Recensione di Football Manager 2006

Copertina Videogioco Football M 2006
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Simulazione
  • Sviluppatore:

     Sports Interactive
  • Data uscita:

     Disponibile
- Non finisce mai
- Database completo
- Capace di catturare chi ci gioca
- Sono presenti tutte le azioni amministrative e di gioco
- Menu di facile consultazione
- Starete incollati al PC per molto tempo
- Passaggio lento da un giorno all'altro
- Realizzazione tecnica identica ai predecessori
- Solo per appassionati
A cura di (Darkzibo) del
In Italia, scusate il luogo comune, ci sono 50 milioni di commissari tecnici. Sull’onda di questo dato di fatto, le software house dall’occhio vispo, hanno creato diversi titoli che permettevano non di giocare con la classica emulazione calcistica ma di divenire dei veri allenatori, con tanto di staff, possibilità di acquistare giocatori e di intervenire nella gestione degli sponsor e dei salari. Anche Sega, si è gettata su questo genere con la serie Football Manager, quì rappresentara nella sua versione 2006.

Allenatore provetto
Come ogni manageriale che si rispetti, anche Football Manager 2006 vi farà iniziare una nuova partita con l’inserzione dei vostri dati: nome, cognome, data di nascita e squadra preferita. Selezionato il numero di campionati da rendere attivi durante la vostra partita (non esagerate altrimenti la grande massa di dati potrebbe rendere i caricamenti un vero supplizio), tra i 50 disponibili, inizierete il vostro percorso. A questo punto la scelta è semplice: potete partire come umili allenatori di una squadra di serie inferiore con obbiettivi raggiungibili. Non pensate di intraprendere la carriera con una squadra che punta ai vertici della massima serie: essendo novizi, sarebbe difficile poter mantenere le promesse alla dirigenza. Non esiste solo il mestiere di allenatore, però: all’ufficio collocamento, troverete che molte squadre richiedono preparatori, allenatori in seconda e osservatori. Saranno le vostre attitudini a farvi proporre alla squadra di turno.
Resta comunque più interessante vestire la tuta dell’allenatore e vedere la propria compagine crescere e raggiungere gli obbiettivi imposti dalla dirigenza.

In panchina e dietro una scrivania
Per una prova sul campo, sono stato ingaggiato dal VVV, squadre che milita nella prima divisione olandese. La dirigenza mi ha selezionato nonostante l’opinione contraria della stampa che mi ha additato come un novellino di poca esperienza. La squadra è messa davvero male: la punta di diamante ha subito un infortunio e devo per forza contattare il fisioterapista che mi consiglia la cura migliore tra le infiltrazioni al ginocchio o una lenta riabilitazione. Evito le infiltrazioni perché potrebbero sì dare sollievo momentaneo, ma rischiano di far aggravare la situazione, in caso di ulteriore infortunio e di farmi perdere il giocatore per molto tempo. L’allenatore che c’era prima di me, a parte questa bella sorpresa, mi ha lasciato con un portiere nuovo di zecca, appena acquistato e dalla media voti alta. Senza pensarci due volte lo metto titolare.
Che modulo impiegare? Dunque, due giocatori di fascia abili, un mediano discreto e un buon trequartista, due difensori centrali discretamente abili, un attaccante titolare e uno di riserva. Applico un 4-4-2 con centrocampo a rombo e impongo un allenamento pesante, per tutti i settori, visto che la preparazione è iniziata al momento dell’accettazione del mio incarico. La prossima partita sarà un’amichevole estiva con il Livorno. In diretta televisiva affermo che la squadra italiana non ci fa paura, conoscendo il mio modulo. Di questo ne risente la psicologia dei miei giocatori, che guadagnano sicurezza e sono pronti a giocarsela fino in fondo, nonostante sia un’amichevole. Comincia la partita, mi metto per la prima volta in panchina e scelti i titolari e i panchinari, guardo lo svolgersi degli eventi. Teniamo bene il campo e a metà della prima parte di gioco, andiamo in goal: inutile dire a che livello sia il morale della squadra dopo aver segnato a una squadra di alto livello (rispetto a noi). Gli imprevisti sono sempre dietro la porta, in questo caso davanti: il mio attaccante subisce un fallo pesante ed è costretto a lasciare il campo anzitempo. Cosa si può fare non avendo più attaccanti disponibili? Inserisco un terzino e cambio modulo, mettendo una sola punta. Nell’intervallo, elogio i miei giocatori per la buona prestazione e loro sono entusiasti, anche se purtroppo abbiamo un solo attaccante. Inizia il secondo tempo e il Livorno è più aggressivo di prima: una distrazione favorisce il loro goal. Tutto il tempo lo passiamo subendo l’iniziativa avversaria e solo le prodezze del nuovo portiere, ci garantiscono il pareggio. Alla fine ho buone parole per quasi tutti, a parte i difensori che, a causa di una loro distrazione, hanno favorito il goal. Il medico mi contatta e l’infortunio per il secondo attaccante è più grave del previsto e si prevedono 2 mesi di stop. Il campionato è alle porte, che fare? Fidarsi di un giovane della mia Under 21 o buttarsi sul mercato? Scarto la prima ipotesi e vado a vedere chi può essere disponibile per trasferirsi, anche solo in prestito, nel VVV. Il tetto massimo di stipendi, imposto dalla dirigenza, non mi permette di applicare una politica aggressiva. Propongo a un giocatore di una squadra di pari livello un buon contratto con qualche extra come premi per vittoria o per reti segnate, ma non accetta perché mi fa sapere, tramite il suo manager, che se proprio deve cambiare squadra, preferisce andare in una più blasonata. Come se non bastasse, il tetto massimo imposto dalla dirigenza, a causa dei salari troppo alti, non mi permette di puntare su chi voglio. Resta sempre l’under 21, dove un giovane attaccante sembra stia facendo bene. Con una scelta ardita lo promuovo in prima squadra, mantenendogli lo stipendio da giocatore giovane per il momento. Gli assegno un allenamento normale e lo inserisco come seconda punta. Nessuna scelta si è rivelata più azzeccata: il giovane segna di continuo e i suoi goal lo portano alla conferma da titolare dell’Olanda Under 21. Diventa l’idolo dei tifosi e gli viene assegnato addirittura un soprannome che si porta sulla maglia, al posto del suo vero nome. Peccato che sia richiesto da molte società e che lui se ne voglia andare, anche a causa di uno stipendio divenuto troppo basso. Per rientrare nel tetto massimo imposto dal presidente, provo a rivedere i costi di alcuni giocatori, magari poco impiegati. Ne trovo uno che guadagna 2100 euro settimanali, e provo a ridurre la cifra, ma lui non accetta. Il bilancio, andrebbe in rosso anche se lo liquidassi, quindi mi conviene mettere sul mercato qualcuno, magari meno fondamentale ma di quasi certo interesse. Vendo un terzino poco impiegato e, anche tramite una politica dei prezzi indovinata e televisioni e sponsor sempre più incuriositi e disposti a pagare bene, trattengo la giovane promessa e posso addirittura proporre alla dirigenza l’ingrandimento dello stadio. La stagione prosegue tra alti e bassi, ed infine riusciamo a raggiungere un posto in centro classifica. Il presidente vorrebbe che restassi, ma club di serie superiori mi vogliono sulla loro panchina.
Questo, anche se ridotto, è quanto può avvenire in una stagione di Football Manager 2006: ogni giornata è sofferta, profonda, ricca di scelte da fare e di pubblico da accontentare. C’è da dire che il vero cuore del titolo resta sempre il database, accuratissimo con oltre 270 000 giocatori e staff (molti dei quali sono provvisti di foto). Con l’editor potrete poi fare tutto: scaricare gli aggiornamenti, creare nuovi campionati, coppe e squadre.
Questo può far intuire che la longevità del titolo è pressoché illimitata per gli appassionati, anche perché ogni stagione deve essere pianificata e deve far fronte a molte richieste e imprevisti e può durare addirittura qualche settimana se giocata frequentemente. Pensate che le stagioni sono tantissime e il gioco è fatto: Football Manager 2006 sosterà per molto tempo sul vostro hard disk.

L’estetica non è importante
Da che mondo e mondo, a parte i vecchi Pc Calcio, il comparto tecnico non ha mai avuto un ruolo di rilievo nei titoli manageriali. In questo genere bisogna guardare in primis la facilità di gestione, dell’accedere facilmente a dati, opzioni, tattiche e mercato. In altre parole è necessario guardare la funzionalità dei menù con i quali si deciderà il destino del nostro club. Secondo questa classificazione Football Manager 2006 eccelle: difficilmente vi troverete a vagare spaesati in menù pieni di statistiche. Purtroppo, durante la partita giocata, avrete la solita visuale che rappresenta pallini numerati che giocano a pallone. Si poteva fare di più, considerato il fatto che una realizzazione del genere, negli anni sempre uguale, può essere migliorata con un minimo impegno. Il sonoro, altro aspetto marginale in questi casi, risulta noioso e ripetitivo, con musiche ed effetti davvero scarsi. Anche qui, sarebbe stata una buona cosa inserire canzoni conosciute e orecchiabili, come fa EA nei suoi titoli, in modo da ricordarsi del gioco quando si sente la traccia alla radio.
E' comunque vero che la massa di dati che deve gestire il titolo ha quasi costretto i programmatori a non fare voli pindarici nel campo tecnico prediligendo una completezza invidiabile del database. E, possiamo dirlo, è stata una scelta azzeccata.

Hardware
Requisiti minimi Pc:
Win 98 SE/ME/2000/ XP
Processore: 800Mhz
128 Mb di RAM
Scheda Audio DirectX 8.1 compatibile
Monitor 1024x768 32 bit
650 MB spazio su Hd

Requisiti minimi Mac:
OSX 10.2
600MHz Power PC G4
256 Mb di RAM
Monitor 1024x768
650 MB spazio su Hd
Recensione Videogioco FOOTBALL MANAGER 2006 scritta da DARKZIBO Il nome di Football Manager, ancora una volta, è sinonimo di garanzia. Tutti gli aspiranti allenatori che ai vari Fifa o Pro Evolution Soccer, prediligono la gestione che va dal più piccolo apparato amministrativo alla sperimentazione delle tattiche sul campo, troveranno un gioiello che non sgarra in nessuna sezione, con integrata una massa di dati incredibilmente completa.
Consiglierei l’acquisto solo agli appassionati, considerato il fatto che, visto da un occhio profano, il gioco risulta noioso. Per intenderci, non è il classico gioco da mostrare agli amici per evidenziare le doti tecniche della propria macchina.
Le novità introdotte, non eclatanti, servono a completare un quadro che già era esauriente nello scorso episodio. Qualsiasi cosa vogliate fare nella realtà è stata fedelmente riproposta in questo titolo che, con ammirabile eleganza, sbaraglia la concorrenza sotto tutti i punti di vista. Se avete in progetto un acquisto e il genere vi aggrada, potete tranquillamente recarvi al primo negozio e prenderlo.
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