molte altre recenti produzioni. Il livello di dettaglio non sembra eccezionale, ma i modelli dei personaggi e le loro animazioni appaiono comunque curate in ogni aspetto, mentre la realizzazione delle location non lascia intendere la medesima qualità, permettendosi di esibire ambienti semplici e poco particolareggiati. Tuttavia, nel complesso l’impatto visivo è comunque gradevole, adatto all’atmosfera del titolo e in grado di mostrare in più di un’occasione una vena artistica interessante, anche se rifinibile.
Meritevole dovrebbe essere anche la colonna sonora, ricca di brani suggestivi e perfettamente inseriti nel contesto di gioco.
Recensione Videogioco ATELIER MERURU: APPRENTICE OF ARLAND  scritta da FATUM92 Atelier Meruru: Apprentice of Arland si presenta come un capitolo interessante della serie giapponese. Un gioco di ruolo classico e, malgrado appaia privo di qualsiasi sostanziale novità a livello di gameplay (che male non farebbero allo stagnante genere), la carenza di JRPG riscontrata in questi anni potrebbe dimostrarsi un incentivo per tutti i fan della tipologia, forse anche di più considerando l’esclusività della produzione a favore di Sony. Visti gli attuali gusti dei moderni videogiocatori, però, risulta difficile credere che il titolo sviluppato da Gust sia in grado di ottenere il consenso e il favore del pubblico europeo, sempre più abituato all’azione frenetica e spettacolare tipica dei blockbuster videoludici americani. Solo il tempo e un’approfondita recensione potranno rivelarci se il viaggio della giovane e bella alchimista Meruru sarà di quelli da non perdere…
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