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Outbreak

Outbreak

Nel dubbio, spara. Se puoi

Recensione

PC

Survival horror

17 gennaio 2017

A cura di del
Appena abbiamo avviato Outbreak siamo stati investiti da una raffica di rimandi più o meno motivati ad altri titoli. In ordine sparso, il piccolo survival horror in questione ci ha ricordato un po’ Lone Survivor, Monaco, Resident Evil Outbreak e – ovviamente – anche World Cup Italia ‘90. Scopriamo perché.



Aiuto! Un’epidemia zombi!
Sviluppato da Dead Drop Studios, Outbreak è un survival horror bidimensionale con visuale dall’alto in cui il giocatore assumerà il controllo di un survivor intento a sfuggire da una classica epidemia zombi. Il gioco si sviluppa in cinque livelli estemporanei, giocabili in qualsiasi ordine, cui si affiancano ulteriori quattro stage dedicati alla modalità assalto, in cui si dovrà resistere il più possibile contro l'incessante attacco di orde nemiche. Nella sua modalità principale il giocatore sarà chiamato a scegliere uno tra quattro personaggi e a lanciarsi nella sfida in solitaria, oppure accompagnato da un massimo di altri tre amici. Il titolo, infatti, supporta la modalità cooperativa online, ed è questa una delle caratteristiche principali su cui poggia le sue basi il gioco. Prima di occuparci della parte più corposa della recensione, ovvero quella relativa al gameplay, pare giusto soffermarsi brevemente su alcuni aspetti relativi al background e alla narrativa. L’assenza di una campagna organica non ha permesso, evidentemente, di creare un plot particolarmente articolato, e d’altra parte non sembra essere questo l’elemento più importante nell’ambito dell’analisi del gioco. Nonostante ciò, in ogni caso, gli sviluppatori hanno inserito alcuni documenti, sparsi per i livelli, grazie ai quali si potranno scoprire alcuni particolari relativi al mondo di gioco. La questione si fa interessante se si considera che per carpire i dettagli più articolati della storia si dovrà affrontare l’avventura scegliendo il più alto dei tre livelli di difficoltà proposti.



Ad ognuno la sua apocalisse
Nonostante una struttura tutto sommato rigida, Outbreak si sforza di proporre un’esperienza di gioco personale e variegata. A ogni partita, infatti, gli zombi saranno distribuiti in maniera differente: tutto ciò, da un lato, crea una discreta varietà, ma anche qualche problema. Alcune volte, ad esempio, la nostra run è terminata anzitempo perché siamo stati aggrediti pochi secondi dopo l’inizio del livello da zombi che, casualmente, si trovavano nelle vicinanze. Andiamo però con ordine: la prima operazione da effettuare prima di iniziare una partita è scegliere uno dei quattro personaggi disponibili. Questi si contraddistinguono non solo a livello estetico, ma anche dal punto di vista delle abilità. In questo senso, dunque, abbiamo Mason, in grado di utilizzare fin da subito armi da fuoco, Alendra, abile nell'utilizzo dei grimaldelli, oppure Ethan, capace di sfruttare al meglio gli antidolorifici, per finire con Quies, equipaggiato con un inventario più grande. Va da sé che alcuni personaggi sembrano essere chiaramente studiati per essere utilizzati all’interno di un team di più giocatori, mentre gli utenti che hanno intenzione di giocare in solitaria potrebbero preferire la maggiore salute di Ethan o la resistenza ai danni di Mason. Dopo aver attentamente scelto il proprio alter ego virtuale, ci si renderà conto di come il gioco sia tutt’altro che amichevole: con a disposizione una sola vita per partita, poco spazio nell’inventario e poche indicazioni su cosa fare: l’unica cosa sensata è quella di procedere con circospezione. La maggior parte delle volte, l’attività principale sarà quella di girovagare per i livelli alla ricerca di chiavi, buone per aprire porte che consentono di esplorare nuove aree e giungere all’uscita. Tra il dire e il fare, però, c’è sempre una bella differenza, e questa regola vale anche per Outbreak. Il gioco permette di muoversi sia con il pad che con la tastiera, ma qualsiasi opzione scegliate dobbiamo avvertirvi: non sarà una impresa semplice.



Questione di interpretazioni
Mettiamola così: è possibile intendere l’intero impianto di gioco di Outbreak in due modi, uno più tradizionalista e uno più moderno. Scegliendo il primo approccio, sarà possibile notare alcuni evidenti rimandi a titoli del passato, come il sistema di controllo del personaggio estremamente rigido e poco intuitivo, la possibilità di sparare solo da fermi, la difficoltà complessiva elevata. Scegliendo di guardare il gioco sotto una lente meno paziente, e probabilmente meno legata al passato, ecco che le feature appena citate appaiono come delle seccature non da poco. Per muoversi, in effetti, bisognerà in ogni caso premere il tasto per avanzare, insieme alla direzione desiderata. Tutto ciò non è proprio così intuitivo, specie se si considerano le frequenti situazioni in cui si sarà costretti a scappare dagli zombi assatanati. Ricordiamo, infatti, che per ogni livello si avrà a disposizione una sola vita, che verrà persa dopo un certo numero di attacchi degli zombi. Tale dinamica si complica ancora di più nel momento in cui ci si deve fermare, estrarre l’arma (sia da fuoco che bianca), puntare e colpire; la possibilità di scelta tra mira automatica e manuale, in questo senso, non cambia di molto la difficoltà che i giocatori incontreranno nello sparacchiare agli zombi. Le opzioni offensive, in ogni caso, sono variegate e ben realizzate, a partire dalle pistole fino ai fucili, passando per accette e coltelli (che si danneggeranno dopo pochi attacchi). Bisognerà stare attenti, però, alla gestione dell’inventario: oltre allo spazio limitato, occorrerà fare attenzione a raccogliere solo le munizioni relative alla propria arma, oltre che a eventuali power up e le immancabili chiavi.



Ho bisogno di tempo, non di maiali zombi
Outbreak vuole proporsi come un titolo tosto e difficile, e difatti non sorprende l’impossibilità di interrompere il tempo di gioco anche una volta entrati nei menu, nell’inventario e durante la lettura dei documenti. Se da un lato tutto ciò aumenta la tensione, è anche vero che il continuo arrivo di nemici renderà molto spesso impossibile riuscire a operare con calma. Una volta avvistati da un qualche mostriciattolo, tra i quali si segnalano anche improbabili maiali zombi, la strategia migliore sembra essere quella di correre, girarsi, e sparare tutte le proprie cartucce: tutto questo a patto di aver avuto il tempo di equipaggiare le giuste munizioni e l’arma corrispondente. Si comprende, dunque, come l’intera esperienza sia tutto sommato rigida e punitiva; prima di ottenere qualche successo, infatti, bisognerà memorizzare i luoghi in cui sono presenti chiavi e porte, sperando di non incorrere in qualche orda. La situazione in teoria migliora giocando insieme ad altri amici, con la clausola però di essere veramente ben organizzati: in questo senso, come anticipato in precedenza, il gioco ci ha ricordato come idea proprio Monaco. Iniziare una partita senza sapere bene cosa fare, quali armi utilizzare e dove andare, infatti, avrà come risultati scene alla Benny Hill, in cui orde di zombi rincorrono povere file di giocatori intente a scappare.
Parlando dell’aspetto tecnico, il titolo propone soluzioni non particolarmente eleganti né sul piano grafico né su quello audio: tra gli altri aspetti, la realizzazione dei personaggi ci ha ricordato veramente tanto – ci perdonerete per l’ardito confronto – i calciatori di World Cup Italia 90’, con una testa grande incorniciata da un ovale a rappresentanza del corpo. Gli effetti visivi che “sporcano” la qualità dell’immagine, invece, ricordano soluzioni già viste in un altro interessante survival horror, ovvero Lone Survival. L’esperienza sonora, infine, è sostanzialmente trascurabile in tutti i suoi aspetti.
  • + Possibilità di giocare insieme ad altri amici
    + Idea di gioco non malvagia
  • - Il posizionamento casuale dei nemici pare un po' troppo crudele
    - Sistemi di combattimento e movimento rigidi e datati
voto
6

Outbreak è un survival horror che prova a darsi una facciata dura e impegnativa e, in un certo qual modo, riesce nell’obiettivo. La necessità di dover razionare le risorse, studiare le proprie mosse e sfuggire ai nemici potrebbe appassionare i giocatori nostalgici dei survival horror di qualche tempo fa; allo stesso tempo, le evidenti limitazioni nel combat system e nelle dinamiche di movimento, oltre che a una severità probabilmente eccessiva nel sistema di posizionamento casuale dei nemici, restituiscono una certa delusione. In ogni caso, il titolo fa della modalità cooperativa online il suo vero punto di forza, ed è in questo ambito che probabilmente i giocatori potranno togliersi le soddisfazioni maggiori a patto, però, di essere veramente ben organizzati e consci delle operazioni da effettuare per avere ragione dei vari livelli.

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