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Styx: Shards of Darkness

Styx: Shards of Darkness

Il ritorno del goblin

Recensione
A cura di del
Il primo Styx: Master of Shadows fu lo stealth game che non ti aspetti. Nato come costola (o spin-off se preferite) del vecchio gioco di ruolo d'azione chiamato Of Orcs and Men, il titolo sviluppato da Cyanide una manciata di anni fa era un puro stealth in terza persona dalle tinte marcatamente fantasy. Un fantasy sporco, cupo e a tratti grottesco, proprio come il bizzarro protagonista, un goblin cinico e un po' scostante, ma dotato di un'agilità degna del migliore dei principi di Persia (o di un assassino di Firenze, scegliete voi). Il suo nome era Styx. Il gioco fu discretamente apprezzato dalla critica ma un po' meno dal pubblico, a causa forse di una certa ridondanza di fondo e di un comparto grafico non propriamente spaccamascella, che non permisero a Master of Shadows di entrare nell'alcova dei titoli che contano. Ora, però, il nostro dinoccolato protagonista ci riprova, in quello che è a tutti gli effetti il seguito ufficiale del primo capitolo, Styx: Shards of Darkness, titolo che riprende (e migliora) tutto ciò che già funzionava nel predecessore. Bentornati quindi, miei cari goblin, nel mondo dark fantasy di Styx.

Esce un goblin dall'oscurità
Styx è sempre il goblin dalla lingua lunga e dalla battuta al vetriolo che abbiamo imparato a conoscere in precedenza, così come gli umani e gli elfi saranno sempre le razze antipatiche e vestite con luccicanti armature d'argento, che ben presto sapranno farsi detestare per la loro arroganza. Tuttavia, sin dal primo minuto di gioco la sensazione è quella che Cyanide abbia voluto realizzare questa volta un vero titolo stealth, al cento per cento. Niente incertezze, niente compromessi: Styx è un'ombra e come tale nessuno dovrà svelare la sua presenza. Styx: Shards of Darkness riprende infatti le dinamiche del predecessore infarcendole di tutta una serie di nuovi poteri dati in dotazione al nostro goblin. Innanzitutto, il design della ambientazioni mostra stavolta una maggiore verticalità rispetto al passato: i contorti e bucolici ambienti che andremo a visitare si estendono in altezza piuttosto che in larghezza e ciò permetterà di sfruttare maggiormente le abilità acrobatiche del protagonista, il quale dovrà spesso arrampicarsi per lunghi tratti, saltando da una corda all'altra, prima di arrivare a destinazione. Il concept di base è rimasto a ogni modo intoccato: muoverci da una copertura a un'altra, spegnendo ogni fonte di luce che potrebbe svelarci agli occhi del nemico, utilizzando elementi dello scenario per camuffarci (bancali, tavoli in legno o ripostigli) al fine di raggiungere gli obiettivi di missione.
Tutto ciò che funzionava in Master of Shadows è stato quindi ripreso in toto anche in questo seguito, inclusi purtroppo anche alcuni dei limiti strutturali del predecessore: l'intelligenza artificiale ad esempio, goffa ed elementare, è ancora tendente al ribasso e spesso motivo di grande frustrazione (a qualsiasi livello di difficoltà consentito), così come il sistema di combattimento a distanza ravvicinata, ancora troppo imperfetto e legnoso per permettere un utilizzo sensato del corpo a corpo. 

L'ombra è nostra amica
Ad ogni modo, quest'ultima caratteristica non è propriamente un difetto in senso stretto: il piccolo Styx non è di certo un soldato addestrato o un eroe senza macchia e senza paura, e le sue scarse capacità di mettere al tappeto gli avversari stimoleranno quindi la volontà di aguzzare quanto più possibile la vista e l'ingegno, cercando i (molti) modi per sorprendere gli avversari alle spalle. Stealth al cento per cento, si diceva poche righe più in alto. Agire totalmente nell'ombra, nel silenzio e senza lasciare traccia del proprio passaggio è una regola fondamentale se si vuole portare a casa il bottino. Bottino che, per essere raggiunto, ci costringerà a utilizzare passaggi segreti, cunicoli di ogni genere e botole nascoste. Dimenticatevi quindi la linearità del level design o vaste locazioni free roaming: le ambientazioni di Styx: Shards of Darkness sono dei veri e propri labirinti contorti, ricchi inoltre di oggetti da usare a proprio vantaggio. Potremo infatti avvelenare alcune pietanze che i nostri nemici troveranno nel corso delle loro ronde, oppure manomettere la struttura di un lucernario in modo tale da farla piombare dritta sul cranio di una guardia non appena questa vi passerà sotto.
Varietà e libertà decisionale sono quindi i due punti di forza di Shards of Darkness, capaci da soli di scongiurare l'effetto noia (onnipresente nel primo capitolo dopo appena una manciata di ore). A questo si aggiunge la possibilità di creare un grottesco clone del protagonista principale chiamato “Cocoon”, in grado di attivare leve distanti oppure attirare le guardie in un determinato punto dello scenario (magari proprio per far scattare una bella trappola preparata ad hoc). Ma non solo: il nostro “doppio” ci servirà anche come utile punto di teletrasporto, nel caso fossimo costretti a fuggire da una situazione particolarmente problematica (e ve ne saranno un bel po').

The Shadow Betrays You
Ma ad accrescere il valore complessivo del titolo sono anche una manciata di altre idee vincenti messe in piedi dal team Cyanide. La prima è l'interfaccia di gioco, ripulita da inutili orpelli e ora molto più chiara nell'evidenziare spostamenti nemici, elementi dello scenario con cui potremo interagire e stato generale della nostra missione, spesso e volentieri incentrata sul furto di determinati oggetti. Ciò fa da apripista alla nuova modalità cooperativa (disponibile solo online, ovviamente), grazie alla quale un secondo giocatore potrà entrare nella nostra sessione in corso (o noi entrare nella sua), aiutandoci nell'ossessiva ricerca di materiale prezioso all'interno del livello. Chiaramente, in ogni caso, Styx: Shards of Darkness è e resta innanzitutto un'avventura da vivere prepotentemente in solitaria e la co-op è solo un (gradito) valore aggiunto all'esperienza. Così come gradito è il nuovo e inedito sistema di crafting, il quale ci permetterà dopo aver raccolto un numero sufficiente di elementi di creare da zero, su di un banco da lavoro posto all'interno dei livelli, numerosi gadget utili al superamento di situazioni spinose. Si va da dardi avvelenati, a cibo avariato, a piccole ma letali armi da lancio e molto altro ancora. 
Infine, va detto che Styx: Shards of Darkness è anche un titolo graficamente (ed esteticamente) delizioso: pur non nascondendo la sua anima da produzione “minore”, l'ultimo nato in casa Cyanide migliora, corregge e ripulisce tutto ciò che avevamo potuto vedere nel primo capitolo, grazie anche al sempreverde Unreal Engine 4. Le numerose ambientazioni fantasy che andremo a visitare, da navi abbandonate, a templi in rovina sino a caverne dimenticate da Dio, passando stravolta anche per alcuni scenari all'aria aperta altrettanto suggestivi (uno tra tutti, lo schema coi dirigibili), sono ricche di dettagli e particolari convincenti, sebbene un'oscurità quasi onnipresente assorba ogni cosa a sé, talvolta a scapito della visibilità generale. Senza dimenticare il motore fisico, non solo una cornice scenica bensì una vera e propria abilità extra da imparare a utilizzare al più presto, visto che basterà urtare una sedia o far cadere un barile per mettere in allerta le guardie e ponendoci quindi in una situazione di pericolo (e ne vivrete un bel po', potete starne certi). 
  • + Un gameplay stealth puro, senza contaminazioni di sorta
    + Abilità e armi extra funzionali al contesto
    + La presenza di una modalità cooperativa
  • - Intelligenza artificiale dei nemici ancora non all'altezza
    - In alcuni passaggi il tutto è decisamente troppo scuro
voto
8

Prendete il primo Styx. Aggiungeteci un level design riveduto e corretto, una spolverata di crafting e un motore grafico più solido. Arricchite il tutto con una modalità cooperativa e una durata di gioco realmente superiore al predecessore e vi sarete fatti un'idea di quello che Shards of Darkness vi offrirà. Certo, anche stavolta si tratta di un titolo che non ambisce a stravolgere il concetto di stealth imponendosi come nuovo paradigma del genere, così come a le novità rispetto al precedente Master of Shadows sono in buon numero ma non certo sconvolgenti. Tuttavia, una cosa va detta: giochi così ben strutturati, esteticamente curati e, cosa più importante, genuinamente divertenti non capitano tra le nostre grinfie tutti i giorni. Tenetene conto.

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