Recensione di Cross Edge

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PS3
  • Genere:

     Gioco di ruolo
  • Sviluppatore:

     Idea Factory
  • Lingua:

     Completamente in inglese
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     Disponibile
- Sistema di combattimento profondo, intelligente e divertente
- Personaggi ripresi da molteplici saghe più o meno famose
- Dialoghi eterni e perlopiù infelici
- Esplorazione effimera e gestita da meccaniche folli
- Graficamente d’anteguerra e stilisticamente poco ispirato
- Trama futile e ritmo zoppicante
A cura di (Redazione SpazioGames) del
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A cura di Stefano "Stu" Lanfossi
In questi ultimi anni stiamo assistendo ad un fenomeno tanto redditizio per le software house quanto sollazzante per il giocatore medio, che non vede l'ora di rimettere le mani su quei personaggi che tanto gli sono piaciuti, che l’hanno accompagnato lungo le loro peripezie, che lo hanno emozionato con le loro vicende personali e non; signori, parliamo del mai come ora sfruttato crossover.
In tempi recenti, da Marvel vs Capcom, si è scoperto che incrociare serie tanto diverse in modo da creare stupore è una formula vincente e particolare: ecco quindi che da Namco x Capcom fino a Tatsunoko VS Capcom, passando per il più recente Trinity Universe, negli ultimi quindici anni circa abbiamo visto una grande quantità di curiosi incroci ricchi di cameo, una pura forma di fanservice spesso supportata da una bontà realizzativa perlomeno discreta.
Tuttavia, non tutti riescono (o vogliono) riporre cura in un gioco che probabilmente sarà un successo di vendite grazie alle saghe ivi contenute. Un esempio è il qui giudicato Cross Edge, che se avete già sbirciato il voto globale avrete già capito non essere meritevole né dell'attenzione dei fan, né tantomeno di quella del giocatore che non conosce personaggi e background qui inclusi.

Due eroi, mille coprotagonisti, ancor più antagonisti
La trama prende il via con la rincorsa, presentando fin da subito due giovani, York e Miko, catapultati senza apparente motivo in un mondo popolato da varie anime e, soprattutto, mostri (della tradizione Idea Factory, quindi lupi ed api giganti in primis). Passerà poco tempo prima di ritrovare tanti volti conosciuti ai più, come Morrigan e Felicia di Darkstalkers, Marie della saga Atelier omonima e altri pronti ad unirsi al party di eroi alla ricerca della propria casa proprio come i due ragazzi... ma un party ben più nutrito è pronto ad ostacolarli ed ottenere le loro anime, volte ad essere utilizzate per nefasti scopi.
Meglio evitare di parlare oltre, ma non pensiate che il plot sia così interessante, oppure che contenga chissà quale sviluppo. Si tratta pur sempre di una trama costruita attorno ad un crossover, che quindi deve rispettare certi canoni, ma per un JRPG l'assenza di una buona trama è di per sé un difetto piuttosto pesante... ma che importa? Andiamo ad analizzare il gameplay a questo punto, se la trama non può intrattenere, lo farà il gioco in sé, giusto?
Ma, che peccato, il peggio deve ancora arrivare, illustrando a chiare lettere perchè Cross Edge non ha le carte per intrattenere qualsivoglia giocatore, fan o meno.

Come un enorme deserto, come un'infinita chat room, come il più bello degli strategici...?
Cross Edge si presenta come un classicissimo JRPG, composto come ormai tutti sanno da tre preponderanti fasi: dialogo, esplorazione, battaglia.
Andando con ordine troviamo le fasi di dialogo: esse si svolgono tramite artwork statici, che dialogano lungo moltissime linee di testo. Qui abbiamo modo di scoprire, ovviamente, i risvolti della trama ed i battibecchi personali fra personaggi, che talvolta sfociano in curiosissimi incroci fra personalità così diverse da sembrare fuori luogo (ad esempio, i dialoghi fra Morrigan e York). Il problema maggiore, tuttavia, è dato dalla frequenza di tali dialoghi, spesso anche molto lunghi: capita infatti troppo spesso di vedere i cosiddetti repeating jokes, che basano la loro comicità nell’esasperata ripetizione della stessa battuta o situazione comica. Oppure, abbiamo spesso dialoghi che potrebbero ridursi a poche battute senza perdere di senso, e che invece rimangono diluiti all’inverosimile, portando il giocatore a perdere interesse alla lunga. E’ un peccato perché le idee ci sono ed il potenziale, viste le parti tirate in causa, si spreca.
Continuando, troviamo l’esplorazione, caratteristica inprescindibile per un JRPG che osa chiamarsi come tale. Di esplorazione in Cross Edge ce n’è… ce n’è anche troppa, a dire il vero: abbiamo tre enormi mondi, formati da numerose mappe, che dovremo perlustrare da cima a fondo alla ricerca di eventi, oggetti ed anime perdute, facendoci strada fra mille e più incontri casuali.
Fin qui, nulla di strano, non fosse per la curiosa e perversa scelta di mostrarci una mappa completamente vuota. Per scoprire eventi e quant’altro (anche obbligatori al proseguo della trama) dovremo aggirarci e “scannerizzare” una piccolissima porzione di mappa alla volta (pochi millimetri su una mappa di troppi metri, in proporzione), sperando di aver fortuna trovando ciò che cerchiamo. Inutile dire che un sistema simile risulta più frustrante che coinvolgente, anche valutando che i passi che ci separano da un combattimento casuale ed un altro sono davvero pochi.
E qui ci troviamo all’ultima fase: la battaglia. Ed è qui che, curiosamente, Cross Edge mostra gli artigli, preparando uno show impensabile visti i presupposti.
Le battaglie si dividono in turni, alla maniera classica, ove entrambi i party decidono e performano le opzioni scelte. Tuttavia, le regole su cui esse si reggono sono totalmente originali, facendo capo infatti a regole miste di ogni saga di appartenenza: abbiamo una scacchiera 4x3, separata per entrambe le squadre, come in Disgaea; Abbiamo dei punti azione che regolano sia i movimenti sulla scacchiera che le azioni come attacchi e l’utilizzo di oggetti, come in Blazing Souls. Abbiamo 4 slot di attacchi per ogni tasto frontale del pad e la possibilità di concatenarli per ottenere combo ed attacchi speciali, come in un vero picchiaduro quale Darkstalkers. Ed è solo una minima parte delle regole che gestiscono uno dei più profondi, vari e divertenti battle system esistenti, quello di Cross Edge. Va detto che, tuttavia, è richiesta pazienza ed autocontrollo per assimilare anche solo in parte la quantità esagerata di dati a schermo, menù, meccaniche.
La vera domanda, tuttavia, resta: è valsa la pena introdurre un battle system simile sacrificando la cura per il resto? La risposta, purtroppo, è un “no” convinto, in quanto la genialità dei combattimenti purtroppo non basta a rendere dimenticabili i troppi difetti che l’intera avventura porta a galla.

La maledizione della vecchia generazione
Dal punto di vista tecnico, abbiamo un gioco risalente alla scorsa generazione sotto ogni aspetto: sprites 2D di livello medio/basso vengono qui affiancati da una parte tridimensionale davvero di basso profilo, che concerne arene di battaglia ed alcune tipologie di nemico. Curiosa poi la scelta di realizzare alcuni mostri in 2D, ed altri in 3D, causando un contrasto poco godibile nel momento in cui sono ambedue presenti nel party avversario.
Come se non bastasse, abbiamo anche una direzione artistica priva di estro, fatta di asettici menù futuristici che stonano decisamente con l’atmosfera generale.
Poche sono le parole da spendere sul comparto sonoro, senza infamia e senza lode, ma anzi dotato di poche tracce, effetti e frasi di doppiaggio che tendono a ripetersi in modo martellante. Il che è un peccato, perché alcuni brani sono anche di discreta fattura.
Recensione Videogioco CROSS EDGE scritta da REDAZIONE SPAZIOGAMES Cross Edge è considerabile come un vero e proprio spreco, di dimensioni enormi per di più. Fra innumerevoli e pesantissimi difetti ed un comparto grafico medievale, infatti, si nasconde quello che verrà ricordato come uno dei Battle System più ispirati, divertenti e coinvolgenti di sempre, seppur molto complesso da assimilare. Infatti, è proprio la sensazione di potenziale buttato al vento che delude e pone la domanda: davvero non si poteva fare di più? Riporre anche solo un minimo di cura aggiuntiva alle modalità d'esplorazione, sfoltire leggermente il peso dei dialoghi magari giocando meglio sulle infinite possibilità derivanti dall'incrocio di cotante saghe così differenti avrebbe restituito un ottimo gioco, se non addirittura un mezzo capolavoro. Purtroppo ora come ora risulta solo un gioco difettato, incoerente, noioso, realizzato nemmeno con quel tanto di sufficienza richiesta. Un diamante enorme ed inestimabile, gettato inspiegabilmente nell'oceano della mediocrità.
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