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Renowned Explorers: International Society

Renowned Explorers: International Society

Novelli Indiana Jones da tastiera

Recensione
A cura di del
Quando ero bambino andavo sempre a giocare in un piccolo spazio verde dietro casa mia, con un minuscolo corso d’acqua e qualche albero. A vederlo oggi non era più grande di un parcheggio - cosa che in effetti è diventato - eppure i suoi orizzonti si allargavano all’infinito nella mia mente di ragazzino, diventano paludi infestate da dinosauri, praterie di cow-boy o giungle secolari. Come mai questo viaggio nei ricordi? Perché le sensazioni che ho provato giocando a Renowned Explorers: International Society sono state esattamente le stesse: il titolo sviluppato dai ragazzi di Abbey Games è composto per lo più da schermate statiche, le animazioni si contano sulle dita di una mano e molti elementi sono appena abbozzati, eppure riesce a convincerti di essere un vero esploratore alla ricerca di un tesoro sepolto in qualche remoto angolo della terra. A circa due anni dalla sua pubblicazione, Renowned Explorers - che d’ora in avanti chiameremo così per amor di sintesi - si arricchisce con una corposa espansione, The Emperor’s Challenge, un DLC che allarga gli orizzonti verso l’estremo oriente: quale migliore occasione per puntare i fari su questa particolare avventura? 

Cosa è Renowned Explorers?
Renowned Explorers è ambientato nel XIX secolo, negli anni delle grandi scoperte, e proprio in questo periodo di particolare fermento scientifico il giocatore veste i panni di un novello esploratore, alla guida di uno sparuta spedizione. Nelle fasi preparatorie bisogna decidere se intraprendere un viaggio più agevole, con tanto di salvataggi e caricamenti liberi, oppure se cimentarsi in un’avventura più complessa, con il tasso di sfida aumentato dalla presenza di soli checkpoint fissi. Con la successiva scelta degli improbabili avventurieri, Renowned Explorers inizia già ad emergere per le sue particolarità. Esistono sì quattro classi, ma queste non sono le solite alle quali ci hanno abituati gli altri titoli: i personaggi sono infatti divisi fra scienziati, scout, combattenti e “speaker” (oratori), ognuno dei quali con le proprie caratteristiche e peculiarità. Ad esempio, Harry Walker è un ex ladruncolo di strada cresciuto nelle vie malfamate di Londra e grazie alle sue capacità furtive garantisce maggiori guadagni economici quando si recuperano i tesori nelle varie missioni. Renowned Explorers potrebbe essere scambiato per un titolo semplice e scanzonato, ma sotto questa apparenza cela una buona dose di strategia, già ravvisabile nella composizione della ciurma, da selezionare in modo accurato per non trovarsi impreparati proprio quando si deve scardinare l’ultimo portone di pietra di qualche tempio Maya. Nemmeno il tempo di iniziare la prima ricerca-tutorial, che all’orizzonte si palesa il classico rivale che, con somma fantasia, si chiama proprio Matthieu Rivaleux, con somma fantasia è uno spocchioso esploratore francese e, con ancora più somma fantasia, è circondato dalla classica sfilza di bruti sfigati che cercano di incutere timore, ma che hanno esattamente il ruolo del tizio coi baffetti e della sua crew di pungiball umani nei vari film di Bud Spencer e Terence Hill. L’obiettivo finale in Renowned Explorers è proprio quello di prevalere sull’odiato rivale a suon di scoperte e tesori recuperati in sole cinque spedizioni, attraverso le quali scalare la classifica della Internation Society di Londra e diventare così il più grande archeologo-avventuriero di tutti i tempi. Accanto a questa modalità di vittoria, il nuovo DLC The Emperor’s Challenge aggiunge anche delle sfide portate direttamente da Guāngxù, niente poco di meno che l’imperatore cinese in persona. Al posto dei classici tesori, in questa modalità l’obiettivo diventa quello di accaparrarsi il maggior numero di pezzi di porcellana, messi in palio dall’altolocato abitante dell’estremo oriente.
 
All'avventura!
Ogni spedizione in Renowned Explorers è divisa in due sezioni differenti: nelle prime si spostano il gruppo di avventurieri lungo una mappa generata proceduralmente e avvolta inizialmente nella nebbia, mentre le seconde sono i classici scontri strategici a turni. Il tragitto che separa la troupe dal tesoro da recuperare è costellato di nodi parzialmente nascosti, i quali danno vita a diverse tipologie di situazioni. Alcuni sono delle vere e proprie mini avventure testuali, dove sfruttare a dovere le caratteristiche dei propri personaggi, ad esempio abbindolando un gruppo di semplici pastori irlandesi a suon di supercazzole pronunciate dall’oratore del gruppo. Non sempre sono però sufficienti le abilità fisiche o dialettali di qualche componente della spedizione per avere la meglio di qualche indigeno, dei soliti scagnozzi di Rivaleux o di uno stretto passaggio da superare. Davanti alle difficoltà maggiori Renowned Explorers prende due strade differenti. In svariate occasioni mi sono trovato ad urlare “cento, cento, cento”, mentre sullo schermo girava il clone virtuale della ruota di Ok, il Prezzo è Giusto, sperando che le conoscenze scientifiche o linguistiche aumentassero la probabilità di un esito positivo. La scelta di un party complementare - abile sia fisicamente, che fine di intelletto - è stata la chiave in molte di queste occasioni, soprattutto giocando alla modalità avventura, perché imbroccare una serie di teschi nella ruota della fortuna porta a gravi penalità, come una minore armatura nei combattimenti o la sottrazione dei token, indispensabili per scalare la vetta e buttare giù dal piedistallo l’odiato Matthieu Rivaleux. Anche degli scanzonati esploratori alle volte sono però costretti a ricorrere ad una sana scazzottata per risolvere la contesa e in questi frangenti Renowned Explorers diventa uno tra i più particolari strategici a turni con i quali io mi sia mai scontrato: le mappe sono piccole, gli esagoni appena abbozzati e gli elementi strategici degli scenari rasentano lo zero assoluto, eppure, in tutta la sua apparente semplicità, i ragazzi di Abbey Games sono riusciti ad intessere un combat system profondo e articolato. Quest’ultimo, oltre che basarsi sulle classiche statistiche dei personaggi, è fortemente influenzato dai tre stati d’animo dei ricercatori e dei nemici che li separano dal prezioso bottino: ogni scontro può essere così risolto non solo ricorrendo alla forza, ma anche elogiando una mummia vanitosa o sfottendo una capra troppo permalosa. I tre stati d’animo vanno così a creare un classico sistema di carta, forbice e sasso, con un atteggiamento aggressivo che ad esempio ha la meglio su un avversario amichevole. Sotto questa semplice base, Renowned Explorers nasconde in realtà molte sfaccettature: alcuni avversari sono così resistenti a certi tipi di attacchi, altre volte la scelta migliore dovrebbe essere quella di elogiare il nemico di turno, al costo però di vedere crescere la sua resistenza fisica o, ancora, è meglio spendere il proprio turno per guarire o incoraggiare il proprio compagno o per tirare un colpo di remo in faccia ad un feroce lupo? Come se non bastasse, ogni incontro restituisce un bottino differente in base all'atteggiamento adottato: la strada dello scontro diretto può essere quella più agevole, ma è anche la meno ricca in fatto di guadagno. 

Roguelike più no che sì
Ogni tipologia di incontro, che sia solo testuale o che implichi la fase strategica, che sia all’inizio dell’avventura o che sia proprio la meta della spedizione, contribuisce ad aumentare non solo l’elenco dei tesori scoperti, ma accumula anche una lunga serie di “token”. Questi punti aiutano nel testa a testa contro Rivaleux, ma vengono anche impiegati come valuta di scambio nella fase gestionale che divide le varie spedizioni, momento in cui emergono con più forza i limiti di Renowned Explorers. Se durante le spedizioni la fantasia corre veloce e gli assurdi dialoghi calano davvero il giocatore dentro l’avventura, la pianificazione delle ricerche scorre invece via senza lasciare molto: c’è un abbozzo di elemento ruolistico, ma la crescita dei personaggi è davvero troppo stretta, così come gli equip si contano sulle dita d'una mano. Vi sono poi anche dei mercati dove acquistare nuovi strumenti o città in cui arruolare alcuni aiutanti, utili per accrescere ad esempio il guadagno derivante da un tesoro, ma già dopo la seconda partita ci si accorge che tutto si ripresenta in modo identico a sé stesso, facendo così venir meno quella voglia di scoprire. Uno dei punti di forza di Renowned Explorers dovrebbe infatti essere la rigiocabilità vista la sua natura di roguelike, ma il condizionale è quanto mai d’obbligo: le mappe sono generate casualmente, i nodi e gli incontri variano di volta in volta, esplorare tutti i punti di interesse è impossibile dato il consumo delle risorse, così come recuperare tutti i bottini dopo una run è pura utopia, ma il numero esiguo degli scenari restituisce un forte senso di deja vù e, pur cambiando le particolari situazioni, si ha la sensazione di rifare esattamente sempre le stesse cose. Nonostante siano state apportate nuove missioni dai precedenti DLC e l’espansione The Emperor’s Challenge allarghi gli orizzonti sulle frastagliate isole del mare di Indonesia, bastano al massimo tre o quattro run per toccare tutti gli scenari presenti. Renowned Explorers è uno strano rougelike, perché ogni run dura forse troppo e allo stesso tempo, partita dopo partita, gli elementi di rottura rispetto al passato sono troppo pochi. In questo senso lo stesso discorso vale anche per i personaggi, che garantiscono un approccio differente per ogni spedizione, ma che si esauriscono troppo in fretta, anche contando i quattro nuovi arrivati con The Emperor’s Challenge: diamo in ogni caso il benvenuto allo scienziato coreano Suh Min-Jeong, alla ballerina Phailin Boonyasak, allo scout nipponico Hojo Fumiaki e al pirotecnico Wang Yu. 
 
Spedizioni di stile
Tutto ciò che andrebbe detto sulla veste grafica di Renowned Explorers credo si esaurisca nella serie di immagini presenti a corredo dell’articolo: a dispetto della sua semplicità - considerate che ho passato la maggior parte del tempo a fissare schermate fisse e a leggere linee di dialogo in compagnia di marionette con tre animazioni in croce - il titolo riesce a catturare l’immaginazione grazie al suo stile colorato e scanzonato, che si sposa alla perfezione con un’atmosfera di certo non fra le più serie: quante altre volte avete fatto delle pernacchie a degli adepti di una setta dispersi nelle montagne della transilvania? 
  • + Strategia a turni unica
    + Molto colorato e divertente
    + Più profondo di quanto possa sembrare
    + The Emperor's Challenge aggiunge una nuova modalità di gioco...
  • - Graficamente comunque limitato
    - La natura di roguelike fa a cazzotti con la struttura del gioco
    - Molti elementi appena abbozzati
    - ... Ma saprà riavvicinare chi ha abbandonato il titolo?
voto
7

Renowned Explorers: International Society è il perfetto esempio di come con pochissimi elementi si possa creare una vera e propria avventura in grado di far rivivere quell'emozionante periodo a cavallo del XIX secolo, ricco di spedizioni e scoperte archeologiche: basta un pizzico di ironia, un approccio differente alla strategia e tante assurde situazione dalle quali venir fuori con altrettante strampalate trovate. Purtroppo è proprio nella sua natura roguelike che Renowned Explorers presta maggiormente il fianco, perché la rigiocabilità viene pesantemente limitata da alcuni paletti non aggirabili. In questo senso va anche letto il consiglio sul nuovo The Emperor’s Challenge: l’espansione regala una nuova sfida, aggiunge una modalità inedita di gioco, rimpolpa la lista dei personaggi ed è certamente consigliata a chi ancora non ha definitivamente abbandonato Renowned Explorers. Al contrario, chi oramai ha appeso al chiodo lo scalpello e gli scarponcini, troverà in questo DLC solo una semplice aggiunta, capace di allungare l’esperienza di gioco di un paio di ore scarse.

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