Recensione di Rhem Collection

-enigmi fantastici...
-atmosfere stupende
-un vero punta e clicca...
-fatto tutto da un sol uomo
-...ma nn per tutti
-...ma tecnicamente sottotono
A cura di (Threepwood) del
Un misto fra Lost e un buon rebus
Ogni volta che ci prepariamo ad affrontare un'avventura grafica siamo sempre in trepidante attesa di sapere in che panni dovremo calarci e che tipo d’intrighi saremo costretti ad affrontare. Se state pensando a personaggi incredibili come George Stobbart, Manuel “Manny” Calavera, il nerd Bernard Bernoulli, il mitico Guybrush Threepwood e alle loro strambe o intriganti vicissitudini che tanto ci hanno affascinato … beh preparatevi ad abbandonare quel pensiero perché Rhem non ha nulla a che fare con questi personaggi e con queste avventure. Avviando il gioco si ha la medesima sensazione che ha uno spettatore che entra in sala a film cominciato. Il titolo non svela una trama e non descrive il carattere del protagonista, veniamo proiettati direttamente nella storia. Sappiamo solamente che il nostro personaggio si chiama Kales ed è “accompagnato” sporadicamente da Zetais, suo fratello. Se volessimo fare un paragone, Rhem ha un’impronta narrativa simile a quella di Lost, che all’inizio dell’avventura non dava nessuna spiegazione, limitandosi a instillare mille sospetti nello spettatore. Il parallelo fra i due prodotti però finisce qui, visto che la serie televisiva ha trovato dei risvolti narrativi sviluppando varie storie per i singoli protagonisti, mentre in questo prodotto non c’è nulla di tutto questo. In entrambi i capitoli saprete soltanto che siete arrivati, non si sa come, in questo luogo dimenticato da Dio, e solo risolvendo i puzzle presenti lungo la via potrete andarvene. Rhem si potrebbe definire come una serie di situazioni enigmatiche da risolvere che non portano a nessuna conclusione concreta.

Il cuore di un'avventura
Rhem offre elementi di certo non superflui e difficilmente rintracciabili nei punta e clicca più recenti. Entrambi i capitoli sono composti da un susseguirsi di puzzle ed enigmi molto interessanti, la cui soluzione non è mai scontata, facile o assurda; impresa difficile da realizzare. Molte volte i rebus presenti nel gioco s’incroceranno, saremo così costretti a dover memorizzare vicoli e combinazioni da usare nelle varie postazioni presenti. Vivremo fasi di gioco in cui per far funzionare una piattaforma o per sbloccare un passaggio dovremo agire su due diversi puzzle e arrivare alla loro soluzione in modo parallelo, anche se si trovano in due luoghi opposti. Insomma se vi piace spremere le meningi e se l’ingegno e l’intuito sono vostri compagni, Rhem è l’avventura che fa al caso vostro. L’ottima realizzazione dei molti enigmi è unita ad un ingegnoso sviluppo dell’ambientazione. La mappa è particolarmente ampia e fin dai primi passi ci potremo trovare nella situazione di dover scegliere tra tre o più percorsi da esplorare, che a loro volta si ramificano in altre vie da percorrere. Questa scelta rende l’esperienza ancora più interessante, ma un giocatore inesperto potrebbe trovare la mappa soffocante e dispersiva, a tal punto da costringerlo ad abbandonare il gioco. Volendo concludere il discorso sul gameplay, possiamo sicuramente escludere la possibilità di ritrovarsi ad avere a che fare con comandi complicati, visto che in entrambi i titoli l’uso del tasto sinistro del mouse è tutto ciò che vi serve.

La tensione si taglia con il coltello a Rhem
Rhem 1 e 2 sono praticamente identici, entrambi conservano lo stesso stile di gioco, il che è un bene, sia per il gameplay sia per le atmosfere proposte. Grazie a un sonoro essenziale ma in grado di colpire e creare suspance e a una grafica non eccelsa ma ben fatta in diversi punti, le ambientazioni riescono a trasmettere la giusta atmosfera. Nel primo capitolo, anche se ci muoveremo in spazi aperti, avvertiremo comunque sulla nostra pelle un brivido di inquietudine, derivante dal silenzio quasi assordante di Rhem e dal senso di desolazione. Nel secondo capitolo invece ci troveremo in spazi chiusi, nei sotterranei della città. Graficamente rimaniamo delusi dalle texture e gli elementi 2D dello scenario sembrano realizzati molto superficialmente, ma come per il primo capitolo, l’atmosfera è grandiosa. Alcuni elementi presenti nelle caverne trasmettono un senso di oppressione, si ha quasi la sensazione di rimanere intrappolati nei cunicoli. In definitiva, nonostante una realizzazione tecnica non eccelsa, si ha sempre il presentimento che qualcosa possa arrivare a rompere il silenzio e che un mostro terribile o una qualsiasi creatura possa sbucare da qualche angolo per ucciderci orribilmente.
Per quanto riguarda l’aspetto tecnico, entrambi i giochi sono realizzati sfruttando Quicktime e Flash. Per il primo capitolo non abbiamo particolari commenti negativi da fare, per il 1998 la realizzazione era alquanto buona, mentre per il secondo dobbiamo sicuramente proporre una bocciatura. In un titolo che presenta scenari statici è molto importante che le varie schermate siano dotate di un livello di dettaglio più che discreto. Guardando Rhem 2, sembra quasi che si ci si sia accontenti della decenza che in certi casi però non viene nemmeno sfiorata. Parlando del comparto audio dobbiamo segnalare l’assenza di musiche d’accompagnamento, ma la presenza di suoni paesaggistici minimi. Riguardo alle poche fasi di doppiaggio possiamo dire di essere sufficientemente soddisfatti. In conclusione il comparto audio è, nel suo complesso, decente in quanto è utile per creare l’atmosfera opprimente di cui il gioco è impregnato dall'inizio alla fine.

Multiplayer
Assente

Hardware
-Windows 98/2000/Me/XP
-Pentium 300Mhz
-64Mb di ram
-400 mb o 800mb liberi su hdr
Recensione Videogioco RHEM COLLECTION scritta da THREEPWOOD Rhem collection non è di sicuro una release di cui sentivamo il bisogno, visto che il titolo non è particolarmente affermato e che gode delle acclamazioni di un pubblico alquanto ridotto. I due titoli sono comunque, nel complesso, sufficienti. Per il prequel dobbiamo dire che se avessimo dovuto recensirlo all’epoca avremmo di sicuro fatto una buona critica e non avrebbe sfigurato. Per quanto riguarda il sequel non possiamo dire altrettanto. E’ pur vero che quest'ultimo ha saputo mantenere gli standard del primo capitolo, ma non è stato capace di migliorarsi e la realizzazione tecnica è troppo superficiale per competere con altri prodotti simili.
L’unico punto di forza di questa saga risiede nell’ottima realizzazione dei puzzle e degli enigmi che sono ben studiati. Infine è ottima anche l’atmosfera che si respira nel corso della partita, ma la totale assenza di trama e la consapevolezza di non avere uno scopo per andare avanti con l’avventura è a nostro parere un elemento destabilizzante che potrebbe stancare facilmente il giocatore.
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