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The Wardrobe

The Wardrobe

Le prugne, da oggi, hanno due effetti tipici

Recensione
A cura di del
In una stanza ci sono Morpheus di Matrix, il coniglio di Donnie Darko, un tizio vestito da Pedobear e altri personaggi su cui sorvoliamo (anche se meriterebbero anche loro una citazione, a dire il vero). Voi, in tutto questo, non siete altro che uno scheletro parlante di nome Skinny che indossa una felpa con su scritto “Born to rot”. Questo per farvi capire un po’ che aria tira in The Wardobe, avventura grafica tutta italiana sviluppata dai ragazzi di C.I.N.I.C. Games, e disponibile da qualche tempo su PC. Vediamo allora di che si tratta.



"La frutta è il dolce della natura"
Sulle pagine di Spaziogames abbiamo seguito in maniera diffusa tutta la genesi di The Wardrobe, a cominciare da quando il titolo non era altro che un esperimento gratuito ancora in embrione. Nel corso degli anni, il gioco ha saputo trovare consenso all’interno della scena indipendente anche internazionale, e giunge ai giocatori nella sua versione finale dopo una campagna di crowdfunding. Cerchiamo di riepilogare ancora una volta, perciò, l’incipit narrativo, che rappresenta la parte più importante della trama di gioco. Ci sono, allora, due ragazzini: uno si chiama Ronald, e l’altro Skinny. I due pensano bene di passare il tempo organizzando pic-nic e mangiando all’aria aperta, ma un giorno qualcosa non quadra. Arrivati alla fine dell’ennesimo pasto, Ronald porge a Skinny una piccola prugna. Il nostro, scambiando il frutto per un acino d’uva, lo ingerisce, ignaro del fatto che da lì a qualche istante sarà colpito prima da uno shock anafilattico, e poi dalla morte. Qui succede un fatto singolare: mentre Ronald fugge terrorizzato lasciando l’amico al suo destino, Skinny si trasforma in uno scheletro ambulante con una missione ben precisa: far confessare al suo amico il crimine commesso ed evitare così la dannazione eterna. Il problema è che Skinny, dal giorno del fattaccio, vive nascosto all’interno dell’armadio di Ronald, il quale però, all’inizio dell’avventura, sta per traslocare. Da qui partiranno le spassose disavventure dell’adorabile canaglia scheletrica la quale, guidata dal giocatore, dovrà cercare di parlare con l’amico, e convincerlo a sciogliere la maledizione che grava su di lui. Diciamo subito che The Wardrobe non sembra essere un’avventura che punta molto sulla narrativa: nelle circa cinque, sei ore che impegneranno i giocatori non si assisterà al dipanarsi di un intreccio vero e proprio, ma più che altro a situazioni estemporanee che porteranno all’epilogo finale, per la verità realizzato in maniera un po’ frettolosa. In generale, dunque, il gioco non brilla in quanto a narrazione, mentre sono altri gli ambiti in cui l’avventura ha qualcosa da dire, ovvero lo stile e le citazioni.



Citazioni, citazioni ovunque
Gli sviluppatori di The Wardrobe hanno compiuto una scelta portata avanti con coerenza durante tutto il gioco: tutti e 40 gli ambienti di cui si compone l’avventura, infatti, sono pieni zeppi di citazioni cinematografiche, letterarie, televisive e via dicendo. Di norma, in una punta e clicca, una volta messo piede in un ambiente che non si è mai visitato prima si va in cerca dei possibili hotspot con cui interagire; con The Wardrobe, invece, ci è successa una cosa diversa, visto che appena entrati in una nuova zona esplorabile siamo subito andati alla ricerca di nuovi possibili rimandi, e il materiale non è veramente mancato. Dobbiamo dire di aver apprezzato tutte le dediche che siamo riusciti a scorgere, dal corno blu di How I Met Your Mother, ai tanti collegamenti ai Simpson e Futurama, per non parlare dei numerosi omaggi ad alcuni classici videoludici. Possiamo dire che, in qualche modo, la vera narrazione di The Wardrobe sia questa, da intendere come omaggio alla cultura contemporanea che trova spazio in maniera ironica in ogni particolare del gioco. Un elemento caratteristico e ben riuscito della produzione, dunque, che dimostra una grande cura stilistica e un bel lavoro di ricerca.



Si ride e si scherza, ma il gameplay?
Tutte queste citazioni assolutamente spassose, però, devono incastonarsi su un gameplay da avventura grafica fatta e finita, e qui dobbiamo muovere qualche critica. Sia chiaro, The Wardrobe è un gioco vero, non solo un’accozzaglia di rimandi a The Day of the Tentacle o altri classici: c’è da dire, però, che l’esperienza è tutto sommato acerba. Di base, abbiamo davanti un’avventura grafica classica, in cui Skinny può interagire con numerosi oggetti in quattro modi diversi. Per quasi ogni hotspot disponibile è possibile parlare, interagire, prendere e guardare, e da questa impostazione decisamente tradizionale ne nasce un impianto di gioco basato soprattutto su enigmi legati alla giusta interazione con gli oggetti. L’inventario sarà sempre popolato da un certo numero di oggetti, peraltro combinabili tra di loro, che andranno utilizzati nei modi spesso più impensabili. Non sono presenti, in The Wardrobe, veri e propri puzzle logici, o comunque legati alla risoluzione di trabocchetti e meccanismi. Anche raccogliendo tutti gli oggetti e perlustrando a fondo tutti gli ambienti (grazie anche alla possibile rivelazione automatica degli hotspot), però, non è detto che si comprenda subito cosa fare. Dobbiamo dire, infatti, che la logica dietro ad alcuni degli enigmi del gioco è veramente – diciamo così – creativa, se non crudele. Riuscire a collegare luoghi, oggetti e personaggi con cui interagire a volte è stato veramente complicato, e ammettiamo di aver agito a casaccio in qualche occasione. L’impressione è che la difficoltà sia stata alzata in maniera un po’ troppo netta, e questo potrebbe dare fastidio ai meno pazienti.



Lo scheletro che trollava la gente
Dal punto di vista stilistico, e dunque anche dal versante audio e video, The Wardrobe appare nuovamente come un prodotto coerente e ben concepito. Esteticamente, il gioco conta su una grafica bidimensionale frutto di disegni a mano piacevoli e “cartooneschi”, gradevoli da guardare e spesso stilizzati. Il sonoro, allo stesso modo, gode di un doppiaggio in italiano di sicuro positivo, e accompagnamenti che ben si addicono al genere e al tono scanzonato della narrazione. Dedichiamo poco tempo a questi particolari perché ci preme sottolineare come l’intera struttura grafica e sonora vada ad accompagnare in maniera decisamente positiva la verve dei dialoghi. Sembra giusto, infatti, sottolineare la qualità dei testi, che non mancheranno di sorprendere per la loro carica ironica. Durante il gioco Skinny non risparmierà battute e, di tanto in tanto, qualche rimprovero al giocatore, specie quando si proverà a compiere un’azione clamorosamente sbagliata. Tra meme e citazioni, battute e dialoghi ironici, il gioco scorre via su binari quasi sempre positivi, avendo cura di strappare più di una risata. Dobbiamo ribadire ancora una volta come sia proprio questo il punto di maggior pregio dell’intero titolo, che sopperisce alle mancanze narrative e di gameplay con una precisa scelta stilistica che viene portata avanti per tutto il gioco.
  • + Citazioni spassose in ogni singola schermata di gioco
    + Scrittura ironica, divertente, ispirata
    + Impianto di gioco da avventura grafica classica…
  • - … ma con un gameplay un po’ acerbo, e basato su enigmi a volte fin troppo crudeli
    - Storia poco articolata che termina in maniera un po’ affrettata
voto
7

The Wardrobe è un esordio vivace, colorato, sopra le righe e coerente. L’avventura grafica in questione, infatti, sceglie la strada del citazionismo e delle situazioni strampalate per raccontare una storia non molto articolata, che in verità termina con un finale un po’ raffazzonato. A questo si accompagna un gameplay un po’ acerbo, che presenta enigmi legati all’interazione con gli oggetti e basati su logiche a volte fin troppo labili e creative. In ogni caso, il mondo di The Wardrobe è una grande, vivace e chiassosa macchietta in cui è possibile trovare feste popolate da personaggi strampalati, animali parlanti e ambienti disordinati e pieni di adorabili cianfrusaglie. Un’avventura discreta, in grado di avere una dimensione sia italiana che internazionale, in cui la narrazione non è da ricercare tanto nel plot, quanto nei continui rimandi alla cultura contemporanea e nella scrittura sempre ironica e particolarmente ispirata.

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