Recensione di Brothers in Arms: Earned in Blood

Copertina Videogioco BiA: EiB
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Sparatutto
  • Sviluppatore:

     Gearbox
  • Distributore:

     UbiSoft
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     Disponibile
- Immedesimazione totale
- Gameplay eccezionale
- Molto cinematografico
- Poco longevo
A cura di (Levin) del
Giorno 5, diario dal fronte:

“E’ un’altra giornata del diavolo: ci sono crucchi da tutte le parti. Paddock è ferito gravemente e con questa dannata nebbia non si vede ad un palmo di naso: dove sono Marshall e i suoi? Sta diventando sempre più una guerra di trincea… I miei compagni sono sfiniti ma manca poco… speriamo di non incontrare ancora quei maledetti.”

Gearbox Software ha fatto di nuovo centro con il seguito dell’acclamato Brothers in Arms: Road to Hill 30. Stiamo parlando di Earned in Blood titolo che, proprio come il precedente, non mancherà di appassionare e stupire chi lo prova.
Road to Hill fu rilasciato nella prima metà di quest’anno e subito si è rivelato un titolo davvero eccezionale, capace di regalare un immedesimazione ed un gameplay che difficilmente potremo trovare in altri titoli del genere, uniti ad una grafica di tutto rispetto e una cura per i dettagli davvero di alto livello. Dopo pochi mesi Gearbox ne ha rilasciato il seguito, dal quale però non si differenzia molto: sul lato tecnico e riguardo al gameplay, infatti, non si discosta per niente dal predecessore ma gode di un’intelligenza artificiale superiore e nuove modalità multiplayer: ma procediamo per gradi…


Tratto da una storia vera…
In Earned in Blood ci ritroveremo ad impersonare Joe “Red” Hartsock, il capitano della 2a squadra della centounesima divisione aviotrasportata. Chi di voi ha giocato a Road to Hill 30 alzi la mano… bene, di sicuro il nome Hartsock vi sarà familiare: ed in effetti Joe Hartsock era presente anche nel primo capitolo di Brothers in Arms. Com’è stato con il Sergente Matt Baker in RtH30, vivremo in questo nuovo capitolo la vera storia di Hartsock e dei suoi compagni. In realtà non si può definire Earned in Blood un vero e proprio sequel in quanto, per gran parte del tempo, vivremo in prima persona i ricordi di Red; vivremo il D-Day secondo il punto di vista di Hartsock: il tutto è reso molto cinematografico da flashback o fermi improvvisi seguiti dalle parole del valoroso capitano; vi capiterà ad esempio che la scena rallenti drasticamente e perda ogni colore: non preoccupatevi, il vostro PC non sta fondendo ^_^... è solo Hartsock che sta per narrarvi gli accadimenti dal suo punto di vista.
Insieme ad un gruppo di soldati ci ritroveremo infatti, ad affrontare rischiose missioni: ed è proprio nelle azioni di squadra che Gearbox ha voluto porre maggiore attenzione nello sviluppo di Earned in Blood…


“FUOCO DI SBARRAMENTO!!!”
Levatevi dalla testa di fare gli eroi: questa è la guerra e non è un gioco (beh… ^_^). Scherzi a parte, sarà molto importante mettersi in testa che l’aiuto dei compagni di squadra è di fondamentale importanza in Earned in Blood. Sarà nostro compito ordinare ai nostri uomini se seguirci in un assalto, spostarsi in una determinata posizione, appostarsi in un determinato luogo riparato, darci fuoco di copertura o di sbarramento: è proprio attorno a quest’ultimo che si svolge gran parte dell’azione del titolo.
Al di sopra delle unità nemiche noterete subito un indicatore: questo indica il livello di sbarramento dei nemici; in pratica, continuando a sottoporre il nemico ad un continuo fuoco di sbarramento, l’indicatore da rosso diventerà grigio e resterà tale finchè la situazione non si sarà calmata: una volta che l’indicatore sarà grigio i nemici saranno “bloccati” e i loro attacchi saranno molto più rari e imprecisi.
La strategia che più sarete portati ad utilizzare è quella dell’aggiramento: dopo aver dato l’ordine ai vostri compagni di creare fuoco di sbarramento voi dovrete aggirare la postazione e colpire i nemici da dietro; occhio a non farvi vedere altrimenti concentreranno tutto il fuoco su di voi e vi assicuro che non è divertente :P.
Difficilmente riuscirete a far fuori un soldato nemico colpendolo frontalmente mentre lui è sotto protezione ma sarà possibile, con una buona (diciamo ottima) mira, colpire un nemico mentre sbucherà con la sua simpatica testolina da dietro il suo nascondiglio. Tutto questo è reso ancora più complicato dall’enorme realismo che pervade il titolo; Gearbox ha giustamente prestato attenzione a quanto potessero influire in guerra fattori come la pesantezza dell’arma, la fatica accumulata, la tensione e la paura, e l’inesperienza che spesso giaceva nelle nuove reclute: potrete verificare tutto questo quando impugnerete un’arma in Earned in Blood e noterete la difficoltà nel controllarla mentre mirate.
La nostra squadra sarà divisa in 2 gruppi: un gruppo specializzato nell’assalto in carica, un altro specializzato nel fuoco di sbarramento; porre attenzione a quale gruppo inviare in una determinata situazione ci sarà notevolmente d’aiuto. Talvolta oltre ad un unità di fanteria saremo accompagnati dai tank che, non solo saranno di fondamentale aiuto nello sferrare potenti attacchi, ma potranno essere utilizzati per coprire la fanteria dagli attacchi frontali.
Nella parte bassa dello schermo sarà presente un altro indicatore nel quale potremo visionare la posizione (e gli eventuali spostamenti) dei nostri compagni, la nostra condizione fisica, la direzione dell’obbiettivo e il team a cui impartire ordini.


Che il cielo ce la mandi buona…
Un altro particolare aspetto che caratterizza Earned in Blood è la possibilità di passare dalla visuale in prima persona, tipica di questo genere di shooter, alla cosiddetta “visuale tattica”: con la semplice pressione di un tasto la telecamera volerà alta per darvi una visione onnisciente del campo di battaglia. In questo modo il gioco entrerà in pausa e potrete elaborare una strategia vincente in base alla posizione dei vostri compagni, quella dei vostri nemici o un’eventuale collocazione di punti strategici. Ciò arricchisce ancor di più l’aspetto tattico di questo shooter.
Grazie alla visuale tattica potremo notare ad esempio una staccionata ideale a coprire i nostri compagni e allo stesso tempo la posizione ideale per sorprendere le unità nemiche con la tecnica dell’aggiramento.


Aspetti tecnici
Earned in Blood sfrutta, proprio come Road to Hill 30, una versione notevolmente pompata dell’Unreal Engine. All’uscita del primo Brothers in Arms ci si stupiva di quanto fosse stato sfruttato un engine tanto datato come l’Unreal 2 che, nel titolo UbiSoft, riusciva a gestire senza problemi l’azione in vasti spazi aperti. Le texture sono splendidamente realizzate e, rispetto a RtH30, in questo nuovo capitolo le divise e l’equipaggiamento sono maggiormente curate. Graficamente anche le esplosioni, gli spari ed il fumo sono stati curati rendendo ancora più realistica l’esperienza di gioco: può capitare che una granata esplosa troppo vicina ci scaraventi per aria e ci intontisca rendendoci momentaneamente indifesi; l’effetto grafico e sonoro che si viene a creare è davvero notevole. L’audio direzionale è ottimo: scoprirete facilmente la posizione delle unità nemiche prestando attenzione alla provenienza del sibilare dei proiettili: se questo non dovesse bastare non preoccupatevi perché nel caso verrete colpiti apparirà una macchia nella direzione dello sparo (bianca se vi prende di striscio, rossa se sarete colpiti in pieno).
Bisogna assolutamente elogiare poi il doppiaggio in italiano, reso in maniera davvero eccelsa: le frasi dei nostri compagni saranno davvero d’effetto; molto spontanee e spesso forti: ci affezioneremo a tal punto a loro da pensare che sarebbe un peccato subire perdite, non perché ci ritroveremo in svantaggio numerico… ma perché sarebbe davvero un peccato procedere nella missione senza le colorite ingiurie e le sarcastiche affermazioni che accompagnano la nostra avanzata e che non mancheranno di strapparci un sorrisetto.

Tutto ciò, unito alla particolare struttura nel gameplay, rende Brothers in Arms uno dei titoli più coinvolgenti degli ultimi tempi.


I crucchi hanno studiato...
Uno degli aspetti che più contraddistingue Earned in Blood dal suo predecessore è la presenza di nemici più agguerriti, caratterizzati da una IA più elaborata: mentre nel primo capitolo le unità nemiche si muovevano in direzioni prestabilite una volta sottoposte a fuoco di sbarramento, in Earned in Blood reagiranno in modo diverso a seconda delle situazioni; se in netta difficoltà vedremo i soldati nemici mettersi al riparo in un qualunque posto che sia sufficientemente lontano dal nostro fuoco: dopo essersi riorganizzati torneranno all’attacco.
Lo sviluppo dell’IA nemica è riscontrabile anche nelle fasi in cui saremo messi sotto pressione dai “crucchi”: i loro attacchi saranno molto più aggressivi ed elaborati e se saremo in svantaggio numerico porteranno spesso degli assalti atti ad eliminarci definitivamente.

Breve ma intenso…
Terminiamo il discorso sulla modalità in singolo parlando del fattore che più penalizzava il primo capitolo di Brothers in Arms, ovvero la longevità. In linea di massima infatti, si poteva terminare RtH30 in meno di quindici ore; purtroppo anche Earned in Blood non gode di una longevità troppo elevata: affronteremo infatti 10 missioni le quali non ci terranno impegnati molto a lungo. Possiamo dire però che essendo un titolo abbastanza ostico, Earned in Blood ci costringerà a riprovare una determinata missione numerose volte: infatti non potremo salvare di nostra spontanea volontà e dovremo riprendere il gioco da determinati checkpoint. In più se saremo bravi (e quindi niente pipì a letto…) potremo sbloccare vari extra: trailer, immagini e molto altro; ecco perché, una volta terminato il titolo, saremo spinti a completare le missioni nel migliore dei modi

Multiplayer
Altra ventata di aria fresca arriva nella modalità multigiocatore: in Earned in Blood infatti è presente la nuova modalità Schermaglia che si divide in “Obbiettivo”, “Assalto a tempo”, “Difesa”, “Turno di Servizio”. Nella modalità Obbiettivo potremo affrontare le missioni come in single-player ma stavolta in cooperativa; in Assalto a tempo dovremo far fuori tutti i nemici entro un tempo prestabilito: sarà dura eseguire azioni rapide ma al contempo non rischiose; in Difesa verremo continuamente attaccati da orde di nemici: si guadagnano punti in base al numero di nemici abbattuti; infine nella modalità Turno di Servizio dovremo affrontare 5 missioni di fila senza poter salvare e senza concederci il lusso di morire: una volta completata questa modalità potremo accedere ad un nuovo livello di difficoltà. Per il resto ritroveremo le modalità multiplayer, a 2 o 4 giocatori, già vista in Road to Hill 30.

Hardware
Requisiti minimi: Processore da 1 Ghz, 512 MB RAM, scheda video con 32 MB, 5 GB di spazio libero su hard disk.

Requisiti consigliati: Processore da 2,5 Ghz, 1 GB RAM, scheda video con 64 MB, 5 GB di spazio libero su hard disk.
Recensione Videogioco BROTHERS IN ARMS: EARNED IN BLOOD scritta da LEVIN In definitiva Brothers in Arms: Earned in Blood è un ottimo titolo che saprà appassionare i più. UbiSoft ha davvero saputo stupire con Road to Hill 30 e ne rilascia, dopo pochi mesi, il degno seguito, riuscendo anche a migliorarne alcuni aspetti come l’IA dei nemici e la modalità multiplayer. La longevità resta sempre il punto debole ma i vari extra e la difficoltà abbastanza elevata in alcuni tratti, ci terrà incollati allo schermo per un po’ di tempo in più.
Chi ha già giocato ed amato Road to Hill 30 ritroverà in Earned in Blood una nuova ed avvincente sfida: chi invece si affaccia a Brothers in Arms per la prima volta può star certo di avere tra le mani un titolo godibilissimo e assolutamente non legato troppo al primo capitolo per quanto concerne la trama..
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