Recensione di Destinazione: L'isola del tesoro

Copertina Videogioco Destinazione
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Avventura
  • Sviluppatore:

     Kheops Studios
  • Distributore:

     Blue Label Entertainment
- Grafica discreta
- Adatto ai neofiti
- Molte idee interessanti
- Non esige standard pc elevati
- A tratti coinvolgente
- Doppiaggio "pseudo" italiano
- Enigmi troppo facili
- Troppo corto
- La storia poteva essere curata meglio
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A cura di (Alex90) del
Ormai siamo da anni abituati a imbatterci in trasposizioni cinematografiche che, per inevitabili fini lucrativi, mirano a sfruttare il fattore popolarità e notorietà dei libri o romanzi dai quali prendono spunto. Che poi il lavoro finale possa o meno divenire un esempio concreto di perfetto connubio tra le idee del regista e quelle dello scrittore, può anche passare in secondo piano rispetto ai reali interessi economici. Questa moda, fino a pochi anni fa, puramente cinematografica, sta prendendo piede, inesorabilmente, anche nel mondo videoludico. In particolar modo, sono gli adventure-games, o più semplicemente "avventure grafiche", a godere di maggiori ‘privilegi traspositivi’, proprio perché riescono ad adattarsi meglio a questo metodo di sviluppo, che costa meno, ma frutta di più. Kheops Studios non è certo nuova a questo genere di cose (vedi The secret of Da Vinci code), e non ha perso l’occasione di proseguire su questa strada e porgere su un bel piatto il suo ultimo parto ludico: Destinazione: L’isola del tesoro, titolo liberamente ispirato al noto romanzo ‘ L’isola del tesoro’ di Robert Louis Stevenson. Questo punta-e-clicca si prefigge quantomeno di non deludere le aspettative dei fan del genere, e di rispolverare nuovamente l'abusato quanto affascinante mondo dei pirati.

Quattro anni dopo...
A un certo punto del suo romanzo, per evidenti motivi tempistici e di omogeneità dell’insieme, Stevenson dovette fermarsi, fu costretto a finire di raccontare quella coinvolgente storia che vedeva l’adolescente Jim Hawkins fare da collante tra le varie vicende che ivi si susseguivano. Quell’ Inghilterra settecentesca fungeva da perfetto scenario per la storia che il lungimirante scrittore si mise in testa di raccontare. Una storia semplice e avvenente che si nutriva, essenzialmente, di tre ingredienti fondamentali: un’orda di pirati, un allettante tesoro nascosto da qualche parte su di un’isola e un giovane protagonista, Hawkins, appunto. Il lieto fine, come per qualsiasi romanzo indirizzato verso un pubblico giovanile, non poteva mancare ed ecco che una ricerca del tesoro si trasforma, successivamente, in un ritrovamento dello stesso, con il conseguente arricchimento dei ‘buoni’ o ‘redenti’ e il fallimento dei ‘cattivi’, che vanamente provano ad intralciare la strada dei primi. Tra i buoni capeggia il giovane Jim che, presa con sè la parte del tesoro che gli spettava di diritto, e messe a posto le cose dal punto di vista finanziario per la madre, del gruzzoletto di denaro che gli rimaneva sapeva benissimo cosa fare. Jim era consapevole che, da un momento all'altro sarebbe riemerso in lui quel desiderio di viaggiare e di solcare le onde, perché il lupo perde il pelo ma non il vizio, e fu rapido dunque ad acquistare una nuova imbarcazione, poi ribattezzata ‘Hispaniola’. A questo punto, però, è bene ricordare che abbiamo fatto un bel salto di quattro anni, dal libro siamo passati al videogioco e Hawkins non è più un ragazzo ma un uomo che sa badare a sé stesso e alla sua nave. Tutto sembra filare via liscio come l’olio, quando a un certo punto la vicenda si complica: nel corso di uno dei suoi viaggi di routine Jim scopre che l’equipaggio si è ammutinato e che lui a breve verrà giustiziato. In suo soccorso si presenta il pappagallo del capitano John Long Silver, personaggio del libro controverso che fa spesso da spola tra l’essere amico e nemico del protagonista. L’uccello porta con sé un messaggio del padrone che racchiude una mappa e un indovinello, volti a convincere il ragazzo ad approdare sull’isola di Esmeralda, sulla quale risiederebbe un tesoro di inestimabile valore. Jim, pur di sfuggire dalla morsa di quei balordi pirati, si mette in viaggio.

L’isola che….c’è!
Sebbene un piccolo assaggio di ciò che dovremo fare nel gioco lo avremo nella cabina in cui il nostro alter ego è stato rinchiuso, complessivamente, il vero scenario che farà da sfondo alla nostre azioni sarà l’isola tropicale sulla quale siamo approdati. Sin dal primo impatto, il colpo d’occhio dell’ambientazione sarà notevole, ed il motore grafico riproduce ottimamente l’isola, tanto da dare la sensazione di trovarsi li. Sull’isola ci sposteremo attraverso un mondo in 3D che ruota attorno a noi e che ricorda quelle fotografie a 360 gradi, non difficilmente reperibili in rete. Cosi come il romanzo è scritto in prima persona, anche la visuale non sarà da meno, permettendoci di vedere dalla prospettiva degli occhi del protagonista, che sarà possibile ammirare per intero soltanto in fugaci apparizioni, prevalentemente durante dialoghi e vari sketches predefiniti, tutto sommato presenti in numero molto ridotto. Naturalmente, visto che stiamo qui a discutere di un’ avventura grafica, componente primaria e principale delle nostre azioni, sarà il risolvere enigmi, il ricercare e combinare oggetti, lo scoprire luoghi e il fare nodi. In verità questa ultima opportunità è una peculiarità del gioco e nell’inventario personale vi sarà un’opzione apposita per imparare ad eseguirli. Questa aggiunta però ci è parsa piuttosto superflua, quasi inutile, dato che non servirà più di un minuto per risolvere l’arcano, anche andando semplicemente a tentativi. Anche i vari enigmi che qua e là intervallano le azioni di gioco e che dovrebbero rappresentare il pezzo forte su cui deve puntare il titolo, data la sua natura, appaiono, per la maggior parte dei casi, troppo semplici e intuitivi, eccezion fatta per qualcuno, soprattutto nel finale, e sembra quasi che il gioco ci indirizzi unicamente per una direzione prestabilita, precludendo la possibilità di compiere percorsi alternativi.
Gli oggetti che man mano incontreremo lungo il nostro cammino verranno sistemati in un apposito inventario, richiamabile semplicemente con un click del tasto destro del mouse. Tuttavia, prima di essere sistemati ed ordinati nell’inventario, gli oggetti dovranno passare attraverso una discutibile ‘area di transito’, della quale, sinceramente, non si capisce bene l’utilità. Da qui, gli oggetti si allontaneranno soltanto in seguito ad un altro click, questa volta sul tasto ‘Auto’, che provvederà automaticamente a organizzarli nel giusto ordine. In questa interfaccia sarà possibile ‘lavorare' con gli oggetti reperiti, montandoli e smontandoli a piacimento, ovviamente provando ad ottenere svariate combinazioni. Tali operazioni di montaggio e di smontaggio risulteranno preziose ai fini della risoluzione del gioco stesso, visto che i vari rompicapo ed enigmi, con i quali dovremo fare i conti, consisteranno per lo più proprio nella corretta esecuzione di queste fondamentali procedure. Sulla gestione dell’utilizzo della mappa non si può che fare un plauso agli sviluppatori degli studi di Kheops, i quali sono riusciti intelligentemente a proporre un’alternativa a quella fastidiosa perdita di tempo impiegata per raggiungere un certa locazione. Sarà possibile effettuare spostamenti da un luogo ad un altro direttamente dalla mappa, a patto che i posti da raggiungere siano già stati visitati almeno una volta.

Una certa voglia di andare in vacanza..
Come già precedentemente sottolineato, il motore grafico di Destinazione: L’isola del tesoro, fa il suo bel lavoro, non sfigurando dinanzi ad altre avventure grafiche più blasonate. I colori sgargianti, i cromatismi accattivanti e una cura minuziosa per i particolari rendono l’esperienza di gioco ancor più bella e coinvolgente, e se poi ci aggiungiamo che il moto ondoso del mare è perfettamente caratterizzato e che le ambientazioni in generale si vedono che è un piacere, allora si che possiamo ritenerci soddisfatti. Gradevoli risultano anche i fondali in 2D prerenderizzati, e quella sensazione di 'immersione mentale' su quell’isola tropicale sembra non svanire mai. L’altra faccia della medaglia, però, va pure riconosciuta. Va detto, infatti, che le animazioni, sovrapposte agli sfondi, sono, quasi del tutto assenti e quelle poche che ci sono risultano monotone e piatte. Anche la modellazione dei vari personaggi, è insufficiente e sorprende che la casa di sviluppo che ha forgiato cosi’ bene gli scenari sia la stessa che si é inceppata dinanzi a tale genere di cose. Ciò non permette, sfortunatamente, di esporsi in giudizi esaltanti, sebbene rimanga intatta l’impressione iniziale, che conta non poco.
Per quanto riguarda il comparto sonoro, anche qui la sufficienza è stata raggiunta senza difficoltà ma non possiamo esimerci dal far notare che si poteva fare di più, date le ottime basi dalle quali si è partiti. I suoni e rumori della natura e del mondo circostante sono gradevoli e ben riprodotti, ma, in fin dei conti, risultano essenziali, come se non si volesse esagerare, come se qualcosa avesse frenato gli sviluppatori. Di meglio si sarebbe potuto fare anche per la colonna sonora, non del tutto incisiva. I dialoghi risultano essere, per molti aspetti, lacunosi e non all’altezza: salterà subito all’occhio, o meglio all’orecchio, una nitida deficienza interpretativa delle voci, e subito sarà palese che la localizzazione italiana, è stata ottenuta impiegando perlopiù doppiatori francesi, che non mostreranno molta dimestichezza con la lingua italiana parlata...sfortunatamente. La longevità, infine, si attesta intorno alle 5/10 ore (a seconda che siate più o meno abituati alle avventure grafiche), anche se crediamo che i più navigati potrebbero impiegare ancora minor tempo per arrivare al tesoro del vecchio lupo di mare Long John Silver.

Multiplayer
Assente.

Hardware
- Windows® 98SE/ME/2000/XP
- Processore Intel Pentium® III 800 Mhz
- RAM: 64 MB
- Hard Disk : 1,3 GB
- Scheda Video: 64 MB compatibile DirectX® 9
- Scheda Audio: compatibile DirectX®
Recensione Videogioco DESTINAZIONE: L'ISOLA DEL TESORO scritta da ALEX90 Il giudizio finale che ci sentiamo di dare all’ultima fatica di Kheops Studios, Destinazione: L’isola del tesoro, è certamente positivo. Molti sono gli spunti interessanti e le implementazioni degni di nota, e degne di essere, quantomeno provati. Soprattutto in termini di qualità grafica e di atmosfera generale, il lavoro è stato tale da riuscire a garantire un buon coinvolgimento nell’avventura da parte del giocatore. Ma prima o poi, i punti oscuri che gravano sul titolo, salgono a galla, inevitabilmente, precludendo la possibilità di assurgere a livelli più alti e gratificanti. Forse perché la longevità qui doveva chiamarsi più giustamente brevità, o forse ancora perché la difficoltà degli enigmi può sussistere solo dinanzi a bambini delle elementari, o magari perché siamo costretti a sorbirci ridicoli doppiaggi in lingua italiana parlata male, il giudizio finale non può essere entusiastico, ma è bene limitarsi definendo il gioco come una buona avventura grafica, destinata ad una fetta di pubblico ancora alle prime armi con questo genere. Consiglierei l’acquisto a tutti coloro che vogliono tuffarsi per la prima volta nel mondo dei punta-e-clicca e cominciare a sondarlo e quelli che, consapevoli delle magre potenziali dei loro pc, per una buona volta, non devono necessariamente accantonare l’idea di acquistare un nuovo titolo, considerato che, in termini di requisiti minimi, il gioco è tutt’altro che esigente.
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