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Alwa's Awakening

Alwa's Awakening

Nostalgia canaglia

Recensione

PC

Action-Adventure

Inglese

02 febbraio 2017

A cura di del
Il continuo rincorrersi di notizie su Switch, i dubbi attorno all’affitto mensile dei giochi tramite l’online service, uniti alle croniche mancanze di scorte di Mini Nes, sono solo alcuni degli indizi della fame che ancora c’è per i prodotti targati Nintendo, in particolar modo per i vecchi classici, i giochi iconici che hanno caratterizzato due decadi. Vi sono vari modi per saziare questo appetito: aspettare marzo e prendere in prestito titoli ogni trenta giorni, sperare che il proprio store di fiducia abbia nuovamente dei Mini Nes da vendere, oppure fare un giro sulle pagine di Steam alla ricerca dei non pochi emuli delle opere più celebri della casa di Kyoto, come ad esempio Alwa’s Awakening, un chiaro tributo alle avventure in 8-bit di Nintendo, sviluppato e prodotto da un piccolo team di ragazzi svedesi, Elden Pixels, in arrivo sullo store digitale di Valve il 2 febbraio.

Perdersi
Quando c’è di mezzo Nintendo, anche se solo trasversalmente, occorre sempre fare una precisazione: Alwa non è il protagonista dell’avventura, ma è il nome di una terra invasa da forze oscure che minacciano i poveri abitanti lì rimasti, le cui speranze di salvezza sono tutte riposte nella giovane eroina Zoe, una semplice ragazza con la passione per i videogiochi, risvegliatasi senza un reale motivo proprio all'interno del suo titolo preferito e da cui dovrà fuggire, liberando prima Alwa dalle grinfie del Vicario e dei suoi scagnozzi. Su queste semplici premesse si innesta quella macchina del tempo che risponde al nome di Alwa’s Awakening, un’opera dove la ragione stessa del viaggio è viaggiare. Le aree di gioco sono connesse in puro stile metroidvania ma, nonostante la mappa, si perde di continuo l’orientamento fra le lande di Alwa. Spesso ci si ritrova a ripercorrere le stesse zone senza nemmeno sapere come si è finiti lì con il backtracking che si fa largo fra una sezione e l’altra; tutto il senso di dejà-vù, la minima sensazione di smarrimento e di frustrazione svaniscono in un istante quando si trova un nuovo passaggio, quando la strada verso una nuova area da esplorare si apre davanti ai piedi della giovane Zoe. Le ore di gioco per portare a termine l’avventura non sono in realtà tantissime, ma il tempo pare dilatarsi in Alwa’s Awakening, dove anche il perdersi e il vagare apparentemente senza uno scopo fanno parte dell’esperienza di gioco, il cui vero fulcro è anche l’esplorazione fine a sé stessa, magari alla ricerca di una via segreta, un tunnel che al primo passaggio non avevamo notato, ma che abbiamo scorto osservando un nemico passare attraverso una parete, capendo che non si trattava di un bug, ma di un nuovo percorso da esplorare. Qualche bug vero e proprio in realtà c’è, anche di quelli belli fastidiosi e che costringono a ricorrere alla lapidaria combinazione ALT+F4, sopratutto quando la povera Zoe proprio non vuole saperne di uscire da un muro oppure continua a fare su e giù da un’area all’altra senza possibilità di uscita.
 
Pochi ingredienti per una ricetta riuscita
Alwa’s Awakening è anche una fotografia fatta con una vecchia macchina Polaroid, uno scatto ingiallito che ci ricorda come anche dagli strumenti più semplici possano nascere dei piccoli capolavori. I ragazzi di Elden Pixels si sono attenuti a ciò che un vecchio controller SNES aveva da offrire e tutte le azioni della giovane Zoe sono racchiuse in pochi tasti, senza inutili orpelli, acrobazie o combinazioni, e questa semplicità funziona estremamente bene. Ma, proprio come i vecchi classici, Alwa’s Awakening è un gioco tanto semplice da maneggiare quanto difficile da portare a termine e, se nelle prime fasi di gioco le sezioni platform sono poco più che delle semplici scampagnate, quando si scende nelle profondità di Alwa o si penetra nella fortezza in cima alla città, la situazione si fa ben più complicata, tra lame rotanti, spuntoni, piattaforme che si muovo e cadono nel vuoto, e bolle che scoppiano proprio sotto i piedi di Zoe. La buona riuscita di un salto si gioca quindi sul fil di un pixel ma, utilizzando nel nostro caso il pad Xbox One, i comandi sono sempre parsi precisi e senza lag. Alwa’s Awakening non però solo una prova per i riflessi, ma è anche uno strumento per far lavorare la mente. Avanzando nell’avventura si entra in possesso di tre differenti poteri, tre semplici abilità che Zoe può “lanciare” con la sua bacchetta magica: la prima permette la creazione di un blocco verde da sfruttare come piattaforma o come barriera, con la seconda si creano delle bolle su cui saltare per raggiungere le posizioni più alte degli scenari, mentre con l’ultima si lancia un fulmine con il quale aprire nuovi passaggi, ma anche far fuori i nemici. In apparenza, queste tre abilità sembrano la chiave per scardinare in modo logico e lineare tutti i puzzle, ma non è così. Alwa’s Awakening è un’opera che lascia carta bianca al giocatore, non vi sono indicazioni né sul dove andare né sul come superare quel singolo passaggio e a volte questa ermeticità dà luogo a tentativi frustrati da continue morti, ma è anche il lasciapassare per trovate sempre differenti, per una serie di modi sempre nuovi con cui affrontare i nemici e afferrare magari la chiave posta in un luogo all'apparenza irraggiungibile. Con un blocco verde sbarri la strada a uno scheletro, lanciando una magia apri una nuova porta e per superare un corso d’acqua crei delle bolle su cui saltare: vi era qualche avviso o suggerimento per applicare questa tecnica? Assolutamente nessuno, ed è proprio questo il bello, nessun aiuto - salvo pochi NPC che spiegano l’utilizzo di alcuni oggetti da raccogliere - e la totale non linearità che unisce le aree di gioco, rendendo così Alwa’s Awakening un apparente loop, dove si dischiudono però di continuo nuovi passaggi, anche grazie alla perfetta complementarietà dei tre poteri. L’unico neo in questa fiaba in 8-bit risiede nei nemici, non tanto nel loro design, comunque sia, volto a rendere Alwa’s Awakening un’avventura dai toni leggeri e adatta a tutti, quanto nei loro pattern d’attacco, praticamente inesistenti. Ve ne sono alcuni, come i maghi, che lanciano delle specie di hadouken, ma nella stragrande maggioranza dei casi, essi si limitano ad andare avanti e indietro sulla loro piattaforma. Gli unici avversari degni di questo nome sono i boss, ma come ci hanno insegnato tutte le avventure di questo genere, anche essi hanno dei pattern d’attacco predefiniti e basta osservare il loro comportamento e calcolare bene il tempo di un salto e di un attacco per avere la meglio dopo un paio di tentativi andati a vuoto.

Retro-contemporaneo
Alwa’s Awakening non nasconde per nemmeno un secondo la sua volontà di assomigliare il più possibile ai giochi che hanno contraddistinto il periodo a cavallo tra la fine degli anni ‘80 e i primi anni ’90, ma l’opera di Elden Pixels cela al suo interno anche un anima moderna, che eleva il titolo a qualcosa di più di un mero fossile affiorato dal passato. In questo senso, i numerosi checkpoint e gli shortcut, che si attivano esplorando passo a passo ogni angolo di Alwa, sono una vera e propria mano tesa in direzione del giocatore, gli unici aiuti messi in campo da Alwa’s Awakening utili a rendere meno dolorose le numerosi morti e ad affievolire un backtracking comunque presente. Anche visivamente, Alwa’s Awakening è una corda tesa fra il passato e il presente: con la sua grafica 8-bit riesce a evocare le atmosfere sospese dei classici Nintendo, creando un mondo capace di immergere completamente il giocatore con i suoi pixel e con la ristretta palette dei colori, ma le animazioni e i movimenti dei personaggi risultano molto più fluidi e trasmettono decisamente meno quella sensazione di pupo siciliano a cui erano costretti gli hardware di oltre due decadi fa. Alwa’s Awakening ha tutto il fascino di un’opera retro, anche se ci sentiamo di porre Owlboy mezzo gradino sopra, se non altro per la maggior mole di dettagli presenti nello scenario. Dove però il lavoro del team svedese non è secondo a nessuno è certamente nella soundtrack, composta da oltre venti tracce inedite scritte da Robert Kreese, tutte quante attraversate da una nostalgica nota chiptune e che vi consigliamo di recuperare anche su YouTube. Per quel che ci riguarda, capisci che le note della colonna sonora ti sono entrate nelle vene quando, del tutto inconsciamente, ti ritrovi a fischiettare i motivetti, non solo mentre si è con il pad in mano, ma anche in metro o sul treno. 
  • + Tutto un mondo da esplorare
    + Tanto semplice quanto difficile
    + OST che ti entra dentro
    + Niente aiuti o indicazioni
  • - Il backtracking c'è
    - Qualche bug
    - Mostri non sempre ispirati
voto
8,5

Alwa’s Awakening è la spiegazione del perché ogni tanto ci ritroviamo a difendere a spada tratta i giochi del passato, definendoli migliori di quanto ci viene oggi proposto. Non siamo qua per sollevare polemiche inutili e ci limitiamo a rimarcare in questa sede, ancora una volta, le qualità dell’avventura ad 8-bit nata dalle menti di Elden Pixels, un gioco riuscito nella sua innocenza, un vero viaggio a ritroso nei tempi in cui con quattro tasti a disposizione nascevano dei piccoli capolavori, opere a cui Alwa’s Awakening tende per lunghi tratti. Qualche piccola scivolata c’è, ad alcuni il backtraking darà fastidio, i mostri presenti nelle lande infestate non sono molto ispirati e qualche raro bug costringe ad un arresto forzato del gioco.

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