Recensione di The Suffering - Ties that bind

Copertina Videogioco The Suffering 2
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Azione
  • Sviluppatore:

     Midway
  • Data uscita:

     Disponibile
- Atmosfere horror ben realizzate
- Buon impianto grafico e audio
- Struttura narrativa convoluta
- Ripetitività del gameplay
A cura di (Maxduro) del
Torque significa momento torcente, forza di torsione e non a caso. Torque è allo stesso tempo elemento torcente e distorto all’interno di un contesto allucinato e distorcente. Torque è vittima e carnefice delle orrende creature partorite dalla sua mente ma dalla sua mente oramai indipendenti. Il primo incontro con questo psicotico e truce anti-eroe ci aveva visti impegnati in una lotta con un passato opprimente e ineluttabile, la morte della moglie e del figlio e al tempo stesso da una fuga disperata da creature assurde e assetate di sangue. Le premesse di questo secondo capitolo risultano ancora più misteriose e inquietanti e hanno luogo all’interno di un centro di detenzione destinato a tramutarsi in una truculenta trappola mortale.

Thies That Bind
Rispetto al primo capitolo di questo action/horror targato Midway Games, questo The Suffering Thies that Bind, si presenta come un grandguignolesco affresco della distorta psiche di Torque, affresco ancor più dettagliato e truculento del precedente ma anche più confusionario. Tutti gli elementi che hanno reso il primo episodio un piccolo cult per gli appassionati degli action/horror alla Silent Hill con un pizzico di azione e sangue in più, sono riproposti in maniera quasi pedissequa in questo secondo round. Per carità, le trovate sono spesso da paura ma l’impressione di trovarsi di fronte ad un semplice expansion-pack del primo Suffering si fa largo nel giocatore fin dalle prime battute. Il sistema di controllo praticamente invariato con i suoi pro e contro, immediato e funzionale ma non del tutto appagante da un punto di vista tattico; sangue versato a litri in ogni situazione e che immancabilmente imbratta il nostro dalla testa ai piedi a seguito di ogni scontro con i nemici; le creature con cui ci affanneremo a combattere, riprese totalmente dal primo capitolo a meno di pochi marginali ritocchi estetici e riadattate al nuovo contesto; la pletora di immagini, flashback, visioni che tormentano la psiche di Torque; persino il medico/Caronte pazzoide è stato riproposto in tutto il suo trucido cinismo e gongolante accento inglese.

Certo alcune differenze rispetto all’originale primo capitolo ci sono ma nella maggior parte dei casi insignificanti e talvolta addirittura peggiorative se esaminate nel contesto globale dell’esperienza ludica. In questa seconda incarnazione, Torque potrà infatti portare solo due armi per volta il che impone una pianificazione differente dal passato. In particolar modo il non perfetto bilanciamento del potere punitivo di alcune di esse e la cronica scarsità di munizioni reperibili impone quasi sempre la compagnia di un arma bianca pena il ritrovarsi in uno scontro forsennato praticamente disarmati. La struttura narrativa si presenta più frammentata rispetto al passato e se possibile ancora più contorta. Le allucinazioni e le voci distorte fuoricampo intervallano l’azione di gioco e pur risultando quasi mai noiose o mal fatte, alla lunga sgretolano la continuità dell’azione senza contribuire in maniera significativa alla composizione dei fili della trama cha risulta ostica da digerire e comprendere. Regna dunque un senso generale di ridondanza. È come se gli sviluppatori in preda a delirio di onnipotenza avessero deciso di esagerare e riempire ogni secondo di gioco di un qualche tipo di presenza allucinatoria. Non passano due minuti infatti che non vi accada qualcosa di scriptato che sia una visione, una allucinazione o una scena truculenta e questo sovraddosaggio emotivo produce nel giocatore paradossalmente l’opposto di ciò a che dovrebbe produrre. Dopo un po’ infatti ci si abitua alle visioni, alle voci e persino alle orride creature grondanti sangue di vergine in una melanconica accettazione da deja-vu che non fa certo bene alla tensione generale dell’esperienza ludica.
L’azione di gioco come in passato si compone essenzialmente di fasi di esplorazione e lotta intervallate da fasi scriptate e, novità, da momenti in cui vi ritroverete chiusi in aree ristrette a fronteggiare orde di mostri fino a quando, eliminato l’ultimo, non si apre una porta che vi permette di proseguire. Il sistema di salvataggi si è modificato di conseguenza permettendoci di salvare a volontà e questo è a mio avviso un bene e un male contemporaneamente in quanto ci consente di respirare tra una fase concitata e la successiva ma è anche un ulteriore attentato alla tensione del titolo che viene inesorabilmente ad allentarsi. In fine è da notare l’implementazione di una prospettiva in prima persona molto più funzionale che in passato al punto che molto spesso è necessario utilizzarla per cavarsi dalle situazioni più congestionate. Pochissimi e molto semplici gli enigmi sparsi qua e la per l’avventura, insaporiscono ben poco l’alternanza di fasi sopra descritta e non riescono mai veramente a spezzare l’incipiente monotonia di un gameplay centrato sostanzialmente sul continuo combattimento.
Come nel precedente capitolo Torque è in grado di trasformarsi in una creatura impressionante, un misto tra Hulk e Brandol-mosca che sarà necessaria per tirarvi fuori da impicci grossi o addirittura per sfondare delle pareti che vi permetteranno di avanzare nell’avventura. Al momento della trasformazione, che avviene allorché infliggiate un certo numero di danni ai nemici e previo riempimento di una apposita barra, il nostro in preda a contorsioni indicibili subisce la metamorfosi e con essa cambia anche la sua/nostra percezione della realtà che diviene scura, sgranata, monocromatica. Armati di una lama che ci spunta dal braccio saremo in grado di fare letteralmente polpette delle orrende creature nei pochi istanti in cui rimarremo trasformati. In alcuni momenti del gioco inoltre ci troveremo a dover affrontare delle scelte per così dire morali e decidere se aiutare qualcuno o meno. Le conseguenze di queste azioni ci permetteranno di incrementare i nostri poteri quando trasformati. Il tutto comunque ha un impatto modesto sul proseguo dell’avventura e i bivi morali appaiono spesso posticci e non si amalgamano con l’impasto della trama.

La Tecnica
Pollice decisamente alzato, infine, per quel che riguarda il comparto video e soprattutto per quello audio. La maggior parte degli elementi grafici sono stati rivisti, migliorati e arricchiti di dettaglio o texture ad alta definizione. Torque è credibile e risponde bene al tocco combinato di mouse e tastiera mentre, insanguinato, si aggira per le strade e i vicoli di Baltimora. Questi ultimi al contrario risultano piuttosto anonimi da un punto di vista della progettazione e se non fosse che la strada percorribile per avanzare è una e una sola, sarebbe facile smarrirsi. Come accennavo, audio davvero ben fatto ricco di effetti raccapriccianti e suoni disgustosi. Ottime le distorsioni delle voci allucinatorie che aggiungono notevolmente all’effetto cinematografico del titolo.

Multiplayer
Assente

Hardware
Requisiti minimi
Operating System: Windows® 98SE/ME/2000/XP - CPU: Pentium® III 1.0GHz - RAM: 128 MB Ram - Hard Drive: Minimum hard drive space required is 2GB -Video Card: 32MB DirectX® 8.0 compliant video card - ATI: Radeon 7000 series and higher - NVidia: GeForce 2 series and higher - Intel Graphics motherboards - Audio: Sound Card needs to be DirectX 8.0 compatible - Optical Drives: 4X CD Rom - DirectX® 9.0c (Included on disc)
Requisiti consigliati
Operating System: Windows XP w/Service Pack 2 - CPU: Pentium® 4 2.0GHz - RAM: 512 MB Ram - DirectX 9.0c (Included on disc)
Recensione Videogioco THE SUFFERING - TIES THAT BIND scritta da MAXDURO Complessivamente The Suffering 2 si configura un titolo più che decente soprattutto in considerazione della sua anima di prodotto di nicchia. Alcune sue caratteristiche come le scene particolarmente violente e sanguinolente miste ad una impostazione action ne restringono il cono di gradimento verso un pubblico di appassionati che cerchi esplicitamente in un videogioco queste atmosfere cupe e grandguignolesche. Ciò non sminuisce comunque l’oggettiva bontà realizzativa del gioco in se che a meno di alcuni scivoloni sa offrire momenti di autentico terrore e raccapriccio. Sono meno entusiasta invece di questo titolo in rapporto al primo capitolo dal quale si discosta pochissimo. The Suffering 2 offre un azione di gioco pressoché identica al suo predecessore laddove era possibile intravedere ampi margini di miglioramento. La somiglianza con il primo “The Suffering” non è ovviamente un male di per se, visto il gradimento che quest’ultimo è riuscito a suscitare in una vasta platea di appassionati ma è sempre lecito aspettarsi da un buon sequel qualcosa in più.
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