Recensione di Call of Juarez: Bound in Blood

Copertina Videogioco Call of Juarez
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Sparatutto
  • Sviluppatore:

     Techland
  • Distributore:

     Ubisoft
  • Data uscita:

     2 Luglio 2009
- Gameplay vario e divertente...
- I duelli lasciano senza fiato
- Level design eccelso
- Musiche ben realizzate
- ...ma a volte troppo lineare
- Grafica non all'altezza
- Doppiaggio scadente
- Manca la modalità cooperativa
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A cura di (Sidmarko) del
Western: croce e delizia del mondo videoludico, ormai da anni cerca di ritagliarsi un ruolo importante nel nostro passatempo preferito, ottenendo risultati altalenanti. Alcuni esponenti sono comunque degni di nota, ricordiamo per esempio l’ottimo Desperados, uno strategico dalle meccaniche simili a Commandos, oppure Gun, considerato un “GTA a cavallo”. Fu proprio Call of Juarez, invece, a rappresentare per la prima volta uno sparatutto in prima persona a sfondo Western, scelta azzardata, ma discretamente apprezzata da critica e giocatori. Dopo il buon consenso ricevuto dal primo capitolo, Ubisoft prende in mano questo brand, proponendone un prequel e lasciando ancora lo sviluppo ai ragazzi del team Techland. Vediamo insieme se questo nuovo capitolo sarà in grado di dare una spinta ad un genere poco fortunato.

La famiglia al primo posto
La trama che fa da sfondo a Call of Juarez: Bound in Blood narra le vicende dei fratelli Ray e Thomas McCall, venti anni prima del primo episodio, dove si impersonava proprio Ray McCall nelle vesti del Reverendo. La prima missione vi porterà in un campo di battaglia sudista, nel pieno della Guerra di secessione americana, dove impersonerete il fratello maggiore Ray con il compito di aiutare l’altro fratello che si trova in una zona sotto assedio nordista. Raggiunto l’obiettivo, una cut scene mostrerà l’arrivo di un ufficiale sudista che chiederà ai due fratelli la ritirata. I due daranno il ben servito all’ufficiale, in quanto vorranno restare per salvare la loro fattoria dove si trovano ancora la madre e il fratello William. Cosi facendo verranno considerati dei disertori, e inseguiti dal sergente sudista Barnsby, il cattivone di turno.
Nella missione successiva i due fratelli andranno in soccorso del fratello e della madre, arrivando però troppo tardi per quest’ultima che già da tempo malata, morirà sotto i loro occhi. Decidono allora di andare in cerca di fortuna per tornare e ricostruire la fattoria. Purtroppo una serie di eventi, che non sveleremo per non rovinare il gusto della trama, porteranno i fratelli a scappare in Messico, dove cercheranno il tesoro Azteco di Juarez. Da quello che si può vedere si tratta di una trama, sebbene poco originale, ben congeniata, in grado di lasciarvi incollati alla poltrona per tutte le sue (circa) otto ore di gioco. Inoltre per tutto il susseguirsi della vicenda vi saranno molte cut scene, con la grafica di gioco, che accompagneranno perfettamente la vicenda, rendendo più chiara e coinvolgente l’esperienza ludica.

Nel lontano West
Nella prima missione,come già detto, si impersonerà Ray, ma nelle missioni successive si avrà la possibilità di decidere con quale fratello affrontare la missione, a differenza del primo capitolo dove si poteva usare sempre due personaggi, ma senza una possibilità di scelta. Thomas e Ray differiscono per il sistema di combattimento: il primo predilige scontri a lunga distanza e uno stile stealth, agile e leggero, usa coltelli da lancio, un lazo per aprirsi passaggi altrimenti inaccessibili, una pistola revolver e più avanti anche un arco. Ray invece più forte e resistente negli scontri ravvicinati può portare armi pesanti come i mitragliatori gatling, due revolver contemporaneamente e candelotti di dinamite. Il gameplay di stampo classico vanta della modalità concentrazione, attivabile tramite il tasto Z della tastiera una volta caricata la barra apposita. In questa modalità il tempo si rallenta e si possono uccidere i nemici in sequenza. In base al fratello utilizzato cambia la modalità di esecuzione: con Ray entro un determinato lasso di tempo, tramite l’ausilio del mirino si deve selezionare il punto dove sparare, mentre con Thomas tenendo premuto il tasto sinistro del mouse e muovendolo in avanti e indietro, mimando cosi il gesto dello sparo, si devono colpire i nemici, sempre entro un tempo determinato. Molta importanza nelle sparatorie, pilastro portante del gameplay, è affidata alle coperture. Per attivarle occorre che il personaggio si avvicini ad un qualsiasi oggetto adatto a coprirlo, una volta appaiato all’oggetto basta ruotare la vista per prendere la mira senza essere balia dei proiettili nemici. Alla fine di ogni sequenza di gioco vi saranno i duelli, che rappresentano in pratica una specie di boss di fine livello. Il clima che si respira durante questi scontri è degno dei migliori film western, e trasmette proprio quella adrenalina e quella tensione. Il funzionamento è semplice: la visuale si sposta in terza persona e visualizza la fondina del cowboy e il nemico, l’obiettivo per vincere il duello è di combinare perfettamente la posizione della mano sopra la fondina e portare la posizione del nemico più centrale possibile, al suono della campana la mano più veloce e precisa avrà la meglio. Call of Juarez: Bound in Blood non è di certo un titolo ripetitivo e propone sempre missioni diverse e coinvolgenti. In alcuni livelli vi sarà addirittura la possibilità di esplorare tutta la mappa, come si trattasse di un free roaming alla GTA, lasciando un attimo da parte trama e missioni. Scorrazzando in lungo e in largo in sella ad un cavallo, si potranno svolgere delle missioni secondarie che vanno dal cacciatore di taglie a salvare del bestiame, oppure fare semplicemente un giro per gustarsi i fantastici paesaggi del vecchio west. I soldi ricavati dalle missioni potranno poi essere investiti per comprare nuove armi dai negozi, disponibili in questa modalità. Una mossa forse poco condivisibile, questo assaggio di free roaming in uno sparatutto, ma che porta varietà in un titolo orfano di una modalità di gioco del tutto libera, e ricca di script.

La carovana di fuoco
I ragazzi di Techland per quanto concerne il comparto grafico hanno fatto un buon lavoro, il level design è molto vario e credibile, si passa vivacemente da un paesaggio all’altro: praterie, deserti, boschi oppure da ambienti esterni e interni in maniera armoniosa. Una variabilità su alti livelli, utile a non annoiare mai il giocatore. Questa varietà è accompagnata da una realizzazione tecnica all’altezza, anche se non proprio eccelsa. Le texture risultano di pregevole fattura sebbene ad alti e bassi, cosi come gli shader che rendono le superfici molto realistiche, soprattutto l’acqua. Anche gli effetti ambientali, esplosioni ed effetti particellari come il fumo e la polvere sono ben realizzati. Dove il comparto invece si rivela lacunoso è nei modelli poligonali non sempre realizzati con cura, con espressioni facciali a volte fuori luogo e movimenti troppo legnosi. Il motore grafico Chrome Engine 4 di proprietà degli sviluppatori riesce ottimamente a gestire il tutto, donando un’ottima stabilità e fluidità. Anche nelle situazioni più concitate il frame rate non si è mosso dai 60 frame al secondo, sempre considerato di disporre di un computer abbastanza performante. Peccato manchi nelle impostazioni grafiche la possibilità di attivare il v-sync (sincronizzazione verticale), che causa il cosiddetto effetto tearing (tagli dello schermo), molto fastidioso nelle situazioni con molti effetti grafici. Il comparto audio dispone di un’ottima campionatura, rumori ambientali, esplosioni, spari delle armi e altri, il tutto accompagnato da musiche di fondo che ben si accostano al contesto western del gioco, strizzando l’occhio ad un certo Ennio Morricone. Lo stesso non si può dire del doppiaggio nella nostra lingua, che risulta molto apatico e senza infondere il carisma necessario, peccato visto l’alto tasso di personalità dei personaggi sarebbe piaciuto avere degli interpreti degni del miglior John Wayne.

Multiplayer
La modalità multiplayer riveste un ruolo importante, che va a chiudere il cerchio di un già buon single player. Vi sono ben cinque modalità, fra cui segnaliamo la più originale e divertente: Bande, dove vi saranno due fazioni contrapposte, gli sceriffi contro i fuorilegge. Inoltre vi saranno anche le solite modalità tipiche di questo tipo di giochi, come il più classico deathmatch o tutti contro tutti. Interessante il fatto di avere una propria taglia sulla testa, in base al numero di uccisioni fatte. Il dispiacere più grande,visto la qualità del titolo, viene nel vedere la mancanza di una modalità cooperativa nella storia, visto la presenza di due personaggi principali, avrebbe reso il titolo, già completo, ancora più appetibile e divertente.

Hardware
Requisiti minimi
- Windows XP (SP3)/Windows Vista (SP1)
- Intel Pentium 4 3.2 Ghz, Intel Pentium D 2.66 Ghz, AMD Athlon 64 3500+
- 1 GB Windows XP / 2 GB Windows Vista
- NVIDIA GeForce 6800-9800/GTX 260-280/ATI RADEON X1650 - 1950/HD 2400-4870
- 4 GB di spazio su HD
- Scheda audio compatibile DirectX 9.0c
- DVD-ROM
Recensione Videogioco CALL OF JUAREZ: BOUND IN BLOOD scritta da SIDMARKO Finalmente il genere western riesce ad approdare a pieno titolo nel mondo videoludico, ritagliandosi quella fetta tanto attesa. Questo prequel supera di gran lunga il predecessore, al tempo acerbo, grazie a un gameplay vario e mai noioso. L’aggiunta dei duelli e delle fasi di gioco libero donano una ventata di aria fresca a un genere come lo sparatutto privo di novità. Il tutto farcito da un level design d’eccezione che rende ottimamente quei clichè e quelle ambientazioni tipiche, viste anche nei film western. Insomma tutto perfetto se non fosse per quella grafica che, seppur buona, non rende giustizia a un titolo che avrebbe meritato l’eccellenza in tutto e per tutto. Consigliato a tutti, soprattutto, ovviamente, agli amanti del west, dato che questa risulta la sua migliore rappresentazione video ludica.
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