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Vanquish

Vanquish

Scivolata di potenza

Recensione

PC

Azione

Italiano

Halifax

22 Ottobre 2010 - 25 maggio 2017 (PC)

A cura di del
La storia di Vanquish è relativamente semplice e neanche troppo inedita. Lo shooter adrenalinico di Platinum Games è il classico titolo grandioso che la stampa ha (più o meno) adorato ma e che pochi hanno comprato. Vanquish uscì il 19 ottobre 2010, una settimana prima di un certo Fable III, ma soprattutto lo stesso giorno di Fallout: New Vegas, uno dei capitoli riconosciuti universalmente tra i più belli della serie di Bethesda.
Vanquish non è un titolo perfetto, ma dalla mente di Shinji Mikami è venuto fuori un third person shooter mastodontico, con un grandissimo carisma e delle meccaniche intraprendenti. Quindi è giustissimo che ora il titolo arrivi su PC, in una serie positiva da parte di SEGA nei confronti del mondo della Master Race (e chissà che non arrivi anche Shenmue o Yakuza, in un impeto di euforia), perché tutti hanno bisogno di una seconda occasione.



Lo stile prima di tutto

Come detto, Vanquish è un titolo decisamente particolare. Avete presente la copertina del gioco? Parte tutto da lì, da quel tizio in armatura (Sam Gideon, della DARPA) che scivola in mezzo ad una pioggia di proiettili e masnade di nemici. Intorno a questa idea ruota il gameplay di Vanquish, una singola trovata per giustificare le ore (molto poche) che terranno il giocatore impegnato nell’avventura.
L’armatura indossata da Sam è in grado di emettere una propulsione devastante, talmente tanto che, dopo qualche istante, il nostro è costretto a rallentare per consentire all’esoscheletro di recuperare una temperatura ottimale. Su questo ritmo altalenante fatto di velocità e momenti per riprendere fiato ruotano le sparatorie di Vanquish, suddivise in livelli del tutto lineari, senza collezionabili o percorsi segreti, che sono quelli che potremmo definire sostanzialmente dei corridoi senza grandi alternative.
È interessante giocare oggi al lavoro di Platinum Games, perché costringe a rivalutare la frenesia dei giorni d’oggi, in cui giocatori e sviluppatori inseguono e promettono rispettivamente mondi sconfinati e un numero altrettanto sconfinato di attività da compiere. Invece Vanquish costringe Sam, e chi sta dall’altra parte dello schermo, a pensare velocemente, inventarsi varianti di approccio ai nemici, pena l’esplosione del nostro eroe. In questo aiuta il bullet time che si attiva mirando mentre si compie un’azione contestuale di movimento (una scivolata, scavalcare un riparo, scartare di lato con una capriola), oppure quando si ricevono colpi critici e, per qualche secondo, il tempo rallenta per consentire a Sam di riposizionarsi e rivalutare il bullet hell che si trova inevitabilmente di fronte. In questo senso funziona l’idea di surriscaldare l’armatura anche al termine del bullet time, perché costringe a non fare eccessivo affidamento alla tecnologia della corazza ma, al contrario, inserirla organicamente nell’azione di gioco dove, tra una sparatoria e l’altra, si può fare affidamento sulle coperture in pieno stile Gears of War (d’altronde, l’epoca è quella).



Veloce ma non stupido
Ma Vanquish non è un simulatore di scivolate, quindi Sam Gideon può contare su un arsenale di tutto rispetto. Undici sono le bocche da fuoco che il BLADE, dispositivo super tecnologico in grado di replicare ogni arma esistente, può mettere nelle mani del giocatore. Si passa dai classici fucili a pompa, d’assalto, mitragliatrici pesanti e fucili di precisioni, ad armi ben più ingombranti e/o tecnologiche come lanciarazzi, lanciadischi, ma anche un potentissimo laser che sfrutta l’energia della tuta per sparare. Insieme a due tipi di granate, si tratta di una selezione che non potremmo di certo definire originalissima, ma è interessante invece la gestione delle stesse. Si possono portare solo tre armi per volta, e ogni volta che si raccoglie un’arma dello stesso tipo le munizioni aumentano come di consueto, ma raccogliendo la stessa arma con le munizioni al massimo questa viene potenziata. Nella frenesia generale, quindi, di tanto in tanto si è costretti a fermarsi un attimo a ragionare su quale arma portarsi dietro, preferendo un potenziamento (tra capacità dei caricatori, velocità di fuoco, danni, ecc.) oppure la praticità di un fucile rispetto ad un altro.
Si spara velocemente ma non a cervello spento, anche perché i livelli, pur non offrendo nessuna libertà di esplorazione, di tanto in tanto cambiano registro, andando a rivedere l’approccio del giocatore. In Vanquish si alternano zone buie, aree ampie con miriadi di nemici e pochi ripari, corridoi stretti in cui affrontare robot giganteschi, e tanto altro. L’azione di gioco è sempre quella, è il modo in cui viene messa in atto e come il giocatore la interpreta a fare la differenza.
Il tutto è incasellato in una trama che, oggi come allora, non splende affatto per originalità né coinvolgimento. In una non meglio specificata lotta per le risorse energetiche, Sam Gideon si ritrova a dover combattere nel mezzo di una lotta ben più ampia tra gli Stati Uniti e la Russia, governata da un despota con tanto di armatura volante che, insieme ad altri robot vari, di tanto in tanto sarà anche protagonista di alcune delle boss fight del gioco. La trama di Vanquish, al contrario del suo gameplay, è sconsiderata e inconcludente, ma gli eventi del gioco sono invece esagerati e galvanizzanti, come Platinum Games ci ha abituato da tanti anni a questa parte. Se Bayonetta era un ottimo gameplay, unito a bei personaggi e un folklore iconico e tutto sommato ispirato, Vanquish è gameplay allo stato puro, la miglior esposizione di un third person shooter ancora imbattuta da tanti anni a questa parte.



Pulito e cromato
Su PC, grazie alla superiorità manifesta dell’hardware, Vanquish è davvero un altro gioco rispetto alla sua apparizione su Xbox 360 e PlayStation 3. Gli anni sono passati, è vero, e lo si vede soprattutto dalle texture slavate in primo piano nel colpo d’occhio che, non avendo ricevuto nessun tipo di trattamento particolare, fanno storcere il naso. Quello che invece esalta è lo sblocco della risoluzione, ma soprattutto del frame rate. Ho giocato a Vanquish su un PC dotato di una GPU Nvidia 960 overclockata, alla risoluzione di 1080 a più di 60 frame al secondo. Vista la spettacolarità del titolo, questa è la versione che la creature di Shinji Mikami si sarebbe meritata fin dal primo giorno. Se avete una configurazione più performante della mia, potrete raggiungere tranquillamente la risoluzione 4K giocando ad almeno 60fps e lì, al contrario delle sopracitate texture, il lavoro svolto è egregio, laddove in Bayonetta (sempre su PC) si poteva notare qualche leggera imperfezione.
Vanquish su PC supporta anche mouse e tastiera: la risposta ed il feeling sono generalmente superiori, con dei “ma”. La mira, e il movimento, sono tutt’altra cosa rispetto al pad ovviamente, ma ho trovato un pochino macchinosa la gestione delle granate e delle armi, oltre che del movimento tra le coperture in particolare. A volte vi capiterà di premere i tasti furiosamente, pertanto sarebbe consigliabile un mouse con più di quattro pulsanti, così da lasciare alla tastiera il compito di gestire i movimenti di base e la scivolata.
  • + I lavori di porting e restyling sono egregi
    + Gameplay strafottente e carismatico ancora oggi
    + Mouse e tastiera lo rendono un gioco nuovo
  • - Dura pochino e finisce sul più bello
    - Nessun nuovo contenuto dalla versione originale
voto
8

Vanquish torna su PC dopo 7 anni dalla sua release originale e, come all’epoca, è in grandissima forma. Colpisce di nuovo il suo gameplay, ancora unico ed inarrivabile, che grazie alla nuova fluidità brilla ancora più di luce propria. Rimangono i soliti difetti: scarsa longevità e una trama senza nessuna pretesa. Ma Vanquish è gameplay puro, un giro su una giostra velocissima e strafottente in cui piovono pallottole, momenti eccitanti e un po’ di cafoneria. Uno dei miglior third person shooter sulla piazza, tra le migliori produzioni di Platinum Games, venduto ad un prezzo davvero accattivante.

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