Recensione di Beholder

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Avventura grafica
- Narrativa determinata dalle nostre azioni
- Caratterizzazione positiva dal punto di vista estetico
- Gameplay che terrà impegnati con diverse sfide…
- …e che forse risulta all’inizio un po’ troppo ostico
- A volte si ha la sensazione di essere sopraffatti dalla quantità di missioni da terminare
A cura di (Mastelli Speed) del
Vostra figlia è gravemente malata, e avete bisogno di racimolare $ 30.000 nelle prossime 73 ore affinché possa ricevere le cure adeguate. Ma voi, ovviamente, non possedete altro che poco di più di $ 3.000, e sapete bene che l’unico modo per ottenere quella cifra è compiere atti probabilmente spregevoli, sotterfugi e inganni a danno dei vostri conoscenti. Tutto questo, però, sapendo altrettanto bene che se scoperti verrete immediatamente arrestati e, probabilmente, destinati a morte certa da uno stato totalitario che voi stessi avete scelto di servire. A costo anche di tradimenti e repressioni, salverete vostra figlia, o resterete fedeli al vostro codice morale? Quale sarà, in altre parole, la vostra scelta? Questo, in sintesi, può essere uno dei modi in cui è possibile intendere l’esperienza proposta da Beholder, impegnativo titolo sviluppato da Warm Lamp Games.



You must! But will you?
Di Beholder abbiamo già avuto modo di parlare brevemente durante la nostra rubrica Gli Indie del Mese di dicembre: in questa sede, però, cercheremo di sviscerare al meglio ogni tematica di certo interesse. Per prima cosa, cercare di racchiudere il gioco all’interno di un genere predefinito pare essere impresa un po’ ardua, ma non c’è dubbio che in un certo qual modo il titolo si atteggi talvolta a gestionale, talaltra a strategico in tempo reale. Non va dimenticata, però, anche una componente narrativa che richiama le avventure grafiche bidimensionali, così come altri titoli dal carattere peculiare e fortemente incentrati sulle decisioni dei giocatori come Papers, Please. Considerato ciò, per comprendere veramente quale sia la sfida prospettata ai giocatori pare utile rifarsi a esempi concreti, a cominciare dall’analisi della narrativa. Nel gioco impersoneremo Carl Stein, nuovo padrone di casa di un palazzo costituito da alcune aree comuni e da sei appartamenti. Ufficialmente, quindi, il compito del protagonista sarà quello di badare ai bisogni degli abitanti delle varie abitazioni, nonché a quelli della sua famiglia, composta da consorte e due figli. La realtà, però, è ben diversa, e ci spinge a parlare maggiormente del background narrativo del titolo. In Beholder, infatti, ci muoveremo all’interno di uno stato totalitario, intenzionato a investigare anche i particolari più intimi dei suoi cittadini, al fine di opprimere le libertà personali. Il nostro vero compito, infatti, sarà quello di spiare i nostri vicini di casa, e di attuare le direttive che il governo deciderà di volta in volta di affidarci. Ciò vorrà dire installare telecamere, spiare conversazioni, profilare i nuovi arrivati e cercare di carpire particolari che potrebbero incriminare pacifici cittadini. E qui, però, risiede il twist del titolo: in effetti, il giocatore dovrebbe eseguire tutti gli spregevoli ordini assegnatigli, ma potrebbe non farlo. Nella maggioranza delle occasioni, infatti, Carl potrà rendersi protagonista di un pericoloso doppiogioco, cercando di farla franca agli occhi del regime ed allo stesso tempo tentando di aiutare i propri coinquilini, mettendo a tacere la propria coscienza. Come si intuisce, però, tutto ciò non è esattamente una impresa semplice.



Non prendere una decisione è una grande decisione
È possibile dire, dunque, che Beholder si atteggi a titolo piuttosto story driven, visto che la natura delle scelte che si compiranno determineranno conseguenze nette, e porteranno a finali differenti. La nostra prima run, tanto per fare un esempio che speriamo non rappresenti uno spoiler così eccessivo, si è conclusa dopo circa dieci minuti di gioco, con il nostro arresto e la deportazione della nostra famiglia. Il motivo di tale esito non proprio così allegro? La mancanza di fiducia da parte del regime. Nel titolo, infatti, si dovranno tenere in considerazione due valute differenti, entrambe molto importanti. La prima è ovviamente il denaro, che verrà impiegato in vari modi, mentre la seconda è appunto la fiducia che il regime ripone in noi. Ogni compito portato a termine secondo quanto stabilito dal governo, allora, avrà come conseguenza un aumento di entrambe le valute; seguire la propria morale, invece, potrebbe portare in alcuni casi ad un aumento di denaro, ma ad un pericoloso calo della nostra popolarità verso le alte sfere, fino ad arrivare al caso estremo di totale mancanza di fiducia. In questo caso, la polizia verrà a prenderci e ci scorterà senza tanti complimenti verso il carcere, e la successiva condanna a morte. In ogni caso, gli epiloghi del gioco possono essere differenti, e dipenderanno come detto in precedenza da come si sceglie di affrontare le varie missioni. Gli incarichi, a loro volta, si divideranno in compiti da svolgere entro un determinato periodo di tempo o meno. Anche lo scorrere dei minuti, in Beholder, riveste infatti una certa importanza, specie nei compiti che ci verranno assegnati dal regime, i quali dovranno essere portati a termine entro una certa ora. Sembra superfluo dire che nel momento in cui non si riesce a fare ciò, la fiducia nei nostri confronti scenderà pericolosamente. Ma in cosa consistono queste missioni, e com’è che si portano a termine? Rispondere a queste due domande vuol dire analizzare il gameplay nel suo complesso, e perciò è necessario procedere con un certo ordine. Abbiamo detto che il titolo è una sorta di ibrido tra gestionale, avventura grafica e strategico. Per muoversi nel mondo di gioco, totalmente bidimensionale, sarà sufficiente puntare con il mouse sulla zona interessata; allo stesso modo si interagirà con i personaggi, e con l’ambiente nel complesso. Per poter installare una videocamera nascosta, che peraltro dovremo acquistare noi con i soldi in nostro possesso, si potrà agire sui lampadari, e cliccare sui pulsanti corrispondenti. In quanto padrone di casa, infatti, Carl può accedere a tutti gli appartamenti, a condizione però che questi siano deserti. Questa speciale “abilità” permette anche di perquisire le case, e di andare a caccia di possibili condotte contrarie alla legge, la quale diventerà sempre più stringente con l’andare del tempo (saranno vietati i dischi di cantanti stranieri, ad esempio, ma anche il semplice utilizzo dei jeans). Esistono però altre missioni in cui Carl sarà dovrà occuparsi della famiglia, ma anche degli abitanti degli appartamenti. È così che il nostro dovrà dividersi tra il suo lavoro e le attenzioni da dedicare a moglie e figli; si tratta di incarichi solo all’apparenza secondari, ma che se trascurati potranno portare anche a conseguenze catastrofiche, come la morte dei componenti della propria famiglia.



Una leggera sensazione d’ansia
Dobbiamo dire che giocando a Beholder, di tanto in tanto, abbiamo avuto la sensazione che portare a termine tutti gli incarichi assegnatici fosse un compito veramente ingrato; divisi tra scadenze imminenti, affari di stato, urgenze di famiglia e la necessità di fare costantemente buon viso a cattivo gioco, più di una volta abbiamo pensato di mollare. Le prime ore di gioco, in effetti, restituiscono un’esperienza abbastanza ostile, cui è difficile abituarsi proprio a causa della continua raffica di quest che verranno proposte. Tutto ciò, unita alla natura non immediatamente intuitiva di alcuni incarichi, nonché al tempo ridotto necessario allo svolgimento di alcuni di questi, restituisce una difficoltà mediamente alta, che potrebbe portare a dei fallimenti o quantomeno a dei finali non propriamente ottimali. Aiuta, in questo senso, la possibilità di poter fermare oppure velocizzare il tempo, in modo da piegare al nostro volere lo scorrere delle lancette; allo stesso modo, appare ben riuscito il sistema di salvataggio, che in sostanza registrerà un’istantanea del mondo di gioco appena dopo l’assegnazione di una qualsiasi missione.
L’atmosfera opprimente e autoritaria che permea l’intero titolo, ottimamente espressa sia dai protagonisti che dall’intero background narrativo, viene confermata in maniera decisiva anche dal comparto grafico. Beholder usa un espediente semplice ma veramente efficace, almeno in relazione alla creazione dei personaggi. Le figure che vedremo muoversi su schermo, infatti, sono difatti degli omini neri sì stilizzati, ma caratterizzati quel tanto che basta da intuirne non solo i tratti fisici più evidenti, ma in qualche modo anche le inclinazioni psicologiche. La tela nera a lasciata a disposizione del giocatore, però, fa sì che si riesca a creare uno spazio per andare a introdurre nuove sfumature soggettive al carattere di ogni avatar che si muove su schermo, rendendo ogni partita un’avventura personale, e restituendo alle nostre decisioni un carattere ancora più importante.

Hardware
Requisiti minimi:
Sistema operativo: Windows 7/8/10
Processore: Intel Pentium Dual CPU E2180 2.00GHz
Memoria: 2 GB di RAM
Scheda video: GeForce 600M / ATI Radeon HD 5450 (1GB)
DirectX: Versione 9.0c
Memoria: 1600 MB di spazio disponibile

Requisiti consigliati:
Sistema operativo: Windows 7/8/10
Processore: Intel Core i5 – 2.4 GHz
Memoria: 3 GB di RAM
Scheda video: GeForce GT 730 (1Gb) / Radeon R7 A10-7700K
DirectX: Versione 11
Memoria: 1600 MB di spazio disponibile
Recensione Videogioco BEHOLDER scritta da MASTELLI SPEED Beholder è un gioco impegnativo sotto molti punti di vista. Sul fronte narrativo, il titolo inserisce il giocatore all’interno di un contesto opprimente, in cui le libertà personali vengono continuamente violate in nome di un potere assoluto e prepotente; saremo noi, in prima persona, a decidere inoltre della vita e della morte non solo degli sconosciuti che abitano gli appartamenti da noi amministrati, ma potenzialmente anche della nostra famiglia. L’intera esperienza di gioco, così, si sviluppa attraverso missioni che richiedono azioni che dovrebbero essere eseguite senza tanti scrupoli, e che invece daranno continuamente di che pensare. A tutto ciò si affianca un gameplay all’inizio difficile da governare, e in grado in seguito di creare sempre un po’ di apprensione, a causa della grande mole di azioni da compiere entro un tempo prestabilito. Un gioco, dunque, poco amichevole verso il giocatore, ma che saprà regalare un’esperienza tutto sommato personale, ben caratterizzata anche sul piano estetico, e perciò degna di essere presa in considerazione.
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