Anteprima di Journey

Copertina Videogioco Journey
  • Piattaforme:

     PS3
  • Genere:

     Action-Adventure
  • Sviluppatore:

     Thatgamecompany
  • Distributore:

     Sony
  • Giocatori:

     1 - 2 (Multiplayer online)
  • Data uscita:

     14 marzo 2012, Collector's Edition 7 Giugno 2013 - 21 luglio 2015 (PS4)
ASPETTATIVE
- Atmosfera affascinante
- Direzione artistica di livello
- Cooperativa per due giocatori
A cura di (andymonza) del
Dopo aver assistito a decine di presentazioni presso la GamesCom 2010, è facile rendersi conto di quanto Jenova Chen sia differente dal producer medio di videogame. Il cofondatore di thatgamecompany ha un approccio completamente diverso nei confronti della stampa, senza dubbio adatto alla particolarissima natura dei suoi titoli: dopo Flow e l’apprezzatissimo Flower, il giovane Creative Director ha presentato presso la GamesCom 2010 il suo nuovo lavoro, Journey. Al termine di una piccola carrellata sulla sua carriera, che da graduato presso l’Interactive Media Division dell’Università del Sud della California l’ha portato in poco tempo a fondare la sua software house, Chen ha mostrato ai presenti una lunga sequenza di giocato della nuova creatura.

L’importanza delle emozioni
thatgamecompany, complici le sue origini del tutto indipendenti, è mossa da una vera e propria “mission”, uno scopo preciso portato avanti progetto dopo progetto. Laddove la maggior parte dei videogiochi si limita a solleticare una minima parte dell’ampissimo spettro emozionale umano, Chen e soci intendono procedere in maniera diametralmente opposta, rifiutando i principi del videogame “medio” e proponendo esperienze che sacrificano una parte dell’elemento puramente ludico, offrendo in cambio stimoli emozionali idealmente molto più ampi. Se Flower, seppur geniale nella sua semplicità, favoriva un po’ troppo le emozioni a fronte di una giocabilità molto superficiale, Journey si prefigge di bilanciare l’equazione, offrendo un’esperienza caratterizzata da un’interattività più marcata e fruibile.
L’intento è evidente anche nella personificazione dell’alter ego che i giocatori si troveranno ad interpretare: invece di un microorganismo o del vento, per loro stessa natura eterei e poco “controllabili”, il protagonista di Journey è antropomorfo, anche se l’abbigliamento ed il cappuccio non permettono di comprendere se si tratti effettivamente di un umano o meno. Sfruttando un engine 3D originale ed un’inquadratura in terza persona il titolo mette il giocatore ai controlli diretti del piccolo personaggio, offrendo al contempo la possibilità di spaziare con lo sguardo ed abbracciare l’intera ambientazione, altrettanto criptica e misteriosa. Un imprecisato deserto, un mare di sabbia bollente, rovine abbandonate, misteriosi manufatti. Non ci sono tratti distintivi, niente che aiuti un qualsivoglia tentativo di identificare la collocazione geografica, terrestre o aliena, contemporanea, futura o passata.

Il lungo viaggio
Comincia così il viaggio del piccolo protagonista, che lentamente porterà il giocatore a familiarizzare con alcune delle meccaniche che regolano il mondo di gioco; si può citare ad esempio la strana forma di magia che permea i tessuti: tende, bandiere, gli stessi vestiti rinvenuti lungo il percorso assumeranno talvolta forme solide, permettendo al personaggio di raggiungere zone altrimenti precluse. L’altra grande protagonista delle meccaniche di gameplay è la sabbia: malleabile e soggetta ai capricci del vento, essa si muove in tempo reale, si ammonticchia e si sposta talvolta a grande velocità, permettendo ai giocatori più abili di “surfare” letteralmente le onde. Invece di ricevere spiegazioni esplicite riguardo alle meccaniche ed ai piccoli “trucchi” possibili nel mondo di Journey, i giocatori dovranno farne esperienza diretta, scoprire da soli come sopravvivere in un ambiente del tutto sconosciuto: gli unici strumenti nelle loro mani saranno due tasti, uno dedicato al salto e l’altro alla chiamata, ed un obbiettivo finale: raggiungere la grande montagna chiaramente visibile sullo sfondo. Tutto quello che succederà nel mezzo, quanto sia possibile diventare consapevoli del mondo che circonda il protagonista, della sua storia e di tutti i molti perché che costellano ogni esistenza, dipenderà solo dalla curiosità e dall’abilità dei giocatori. Durante la sessione di gioco, Chen ha mostrato alcune incisioni rinvenute in una caverna nascosta da una cascata di sabbia e l’incontro con un misterioso monolite, che al contatto col protagonista si è trasformato in una statua mascherata in grado di proiettare delle rune tutt’intorno; per quanto prese singolarmente queste esperienze appaiano slegate e prive di senso, il Creative Director ha assicurato che durante il viaggio tutti i tasselli andranno al loro posto e molte domande troveranno risposta. E’ dunque evidente come Journey voglia essere metafora della ricerca di sé stessi, della comprensione del proprio io, dei misteri che si annidano dietro ai nostri occhi. E chi dice che il viaggio debba essere solitario?

In due si è in compagnia
Portare le emozioni anche online. Ecco la nuova sfida di Jenova Chen e del suo staff, che con Journey sono intenzionati a proporre una modalità cooperativa per due giocatori, naturalmente atipica. Un sistema di matchmaking permetterà ai giocatori collegati al Playstation Network di giocare in coppia, senza tuttavia alcuno strumento per identificare chi ci sia dietro al compagno incappucciato e con limitatissimi strumenti di comunicazione. Per quanto il viaggio verso la montagna sia completabile anche in solitaria, alcune zone del mondo di gioco favoriranno la cooperazione. Durante la presentazione il comparto online non è stato mostrato, ma un’occhiata ad alcuni artwork ci ha permesso di vedere due giocatori surfare insieme una gigantesca onda di sabbia e risolvere alcuni enigmi; come ogni altro elemento di Journey, anche il comparto online si presenta criptico e ricco di domande, le quali troveranno risposta solo dopo una prova diretta.
Recensione Videogioco JOURNEY scritta da ANDYMONZA Il fascino magnetico di Journey, supportato da una direzione artistica molto curata, è indiscutibile. Il mondo di gioco, solo apparentemente deserto ed incomprensibile, stuzzica il giocatore con piccoli enigmi e misteriosi avvenimenti, dissemina indizi che solo in chiusura troveranno risposta. L’aggiunta di un comparto online, per quanto le meccaniche dietro ad esso siano al momento perlopiù sconosciute, è gradita e contribuirà senza dubbio a rendere ancor più affascinante l’esperienza. thatgamecompany dimostra di sapersi reinventare e di avere ancora molte idee innovative da offrire alla sua sempre più vasta schiera di fan; se siete ansiosi di saperne di più, rimanete con noi.
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