Recensione di Yakuza 4

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PS3
  • Genere:

     Action-Adventure
  • Sviluppatore:

     Amusement Vision (Sega)
  • Distributore:

     Halifax
  • Lingua:

     Giapponese sottotitolato in inglese
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     18 marzo 2011
8.0
Voto lettori:
9.0
- Trama lunga ed appassionante
- Tante cose da fare
- Uno spaccato della società giapponese
- Combattimenti spettacolari
- Nessuna localizzazione italiana
- Trama intricata per coloro che non conoscono la cultura nipponica
- Spigoloso
- Imperfezioni tecniche
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A cura di Luca Forte (drleto) del
Nonostante gli alti valori produttivi ed il lusinghiero trattamento ricevuto in patria, la serie di Yakuza stenta a ritagliarsi un ruolo altrettanto importante anche in occidente, culturalmente ancora troppo distante per poter apprezzare pienamente tutte le sfumature di questo spaccato della società nipponica, costantemente in bilico tra onore e violenza, malavita e politica, bene e male. Questo perché l’universo tratteggiato da Toshihiro Nagoshi non prevede necessariamente buoni o cattivi, o perlomeno non sempre nel ruolo che ci si aspetta: i poliziotti sono corrotti, i politici collusi con la mafia e quelli che vengono classificati come criminali si muovono incuranti delle leggi, rispettando però un codice d’onore talmente ferreo ed arcaico da generare involontariamente rispetto ed attaccamento ai loro valori.
Giunti al quarto capitolo, Ryū ga Gotoku 4: Densetsu o Tsugumono – questo il nome originale giapponese- prova a ridare smalto alla serie SEGA attraverso l’introduzione di tre nuovi protagonisti che andranno per la prima volta ad affiancare l’inossidabile Kazuma Kiryu sulle affollate strade di Kamurocho, distretto a luci rosse di Tokyo.

Quattro sono meglio di uno
Yakuza 4 si apre infatti parlando di Shun Akiyama, il simpatico proprietario della Sky Finance, società che presta soldi alle persone in difficoltà senza chiedere interessi, previo uno strambo test d’ingresso per capire se le reali motivazioni del cliente sono abbastanza forti. Durante uno dei suoi affari Akiyama si trova coinvolto in uno screzio tra alcuni membri del Clan Tojo ed alcuni affiliati alla famiglia Ueno Seiwa e, volendo evitare una guerra tra questi storici alleati, si interpone mettendo temporaneamente fine alla disputa. Contemporaneamente la misteriosa Lily lo contatta per ricevere un’enorme quantità di soldi, senza dirgli il motivo. Taiga Saejima è un possente ex-affiliato della Yakuza, “fratello” di Goro Majima, da 25 anni in prigione per aver compiuto un’efferata strage ai danni di 18 membri della famiglia Ueno Seiwa. Detenuto in un penitenziario segreto in quel di Okinawa, ha finalmente l’occasione per evadere e risolvere alcune situazioni rimaste in sospeso dopo il suo arresto. Masayoshi Tanimura è un disincantato detective della polizia metropolitana, affaccendato nello sbarcare il lunario approfittando del proprio ruolo in polizia e nello scoprire i retroscena sulla morte di suo padre, ex poliziotto coinvolto nell’indagine sul massacro perpetrato da Saejima, ucciso apparentemente senza motivo e senza che i suoi colleghi facessero nulla per scoprire la verità.
Infine abbiamo Kazuma Kiryu, inossidabile ex Fourth Chairman del Tojo Clan ritiratosi ad Okinawa assieme alla piccola Haruka, con la quale gestisce l’orfanotrofio Sunshine. Il suo passato e la sua natura leale ed orgogliosa lo costringeranno a tornare a Kamurocho e ad incontrare nuovamente i tanti amici ed i tanti nemici che ha nella capitale giapponese per salvare nuovamente il suo clan da una pericolosa faida interna.

Retroscena
Il plot messo in piedi da Toshihiro Nagoshi per Yakuza 4 ha il pregio di tenere incollati i giocatori allo schermo grazie ad una storia che pian piano rivelerà i tanti colpi di scena e riunirà i destini dei quattro protagonisti. La decisione di alternarvi alla guida di quattro differenti personaggi non è solamente una scelta narrativa riuscita e rivoluzionaria per la serie, ma è anche il modo grazie al quale gli sviluppatori hanno provato a rinnovare il gameplay, ponendo subito il giocatore al centro dell’azione ed evitandogli il lungo - e per molti stancante - preambolo che ha caratterizzato il terzo capitolo. L’avere tre personaggi nuovi consente anche a coloro che non si sono mai avvicinati ai precedenti Yakuza di approcciare una serie così complessa, nella quale i rapporti tra i tanti protagonisti devono sempre tener conto delle intricate gerarchie interne alla mafia giapponese, dei rapporti tra quest’ultima e la società nipponica e anche di come questa funziona, con il suo strano connubio tra sessismo, rispetto esagerato per le regole e per i ruoli. Uno spaccato realistico - per quanto chiaramente e volontariamente spettacolarizzato ed esagerato - capace di aprire una finestra sul moderno Giappone e le sue contraddizioni. Come nei precedenti capitoli il protagonista occulto è infatti Kamurocho, funzionale trasposizione di Kabukichō, distretto a luci rosse di Shinjuku, divenuto per tutti gli amanti della serie un luogo familiare, nonostante negli anni abbia subito arricchimenti e rimodellazioni. Il Serena sarà sempre pronto ad accogliervi e farvi da base, così come la Millenium Tower sarà il di ritrovo per gli abitanti della zona, o il Purgatorio il luogo dove cercare le informazioni più segrete o i divertimenti più estremi. Tra le vie del distretto troverete negozi di ogni tipo e passatempi altrettanto vari. L’importanza di queste attività parallele è sottolineata anche dai tantissimi trofei dedicati al loro svolgimento, e coloro che non volessero seguire pedissequamente la trama principale potranno, tra un filmato e l’altro, dedicarsi a Boxcelios II, lo shooter arcade disponibile nei club SEGA, al golf, al bowling o al baseball, così come si potranno cercare le tante chiavi sparse per la città, raccogliere i rifiuti da scambiare nelle fogne per punti ecologia o andare a vedere conturbanti fanciulle danzare nei vari locali. Akiyama, essendo il proprietario dell’Elise, potrà persino addestrare delle ragazze per diventare perfette hostess del suo locale, mentre Saejima potrà istruire un occhialuto ragazzo nelle arti marziali. Questi sono solo alcuni dei tanti passatempi che è possibile trovare tra i sotterranei, i tetti ed i vicoli di Kamurocho, capaci di rappresentare un vero e proprio gioco nel gioco e, nonostante la qualità e la profondità altalenante di queste attività, in grado di regalare a tutti i completisti e soprattutto agli amanti della serie decine di ore di gameplay che si andranno ad aggiungere alle oltre 25 necessarie per portare a termine la corposa campagna principale. Quest’ultima è stata strutturata in modo tale che chiunque voglia semplicemente godersi la storia dall’inizio alla fine possa farlo in maniera piuttosto diretta e lineare, saggiando nel frattempo alcune delle attività collaterali che il mondo di Yakuza 4 mette a disposizione, non “distraendosi” eccessivamente dalla storia che tra un avvenimento e l’altro dona sufficiente libertà per decidere se proseguire o gironzolare per la città.

Gameplay soli_o
L’espediente dei quattro protagonisti riesce a dare una sferzata di aria fresca anche al gameplay, che dopo tre capitoli del Kazuma Kiryu moderno cominciava a risentire della ripetitività delle mosse, dello stile e della crescita fisico/tecnica dell’ex-Yakuza. Non che rivestire i panni di Kazuma sia noioso, tutt’altro, solo che farlo dopo aver saggiato l’abilità coi calci di Akiyama, la forza bruta di Saejima o l’abilità di Tanimura rende questo ritorno ancora più speciale ed elettrizzante, essendo il Drago di Dojima il lottatore più completo e variegato del quartetto. I controlli e l’impostazione degli scontri si presentano pressoché invariati rispetto al passato, se non che alcune meccaniche sono state ulteriormente affinate rendendo gli scontri, soprattutto quelli con i boss, decisamente più duri e soddisfacenti della marmaglia che si incontra mediamente in giro per la città, particolarmente soddisfacenti e viscerali, grazie ad un aumentato livello di violenza e spettacolarità delle diverse mosse. A nostro avviso manca ancora una gestione ottimale dell’autolock e della telecamera automatica, ma il fatto di poter comandare quest’ultima in maniera più semplice (anche grazie alla pressione di L2, che la porterà direttamente alle spalle del protagonista), aiuta enormemente durante gli scontri più affollati. Un altro elemento sul quale il titolo può ancora migliorare è la differenziazione della crescita dei diversi personaggi: è vero che le mosse e lo stile si presentano esteticamente completamente diverse tra loro, ma si sbloccherà sempre la stessa tipologia di colpo o bonus (il colpo col nemico a terra, l’Heat Gauge per la parata e così via), sminuendo un po’ l’ottimo lavoro di differenziazione fisica e stilistica dei personaggi. Il sistema di combattimento rimane comunque uno dei più divertenti e completi presenti sul mercato, grazie anche alla possibilità di utilizzare oggetti rinvenuti sul ring, quali armi contundenti o l’utilizzo di armi da fuoco. A completare il quadro vi è un buon sistema di proiezioni, di difesa e un ampio ventaglio di “mosse speciali” che in molte occasioni daranno il via a Quick Time Event in grado di infliggere quantità superiori di danni (a voi stessi, se sbaglierete contro i boss!).
L’importanza dei combattimenti è centrale, essendo il gioco suddiviso in momenti ben distinti, tra i quali la fase di lotta è quello sicuramente più elettrizzante e caratteristico. Gli altri due sono ovviamente quello dell’esplorazione libera, quando potrete scegliere se dedicarvi ad una delle attività parallele o proseguire arrivando al successivo hot spot della trama (quasi sempre indicato sulla mappa da un chiaro segnale viola) ed una volta raggiunto, il momento di sviluppo della stessa tramite ottimi filmati che sfruttano il motore di gioco o meno entusiasmanti dialoghi testuali. Le missioni che vi verranno proposte garantiranno una discreta varietà, pur rimanendo all’interno di un contesto “malavitoso” (dimenticatevi il dogsitting di Yakuza 3), come per esempio l’andare a recuperare i soldi sul retro di una macchina o lo sfuggire alla polizia, tramite una particolare sezione di inseguimento. Tante sono dunque le facce dell’ultima fatica di Nagoshi ed è forse questa complessità di fondo uno degli elementi chiave per la comprensione di Yakuza 4: il titolo SEGA richiede tanta dedizione sia per essere scoperto in ogni sua parte, sia per far entrare i giocatori meno smaliziati nei meccanismi socio/culturali della società giapponese ivi descritta, troppo complessa ed articolata nei suoi rapporti gerarchici, nelle sue idiosincrasie e nelle sue contraddizioni, così ben rappresentate nel gioco, ma al tempo stesso così fondamentali per capirlo, per essere approcciato alla leggera.

Quanto è bella Kamurocho sotto la pioggia?
Il lavoro svolto dai grafici SEGA con Yakuza 4 è davvero molto buono, anche perché sono riusciti a fare meraviglie con un motore di gioco nato nella scorsa generazione di console ed ancora in grado di donare scorci della città davvero riusciti, oltre che personaggi ben caratterizzati ed espressivi. Le luci della città, con i suoi neon ed i suoi colori, o l’accecante sole di Okinawa sono elementi che si imprimono nella mente del giocatore raramente spettatore di uno spaccato di una cultura così vicina, ma al tempo stesso lontana. A fare da contraltare vi è un’ossatura piuttosto arcaica che rende alcune animazioni a volte legnose, una telecamera che spesso si incastra nei luoghi chiusi ed un evidente pop up delle persone che popolano le vie della città. Niente da dire per quanto riguarda i filmati, caratterizzati da una regia puntuale e perfetta, oltre che doppiati in maniera molto credibile, nonostante la lingua giapponese rappresenti un ostacolo insormontabile per i più. Incomprensibile la scelta di alternare ancora i filmati con fasi di dialogo testuale (sfortunatamente solo in lingua inglese), che a volte fanno semplicemente da ponte tra una cut scene e l’altra. Per il resto si registrano ottimi effetti sonori e un’eccellente colonna sonora (anche se non ci entusiasma il folle jazz che accompagna alcune fasi di inseguimento). Comunque si giochi Yakuza 4, il titolo offre una longevità superiore alla media grazie alle 25-30 ore per la sola campagna principale alle quali se ne possono aggiungere perlomeno altrettante se si volessero risolvere alcune quest secondarie o se ci si perdesse nei meandri di qualche centro massaggi o sala da Mahjong. Oltretutto senza contare le modalità speciali che verranno sbloccate in seguito al completamento della storia o al conseguimento di qualche trofeo particolare...
Recensione Videogioco YAKUZA 4 scritta da DRLETO Yakuza 4 è un titolo complesso ed appagante, capace di regalare a tutti gli amanti della cultura e della tradizione nipponica uno spaccato di questa società crudo, ma al tempo stesso magnetico e spettacolare. Dal punto di vista ludico il titolo rappresenta un discreto passo avanti rispetto al precedente capitolo grazie al comparto tecnico curato e al gameplay rifinito, soprattutto durante i combattimenti. L'affiancamento dei tre nuovi protagonisti al granitico Kazuma è comunque l’elemento principale in grado di donare maggior brio alla produzione, variandone sia l’approccio ai combattimenti, sia eliminando il lungo prologo del terzo capitolo, gettandovi immediatamente in questa intensa storia di tradimenti, vendetta, corruzione ed orgoglio.
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