Recensione di King's Bounty: The Legend

Copertina Videogioco King's Bounty
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Gioco di ruolo
  • Sviluppatore:

     Katauri Interactive
  • Data uscita:

     Ottobre 2008
- Grafica luminosa e accattivante
- Più di 60 ore di gioco
- Quantità di soldati utilizzabili enorme
- Elemento ruolistico ben integrato...
-...ma troppo inconsistente
- Alcuni bug grafici
- Trama a tratti troppo "diluita"
- Animazioni di combattimento legnose
A cura di (Kraken) del
L'infanzia di ognuno di noi è stata segnata da lunghe storie su eroi senza macchia, misteriosi cavalieri neri e terribili maghi, draghi e folletti, Re in difficoltà e principesse da salvare.
Se da bambini abbiamo amato tutto questo, non faticheremo ad ambientarci con questo titolo sviluppato da Katauri Interactive.

King's Bounty: The Legend si apre con una piccola introduzione fotografica sulla storia che farà da background alle nostre avventure.
Vi erano un tempo due fratelli, Carl e Mark, di sangue reale. Carl, il primogenito, abdicò in favore del fratello, lasciando a Mark il compito di governare: conosciuto come "Il Saggio" per le sue doti di abile pianificatore e attento stratega, Re Mark governò per molto tempo, favorito dalla popolazione e dall'esercito.
L'unico suo problema, era l'impossibilità di avere figli: nessun mago, né medico potè aiutarlo.
Il Re si rivolse dunque agli antichi Dei della sua terra, ed in cambio delle sue suppliche ebbe una splendida bambina, che prese il nome di una stella, Amelie.
Purtroppo, il frangente temporale in cui ci troveremo non sarà così roseo: dopo un iniziale periodo di giubilo e tranquillità, gli Dei pretendono il loro pagamento, divorando i pascoli e i campi, ed aizzando una razza contro l'altra, spargendo terrore e confusione per tutta la regione.
Questa introduzione squisitamente classica fa da cornice ad un titolo che sa catturare l'attenzione grazie ad un occhio di riguardo per la presentazione generale.

Un Racconto di Luce e Colore
La cura riposta nelle illustrazioni che ci accompagnano durante la breve introduzione e nelle scelte sul menù principale è tale da non farci assolutamente rimpiangere la mancanza di qualsivoglia video in computer grafica:
ritroveremo questa cura minuziosa anche nei ritratti degli Npc con cui interagiremo, ed in molte altre occasioni, come all'apertura del nostro inventario o nelle numerose schede che accompagneranno tutte le nostre unità.
Il comparto visivo non punta al realismo, bensì alla vivacità cromatica: acceso e variegato, sarà facilmente fruibile anche su piattaforme di gioco non troppo recenti, senza perdere nemmeno un grammo della sua verve.
Ogni paesaggio è ben caratterizzato, dalle pianure costellate di villaggi e boschi, alle grotte sotterranee che, grazie a sapienti ma semplici giochi di luce, daranno davvero la sensazione di essere umide e antiche: l'acqua è resa molto bene, con riflessi convincenti e ben calibrati.
Un punto a sfavore è tuttavia l'eccessiva luminosità e l'assenza di veri e propri ambienti “scuri”, cosa che potrebbe, alla lunga, dare fastidio agli amanti delle ambientazioni buie.

Scacco al Re
La parte del gioco ambientata sulla tradizionale scacchiera strategica presenta la medesima, minuziosa cura: le unità sono tutte brillanti e ben riconoscibili, ognuna di esse caratterizzata da ben precisi segni grafici di linee e colore.
Un altro punto a favore e' il piacevole cambiamento di tipi di terreno anche nella schermata tattica e non solo nelle ambientazioni esterne, un espediente che aggiunge di volta in volta ostacoli e bonus per le unità, rendendo nel contempo gradevole e mai ripetitiva la vista del campo di battaglia.
I movimenti delle unità sono un misto di alti e bassi: se ci stupiremo la prima volta vedendo i cavalieri arretrare di un paio di caselle per poi guadagnare terreno con una coreografica carica, rimarremo un poco delusi dall'animazione dell'attacco in sé, ripetitiva e sempre uguale a se stessa.
Anche le magie sono rese bene; la spettacolarità di quest'ultime sarà direttamente proporzionale al loro livello, garantendoci sempre una vista gradevole e appagante, sin dalla prima palla di fuoco.

Salvare una principessa, uccidere un drago
Il gameplay del titolo di Katauri Interactive di basa sui topos classici degli strategici a turni, arricchendo questa esperienza con un pizzico di gioco ruolistico:
all'inizio della nostra avventura ci troveremo davanti ad un trivio che influenzerà moltissimo tutta l'esperienza di gioco, ovvero la scelta dell'archetipo per il nostro alter ego.
Potremo selezionare il Guerriero, ottenendo un eroe resistente in grado di infondere bonus di morale consistenti a tutte le unità, e con capacita' offensive molto forti; potremmo invece optare per il mago, fragile ma devastante negli attacchi ad area, oltre che provvisto di alcune magie di cura.
Se nessuno di questi due archetipi ci soddisferà, rimarrà il Paladino, un ibrido tra queste due classi, resistente e dotato di magie di cura e di rinforzo.
La componente strategica si fonde con quella ruolistica proprio grazie al personaggio principale: avremo un inventario tutto per lui, una scheda con i suoi attributi magici e fisici e il suo grado di Comando (utile per assoldare un numero sempre più elevato di truppe); sarà con lui che tutti gli npc interagiranno e potrà usufruire di numerose “arene” sparse per il gioco, in cui acuire le sue capacità di classe; purtroppo però tutto questo non e' sufficientemente sviluppato per potersi meritare l'aggettivo di innovativo; infatti, sebbene l'inventario sia parte integrante del gioco introducendo un altro fattore di tattica a sfida, tutto il resto è già stato visto in titoli punta del settore, come Heroes of Might and Magic.
Dopo aver scelto, ci ritroveremo in un breve tutorial che ci insegnerà i tre fondamenti principali del titolo: l'incontro con i nemici, l'uso delle magie e la ricerca dei tesori.
Nel primo caso dovremo affrontare un drago, avvalendoci di una truppa di cavalieri appiedati e una di cavalieri in arcione.
Un necromante e i suoi sgherri ci daranno invece l'occasione di testare il sistema di magie, che assume la forma di un rapido e coreografico menù a libro contenente tutti gli incantesimi, facilmente selezionabili tramite il semplice click del mouse, e subito castabili a seconda della nostra disponibilità di mana.
Oltre agli incantesimi che già conosceremo, potremo impararne altri grazie alle pergamene, sparse per tutti i livelli di gioco.
Infine, la ricerca dei tesori avverrà in una grotta infestata da ragni giganti: immediata e divertente, consisterà nella presenza di alcuni punti luminosi che si accenderanno ad intermittenza; una volta capitone il ritmo, dovremo premere il tasto D ogni volta che si accenderanno, per scavare e portare alla luce il tesoro nascosto.
La presenza del nostro personaggio in gioco ci vedrà direttamente in azione durante la fase prettamente esplorativa, dove avremo libertà assoluta di spostamenti su visuale isometrica, mentre durante gli scontri su scacchiera dirigeremo le nostre truppe da dietro le quinte.
Avremo a disposizione solo pochi tipi di soldati all'inizio, ma andando avanti nel gioco e accumulando punti comando ci troveremo davanti ad un vasto assortimenti di cavalieri, maghi ed esseri fatati, in grado di soddisfare qualsiasi nostra esigenza estetica e di gameplay.

Humor fantastico, e qualche sorpresa
Già fin dal tutorial si respira quella particolare e affascinante atmosfera ironica che attraversa tutto il titolo, costellato di situazioni che ci vedranno alle prese con classiche situazioni del genere fantasy (salvare principesse, trovare tesori, sconfiggere malvagi signori delle tenebre) viste dagli occhi di Npc del tutto scanzonati e disillusi, pronti a farsi gioco di noi o dei loro sottoposti, senza mai però sfociare nel grottesco.
La trama principale ci condurrà nell'esplorazione di tutto il continente, per un totale di più di 60 ore di gioco, quest secondarie escluse.
Inoltre, arrivati ad un certo punto dell'avventura (lascio a voi il piacere della scoperta), sbloccheremo un menù addizionale con cui potremo comandare quattro spiriti elementali, ognuno caratterizzato da un differente equilibrio tra potere di attacco e difesa, tramite l'indicatore di Ira, una sorta di mana la cui crescita sarà direttamente proporzionale alle battaglie che combatteremo.
Chiamati Spirits of Rage, questi elementali provenienti da altre dimensioni avranno una propria personalità, con cui dovremo saper interagire per ingraziarci i loro servigi; l'aggiunta di questa modalità e' gradita ed equilibrata.
Purtroppo a livello di trama, il gioco delude; se all'inizio i piccoli compiti affidatici dal Re ci divertiranno e ci abitueranno al sistema di gioco, alla lunga diverranno ripetitivi e molte volte del tutto slegati dalla trama principale, dandoci l'idea di non centrare nulla con la storia dell'introduzione.
Altro punto a sfavore, è il movimento libero del personaggio nella visuale isometrica, che alcune volte presenta fastidiosi vicoli ciechi o blocchi tra alberi e case.

"Mamma, che verso fanno i draghi?"
Il sonoro si attesta su una qualità media, proponendoci durante la fase esplorativa musiche d'ambiente godibilissime, e durante la fase strategica classiche composizioni ritmicamente coinvolgenti, con trombe e violini.
Poco convincenti restano i versi e le urla prodotte dai nemici, la cui campionatura si riproporrà spesso anche dopo molti scontri.

Multiplayer
Modalità Multiplayer assente.

Hardware
Configurazione minima: - Processor Pentium IV 3000 MHz o AMD - RAM 1Gb - Scheda Video Nvidia GF7800 con 256Mb o Ati simile
Recensione Videogioco KING'S BOUNTY: THE LEGEND scritta da KRAKEN King's Bounty si fa strada nel panorama videoludico in un periodo di magra per gli strategici: inevitabili i parallelismi con un brand leader nel settore, HoMM. Il titolo cerca di innovarsi tramite gli elementi ruolisitici e di esplorazione, non riuscendoci totalmente, ma presentando un gameplay ricco e coinvolgente, affetto solo da una marginale ripetitività e da alcuni difetti grafici, che non inficiano quasi per nulla un'esperienza che vi vedrà impegnati per piu' di 60 ore.
Peccato per gli sviluppatori che non hanno avuto il coraggio di discostarsi troppo dai canoni e dalle meccaniche già viste in altri titoli, costruendo un titolo valido, ma che sarebbe potuto essere addirittura migliore.
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