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STRAFE

STRAFE

Welcome back in the '96

Video Recensione
A cura di del
Cosa succede quando si mischia la nostalgia per gli FPS anni '90 con meccaniche roguelike e generazione procedurale dei livelli? La risposta è STRAFE, un FPS che sprizza frenesia e galloni di sangue da tutti i pixel. I ragazzi di Pixel Titans volevano confezionare un prodotto che omaggiasse i precursori degli sparatutto e, al contempo, fosse forte di alcune delle meccaniche più un voga nel panorama indie moderno, ce l'avranno fatta?

Mai pensato che il rigattiere fosse un mestiere così pericoloso!
STRAFE è uno di quei giochi che non ci aiuta e non ci da indicazioni, anzi, preferisce gettarci nel tritacarne sperando che, dopo essere morti qualche centinaio di volte, cominciamo a farci furbi da soli. Il tutorial spiega alcune meccaniche base attraverso dei video in cui una signorina ci tratta come una cavia pronta per essere sparata in orbita. Oltre a muoverci, saltare e altra roba scontata infatti, apprendiamo come sia fondamentale raccogliere i rottami e usarli per craftare scudi e munizioni. L'incipit narrativo si conclude qui: quello che dobbiamo sapere è che ci troviamo ai confini della galassia e la nostra missione è esplorare una struttura chiamata Icarus, raccogliendo più rottami possibile e cercando al contempo di non farci ammazzare. All'inizio della partita scegliamo quindi una delle tre armi principali a disposizione tra fucile a pompa, mitra e fucile di precisione e ci lanciamo nella mischia. Procedendo nel gioco la nostra bocca da fuoco prescelta può essere migliorata attraverso alcuni cabinati che si trovano in giro, cambiando in modo abbastanza incisivo la sua modalità di fuoco. In STRAFE ogni run è diversa dalla precedente a causa della sua natura procedurale, ma non temete, il permadeath incentiva a ricominciare da capo molte più volte di quanto vorreste. Sia le stanze che compongono i livelli che il posizionamento e il numero dei nemici, così come quello delle armi e dei segreti, è completamente casuale e cambia ogni volta. Quella che non cambia invece è la bramosia con cui i nostri avversari tentano (molto spesso con successo) di farci la pelle. L'intelligenza artificiale è praticamente inesistente e tutto quello che si muove si limita a correrci contro colpendoci con tutto ciò di cui è in possesso. Durante il nostro incedere troviamo di tanto in tanto qualche arma semiscarica abbandonata in giro, meglio raccoglierla e far fruttare le poche munizioni che contiene. I rottami, raccattati dai cadaveri dei nemici, servono per accaparrarsi qualche proiettile o degli scudi in più, ma solo una volta raggiunta la relativa stazione di riciclo. Se siamo fortunati possiamo anche rubacchiare qualche razione da alcuni (rarissimi) armadietti ripristinando un po' della nostra energia. Il titolo è pieno di richiami agli anni '90, per citarvene alcuni sarebbe un delitto non menzionare il cabinato di Luftenstein, dove è possibile fare una partita ad una versione non coperta da diritti d'autore di uno dei primi FPS della storia. Transazioni di inizio partita alla DOOM, il suono del modem a 56k alla fine di ogni livello e il menu di gioco in stile MS-DOS sono altri colpi di genio che permettono al titolo di fare leva su un target ben preciso di giocatori.

Non è tutto sangue quel che sprizza
STRAFE è davvero tosto e non fa sconti a nessuno. Già il fatto che non esista la ricarica automatica è un chiaro segnale di come ogni dimenticanza, ogni distrazione, possa rivelarsi potenzialmente fatale. Noi lo abbiamo affrontato con svariati approcci, ma in tutti i casi siamo andati incontro ad una misera fine. Procedere con calma e ripulire sistematicamente tutte le stanze non va bene: i nemici sono troppi e si finisce per esaurire i colpi ritrovandosi a picchiare la gente col fucile. L'ideale è diventare maestri del bunny hopping, stare sempre in movimento e dare priorità all'uccisione dei nemici in grado di sparare, lasciando perdere quelli che attaccano corpo a corpo. Questo però significa avere un codone di inseguitori costantemente alle calcagna, pronti a rovinarci di mazzate non appena finiamo incastrati in un angolo, cosa che accade abbastanza spesso dato che le stanze cambiano ad ogni run. Un livello di difficoltà veramente aspro è quello che vi aspetta in STRAFE, in netto contrasto con la sua distribuzione su console e che forse rende ancor più di nicchia un prodotto che, per sua stessa natura, nasce già non per tutti. Alla campagna si aggiungono tre modalità extra, selezionabili dal bellissimo menù in stile DOS. Strafezone è la campagna normale in versione sfida giornaliera, Speedzone invece è la modalità speedrun, una versione ancora più arcade in cui non ci sono danni da caduta, il danno dovuto ai rocketjump è ridotto e i proiettili sono infiniti. Per ultima abbiamo Murderzone, la classica orda in cui bisogna sopravvivere ad ondate di nemici. Analizzare STRAFE sul versante tecnico è un azzardo: il titolo propone volutamente una grafica 3D retrò in cui la maggior parte dei poligoni viene ricoperta da ettolitri di sangue digitale al nostro passaggio. Ovviamente non ha senso parlare di qualità delle texture, aliasing e risoluzione; i nostalgici degli anni '90 lo ameranno alla follia, mentre i giocatori con meno anni sulle spalle tenderanno ad additarlo come un titolo con una grafica vomitevole. Il suo aspetto vetusto però impedisce qualsivoglia calo di frame, regalando un'esperienza saldamente ancorata oltre i 60 fps. Degno di menzione è anche il comparto audio, formato da musiche dal ritmo martellante che accompagnano degnamente la nostra mattanza, facendoci giungere a strani picchi di alienazione dopo la quarta o quinta run consecutiva.
  • + Impegnativo...
    + Frenetico e splatter all'ennesima potenza
    + Altamente rigiocabile
  • - … pure troppo!
    - Il suo appeal retrò non piacerà a tutti
    - La randomicità dei livelli influenza l'andamento della partita
voto
7

STRAFE è un atto di amore incondizionato verso i classici dell'epoca d'oro degli FPS. L'aggiunta al mix di meccaniche roguelike così spietate però innalza il livello di difficoltà in maniera un po' troppo marcata, rischiando di rendere un prodotto per sua natura già di nicchia ancor più inaccessibile. Non nascondiamo di esserci divertiti a ridipingere le stanze di Icarus con il sangue dei nostri nemici e la miriade di segreti e di infinite possibilità di progressione spingono il giocatore a tentare la fortuna innumerevoli volte. Se siete degli inguaribili nostalgici e al contempo non vi spaventano le sfide impegnative vi consigliamo di dargli una possibilità; il '96 è qui.

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