Questo sito si avvale di cookie per le finalità illustrate nella privacy policy. Effettuando un'azione di scroll o chiudendo questo banner, presti il consenso all'uso dei cookie OK
Blitzkrieg 3

Blitzkrieg 3

Il ritorno di un classico e intelligenze artifciali

Provato

PC

Strategico

5 maggio 2015 (Early Access)

A cura di del
Blitzkrieg, più e prima di Company of Heroes e Men of War, è sinonimo di strategia ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale. Di acqua sotto i ponti ne è però passata parecchia dall’uscita dei primi due capitoli della serie - pubblicati rispettivamente nel 2003 e nel 2005 - nel frattempo Nival si è data al fantasy con alcuni episodi di Heroes of Might & Magic e altri titoli non proprio riuscitissimi, ma soprattutto questo sottogenere di RTS è stato rivoluzionato dall’opera di Relic Entertainment e SEGA, e i due Company of Heroes sono diventati il benchmark, ancora imbattuto, per chiunque decida di sviluppare uno strategico in tempo reale in questo scenario storico. Dopo circa un decennio, Nival è tornata sui propri passi e oramai due anni fa è arrivato sul mercato Blitzkrieg 3, che in questo biennio di Early Access - dove ancora si trova - è cresciuto, è stato ampliato con nuove missioni e mezzi, ma in buona parte è finito sotto il mirino dei fan di vecchia data, rimasti scottati dalla svolta verso un multiplayer atipico, da una campagna sfilacciata e da un sistema di gioco ben poco strategico. La vera novità dell’aggiornamento di marzo è Boris, l’IA basata su una rete neurale, ma approfittando dell’occasione siamo tornati a calcare i teatri bellici per tastare l’avanzamento dell’opera e le eventuali correzioni.

Tutto a portata di mappamondo
Il primo approccio con Blitzkrieg 3 non è dei più morbidi, all’inizio non viene presentato alcun menù e, dopo la scelta fra le tre fazioni messe a disposizione - forze sovietiche, l’Asse e gli Alleati - si viene subito proiettati in quelle che dovrebbero essere una breve serie di missioni tutorial, ma che in realtà spiegano ben poco al di là dei semplici comandi di base, del tutto uguali a quelli della stra-grande maggioranza degli strategici, e il sistema di reclutamento, slegato dalla raccolta delle risorse e dalla costruzione di una base: portando a termine i vari obiettivi si accumulano dei punti, spendibili per arruolare nuove truppe o per eseguire un attacco aereo, un bombardamento, una ricognizione o altre abilità speciali, a dire il vero per nulla varie e molto standardizzate. Oltre a qualche piccolo consiglio sull'utilizzo delle unità, la scoperta dei trucchi del mestiere viene del tutto lasciata al giocatore, che per conto suo deve imparare i punti di forza e di debolezza della fanteria o dei mezzi, l’utilizzo del tasto ALT per evidenziare il range dei colpi o, ancora, come sfruttare a suo favore le varie conformazioni del terreno. Finite queste brevi battaglie, la situazione si fa forse ancora più intricata: non esiste infatti la classica serie di voci “Campagna in singleplayer”, “Multiplayer” e “Schermaglie”, ma tutto viene gettato assieme su una mappa dove, evidenziate da icone differenti, sono mostrate sia le missioni della campagna storica, sia le battaglie per così dire secondarie, utili per far crescere i propri generali e avere truppe più addestrate, gli scontri in multiplayer lungo il fronte e la propria base, croce e delizia di questo Blitzkrieg 3. Il risultato è un’interfaccia confusa, inutilmente riempita di indicatori e semplicemente il mix fra singleplayer e multiplayer non funziona come dovrebbe. Partiamo da quest’ultimo e dalla già citata gestione della base, che dovrebbe essere la marcia in più di questo nuovo corso intrapreso da Nival, ma che si rivela debole proprio sotto il punto di vista della strategia. Sono naturalmente presenti le classiche schermaglie in cui sfidare altri giocatori in un 1vs1, 2vs2 e 3vs3, e queste battaglie funzionano bene, anche se molto semplificato, il sistema di conquista degli obiettivi ricorda quanto visto in Company of Heroes e prevale un approccio tattico allo stesso tempo rapido e ragionato. Del tutto opposto l’assalto o la difesa delle basi, che presenta tristi similitudini con quanto proposto da molti titoli mobile, dove far crescere e dotare il proprio insediamento con truppe e difese sempre più forti, ma soprattutto costose: il risultato è che semplicemente vince chi ha più crediti da spendere in unità più avanzate, da mandare contro l’avversario che inesorabilmente finirà per vedere le proprie truppe sconfitte. Fortunatamente, queste ultime non vengono rimosse dal gioco, ma fanno ritorno alla propria base e il loop può così ricominciare. In difesa di Blitzkrieg 3 va comunque detto che non esistono né microtransazioni né una moneta acquistabile con denaro vero, attualmente il gioco costa poco meno di trenta euro, ma non è afflitto da tutte quelle piaghe che ben conosciamo e che sono tipiche del mondo free-to-play (leggasi pay-to win).

Sui campi di guerra
Almeno le battaglie cruciali della campagna in singolo sono state strutturate con criterio, simulano alcuni dei principali scontri realmente accaduti tra il 1939 e il 1945 o altri eventi fondamentali - come la dichiarazione di guerra della Germania verso la Polonia - e presentano un interessante sistema di obiettivi secondari e primari da portare a termine, indispensabili per garantirsi i rinforzi e tutta quella serie di azioni speciali di cui abbiamo parlato in apertura di articolo. Il tasso di difficoltà è tarato piuttosto verso l’alto e, almeno per ora, non vi è la possibilità di impostare alcun livello, ma le morti sono dovute soprattutto al fatto che non esista un vero tutorial e quindi si deve scoprire sulla propria pelle quali truppe sono più adatte a sfondare una linea di mitraglie o con quali carri assaltare le postazioni fisse di difesa. Una volta appresi i segreti, Blitzkrieg 3 si fa decisamente più morbido ed emerge un lato strategico troppo spesso celato dall’ermeticità e dalla poca chiarezza. Le mappe di gioco sono molto estese, richiedono un uso accurato delle truppe più rapide per scovare le postazioni nemiche e presentano un’alta distruttibilità ambientale, perché un Tiger passa su tutti e su tutto. Non mancano poi edifici dentro cui riparare la fanteria, che però possono diventare trappole per topi se colpite da una pioggia di bombe piovute dal cielo. Gli ambienti sono inoltri ricchi di boschi, ponti, trincee, punti elevati e strade cieche, tutta una serie di elementi da sfruttare per avere la meglio: fa invece storcere il naso, in particolar modo a chi ha speso decine e decine di ore su Company of Heroes, non trovare un sistema di coperture, ma sono molti i punti in cui Blitzkrieg 3 appare di alcuni gradini inferiori rispetto all'opera di Relic Entertainment, inevitabile metro di paragone. Oltre alle coperture, manca infatti quella fluidità che caratterizza la fanteria in Company of Heroes, che può essere migliorata con lanciafiamme, bazooka o varie tipologie di bombe e che è in grado di raccogliere le mitragliatrici leggere lasciate sul terreno, così come sfruttare e posizionare i mortai e gli altri pezzi d’artiglieria. La fanteria in Blitzkrieg 3, oltre che essere numericamente esigua, risulta invece molto più statica, sfrutta solo le postazioni anticarro fisse ma è spesso e volentieri mera carne da macello da lanciare contro i pesanti mezzi. Di ben altro spessore questi ultimi e che visibilmente sono le unità su cui il team di sviluppo ha maggiormente concentrato il proprio sforzo: ogni fazione ne possiede infatti molte varianti, tutte quante più o meno ricostruite in modo storico, sono suddivise in varie tipologie, tra mezzi leggeri, carri armati medi e pesanti, lanciarazzi e quelli che sono chiamati tank destroyer e avanzando nelle tre ere in cui è suddiviso Blitzkrieg 3 si entra in possesso di veicoli sempre nuovi e più potenti. La sola quantità non basterebbe però a garantire la giusta strategicità, ed ecco quindi che ogni mezzo è contraddistinto da una diversa potenza di fuoco e da tre differenti zone - fronte, retro e lato - con tre differenti spessori della corazza, un’informazione necessaria per pianificare al meglio uno scontro non limitato al solo faccia a faccia. 

Hi, my name is Boris
Abbiamo lasciato per ultime le schermaglie, le classiche battaglie contro l’IA, che in genere vengono sfruttate solo quando si è gli unici a possedere il gioco assieme allo sviluppatore, oppure si è talmente scarsi online, che per tirare su un minimo l’autostima ci si rifugia in questi scontri, settando ovviamente l’IA a livello lobotomia completa. Blitzkrieg 3 cerca di ridare dignità a questa modalità implementando una IA basata su una rete neurale, chiamata simpaticamente da Nival, Generale Boris. Tralasciamo la disputa sul fatto che Boris sia o meno la prima IA di questo tipo implementata in un videogioco - già Supreme Commander nel 2010 ne aveva una e se vi interessa saperne di più vi rimandiamo a questo blog e a questa presentazione - ma le partite contro questa intelligenza artificiali hanno effettivamente qualcosa di diverso, sulle prime non ci si accorge delle trovate tattiche adottate da Boris, ma se si fa più attenzione si scopre che la rete neurale permette di calcolare rapidamente tutte le varianti sul campo e di pianificare così delle strategie sempre differenti, che non si limitano a degli script predefiniti e sviluppati a tavolino, ma che riescono ad emulare un comportamento più vicino al pensiero di un giocatore in carne e ossa. Anche a livello facile, Boris è capace di mettere alle strette quel giocatore che predilige un approccio troppo lento e statico e che non adegua le sue scelte allo sviluppo della partita, ma soprattutto le differenze più sensibili vengono a galla sfidando il Boris più intelligente, che non sfrutta informazioni sconosciute al giocatore, barando sulla fog of war o reclutando e vomitando truppe pagate con non si bene quali risorse. Forse i proclami di Sergey Orlovskiy - CEO di Nival - attorno alla rivoluzione compiuta con lo sviluppo di Boris sono un tantino altisonanti, perché solo i giocatori più navigati scoveranno tutte le migliorie apportate dall’introduzione di questa particolare IA, ma di certo le semplici schermaglie in Blitzkrieg 3 non sono più la solita ultima ruota del carro. 

Per concludere
Qualche parola infine sul comparto grafico e sulla stabilità del codice in previsione di una pubblicazione della versione 1.0 non troppo lontana nel tempo: Blitzkrieg 3 colpisce visivamente soprattutto per gli scenari molto ricchi di dettagli, impreziositi da molti elementi e da una elevata distruttibilità ambientale, perché alzi la mano chi non prova una certa sadica soddisfazione a vedere salire dal suolo cumuli di terra e cemento alzati da un bombardamento aereo. Se si avvicina però la telecamera e si analizzano nei particolari i modelli delle unità, soprattutto quelli della fanteria, si scoprono truppe poco definite e che paiono essere uscite, se va bene, dal primo Company of Heroes del 2006. C’è infine qualche perplessità sulla stabilità di questo accesso anticipato: leggendo fra le varie recensioni presenti su Steam, si notano molte lamentele sul lag avvertito giocando online, ma in tutta sincerità questa problematica non ci ha mai sfiorati, ma qualche bug piuttosto fastidioso ci ha tagliato in qualche caso la strada e, ad esempio, senza nessun motivo apparente, non potevamo iniziare alcuna missione, semplicemente perché premendo il tasto "Attacca" non succedeva nulla.      
  • [+] привет Boris
    [+] Tanti mezzi
    [+] Mappe ampie e distruttibilità ambientale
    [+] Tre campagne in singleplayer

Dopo quasi due anni in Early Access, Blitzkrieg 3 ha quasi raggiunto la sua forma finale e l'arrivo del generale Boris - l'IA basata su una rete neurale - rappresenta un'introduzione di un certo spessore, che garantisce partite dinamiche e sempre diverse anche nelle battaglie in PvE. Rimangono però molti dubbi attorno all'impianto generale di Blitzkrieg 3 e alla volontà di Nival di mischiare e fondere quasi assieme la modalità singleplayer e quella multiplayer, in un'interfaccia inutilmente barocca, ma è soprattutto la gestione e l'assalto delle basi a lasciare più interrogativi. Anche se non completa, le missioni della campagna storica riescono a divertire e, anche se non ai suoi massimi livelli, viene garantita la dose necessaria e sufficiente di tattica.

0 COMMENTI