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Atomine

Atomine

Twin stick Mr Robot shooter

Recensione

PC

Sparatutto

04 maggio 2017

A cura di del
Gli hacker, la tecnologia e i videogiochi, un trio che sta incredibilmente bene insieme. Di hacker nei videogiochi ce ne sono stati e ce ne saranno ancora, così come videogiochi che parlano di hacking e tecnologia al suo interno, e declinazioni varie.
Atomine è il frutto della fatica di Broken Arms Games (studio di sviluppo italo-australiano fondato nel settembre del 2013) una realtà che collabora, tra gli altri, con 505 Games e Milestone, e parla proprio di hacking. Il titolo lo fa però da un punto di vista inusuale, e partendo da un fatto storico reale. Stavolta, infatti, non siamo nei panni di un tenebroso hacker o un organo di controllo che dà la caccia ai pirati informatici, ma il “protagonista” di Atomine è il virus stesso.



Cross it, crack it, twitch, update it
Nel 2011, Sergey Ulasen (informatico di Kaspersky Lab), scoprì STUXNET, un worm malevolo diffuso tramite Microsoft Windows, il quale colpiva i sistemi di controllo industriale della Siemens. STUXNET è stato definito come una minaccia dormiente, il primo malware scoperto a spiare e compromettere i sistemi industriali, e il primo che includesse una minaccia per i cosiddetti PLC, ovvero i controllori logici programmabili. Da questa premessa, Broken Arms Games ci mette nei panni del virus protagonista di Atomine, e lo fa in un setting che, va detto, è fin da subito ispiratissimo nell’estetica e nelle meccaniche di gioco.
In Atomine, che fondamentalmente è un twin-stick shooter abbastanza classico, il nostro virus può (come nella realtà) evolversi e diventare sempre più forte, nonché versatile rispetto alle minacce che affronterà di volta in volta. Esplorando le mappe generate proceduralmente, di tanto in tanto ci si imbatte in una stazione che permette di ottenere un nuovo potenziamento e, contestualmente, andare a riprogrammare le armi e le caratteristiche del virus. È possibile sbloccare una serie di proiettili diversi tra cui laser, missili, raggi elettrici, blaster, che a loro volta possono essere programmati rispetto alla velocità di fuoco, la distanza, ma anche alla capacità di rimbalzare sui muri. Ci sono tantissimi collezionabili da trovare, e una volta scoperti alcuni di questi è possibile sbloccare anche una nuova versione del virus di base, che parte talvolta con più energia, più velocità, o equipaggiato già con un proiettile avanzato che, normalmente, avremmo trovato lungo i livelli.
In questo senso va detto che Atomine si distingue da un qualsiasi altro twin-stick shooter proprio per questo feeling da software programmabile che riesce a dare, anche e soprattutto grazie a tutta l’estetica di contorno che gioca un ruolo non da poco nella produzione. Stringhe di codice sparse ovunque che vanno a ripescare l’idea del coding dell’hacking, musica elettronica, pochi colori e molto caricati sull’acidità, sempre per dare il feeling tecnologico da font verde e schermo nero molto caro ai programmatori. I nemici, allo stesso modo, sono entità poligonali non meglio definite, che sembrano uscite fuori da una scena di hacking di un film degli anni ’90 e, in questo caso, fanno un effetto di gran lunga migliore.



Iterazioni sbilenche
Atomine va affrontato rigorosamente con un gamepad, perché fin da subito mette il giocatore nella condizione di non riprendere mai fiato, e questo è il suo più grande problema. Ben venga la sfida impegnativa in titoli del genere, ma Atomine è più spesso frustrante che appassionante. L’intoppo principale è la sua struttura roguelike unita alla casualità dei livelli. Ci si ritrova fin troppo spesso in situazioni soverchianti, dove per sopravvivere bisogna andare ben oltre i buoni riflessi e la visione d’insieme. Capita infatti di ritrovarsi in lunghi corridoi con decine di nemici in fondo nascosti dalla telecamera, arrivando quindi a vederli solo quando si è già inondati dai loro proiettili. Oppure in stanzoni ampi, senza ripari, dove si viene circondati da miriadi di nemici pronti a sparare l’impossibile. Questi non sono fortunatamente la maggioranza dei casi, ma non sono neanche così esigui da poterli confinare nell’eccezionalità. Non aiuta neanche l’energia, che rimane la stessa da livello a livello e viene raramente lasciata dai nemici sconfitti. In questo senso aiutano i potenziamenti che raddoppiano l’energia o aumento la percentuale di rilascio della stessa da parte dei nemici, così come il bonus che rallenta i proiettili nemici (a dir poco fondamentale), ma essendo tutto affidato al caso ci si ritrova a ripetere più e più volte il gioco dall’inizio nella speranza di trovare la combinazione giusta, tra proiettili e bonus, per proseguire senza cadere in preda alla disperazione.
Il sistema di crescita, nonostante tutto, funziona. C’è molta varietà tra le aggiunte che è possibile fare al nostro virus, e idee molto interessanti per dare una vena strategica (seppur limitata) al titolo. I proiettili possono rimbalzare, come detto, ma c’è anche la possibilità di sparare a cono, anche dai lati, oltre ovviamente alla velocità e l’aumento dei danni. Per quanto riguarda l’avatar c’è la possibilità di renderlo più veloce all’aumentare dei danni subiti, oltre ai potenziamenti “passivi” a velocità e danni che si ottengono con l’accumulo dell’esperienza ottenuta dai nemici. Interessante anche l’uso dei BitCoin, ottenibili nei livelli tra i tanti bonus, che in Atomine diventano dei gettoni con cui comprare un nuovo potenziamento al buio, che una volta sbloccato entrerà nella casualità dei power-up ottenibili nei livelli.
  • + Idea di fondo brillante
    + Il sistema di progressione è ben congegnato
    + L'estetica e il feeling generale
  • - Livello di sfida spesso frustrante
    - Gli stage procedurali sono controproducenti
voto
7

Atomine è un twin-stick shooter molto interessante, che parte da un’idea originale e, in generale, risulta in un titolo tutto sommato godibile. C’è un ottimo sistema di crescita, un bello stile generale, e buone idee riguardo il gameplay. Purtroppo però la sfida generale è alta, al limite del frustrante, e la struttura roguelike con livelli procedurali non aiuta affatto a digerire i tanti game over che si affrontano.

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