Recensione di Gods: Lands of Infinity

Copertina Videogioco Gods LoI
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Gioco di ruolo
  • Sviluppatore:

     Cypron Studios
  • Distributore:

     Blue Label Entertainment
  • Lingua:

     Italiano
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     Disponibile
- Prezzo Budget
- Interamente in Italiano
- Buona l'idea di fondo...
- ... ma resa in modo elementare
- Non regge il confronto con l'attuale concorrenza
- Comparto tecnico datato
A cura di (Alex64) del
Riesce difficile da immaginare cosa sia passato per la mente di Stefan Pavelka il giorno in cui, a capo del suo team di sviluppatori Slovacchi (i Cypron Stuios), decise di cimentarsi nel mercato videogames con Gods: Land Of Infinity, mentre ancora imperversava - ed imperversa - l'ultimo capitolo della saga The Elder Scrolls. Probabile che, forte di un engine meno esoso di Oblivion, e convinto di poter cavalcare il vento della ritrovata voglia di RPG da parte dell'utenza PC e non solo, abbia ben pensato di potersi affiancare e condividere una parte del successo già da tempo riservata al capolavoro Bethesda, fossero state anche solo le briciole ai bordi del piatto.

Una guerra fra Dei
Il titolo presenta subito il tratto distintivo di tutti gli RPG occidentali, ovvero l'impostazione tematica medieval/fantasy a cui i vari Gothic ci hanno già da tempo abituato, ed anche la storyline non giunge nuova all'orecchio di coloro che conoscono ed apprezzano il genere. Abbiamo in primo piano i soliti Dei litigiosi (Gods appunto) che anelano ad ottenere la supremazia gli uni sugli altri, a discapito ovviamente dei comuni mortali che muoiono invocando il loro nome e trapassano ubbidendo al loro - dubbio - volere. L'antico regno di Bellarion è da tempo immemore teatro di questo scontro "ai piani alti", uno scontro di cui non si vede la fine e che ormai si protrae di stagione in stagione e di anno in anno. Tutto iniziò al tempo della dipartita del grande Xerax, sovrano degli Dei, che lasciò vacante il trono celeste conteso praticamente da tutti gli astanti, capaci solo di invocare diritti di successione più o meno inventati poi smentiti dai fatti. Non potendo coesistere oltre in situazione di stallo perpetuo, i Sommi giunsero così alla decisione di indire una sacra sfida a colpi di arti magiche in cui il Dio più forte sarebbe diventanto il dominatore assoluto... il Dio degli Dei se vogliamo. Facile a parole, tutt'altro che in pratica. Presto la guerra divina si tramutò in una guerra terrena: la paura di fallire in prima persona, unita al rifiuto di accettare quello che sarebbe stato l'esito della contesa, spinse gli Dei a mandare in battaglia al loro posto i rispettivi fedeli, che presto, da religiosi, divennero soldati, eserciti e ancora armate, pronti a morire per colui che ritenevano meritevole del trono un tempo appartenuto a Xerax. E così Bellarium, in passato terra di inaudita bellezza, si trasformò in un mondo cupo, fatto di fortezze e campi di battaglia insanguinati, ghiacciai perenni, letti di lava e deserti senza fine.

I primi passi da mortale...
Sono passati ormai oltre 2.000 anni, tutto giace in rovina, ma qualcosa sembra muoversi. Il Dio delle tenebre (God of Darkness), Mortagorn, ha scoperto una nuova arma, e i suoi sacerdoti compaiono nei campi di battaglia brandendo strani scettri alla cui sommità un cristallo emette fredda luce di morte. Nessuna protezione, fisica o metafisica, può nulla contro i death crystal, e chiunque venga colpito dal raggio cade a terra esanime. Le armate di Mortagorn, capeggiate dai fidi Clerics, avanzano come la peste... ma almeno la vittoria di Mortagorn porterà anche la fine del conflitto. Non è proprio così. Il gioco non dice, ma lascia intendere, che una possibile vittoria di Mortagorn non farebbe altro che peggiorare ulteriormente le cose. Quello di cui c'è realmente bisogno è qualcuno, o qualcosa (un'arma magari), che possa contrastare la potenza dei cristalli. Ed ecco che entriamo in scena noi, belli come il sole, nei panni dell'altrettanto bella Vivien, creatura di Arswaargh, Dio del fuoco (God of Fire), che ha sì deciso di mandare una "parte" di sé (Vivien è una porzione del corpo astrale di Arswaargh) in giro per altri mondi alla ricerca della counter-weapon risolutiva. Ma qualcosa è andato storto. Vivien si ritrova priva dei suoi divini poteri alle soglie di Antasion, un mondo a lei sconosciuto, e poco dopo si viene a sapere che viaggiando da un mondo all'altro attraverso il portale magico ha perso la sua divina essenza, splittata in più parti ed assorbita rispettivamente dagli Dei di Antasion. Senza la nostra essenza divina siamo in balia di noi stessi, mortali tra i mortali, e quindi quel che dovremo fare sarà entrare in contatto con gli Dei di questo nuovo mondo, farci ridare a poco a poco indietro i nostri poteri, e poi trovare questa benedetta counter-weapon con cui tornare a Bellarion e sconfiggere Mortagorn!

E tutto il resto della storia...
Detto quello che dovrete fare, il come lo farete sarà né più né meno quanto visto in qualsiasi altro role playing game. Nei panni di Vivien, dovremo viaggiare per tutto il reame e dialogare con gli autoctoni che incontreremo al fine di ottenere degli "incarichi" che ci faranno aumentare di esperienza e ci frutteranno anche denaro o altri oggetti utili per il prosieguo dell'avventura. Progressivamente al crescere dell'esperienza, diventeremo abili dapprima nel combattimento corpo a corpo, usufruendo di spade, asce, balestre e quant'altro; poi svilupperemo anche abilità di tipo alchemico, che consistono nel saper maneggiare arcane sostanze e dare luogo a fenomeni di alta scienza paranormale; infine, col riacquisto dei nostri poteri, avremo dalla nostra anche le arti magiche divine, da usare nel pieno dei duelli, e allora la strada sarà tutta in discesa (o quasi). Parallelamente alle side quest dovremo anche svolgere la missione principale, di cui già ho parlato nel paragrafo precedente... nulla di nuovo, insomma, per chi ha già passato le canoniche 60 e passa ore su Morrowind. La curva di difficoltà ci vede all'inizio deboli e spauriti, facile preda di briganti e/o messi alla gogna dai mercanti, morire sarà piuttosto facile, indi per cui salvate spesso, almeno finchè non metteremo su qualche muscolo e magari una bella armatura. Particolare attenzione è stata riposta nella realizzazione di quello che si potrebbe definire il buy sell & trade di Gods: Land Of Infinity, ovvero i mercanteggiamenti. Difatti, oltre ai canonici combattimenti con creature magiche, orrendi mostri e lupi assetati di budella, ciò che ci porterà via parecchio tempo saranno anche le "trattative" (quasi borsistiche) coi negozianti. La cosa curiosa è che sono più complesse di quanto visto nei lavori Bethesda: potrete anche perdere un bel quarto d'ora per negoziare il prezzo di una gallina, tanto per fare un esempio, e se da una parte può essere noioso (accontentatevi dell'uovo oggi allora) perdere tempo in queste cose, è anche vero che qualcuno di noi potrebbe trovare il tutto molto molto divertente (lo è anche uccidere il mercante però). Per quanto riguarda i combattimenti, questi si articolano in sessioni corpo a corpo e scontri alla distanza con arti magiche/alchemiche; purtroppo però, lo svolgimento delle battaglie soffre di eccessivi meccanicismi lasciando poco spazio al lato strategico del combattimento, e alla lunga gli scontri possono peccare di eccessiva ripetitività (giusto gli attacchi magici spezzano un po' la monotonia dell'azione). Per quanto riguarda l'inventario, i vari menù sono realizzati in maniera abbastanza elementare ma allo stesso tempo meno funzionale del solito, in quanto occorre navigare un po' troppo tra le finestre anche per cose semplici come cambiare calzari; di contro, ci sono dei simpatici spunti innovativi come il poter appuntarsi sulla mappa il prezzo più basso di un certo item e la locazione del mercante che lo vende, evitando inutili lavori di memoria. L'interfaccia ed i controlli non necessitano di spiegazione, da 10 anni a questa parte non hanno subito grossi cambiamenti, un pò come gli RPG in generale, e Gods non fa eccezione; rimane giusto da dire che la visuale di gioco passa da prima a terza persona durante gli scontri, evidenziando una certa vena action del titolo edito dai Cypron Studios.

Eh...
Da un punto di vista tecnico, l'engine è datato, quasi obsoleto. Sicuramente da un profilo prettamente paesaggistico quasi sembra di giocare ad Oblivion, ma poi, osservando meglio animazioni e personaggi, effetti a schermo e filtri, modelli poligonali e linea di orizzonte, ci si accorge che le risorse utilizzate sono di meno... decisamente di meno: la vegetazione è triangolare, le textures a distanza ravvicinata sono roba che non vedevo dal '98, e c'è decisamente troppo clipping, anche con lo slide impostato al massimo (intervenendo in sede di opzioni grafiche avanzate). Si salva la cromia, decisamente bella e gradevole; l'acqua, scientemente realizzata; il riverbero, che dà profondità atmosferica agli scenari, ed, infine, il cielo dinamico... ma si tratta comunque di pregi marginali. Quanto finora detto viene parzialmente giustificato dal fatto che il gioco esce a prezzo budget, e dunque va preso per quello che è. Il sonoro è un pochino meglio realizzato, con doppiaggio gradevole e musiche d'atmosfera che si alternano a brani evocativi firmati Pavel Krychtalek, che ci delizierà negli intermezzi e nelle scene clou del gioco. Ultima chicca prima di lasciarvi al commento finale: una volta installato il gioco, vi compariranno due icone a desktop, rispettivamente Gods-'98 e Gods-XP... se avete WinXP avviate "Gods-XP", altrimenti, la controparte per Win'98... attenzione che in caso di errore il vostro PC esploderà in una nuvola di schegge metalliche fuse stile Morte Nera.

Multiplayer
Assente

Hardware
Sistema di Prova
Processore: P4 3Ghz
Memoria: 1Gb di Ram DDR400
Scheda Video: Ati Radeon 9800pro con 128Mb di videoram
Settaggi: High
AA: Attivato
Risoluzione: 1280*1024
Recensione Videogioco GODS: LANDS OF INFINITY  scritta da ALEX64 Un prodotto "sanza infamia e sanza lodo" che ha avuto il merito (o la colpa) di uscire in contemporanea con un gigante del genere RPG come Oblivion. Richiede un PC sicuramente meno performante del capolavoro Bethesda, e dunque è fruibile da tutti (o quasi). In più esce a prezzo budget... la meccanica di gioco la conoscete, la storia anche, non vi rimane che comprarlo, giocarlo, e alla fine darmi ragione. Un lavoro più che sufficiente.
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